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OFFERTE DI PRODOTTI VIA MAIL O MP
In un forum che tratta di salute e malattie, può succedere che improvvisamente qualcuno offra la soluzione tanto agognata, via mail o via messaggio privato.
DIFFIDATE sempre, controllate, ricercate e chiedete. Chiedete ad altri foristi se per caso conoscono questo prodotto, chiedete se esistono dei test e delle testimonianze attendibili.
Domanda Eziopatogenesi del cancro.
- Raffaele/Michelangelo
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Ma tu pensi che costui sia così sprovveduto da non saperlo?
Ma, allora, dato che fa tanto strepito qui da noi, un libero Forum, che consente a chiunque di professare la proprie idee, tu mi stai dicendo, fuor dalla metafora, "che anche le pulci hanno la tosse!?"
Ma, non voglio esere non gentile e amo il mio prossimo, anche se si schiera contro le mie idee: la vita, in fondo, è diversificazione!
Un problema di competenze?-dici, Zagolin, ingenuo saputello?
Per una laurea in medicina, quanti anni occorrono?-te lo dico perché, personalmente, sono 24 anni, diversi da quelli di scuola, che studio qualcosa che si avvicina alla medicina, quella Ufficiale prima e poi quella Ortomolecolare, tu, invece, che ti ergi a "giudiziario", di cosa ti occupi?- sei un controllore del Ministero della Distruzione?
In quanto ai problemi, ingenuo saputello, c'è una Medicina che i problemi li aggiunge!-quella che propina sintomatici e che non cura!
Tu, Zagolin, sproloqui:
Detto che manco hai capito che non facevo il caso tuo ma un caso ipotetico per spiegare una delle mille ragioni per cui le testimonianze su internet valgono meno di una cicca, te ne metto un'altra
sotto il naso: hai controllato che non fosse proprio lo sfigmomanometro del tuo medico ad essere starato ? Poi uno ci puo' andare per 6 mesi o anche 6 anni dallo stesso medico e arrivare alla conclusione
che e' guarito grazie alla supplementazione. ma cosa mi tocca leggere!!!
Ma di quali testimonianze su internet parli, le tue elucubrazioni mentali non mi interessano, ingenuo saputello, io mi accompagno da solo o con compagnie di cui mi fido e, scusami, una certa "spazzatura" te la lascio volentieri, a meno che non sia tu a chiedermi di "levartela di dosso"!- in fondo, dopo la mia salute, che ho messo al primo posto, subito dopo, viene "l'Amore verso il mio prossimo"!-e tu ne fai parte, ingenuo saputello!
E tanto perché tu non continui a equivocare, sappi che le mie conclusioni le ricavo dal metodo sperimentale del mio conterraneo, un certo Galileo Galilei!
In quanto all'apparecchio e al mio medico, lascia stare Amico: la tua affermazione manca di rispetto e genera sfiducia proprio in quella medicina che neanche conosci e difendi!
Inoltre, misuro tutti i giorni la mia stabile pressione!-ingenuo saputello, cui ricordo che l'esperienza insegna!
Le cose, poi, se giuste o sbagliate, è la quotidianità a stabilirlo: io ho 60 anni e una salute di ferro, seguendo le mie idee: pensa che la mia tolleranza alla C da 5 g sta calando adesso a 4 g e che la mia ossigenazione del sangue è del 100%, che non ho un dolore addosso e che sono decenni che non faccio un'assenza nel mio lavoro.
Non male, vero?
E ti assicuro che non faccio altro che seguire le mie idee nel settore della Medicina Ortomolecolare!-ingenuo saputello!
Zagolin sproloquia:
-Io sono uno che crede che nome e cognome non hanno nulla a che fare con la verita': si possono
raccontare asinate con il proprio nome e cognome e si possono raccontare verita' senza (come
questa che hai teste' letto da un anonimo) ma di fatto questo e' il rifugio di chi non ha argomenti
e che per credere a cio' che legge di un articolo ha prima bisogno di sapere se l'autore di nome
fa Linus e di cognome Pauling.
Vedi, ragazzino, scusami il tono confidenziale, ho vissuto molti anni allo specchio, come le ombre nella caverna di Platone, poi ho fatto come l'orazo contro i curiazi, e sono riuscito a distanziare il coccodrillo che la mia Anima razionale, o se preferisci, il mio cavallo si portava con sé, a spasso!
Ciò mi dà autenticità e amore verso la ricerca della verità che, credimi, richiede una grande dedizione, ossia ore, giorni, anni per separare il grano dalla gramigna, per centrifugare nel grande mare di menzogne, ch'è la vita, ingenuo saputello, qualche goccia di verità.
Pauling, è come il Brunello di Montalcino, sai un vino toscano, che non ha bisogno di "ingenui saputelli" per stimarne la bontà.
Ti consiglio, nei due casi, di berne un sorso, se non vuoi trascorrere tutto il resto della ancora tua lunga vita, ragazzino, nella "non" verità.
Raffaele
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- sampei
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- Hyperion
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purtroppo è questa la caratteristica che definisce un troll e vale l'unico rimedio possibile : don't feed the troll .
qui nessuno vuole avere ragione in quello che dice , questo è un forum di gente che ha scelto di curarsi con metodi naturali , per varie ragioni che solo chi partecipa conosce perché sono personali .
non sono i ragionamenti dei sign. troll zagolin a farci cambiare idea .
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- Gabriele
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Hyperion ha scritto:
qui nessuno vuole avere ragione in quello che dice , questo è un forum di gente che ha scelto di curarsi con metodi naturali , per varie ragioni che solo chi partecipa conosce perché sono personali .
non sono i ragionamenti dei sign. troll zagolin a farci cambiare idea .
Ma parole furono più esatte.
Zagolin qui non è il tuo posto... credo sia cristallino... bye bye
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- Raffaele/Michelangelo
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I buoni alimenti scaturiscono da terreni integri e arrecano una “vigoria guaritrice” a tutto il corpo, indispensabile per tutte le attività.
Che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo-affermava il Grande Padre della medicina.
Certo che, oggidì, pare una chimera reperire il “cibo-medicina” di Ippocrate tra le scansie di un ipermercato, sia per i veleni usati in agricoltura sia per la grandissima quantità di cibo inscatolato o trattato.
Perché un tumore si diffonda non basta la sola attitudine ereditaria, servono pure le circostanze biologiche che inducano le cellule alla proliferazione e alla propagazione a distanza, alla composizione di nuove condutture ematiche.
L'alimentazione di noi occidentali e il vivere come se “si morisse il giorno dopo” sono presupposti indubbiamente fondamentali per l'insorgere della patologia oncologica.
Patologia oncologica comunque in remissione laddove si riescano a mettere in essere tutti quei fattori “antiflogistici”che facciano recedere la neoplasia.
Gli alimenti hanno la proprietà curativa, diversamente dalle medicine che sono sintomatiche, di spronare il corpo verso il reperimento del suo ottimale stato di salute.
Si consideri che, in linea di massima, sia prèss'a pòco 1,5 g la quantità/die di “veleni naturali” assunti da un consumatore medio, soprattutto se vegetariano o vegano, veleni, purtroppo, insiti specialmente nei prodotti ortofrutticoli, quale forma di connaturale difesa dai parassiti.
Tali sostanze tossiche si assommano poi a quelle di sintesi:
- le aflatossine (tossine di natura microbica prodotte da certe specie fungine);
- il benzopirene (idrocarburo tossico che si forma anche durante la carbonizzazione nella cottura del cibo alla griglia);
- le idrazine (elementi utili per la sintesi organica di prodotti farmaceutici e di pesticidi);
- l'isotiocianato di allile (usato come insetticida, battericida, nematocida, per proteggere le piante coltivate), ... che si trovano nei prodotti affumicati, nelle carni e nei pesci grigliati, nei funghi, nei cereali essiccati (mais, soia, ...);
- ...
Eppure, pensiamo che l'essere vegetariani o vegani sia l'equivalente di “nutrirsi sano”.
Beh, tranquilli, un'alimentazione con prodotti integrali e biologici, variegata, ci fornirà, oltre che i veleni predetti, inclusi quelli naturali, anche e in grande quantità, tutte le altre sostanze in grado di azzerare e sovrastare gli effetti nocivi dei cancerogeni prima menzionati e di altri ancora.
Per meglio esplicitare il concetto, il nostro corpo adopera le più disparate risorse possedute in ogni singolo alimento, incluse quelle sostanze che assunte a sé stanti risulterebbero dannose, ma che, in sinergia con tutte le altre, esplicano un effetto benefico, difensivo, equilibrante della nostra salute.
Il 33% delle neoplasie è attribuibile alla non corretta alimentazione, la quale incide, anche per la restante parte di esse, in maniera, direi, determinante.
Conoscere gli alimenti, ecco il punto vitale.
Del resto, le multinazionali farmaceutiche, che creano le scuole mediche di pensiero, si adoperano per immettere sul mercato prodotti sintomatici, tutt'altro che curativi, che ci tengono costantemente malati e ci fanno diventare nel tempo delle vere e proprie “farmacie ambulanti”, piuttosto che promuovere e incentivare studi sul potere terapeutico del cibo.
I carboidrati, per es., si possono ritenere una fonte primaria di energia per il corpo.
Se li eliminassimo totalmente dall'alimentazione, il nostro organismo dovrebbe ricorrere al valore energetico sviluppato sia dai protidi sia dai lipidi, circostanza questa che, se protratta per lungo tempo, esiterebbe nella composizione di corpi chetonici (acetone, acido acetoacetico, acido beta-idrossibutirrico) e quindi nell'instaurazione di uno stato di acidosi, con serie ripercussioni a carico dei reni e dell'apparato respiratorio.
Essendo associazioni più o meno lunghe di glucidi, i carboidrati, una volta assimilati e scissi in zuccheri semplici, pervengono nel flusso ematico come glucosio, sollecitando la fabbricazione insulinica.
Ma attenzione: un rialzo glicemico a fine pasto induce il pancreas a produrre insulina, in modo da sollecitare le cellule ad adoperare glucosio.
Una volta, tuttavia, che la cellula ha appagato i suoi bisogni, il superfluo è archiviato, come glicogeno, nel livello epatico e nell'apparato muscolare, finché essi non siano saturi.
Dopodiché, la susseguente eccedenza è convertita in grasso che confluisce nel livello tissutale adiposo.
Le sistematiche eccedenze di zucchero inducono la cellula ad accogliere quantità sempre più ridotte di glucosio con tanto di un ingente valore glicemico (bassa sensibilità delle cellule all'azione dell'insulina ossia insulinoresistenza).
Da un lato, pertanto, ci sarà un sovrappiù di glucosio nel flusso ematico, dall'altro una sovrabbondanza insulinica, attribuibile allo sforzo dell'organismo di declassare l'elevato valore glicemico, insulina, purtroppo, non del tutto adoperata dalle cellule, che incoraggerà la proliferazione e la crescita neoplastica.
L'uomo, nel passato e per lunghissimo tempo, si è nutrito di cereali integrali, frantumati a pietra, poi (fine '800) cominciò a lavorarli sottraendo loro, ahimè, tutta la fibra e le sostanze nutrizionali (proteine, vitamine, enzimi, acidi grassi, sali minerali), autentici baluardi contro la comparsa delle neoplasie del colon-retto.
Pensate un po': ridurre ad amido, con l'esclusivo valore energetico, un cibo dalle straordinarie proprietà terapeutiche e di salvaguardia per il cancro!!!
Il glucosio è un monosaccaride aldeidico, abbondante in natura, composto da un'unica molecola di zucchero, quindi molto ben assimilato al nostro interno; diversamente, il lattosio è un disaccaride, che si trova nel latte e nei suoi derivati, costituito da un paio di molecole di zucchero (glucosio-galattosio) il cui assorbimento è facilmente pregiudicato sia dalla rottura cronica dell'equilibrio dell'ecosistema microbico intestinale/disbiosi sia, per es., dalla chemioterapia, con tanto di disordini enterici, quali la dissenteria e la flatulenza.
I polisaccaridi sono invece costituiti da assemblaggi molecolari di zucchero ossia amidi, più o meno complessi, la cui tipologia maggiormente e più velocemente fruibile è il glicogeno, concatenazione di diverse molecole di glucosio, “stoccato” nel livello epatico e in quello muscolare, utilizzato nel bisogno, quando cioè non si riesca a trovare risorse immediate di glucosio nel flusso ematico, per es., in caso di astensione dal cibo.
Le proteine sono macromolecole biologiche costituite da una o più catene di aminoacidi.
L'assimilazione protidica avviene solo dopo che le proteine siano state scisse in aminoacidi da parte dell'apparato digerente, attraverso un processo di idròlisi, che richiede il dispiegamento anche di molecole di acqua.
Sono 22 gli aminoacidi, essenziali e non, tutti basilari per la nostra salute, anche se i primi s'introducono con il cibo mentre i secondi sono prodotti dal nostro stesso organismo.
Sono proteine tanto gli ormoni, quanto gli anticorpi e gli enzimi.
La classificazione in proteine complete e proteine incomplete non ha oggi una grande valenza, dato che, solo alla nascita, il futuro uomo si nutre con un solo alimento il latte materno o artificiale.
Ciò premesso, è vero sì che vi siano alimenti ritenuti completi sotto il profilo “aminoacidico”, per es., l'uovo e il latte stesso, ma è altrettanto esatto che l'uomo non abbia, per fortuna, necessità di nutrirsi di un solo cibo, vista la grandissima varietà di scelta alimentare che gli assicura la totale interezza proteica.
Del resto, sarebbe opportuno che fosse abbattuto il mito delle proteine, anteposte da sempre a carboidrati e lipidi, in relazione a un ottimale stato di salute.
Esiste una componente negli alimenti di derivazione vegetale, basilare per il rinforzo della loro parete cellulare, ch'è, per l'appunto, la fibra alimentare.
Essa non è metabolizzabile oppure lo è in quantità molto ridotta, al punto che ci “sentiamo pieni” pur avendo ingerito un'irrisoria quantità calorica.
Le fibre altro non sono che sezioni carboidratiche, refrattarie alla trasformazione a opera degli enzimi, che pervengono nel livello enterico per lo più integre e tali da promuovere una regolare peristalsi intestinale.
Si possono classificare in due gruppi: quelle che raggiungono pressoché intatte il colon e sono assoggettate a decomposizione da parte dei microrganismi saprofiti (non patogeni, per intendersi), prima di entrare nel circolo ematico, con la funzione di declassare la produzione insulinica e il colesterolo, e quelle non solubili, non sottoposte a decomposizione batterica, le quali promuovono la formazione fecale, eliminano la costipazione ed esplicano un'attività benefica nella prevenzione delle neoplasie sia del colon sia del retto.
Sotto il profilo dietetico, è preferibile far uso di cereali integrali, anche se in modiche porzioni e non troppo frequentemente, per disattivare al massimo l'abnorme azione insulinica, declassando i valori glicemici e particolarmente lo sviluppo delle cellule neoplastiche, dato che i processi relativi alla crescita tumorale sono riconducibili alla irregolare fabbricazione insulinica.
I cereali integrali sono, infatti, da ritenersi un “cibo antineoplastico”, sia perché ricco di fibre sia perché la fitina in essi insita, la quale, diversamente da quanto supposto in precedenza (l'acido fitico sembrava non consentire un'idonea assimilazione dei minerali, controbilanciata peraltro dalla così designata “cottura acida” dei cereali con le verdure, in modo da bloccare per lo più la fitina), esplica un poderoso effetto antineoplastico sul livello enterico.
Tutto sommato niente è casuale e ogni cibo è una perfetta miscellanea di ... sostanze nutritive tra esse sinergiche!
Ciascuno di noi dovrebbe ben sapere quante proteine immetta con l'alimentazione e quante ne consumi quotidianamente.
In modo da centrare un perfetto equilibrio tra entrate e uscite.
Già, perché, se il quantitativo proteico fosse superiore alle richieste, così per come accade in determinate situazioni (gestazione, allattamento, defedati a seguito di seria patologia, bambini piccoli e ragazzi in via di sviluppo), beh, allora si sarebbe in uno stato, a lungo andare, pericoloso per la nostra salute.
Inversamente, una ipotesi di “bilancio negativo” (entrate inferiori alle uscite) si avrebbe in una duplice condizione: impossibilità per il nostro organismo di poter fruire di carboidrati e lipidi per fabbricare “carburante” e l'esigenza, purtroppo impossibile da soddisfare, di dover ricorrere al reperimento proteico, o ancora, certi preoccupanti stati neoplastici.
Già, perché le cellule cancerogene correggono il ricambio corporeo per la necessità di disporre di dosi superiori di aminoacidi, utili allo sviluppo della massa neoplastica.
Parimenti, un protratto immobilismo a riposo, per via di qualche seria malattia, può esitare in uno sfavorevole bilancio azotato.
Come ho già più volte sostenuto, occorre stare molto attenti a non eccedere nell'abuso proteico di derivazione animale: esso, infatti, concomita all'instaurazione di uno stato di acidosi del corpo, che promuove una condizione infiammatoria cronica e l'insorgenza delle neoplasie.
Inversamente, un'alimentazione con ridotto apporto proteico è direttamente proporzionale al declassamento neoplastico, in considerazione del fatto che nell'intra-cellulare penetri un più ridotto numero di aflatossine, sostanze altamente tossiche e tra le più cancerogene in assoluto.
Non solo: tenendo basse le proteine cala considerevolmente la replicazione cellulare, proprio, ma non solo, per un ribasso delle funzioni enzimatiche.
Tratto da:
- La Medicina, La chiropratica e Oltre. Raccolta dal blog www.drvannetiello.wordpress.com Numero Speciale – The China Study ( T. Colin Campbell )- Il più importante studio sulla nutrizione mai condotto. Marzo 2008.
“Le proteine sono le strutture delle cose viventi.
Se togli le proteine al latte non è più latte, ma qualcos’altro.
Se togli le proteine ad una foglia non è più una foglia.
Agli alimenti però può essere tolto il resto, lo zucchero, il grasso, sfibrarli un po’, ma le proteine sono l’essenza, la cosa più importante (dal Greco, “protos”: principale, primario).
Domanda a bruciapelo: qual è la fonte maggiore di proteine?
La carne.
Probabilmente avete risposto così.
Cosa non deve mancare nell’alimentazione dei bambini per farli crescere sani?
Le proteine.
Quindi la carne.
Di quante proteine abbiamo bisogno?
La carne è l’unica, migliore e più salutare fonte di proteine?”
“Lo abbiamo già visto, le proteine sono formate da aminoacidi.
Ne sono una ventina.
Le proteine hanno tante forme diverse e fanno miliardi di cose.
Vengono continuamente sostituite, il DNA viene “letto” e a partire dagli aminoacidi fa nuove proteine.
Otto di questi aminoacidi sono “essenziali” e devono essere introdotti con la dieta.
Se ne manca uno bisogna aspettare che arrivi, in questo modo la produzione di proteine e di conseguenza la crescita cellulare possono essere rallentate fino ad essere fermate.
State molto attenti perché qui c’è un passaggio fondamentale: le proteine del cibo che contengono tutti gli aminoacidi essenziali di cui abbiamo bisogno vengono definite ad ALTA QUALITÀ, rispetto a quelle a BASSA QUALITÀ.
In base a questa definizione, secondo voi quale sarebbe il cibo migliore?
Quello che contiene le proteine di “migliore qualità” per fornirci tutti gli aminoacidi necessari senza rallentare la sostituzione delle proteine?
La carne umana.
L’alimento che sarebbe la fonte migliore di proteine ad ALTA QUALITÀ è la carne umana.
Le proteine della carne umana hanno l’esatto quantitativo di aminoacidi essenziali di cui abbiamo bisogno.
Al secondo posto c’è la carne animale e altre proteine di origine animale: uova e latte.
Le proteine a BASSA QUALITÀ, invece, sono quelle dei cibi di origine vegetale, alle quali spesso mancano uno o due dei giusti aminoacidi essenziali, anche se come gruppo di alimenti li contengono tutti.
“Alta qualità” diventa sinonimo di efficienza nel promuovere la crescita o, se vogliamo, della velocità con la quale un animale (uomo incluso) cresce se nutrito con quel cibo.
Come se crescere molto (e in fretta) fosse sinonimo di salute e benessere.
Le proteine di origine vegetale che richiedono più tempo per utilizzare gli aminoacidi, anche essenziali, rallentano la corsa.
Allora se la vita è una corsa/passeggiata verso la morte c’è qualcuno di voi che ha fretta di arrivare?
Questi tre articoli, parte 1, 2 e 2 bis, sono pieni di domande; ora proviamo a dare risposte sulla base di prove scientifiche.
Nel 1968 dei ricercatori indiani fecero un esperimento per testare il comportamento del tumore al fegato rispetto al consumo di proteine.
Un gruppo di ratti fu esposto all’aflatossina (AF, un potente carcinogeno epatico) e gli fu somministrata una dieta con il 20% di proteine.
A un secondo gruppo fu data la stessa quantità di AF e gli fu somministrata una dieta con solo il 5% di proteine.
Quindi, due gruppi di ratti erano stati esposti a una sostanza tossica che provoca il cancro e l’unica differenza tra i due era che uno mangiava il 20% e l’altro il 5% di proteine.
Per essere ancora più chiari, l’ago della bilancia era la dieta e specificatamente la quantità di proteine.
Risultati: il 100% (tutti) dei ratti nutriti al 20% di proteine si beccarono il cancro al fegato conclamato o nelle sue forme iniziali.
Lo 0% (nessuno) di quelli nutriti al 5% di proteine sviluppò il tumore, né lesioni.
Era il 1968, 40 anni fa.
Se questi risultati fossero stati ottenuti somministrando un farmaco, tutti ne avremmo sentito parlare e forse ne avremmo un pacchetto in borsa insieme al cellulare.
L’afatossina (AF) è una sostanza prodotta da un fungo che si forma sulle arachidi, sul mais e su altri prodotti conservati in ambienti umidi e senza accortezze.
L’AF è un potente carcinogeno per il fegato.
Il Prof. Campbell era a capo di un programma nelle Filippine, per risolvere il devastante problema della malnutrizione, soprattutto quella infantile.
I casi di incidenza di tumore al fegato nelle Filippine non erano da sottovalutare ed erano concentrati nelle città di Manila e Cebu, dove veniva consumata la maggior quantità di AF.
Chi sembrava essere più suscettibile agli effetti cancerogeni dell’AF erano i bambini.
A 3-4-5 anni i bambini si beccavano tumori che avrebbero dovuto colpire adulti di 40-50-60 anni.
La cosa più sbalorditiva, un pugno in piena faccia, era che i bambini che si ammalavano di cancro al fegato appartenevano alle famiglie più ricche.
I bambini di famiglie benestanti che si alimentavano con una dieta di tipo americano, con alimenti costosi, quali carne e latte, si ammalavano.
Consumavano più proteine ad alta qualità degli altri, poveri e denutriti.
Eppure si ammalavano di cancro al fegato.
...............................................................................”.
“Gli studi del Prof. Campbell furono finanziati per 19 anni di fila e portarono ad oltre 100 pubblicazioni scientifiche nelle migliori riviste.
Nei tumori causati dall’aflatossina (AF) c’è un enzima che la trasforma e dà un prodotto di scarto che è tossico e si lega al DNA, alla cromatina e ad altre proteine.
La prima cosa da fare era vedere se la quantità di proteine assunte riuscisse a modificare il lavoro di questo enzima.
La risposta era sì: dando una dieta con il 5% di proteine, si riduceva al 66% il lavoro dell’enzima e di conseguenza la produzione dello scarto tossico.
Una cosa molto importante era che lo faceva molto velocemente.
Seconda domanda: una dieta a bassa percentuale di proteine era capace di diminuire il legame tra lo scarto tossico e il DNA?
La risposta era sì: più bassa era la percentuale di proteine introdotte e più basso era il legame (binding) tra L’AF e il DNA.
Usando le stesse percentuali dello studio indiano, 20% e 5%, la dieta al 5% dava il 72% in meno di legame al DNA e il 78% in meno di binding alla cromatina (cromosomi).
Inoltre trovarono che la dieta a bassa percentuale di proteine riduceva il tumore attraverso altri meccanismi:
1. Faceva entrare meno AF nelle cellule.
2. Le cellule si moltiplicavano più lentamente.
3. Il complesso di enzimi subiva diverse variazioni che ne riducevano le azioni.
4. La quantità di parti importanti di enzimi, che trasformavano l’AF, veniva ridotta.
5. Si formavano meno legami tra l’AF e il DNA.
Tutto questo “tira e molla” avveniva cambiando un solo fattore: la quantità di proteine assunte con la dieta.
Se avessero trovato un farmaco capace di fare tutto questo, si troverebbe anche nel gelato.
............................................................................”.
“Mantenetevi forte, andiamo a vedere cosa accadde: dopo aver dato la stessa quantità di Aflatossina (AF), l’alimentazione con il 20% di proteine promuoveva la crescita dei foci (gruppi di cellule tumorali non di veri e propri tumori formati) per più del 70% rispetto all’alimentazione al 5% di proteine.
Tenetevi ancora più forte: anche con una bassa dose di carcinogeno la dieta al 20% di proteine faceva crescere i foci tumorali dieci volte di più della dieta al 5% di proteine.
Avete capito?
Pensateci un attimo a quello che avete appena letto.
Avete letto che la quantità di crescita del tumore non dipendeva (negli studi descritti) da quanta esposizione al carcinogeno ci fosse, ma dalla quantità di proteine consumate con la dieta.”.
Per sintetizzare quanto riportato dagli studi del professor Campbell, si può dunque concludere che lo sviluppo neoplastico sia in diretta correlazione con il maggior consumo di proteine assunte con la dieta, fermo restando il fatto che non tutte le proteine siano identiche.
Infatti, le proteine vegetali non favoriscono in alcun caso lo sviluppo delle cellule tumorali, neppure se consumate in dosi massicce, mentre, tra le proteine di derivazione animale, la caseina, per es., insita nel latte vaccino pare essere quella a più elevato indice tumorale, particolarmente del fegato, sia nei topi sia nei ratti.
Per quanto invece attiene ai grassi o lipidi, essi incidono vantaggiosamente sia sul transito sia sull'assimilazione delle vitamine A, D, E, K (liposolubili), procurano vigorìa e tutelano gli organi interni e le proteine.
I lipidi alimentari abbisognano di un meccanismo digestivo articolato su due stadi di tipo fisico-chimico.
La componente fisica si attiva per via dell'insolubilità lipidica in acqua e quindi nel succo enterico per essere successivamente aggrediti da particolari processi enzimatici.
I lipidi sono così ridotti a nano-particelle di dimensioni comprese tra 0.5 e 1 millesimo di millimetro grazie alle caratteristiche tensioattive dei sali biliari generati a livello epatico, che danno avvio a una emulsione con i lipidi alimentari.
Adesso i grassi sono aggrediti dai tre enzimi pancreatici (la lipasi pancreatica, per es., scinde i trigliceridi in monogliceridi e acidi grassi liberi), che realizzano l'idròlisi, componente chimica digestiva.
I lipidi sono stati frequentemente collegati a un più celere sviluppo delle cellule neoplastiche e al declassamento del S.I. nonché a una riduzione dell'azione da parte delle cellule “natural killer”, azione ch'è infatti tanto maggiore per quanto minore è l'apporto calorico lipidico.
Volendo approfondire il concetto, alla base dei grassi stanno gli acidi grassi, costituiti da atomi di carbonio concatenati in modo tale da avere dislocati a un margine un gruppo metilico CH3 e dall'altra parte un gruppo carbossilico COOH.
I grassi si classificano quindi in saturi (tutti gli atomi di carbonio sono associati ad altrettanti possibili atomi d'idrogeno) e in monoinsaturi o polinsaturi (restano vuoti due o più legami d'idrogeno).
Bene: i grassi polinsaturi sono reattivi all'attività dell'ossigeno dell'aria, che li ossida e ne causa un'alterazione sgradevole sia dell'odore sia del sapore, con una conseguente tossicità per tutto il corpo.
Ecco perché essi vanno preservati con cura e non solo i monoinsaturi (olio extravergine di oliva) meno sensibili ai processi ossidativi, ma anche quelli polinsaturi (semi oleosi) più esposti all'attività ossidativa dell'ossigeno, tant'è che le aziende li sottopongono a sistemi d'idrogenazione (immissione di qualche atomo di idrogeno), che se da un lato osteggiano questo deleterio processo, dall'altro rendono, purtroppo, questi oli ancor più nocivi per il nostro organismo.
Vi è poi un'ulteriore raggruppamento degli acidi grassi che tiene conto della doppia valenza nei confronti del gruppo metilico: per es., diciamo omega 3, per via che hanno il primo doppio legame in posizione 3 ossia al terzo atomo di carbonio.
Naturalmente, ciascuno di questi grassi esplica un'azione diversa: gli omega 3 sono i capostipiti delle prostaglandine, che ricoprono una fondamentale azione biologica come mediatori flogistici, stimolando la fabbricazione di prostaglandine 1 e 3, in grado di declassare i processi infiammatori, di eludere le occlusioni vasali, di esercitare un'attività antipiastrinica, di rilassare la muscolatura liscia costituente le pareti dei vasi sanguigni, particolarmente delle arterie.
Purtroppo, oggidì, il rapporto 1:2 omega 3:omega 6 si è fortemente squilibrato passando a 1:20-25 pro-omega 6, per via della scorretta dieta del mondo occidentale, disequilibrio questo che esplica, producendo prostaglandine di tipo 2, pensate un po', un'attività all'opposto di quella precedente, ossia un'azione infiammatoria, che esita in ostruzioni e trombosi vasali.
L'azione benèfica degli acidi grassi è primariamente riconducibile ai grassi polinsaturi cioè a quelli che si preservano allo stato liquido a temperatura ambiente, quali l'acido linoleico e linolenico, preposti alla elaborazione e alla sintesi di salutari prostaglandine e valorosissimi alleati contro le neoplasie.
Diversamente, i grassi di derivazione animale, risultando carichi di acidi grassi saturi, esplicano un'azione deleteria, rallentano i processi digestivi, danneggiano l'organo epatico, favoriscono gli accumuli di grasso nelle condutture vasali, concorrono alla promozione delle malattie cardiovascolari (ipertensione, ischemia, infarto, ...), conducono all'adiposità e ai tumori maligni.
I grassi di derivazione vegetale, invece, sono ricchi di acidi grassi insaturi, molto più assimilabili dei precedenti, in grado di non appesantire la funzionalità epatica e di non fiaccare il S.I..
Ovviamente, mai eccedere con gli oli contenenti gli acidi grassi benèfici, se non si vuole ottenere l'effetto contrario.
La forte immissione di proteine animali, differentemente da quelle vegetali, produce nel corpo un innalzamento del valore del colesterolo LDL, quello “cattivo”, per intendersi, diversamente da quelle vegetali che producono un effètto contrario.
Vi sono ricerche che osservano e concludono che tutte le persone, che si spostano nei territori in cui è maggiore il consumo lipidico e protidico di provenienza animale, finiscano con il presentare gli identici pericoli, per la propria salute, degli autoctoni.
Vi sono poi studi che attribuiscono a una minima percentuale, mediamente del 2,5%, le neoplasie genetiche e che ascrivono tutto il resto a fattori, direi, ambientali, riconducibili a un sano stile di vita e a una corretta dieta.
Ancora Campbell, nel suo leggendario The China Study del 2006, riferì le osservazioni di un gruppo di ricercatori che conclusero che nutrirsi con troppe proteine animali sia deleterio e apporti il carcinoma mammario: le adolescenti, infatti, maturano prima sessualmente e vanno più in là con la menopausa, esponendole ciò, per un più prolungato lasso di tempo, alle “tempeste ormonali”, pertanto, a una superiore probabilità di contrarre la tipologia tumorale precedentemente espressa.
E che dire poi delle vitamine?
Esse sono di primaria importanza.
La maggior parte di noi soffre non di una carenza totale, bensì di una deficienza cronica di vitamine e di altri nutrienti essenziali (minerali, oligoelementi, ... ).
Dato che tale deficienza vitaminica non produce immediati segnali di avvertimento, essa si protrae per molti anni non individuata, nascosta, tanto che il primo segnale è ... un attacco di cuore o il sopraggiungere di qualche altro accidente.
Bene, sorvolando sulla loro dettagliata analisi, peraltro da me effettuata nel thread “Sulle vitamine e sui minerali”, mi limiterò solo a rimarcare come un’alimentazione imperniata su cibi di stagione, con filiera corta, Da Agricoltura Biologica (per quanto possibile), integrali e possibilmente privi di glutine, sia vitale per il mantenimento del nostro stato di salute.
Ma la dieta da sola non è sufficiente.
Alcune vitamine, lo sappiamo, sono sintetizzate dal nostro stesso corpo, per es., la vitamina D, altre da alcune colonie batteriche del tratto enterico, per es, la vitamina K, altre ancora immesse con il cibo e assimilate a livello gastroenterico.
Sappiamo anche, tuttavia, che il nostro organismo non sintetizza la maggior parte delle vitamine che, attenzione, sarebbe erroneo il pensare di garantirci totalmente con il cibo.
Scrivo “erroneo”, perché il valore nutrizionale del cibo si è molto declassato rispetto al passato e comunque nessun quantitativo alimentare potrebbe garantirci, per es., la T.I. alla vitamina C o la quantità sufficiente per la stessa vitamina D, particolarmente dopo una certa età o in presenza di certe patologie soprattutto di tipo autoimmune.
Gli attacchi di cuore, l'infarto, l'ictus sono la conseguenza di protratte carenze vitaminiche, che indeboliscono le pareti vascolari.
Se le pareti vascolari si deteriorano per carenze vitaminiche, moltissime lipoproteine vi si incollano sopra, arrecando nel tempo aterosclerosi, occlusioni, angina, infarto, ictus cerebri, ...
Non solo: i soggetti che versano in determinati stati fisici, per esempio coloro che sono affètti da neoplasia, necessitano sia di un maggior apporto vitaminico e di antiossidanti dietetici sia di un’idonea supplementazione.
Anche i minerali sono in stretta correlazione con il cancro.
Essi, per definizione, appartengono alla chimica inorganica, pertanto non sono biodisponibili per l’uomo.
Sono i vegetali a organicarli, attraverso il processo della fotosintesi clorofilliana, quindi, ben vengano quelli della frutta e della verdura.
Di certi minerali (macrominerali), l’uomo ne ha bisogno in grandi quantità, di altri (microelementi o oligoelementi o anche minerali traccia), ne necessita di quantità espresse addirittura in mcg (microgrammi).
Nei pazienti oncologici, una carenza dei minerali si ascrive alle più disparate motivazioni che vanno dall’inappetenza ai conati di vomito, alla dissenteria, proprio in dipendenza dei trattamenti chemioterapici cui sono, purtroppo, sottoposti questi malati, ma anche a un declassamento dell’assimilazione, per via della terapia radiante o dell’assunzione di potenti medicinali, che esita in un deterioramento dei villi intestinali, nella cronicizzazione della disbiosi, nella flogosi enterica e nel declassamento enzimatico.
Inutile ricordare che serva, per non contrarre neoplasie, anche non fumare, condurre uno stile di vita sano, avere un giusto equilibrio acido/base nell'alimentazione, mantenere un regolare potenziale di membrana (equilibrio della pompa sodio-potassio), esercitare una sistematica attività fisica oltre che mangiare naturalmente molta frutta e verdura, pochi grassi e senza zuccheri aggiunti, proteine verdi.
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