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In un forum che tratta di salute e malattie, può succedere che improvvisamente qualcuno offra la soluzione tanto agognata, via mail o via messaggio privato.
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La Medicina Ortomolecolare è una pratica terapeutica che si basa sull'introduzione della quantità ideale di nutrimenti nella dieta che mira a perseguire il livello di salute ottimale attraverso il riequilibrio dell'assetto biochimico.

Domanda Eziopatogenesi del cancro.

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14 Anni 5 Mesi fa #6060 da Nataku
Risposta da Nataku al topic Re: Eziopatogenesi del cancro.

francois ha scritto: In generale possiamo confermare che ogni tipo di cancro è connesso a una forma di debolezza delle cellule relative alla zona interessata.

La mancanza di enzimi adeguati impedisce l'assorbimento di certe sostanze indispensabili all'organismo, e da ciò si innesca una forma di debolezza per talune cellule che poi soccombono quando l'ambiente è favorevole a tale evento.

La debolezza di talune cellule ha origine fin dalla gestazione e si protrae nel corso degli anni, salvo che il soggetto non segua una giusta alimentazione che fornisca, tra l'altro, gli enzimi necessari.

Per questa ragione è indispensabile mangiare sempre una grande varietà di verdure e frutta, perchè da questi prodotti l'organismo ricava quanto necessario.

Ha poco valore considerare i geni, questa è una deformazione professionale della MU.
Di geni ne esistono almeno 125.000, e anche se qualcuno è stato riscontrato attivo nell'originare un qualche cancro, è solo una rara casualità, non può essere la norma.

Per quanto riguarda le considerazioni sulla ereditarietà, va considerato che queste sono connesse quasi sempre alla tipologia della alimentazione che viene trasmessa dai genitori ai figli e quindi nei figli si riscontrano, nel tempo, le stesse problematiche dei genitori, e di conseguenza anche possibile sviluppo di cancro.


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14 Anni 5 Mesi fa #7160 da Raffaele/Michelangelo
Risposta da Raffaele/Michelangelo al topic Re: Eziopatogenesi del cancro.
Finalmente, si torna a scrivere; purtroppo, un delicato impegno mi ha tenuto lontano da Voi, amici del Forum, e mi siete mancati.

Approfitto del post, per formularvi gli auguri per una serena e in salute Santa Pasqua.

Proseguiamo con l’argomento di trattazione.

Il tumore maligno può coinvolgere ogni parte del nostro corpo, per es., l’esofago, i polmoni, l’intestino, i tessuti molli, … ma alcune forme maligne sono più rischiose di altre, come, direi, quelle del pancreas, del fegato e del cervello.

Prendiamo in esame la nostra pelle.

Bene, essa è costituita da 3 strati: epidermide, derma e ipoderma.

L’epidermide espleta una rilevante mansione di tutela del nostro corpo, proteggendolo dai fattori esterni.

Essa non è irrorata dal flusso sanguigno, per cui ricava il sostentamento dal derma, lo strato immediatamente inferiore, e si sviluppa dallo strato basale verso quello corneo esterno, sopportando un procedimento di cheratizzazione per un periodo direi tra i 21 e i 28 giorni.

Lo strato basale si compone di cellule dette “a palizzata”, costituenti la linea di demarcazione col derma, che nella mitosi (procedimento attraverso il quale le cellule del corpo, eccetto quelle con finalità generativa, si clonano) si scindono e danno origine ai tessuti cellulari superiori, quelli dello strato spinoso (cell. schiacciate e distaccate tra di loro da materia intercellulare), dello strato granuloso (cell. con la cheratoialina, utile per la cheratinizzazione), dello strato corneo (cell. dello strato superficiale, con differente consistenza in relazione alla loro ubicazione).

Ora accade che, nella mutazione cellulare, le cellule che abbiano raggiunto lo strato superficiale, anziché differenziare, seguitino a scindersi, occupando anche i tessuti limitrofi.

Il tessuto epiteliale, formato normalmente da cellule ben saldate tra di loro, inizia così a perdere la sua connaturale struttura, mentre l’ammasso di cellule modificate esita nella mutazione neoplastica, con tanto d’invasione delle cellule maligne nel livello basale.

Ecco la successione algoritmica.

-Le cellule neoplastiche s’infiltrano nei tessuti cellulari e linfatici limitrofi.

-Le cellule neoplastiche sono condotte in altre, anche lontane, parti del corpo.

-Le cellule neoplastiche irrompono in altri nuovi tessuti.

-Si creano le metastasi.

La differenza coi tumori benigni, pericolosi solo se attecchiscono in distretti importanti dell’organismo, sta nel fatto che quest’ultimi sono costituiti da cellule che si sviluppano solo sul posto e non si diramano per invasione o per metastatizzazione, mentre gli altri, quelli maligni, occupano i tessuti confinanti, penetrano nei vasi e generano metastasi.

Ancora una semplice ma efficace schematizzazione.

----Tumore benigno
Tumore maligno

-Non è un vero cancro
È un vero e proprio cancro

---Infrequentemente
Ha malformazioni cellulari,
-costituisce un reale
ha scissioni cellulari abnormi,
-pericolo per la vita
ha infiltrazioni topiche, ematiche, linfatiche

---Non dà metastasi
Genera metastasi

---Si può estirpare

---Non è ricorrente

Raffaele
I seguenti utenti hanno detto grazie : yagoo40

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14 Anni 5 Mesi fa #7161 da Gabriele
Risposta da Gabriele al topic Re: Eziopatogenesi del cancro.

Raffaele ha scritto: Finalmente, si torna a scrivere; purtroppo, un delicato impegno mi ha tenuto lontano da Voi, amici del Forum, e mi siete mancati.


Bentornato mio caro amico è sempre un piacere leggerti !
I seguenti utenti hanno detto grazie : Raffaele/Michelangelo

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14 Anni 5 Mesi fa #7315 da Raffaele/Michelangelo
Risposta da Raffaele/Michelangelo al topic Re: Eziopatogenesi del cancro.
L’adenoma è un tumore ghiandolare benigno contraddistinto da capsule e strutture ghiandolari ben distinguibili, mentre l’adenocarcinoma è un tumore maligno che prende avvio dal tessuto ghiandolare che, pur presentando gli stessi elementi dell’altro, ha tuttavia una caotica dislocazione e una propagazione a tutto il tessuto limitrofe.

Il Pap-test è l’esame che consente una diagnosi precoce del cancro della cervìce, la parte più piccola dell'utero che s’incunea in basso nella zona più alta della vagina.

In questo procedimento, il medico usa una piccola spatola o raschietto per prelevare un campione di cellule dall’esorcervìce.

Le cellule sono poi piazzate su di un vetrino e fatte pervenire presso un laboratorio, il quale con un microscopio ottico osserva le possibili mutazioni.

Dal 1930, la diagnosi precoce con il Pap test ha diminuito di oltre il 75% il tasso di mortalità da cancro cervicale.

Se si riscontrano delle mutazioni, si rende indispensabile un successivo test.

Esistono 13 varietà di papillomavirus (HPV) umano a elevato pericolo che si possono riscontrare nei campioni di tessuto presi in esame, ancor prima che prendano avvio le varianti delle cellule cervicali.

Il Pap-test si esegue anche con un tampone vaginale, per rilevare se dalla cervìce dell’utero provengano delle cellule con delle mutazioni citogenetiche, nel qual caso trattasi di displasia, oppure, se esse non figurino, e in questo caso optare per una biopsia in modo d’accertare se nel tessuto siano presenti segni d’invasione della membrana basale.

Sarà ovviamente l’anatomo-patologo, magari in base a un esito incerto, a orientare l’individuo a risottoporsi al test o a eseguire esami più minuziosi se si sospetta un reale pericolo per la paziente.

Per accertare l’esistenza d’un cancro, lo specialista deve analizzare un campione del tessuto leso al microscopio.

Se il Pap test, la mammografia, il PSA (Antigene Prostatico Specifico, ossia esame del sangue in grado di valutare i livelli di una glicoproteina prodotta dalla prostata), il FOBT (Fecal Occult Blod Test, ossia l’analisi del sangue occulto nelle feci) o la colonscopia mostrano la possibile presenza di cancro, il medico deve predisporre una biopsia, ossia l’asportazione chirurgica d’un piccolo frustolo (frammento di tessuto) per osservarlo al microscopio.

Tre sono i possibili approcci bioptici:

-agobiopsia: si raggiunge con pistole con aghi a scatto, attraverso la cute, il tessuto da analizzare per prelevare un frustolo o un cilindro della lunghezza di circa 2 cm;

-biopsia endoscopica: si esegue per mezzo d’una pinza bioptica collocata sulla punta di un endoscopio, strumento a fibre ottiche che s’introduce negli organi cavi (esofago, stomaco, intestino, …) per osservare eventuali alterazioni sulle mucose di rivestimento degli organi;

-biopsia chirurgica: si rende necessaria per raggiungere il tessuto da prelevare e può essere escissionale se va a rimuovere totalmente la neoplasia o incisionale se si limita a prelevare un campione di tessuto per farne diagnosi.

In caso di leucemia, ovviamente si preleverà un piccolo campione di sangue.

L’esito dell’osservazione al microscopio ottico svelerà al medico se c’è un tumore e, in caso affermativo, se esso sia maligno o benigno.

Inoltre, attraverso microarray (metodica di diagnostica molecolare) è possibile stabilire quali geni siano attivati o disattivati nel campione o quali profili proteomici possano essere prelevati per l'esame delle attività della proteina, in modo che i medici possano fare poi una diagnosi più accurata e decidere l’eventuale trattamento.

Esistono inoltre alcune diverse e più raffinate tecnologie che permettono di eseguire un controllo proteico o genomico, per vagliare mutazioni presenti in qualsivoglia parte del genoma (patrimonio genetico insito nei cromosomi) o del proteoma (insieme delle proteine prodotte dal genoma), in modo da avere sia una diagnosi sia una terapia da approntare.

Ciò è opportuno soprattutto in quei tumori che hanno peculiarità, sintomi e localizzazione identici, ma che provengono da differenti alterazioni: le mutazioni, infatti, possono interessare geni diversi che tuttavia codificano per materiali impiegati nella medesima via, il cui esito è la stessa patologia.

Ecco i parametri cellulari per la diagnosi di cancro:

-estensione, forma e arrangiamento del nucleo;

-rapporto nucleo/citoplasma;

-Eucromatina (genoma del nucleo interfasico, senza eterocromatina)/eterocromatina (areee molto condensate del genoma, non espresse geneticamente);

-Nucleoli prominenti

-Organizzazione

E questi sono invece i parametri dei tessuti per la diagnosi di cancro:

-scomparsa della regolare struttura;

-scomparsa della funzione;

-scomparsa dell’organizzazione;

-infiltrazione nella lamina basale;

-infiltrazione nei vasi sanguigni o linfatici.

Raffaele

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14 Anni 4 Mesi fa - 14 Anni 4 Mesi fa #8191 da Raffaele/Michelangelo
Risposta da Raffaele/Michelangelo al topic Re: Eziopatogenesi del cancro.
Attraverso l’osservazione al microscopio d’un esemplare d’analizzare (campione bioptico), oltre che un tumore benigno o maligno, è talvolta possibile osservare una situazione detta d’ “iperplasia”, ossia un abnorme sviluppo tissutale, causato da un’esagerata duplicazione delle cellule, la quale risulta molto superiore alla quantità normale.

Malgrado ciò, l’assetto e la dislocazione cellulare del tessuto restano nella norma, per cui il meccanismo d’iperplasia può anche regredire e tornare allo stato d’iniziale regolarità.

L’iperplasia può essere, come dire, un meccanismo di reazione d’un regolare tessuto a un’irritante sollecitazione (per es., una certa callosità della mano, che insorge la prima volta che s’adopera una racchetta da tennis o una mazza da golf, per imparare a oscillarla a dx e a sx).

L’esame precedentemente menzionato può anche evidenziare un altro stato non neoplastico, detto di “displasia”.

Essa è una sorta d’irregolare moltiplicazione cellulare contraddistinta da un’esagerata deformazione delle regolari pareti cellulari, pertanto, della stessa disposizione cellulare, che quindi richiede un diligente controllo, perché la situazione non degeneri in una formazione neoplastica.

A tal proposito, necessitano talvolta degli specifici trattamenti.

Vi sono contingenze così gravi di displasia da essere definite “carcinoma in situ” (sviluppo abnorme di cellule maligne che stazionano nel luogo d’origine).

Occorre peraltro precisare che il carcinoma in situ può evolvere in un invasivo tumore metastatico che occorre eliminare chirurgicamente.

Raffaele
Ultima Modifica 14 Anni 4 Mesi fa da Raffaele/Michelangelo.

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14 Anni 4 Mesi fa - 14 Anni 4 Mesi fa #8573 da Raffaele/Michelangelo
Risposta da Raffaele/Michelangelo al topic Re: Eziopatogenesi del cancro.
Per la diagnosi delle neoplasie è importante valutare 3 parametri, che osservano il grado, lo stadio e le dimensioni.

1° PARAMETRO.

Premessa.

Il grado è il quadro di osservazione citologica che consente di stabilire se una cellula sia maligna o meno.

-FORMAZIONE DI TUBULI (percentuale di carcinoma formato da disposizioni tubolari):

>75%1 punto

10-75%2 punti

< di 10%3 punti

-PLEOMORFISMO (cambiamento delle dimensioni della cellula):

cellule piccole omogenee1 punto

ridotto accrescimento e modificazione delle dimensioni2 punti

evidente modificazione delle dimensioni3 punti

-CONTA MITOTICA (indice che il patologo assegna osservando un campionamento di tessuti in un campo microscopico ad alto ingrandimento, facendo la conta del numero di cellule maligne nel tempo della loro divisione) in 10 campi microscopici:

fino a 71 punto

da 8 a 142 punti

15 o più3 punti

Ecco, una situazione riferibile al carcinoma mammario.

GRADO 1Punti da 3 a 595 (cellula non troppo modificata-sopravvivenza di un lustro nel 95% dei casi e di un settennio nel 90%).

GRADO 2Punti 6 o 775 (cellula più modificata-sopravvivenza in un lustro nel 75% dei casi e di un settennio nel 65%).

GRADO 3 Punti 8 o 950 (cellula abbastanza modificata-sopravvivenza in un lustro nel 50% dei casi e di un settennio nel 45%).

Ovviamente, quanto più elevato sarà il punteggio di questo 1° parametro, tanto più deleteria risulterà la prognosi e dunque più acuto lo stadio di malignità del tumore.

Per es., i linfomi sono classificati a basso e ad alto grado di malignità: i primi consentono una maggiore salvezza rispetto ai secondi, che hanno un grading più alto con tanto di aumento delle cellule anormali, delle divisioni cellulari e la tendenza a metastatizzare e a rispondere meno alle cure terapiche.

Nel 1° e nel 2° grado, il cancro presenta ancora bassa anormalità cellulare, mentre nel 3° e addirittura nel 4° grado l’anormalità è alta-altissima.

L'osservazione al microscopio procura chiarimenti circa la possibile condotta d’un tumore e la sua reazione alla terapia.

I cancri con evidenti anomalie e moltissime divisioni cellulari evolvono con maggior velocità, si propagano più spesso agli altri organi e sono meno sensibili alla terapia rispetto ai tumori le cui cellule presentano un aspetto più normale.

Sulla base di queste differenze di aspetto microscopico, si è soliti attribuire un indice numerico, per l’appunto il "grado", per la maggior parte dei tumori.

In questo tipo di classificazione, il I e il II grado connotano i tumori con minori anomalie cellulari mentre il III e il IV grado mostrano i tumori a superiore malignità.

A onor del vero, mi risulta che relativamente ai carcinomi, anche quello mammario o della prostata, siano state effettuate nuove “rivoluzionarie” osservazioni e conclusioni dai ricercatori, anche quelli del Regina Elena a Roma, che operano nel campo dell’oncologia molecolare, in merito ai recettori, per es., della mammella ma anche d’altro.

Del resto, tutta l’oncologia è in continuo fieri e nel momento in cui si scrive si rischia di essere smentiti dagli addetti ai lavori con “nuove evidenze dell’ultima ora”.

2° PARAMETRO.

Lo stadio è il 2° parametro di valutazione diagnostica che considera sia il grado sia le peculiarità citologiche e istologiche del tumore.

Per meglio precisare, la classificazione osserva l’estensione della massa tumorale (T) in cm, le formazioni di metastasi linfonodali dalle quali prendono avvio le invasioni metastatiche (M).

Ecco, i 4 stadi.

1° STADIO

Tumore < 2 cm di diametro nel punto massimo, privo d’invasione linfonodale e di metastasi a distanza.

2° STADIO

Tumore > 2 cm ma < 5 cm nel punto massimo, con invasione linfonodale ma privo di metastasi a distanza; o un tumore > 5 cm senza invasione linfonodale e a distanza.

3°STADIO

Tumore di qualsiasi misura con interessamento della pelle, distribuzione sui pettorali o sul torace, con invasione linfonodale interna o ascellare fissa ma priva di metastasi.

4° STADIO

Tumore di qualsiasi dimensione, privo d’invasione linfonodale ma con metastasi.

Superiore è lo stadio, minore è la percentuale di sopravvivenza.

Il carcinoma mammario si sviluppa in 1 donna su 7.

Dopo che il cancro è stato diagnosticato, i medici pongono le seguenti tre questioni per concludere quanto la patologia sia progredita:

-Quanto è grande il tumore e quanto profondamente ha invaso i tessuti circostanti?

-Sono cellule tumorali diffuse ai linfonodi regionali?

-C’è la diffusione del cancro (metastasi) in altre regioni del corpo?

Sulla base delle risposte alle questioni formulate, è assegnato al cancro uno stadio.

L’incidenza dei tumori, escludendone alcuni, è in rialzo negli ultimi decenni sia perché vi sono strumenti diagnostici sempre migliori sia perché vi è un reale rialzo degli affètti da cancro, tanto ch’è possibile affermare che questa patologia sia seconda solo a quelle cardiovascolari, con una maggiore percentuale di rischio tra i 65 e i 74 anni, perché le mutazioni per accumularsi necessitano di un certo periodo di tempo.

Oltre i 74 anni, invece, si registra un calo che può essere ascritto alla riduzione dell’efficienza cellulare della persona ormai avanti con gli anni.

Dagli 80 anni in poi, vi è un’ulteriore riduzione neoplastica perché le cellule diminuiscono la replicazione di sé.

3° PARAMETRO.

Le dimensioni del tumore maligno costituiscono il 3° parametro: quanto maggiori sono le dimensioni della neoplasia, tanto peggiore sarà la prognosi, ossia con l’aumentare dalla massa tumorale, si riducono le possibilità di permanenza in vita.

Il cancro è frequentemente avvertito come una patologia che colpisce senza un’evidente causa.

Tuttavia, molte delle cause del cancro sono già state scoperte.

Oltre a fattori intrinseci come l'ereditarietà, la dieta e gli ormoni (per es., il carcinoma mammario è più frequente nelle donne che hanno un’esposizione agli estrogeni maggiormente prolungata nel corso della loro vita*), gli studi scientifici indicano tra i principali fattori estrinseci che contribuiscono allo sviluppo del cancro i prodotti chimici (per es., il fumo), le radiazioni ionizzanti** e i microrganismi patogeni quali i virus*** o i batteri.

Un modo per individuare le varie cause del cancro è quello di studiare le popolazioni e i loro comportamenti.

Questo sistema confronta le percentuali di cancro tra i diversi gruppi di persone esposte a fattori diversi o che hanno comportamenti diversi.

Una scoperta sorprendente che emerge dallo studio delle popolazioni è che i tumori sorgano con frequenze diverse in differenti aree del mondo.

Ad esempio, il cancro dello stomaco è particolarmente frequente in Giappone, il cancro del colon è prevalente negli Stati Uniti, quello della pelle è comune in Australia.

Ma, qual’è la ragione delle alte percentuali di certi specifici tipi di cancro in alcuni paesi?

Tra i vari fattori che possono causare il cancro, il fumo di tabacco è il più grande pericolo per la salute pubblica.

Il fumo di sigaretta contiene più di 24 differenti sostanze chimiche in grado di produrre il cancro.

Il fumo di sigaretta è la causa principale di cancro polmonare e contribuisce a molti altri tipi di cancro, inclusi il cancro della bocca, della laringe, dell’esofago, dello stomaco, del pancreas, del rene, della vescica.

Le stime attuali suggeriscono che il fumo di sigaretta è responsabile di almeno 1/3 morti per cancro.

Anche altre forme di consumo di tabacco possono causare il cancro, ossia i tumori della bocca: i sigari, le pipe, il tabacco da masticare.

NOTE

*Le gravidanze proteggono dai tumori.

**Alcuni atomi emettono radiazioni, un tipo d’energia che viaggia attraverso lo spazio.

L'esposizione prolungata o ripetuta a certi tipi di radiazioni può causare il cancro.

Il cancro causato dalle radiazioni ultraviolette del sole è più comune nei soggetti che passano molte ore sotto la forte esposizione ai raggi solari.

La radiazione ultravioletta della luce solare è un tipo di radiazione a bassa resistenza.

Un efficace sistema per proteggersi dalle radiazioni ultraviolette e per prevenire il cancro della pelle è, per es., quello di evitare di prendere il sole nelle ore caldissime delle giornate estive e di usare indumenti idonei e creme solari per ridurre il rischio in tal senso.

Tassi più elevati di cancro sono stati invece individuati nelle persone esposte a radiazioni ad alta resistenza, come i raggi X o le radiazioni emesse dagli atomi instabili chiamati radioisotopi.

Poiché questi due tipi di radiazioni sono più forti dei raggi ultravioletti, essi possono penetrare attraverso i vestiti e la pelle nel corpo.

Pertanto, le radiazioni ad alta resistenza possono causare tumori di tessuti interni.

Il cancro causato dalle esplosioni atomiche e i tumori provocati da un'eccessiva esposizione a sostanze chimiche radioattive ne sono purtroppo una tangibile, ferale testimonianza.

***Oltre agli agenti chimici e alle radiazioni, anche alcuni virus possono attivare lo sviluppo del cancro.

Generalmente, i virus sono agenti infettivi di piccole dimensioni che non si possono riprodurre da soli, ma entrando nelle cellule viventi e infettando le stesse (ciclo litico e ciclo lisogeno) per produrre più copie di sé.

Come le cellule, i virus memorizzano le istruzioni genetiche nelle grandi molecole chiamate acidi nucleici.

Nel caso di virus tumorali, alcune delle informazioni virali genetiche memorizzate proprio da questi acidi nucleici vengono inserite nei cromosomi della cellula infettata e ciò porta la cellula a diventare maligna.

Raffaele
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