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Domanda Eziopatogenesi del cancro.

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14 Anni 6 Mesi fa #4905 da sampei
Risposta da sampei al topic Re: Eziopatogenesi del cancro.
Nella mia integrazione sono presenti:
- VIT C;
- MULTIVITAMINICO;
- MSM;
- ASCORBATO DI MAGNESIO.
(presto arriverà la melatonina)

Di potassio non ne assumo, e non ne ho mai assunto.. può essere un errore? Se si, quale assumere? Come? Quanto? Quando?
Grazie.

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14 Anni 6 Mesi fa - 14 Anni 6 Mesi fa #5437 da Raffaele/Michelangelo
Risposta da Raffaele/Michelangelo al topic Re: Eziopatogenesi del cancro.
Quanto verrò a scrivere sull’argomento potrò farlo un poco alla volta, dilazionato nel tempo compatibilmente coi molti miei impegni.

Col termine “neoplasia” si connota un diverso gruppo di patologie che esitano in una deformazione dei processi riguardanti sia lo sviluppo sia la morte delle cellule.

La scienza che si occupa delle neoplasie è ovviamente l’oncologia.

2 aspetti sono fondamentali nell’approccio alle neoplasie:

-saper usare le basi molecolari a fini diagnostici;

-stabilire quali cellule siano da destinare alla terapia, considerando i meccanismi regolatori dello sviluppo cellulare.

Si osservano, infatti, in un soggetto maturo 3 tipologie tissutali.

-Tessuti in rapida divisione

Si riferiscono sia alle cellule del midollo osseo sia a quelle della linea ematopoietica come, per es., gli eritrociti (emazie, globuli rossi) la cui emovita è di circa 4 mesi e il cui ricambio considerevole oppure le cellule epiteliali, quelle degli epiteli mucosi, quelle delle cripte intestinali.

Per tutte queste cellule il sistema di replicazione è continuo.

-Tessuti che si dividono sotto stimolo

La divisione è ascrivibile a stimoli fisiologici, patologici o indotti praticamente attraverso la sperimentazione.

In riferimento all’organo epatico, per es., in caso di cirrosi epatica, d’infezione virale dell’epatite B o C, di epatoectomia le cellule del fegato sono stimolate alla replicazione cellulare per “risanare il guasto”.

Lo stesso può accadere per le cellule epiteliali.

-Tessuti che non si dividono mai

Anche se vi sono evidenze in cui vengono risanati i “guasti” agli assoni delle cellule nervose (neuroni), a livello dei quali si nota un insediamento di cellule staminali, tuttavia i neuroni non dispongono del meccanismo replicativo.

È ipotizzabile che dentro ogni organo vi sia un “deposito” di cellule staminali, con mansioni relative alla riproduzione cellulare, coinvolte presumibilmente nel meccanismo della cancerogenesi.

Alcuni studiosi asseriscono che le mutazioni possano esitare in cancerogenesi se procurate in cellule staminali ma mai in cellule somatiche, in grado d’attivare processi d’invecchiamento e di apoptosi (morte cellulare programmata o, se preferite, autodistruzione della cellula) ma non di accumulare mutazioni e degenerare in cancro.

Sovente, per es., nelle leucemie si altera il regolare bilanciamento tra produzione e morte cellulare, per cui tale disquilibrio dà luogo a neoplasia: le cellule si sviluppano, si moltiplicano, inglobano mutazioni ma non muoiono e maturano resistenza ai medicinali chemioterapici.

Raffaele
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14 Anni 6 Mesi fa - 14 Anni 6 Mesi fa #5485 da Raffaele/Michelangelo
Risposta da Raffaele/Michelangelo al topic Re: Eziopatogenesi del cancro.
Nelle cellule normali, i 2 stimoli mitogenici, ossia i fattori di crescita (glicoproteine in grado di sollecitare la moltiplicazione, la crescita e la diversificazione di molteplici cellule e tessuti) e l’adesione alla matrice extracellulare (MEC, composta da differenti tipologie di proteine, glicoproteine, tra cui il collagene, da proteoglicani ossia macromolecole proteiche con lunghe catene di disaccaridi e di glicosamminoglicani, da acido ialuronico, da minerali, quali l’idrossilapatite, da plasma e da siero con antigeni liberi, con mansioni diverse quali quelle di assistere le cellule, di consentirne il loro ancoraggio, l’adesione e di permettere la divisione dei tessuti), sollecitano sostanzialmente la cellula a crescere.

Vi sono anche sollecitazioni anti-mitogeniche regolate dagli anti-oncogeni ossia da geni oncosoppressori che tutelano la cellula dall'accumulo di mutazioni in grado di esitare nel cancro.

Nelle cellule tumorali accade invece ch’esse né muoiano né si diversifichino quando dovrebbero farlo.

Come si sa, i tumori possono classificarsi sia in benigni sia in maligni, sulla base di alcuni specifici parametri.

Nei tumori maligni essi sono:

-differente moltiplicazione cellulare;

-idoneità a rovinare la matrice ed espandersi nei tessuti vicini;

-angiogenesi (formazione di nuovi vasi sanguini sul presupposto di altri che già si sono formati);

-idoneità a irrompere nel flusso vascolare e linfatico e radicarsi anche a distanza;

-diminuizione del livello di diversificazione ossia indifferenziazione e anaplasia (disturbo della diversificazione cellulare con alterazione della struttura del tessuto), cioè ripresa o meglio mantenimento di peculiarità di tipo embrionale.

Nei tumori benigni le cellule sono molto simili a quelle del tessuto dal quale derivano.

Essi non mettono a rischio la vita del paziente e si risolvono con l’intervento chirurgico, dato che non crescono molto, non aggrediscono i tessuti vicini e non possono metastatizzare tessuti lontani.

Sotto l’aspetto terapeutico c’è la possibilità di avvalersi del fatto che certi tumori, per es., quello del seno, siano ormono-responsivi, attivandosi questi (ormoni) sia come elementi proliferativi sia come elementi di sopravvivenza.

Per meglio precisare, gli estrogeni sono direttamente implicati nell'eziologia del carcinoma mammario per la loro possibilità di modulare la moltiplicazione delle cellule normali e modificate della ghiandola mammaria, sulla quale operano da iniziatori tumorali, promuovendo la scelta e l'accrescimento di copie cellulari diversificate.

Nel tempo diagnostico, un discreto numero di carcinomi mammari risulta ormono-dipendente, quindi responsivo a trattamenti endocrini che intervengano sull'attività estrogenica.

Anche se a onor del vero, esiste ancora un 30% delle lesioni esprimenti i recettori ormonali che non reagiscono alla terapia ormonale.

Anche il carcinoma della prostata è un tumore ormonoresponsivo.

Raffaele.
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14 Anni 6 Mesi fa - 14 Anni 5 Mesi fa #5632 da Raffaele/Michelangelo
Risposta da Raffaele/Michelangelo al topic Re: Eziopatogenesi del cancro.
Il cancro quale patologia genetica, in virtù di certune evidenze di aberrazioni geniche, cagiona:

-moltiplicazione e crescita cellulare incontrollata nell’individuo;

-metastatizzazione cellulare a distanza.

In quanto alle evidenze cui prima accennavo, ecco alcune osservazioni:

-presenza di aberrazioni cromosomiche consociate a certe strutture tumorali;

-infrequenti incidenze di talune forme tumorali attribuibili a difetti genetici ereditari quali il carcinoma del seno, del colon, il retinoblastoma (tumore maligno che colpisce soprattutto in età pediatrica, …);

-uguaglianza cellulare dei tumori la quale convince che le peculiarità maligne delle stesse cellule siano geneticamente tramandate alla discendenza;

-sostanze cancerogene che risultano essere mutagene, per es., il fumo delle sigarette;

-tumori provocati negli animali mediante virus che comunicano l’oncogene nella cellula ospite e la orientano verso la neoplasia, per es., il retrovirus Rous sarcoma e l’Harvey sarcoma.

Infatti, quando un retrovirus s’infiltra in una cellula sana, l’RNA del retrovirus (1%) è ricopiato in cDNA, quindi in DNA a opera della transcriptasi inversa (enzima tipico dei retrovirus, capace di sintetizzare DNA partendo dall’RNA quale stampo primario); questo DNA “ritrascritto” è immesso in un cromosoma della cellula ospitante per mezzo dell’enzima integrasi, per cui il genoma virale potrà diramarsi alle cellule discendenti.

All’inizio, la neoplasia quando viene diagnosticata consta come minimo di un miliardo di cellule, includendo nel computo anche le cellule normali quali i fibroblasti del tessuto connettivo di sostegno al quale è annesso il carcinoma.

Il tumore è un processo monoclonale dimostrato.

Una forte evidenza sull’origine monoclonale dei tumori si osserva nella cellula eterozigote (ossia nei soggetti con due alleli diversi a uno specifico locus su cromosomi omologhi), relativamente a una proteina polimorfa, la G6PD (Glucosio-6-fosfatodeidrogenasi) nella quale uno dei due alleli viene inattivato.

Infatti, in una ricerca sul tumore uterino benigno delle donne (Leiomioma) si marcò il gene pre-menzionato e si osservò che nelle cellule embrionali dello stesso figuravano, per i cromosomi X, 2 differenti alleli, uno con l’isoforma A e l’altro con l’isoforma B, connotanti gli altrettanti cromosomi.

Tuttavia, poi, nelle cellule adulte si riscontrarono 2 cloni, 1 con il solo allele dell’isoforma A e l’altro con il solo allele dell’isoforma B, cioè si evidenziò in entrambi i cloni l’inattivazione di uno degli alleli per il G6PD.

Conclusione: il tumore ha un’origine monoclonale che può generare, soggetta a cambiamenti, una discendenza neoplastica.

Perché si formi una neoplasia occorre che le variazioni insorgano in un’unica cellula, dalla quale discenderà la copia modificata (processo a tappe, multi-step).

Sono ovviamente mutazioni talmente incisive che il danno diviene irrimediabile, tantomeno la cellula può andare in apoptosi, al punto che progrediscono le mutazioni e con loro la massa tumorale.

Si può asserire che per le neoplasie siano indispensabili almeno 7 mutazioni, mentre nelle leucemie ne sono sufficienti addirittura 3.

Pensate: se una singola mutazione fosse bastata a sviluppare il tumore maligno, probabilmente ci saremmo già estinti.

Raffaele
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14 Anni 5 Mesi fa #5866 da francois
Risposta da francois al topic Re: Eziopatogenesi del cancro.
Mi sembra che non si tratti in alcun punto della inibizione del Ciclo di Krebs.

Strano che si parli di tante cose che vengono dopo e che si tralascino le prime più importanti.

Quando il Ciclo di Krebs viene inibito, ha inizio il percorso per lo sviluppo del cancro.

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14 Anni 5 Mesi fa - 14 Anni 5 Mesi fa #5875 da Raffaele/Michelangelo
Risposta da Raffaele/Michelangelo al topic Re: Eziopatogenesi del cancro.
Il cancro è causato da mutazioni geniche.

I geni si distinguono in:

-oncogeni, ossia “accelleratori”, il cui prodotto proteico, subendo una mutazione, favorisce un’iper-proliferazione cellulare;

-oncosoppressori, ossia “freni”, il cui prodotto proteico, subendo una mutazione, favorisce una minore proliferazione cellulare o addirittura il blocco in caso di danno al DNA.

Gli oncogeni hanno un effetto dominante, in quanto racchiudono trasformazioni per un solo allele che diminuiscono l’efficienza genica.

Infatti, ogni gene presenta 2 cloni di sé, che gli derivano ciascuno da un genitore: anche l’aumento della funzionalità d’un solo gene proto-oncogeno basta a modificarlo in oncogeno.

Solitamente occorrerebbe che le trasformazioni riguardassero entrambe le copie geniche per inattivare completamente il gene, tuttavia in certe circostanze la mancanza d’efficacia di una sola copia genica inattiva anche l’altra (“effetto negativo dominante”).

Gli oncosoppressori, diversamente dagli oncogeni, hanno un effetto solitamente recessivo perché coinvolgono entrambi gli alleli d’un determinato gene producendone la mutazione, dato che se essa fosse relativa soltanto a uno, l’altro potrebbe originare una proteina corretta.

Vi sono alcune eccezioni come, per es., gli inibitori del ciclo cellulare.

I tumori maligni si classificano in:

-CARCINOMI (anche ADENOCARCINOMI), se provengono da cellule epiteliali;

-SARCOMI, se provengono da cellule mesenchimali;

-LEUCEMIE o LINFOMI, se provengono dal sistema emolinfo-poietico.

Il processo di crescita neoplastica nel carcinoma del colon si completa per tappe secondo il seguente sviluppo:

-CELLULA NORMALE;

-IPERPLASIA (lieve trasformazione);

-MILD DISPLASIA (maggiore alterazione tissutale);

-CARCINOMA IN SITU (grave displasia che necessita d’operazione chirurgica);

-CANCRO (invasività del carcinoma).

Lo stato d’iperplasia inizia da una sollecitazione ormonale ma anche da delle anomale stimolazioni che possono essere adattive, ossia rimanere tali oppure esitare verso successivi stadi di displasia, con tanto di mutazione dei tessuti via via sempre maggiore come, per es., la mutazione della quantità e della struttura cromosomica, segnale questo di vera e propria malignità, che va a deteriorare la membrana basale e a invadere i tessuti confinanti (maggiore criterio di malignità).

Nel carcinoma in situ (circoscritto), l’operazione chirurgica può essere decisiva.

Tuttavia, se si connota un’infiltrazione della membrana basale con anche la costituzione di nuovi vasi che possano nutrire la neo formazione tumorale e l’attuazione di modificazioni che inducano le cellule a una loro minor “compattezza”, fattori questi che promuoverebbero l’immissione in circolo, anche linfatico, di cellule tumorali potenzialmente in grado di metastatizzare a distanza, la terapia da attuare dovrà essere molto potente e devastante (chemio, radio, …).

Le displasie, comunque, o anche altre similari mutazioni, non è detto che esitino in formazioni maligne.

NOTA

Se oltre una certa grandezza il tumore non può crescere, perché per assimilare i nutrienti abbisognerebbe della costituzione di nuovi vasi, un percorso curativo potrebbe anche essere quello d’interrompere tale costituzione vascolare, inducendo alla necròsi il tumore stesso.

All'amico Francois: se Roma fosse stata fatta in un giorno! Sono moltissime le cose da riferire e devo farlo in modo ordinato, per cui porta pazienza.
Ultima Modifica 14 Anni 5 Mesi fa da Raffaele/Michelangelo.

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