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Domanda Psicoterapia o psicanalisi?

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11 Anni 6 Mesi fa #38377 da Laura80
Risposta da Laura80 al topic Psicoterapia o psicanalisi?
Rieccomi qui a parlare della mia esperienza coi gruppi...

Il mio primo gruppo è stato un gruppo di psicodramma classico. Conoscevo da tempo il conduttore perché era psicologo al mio liceo e gli avevo chiesto aiuto per una mia cara amica che aveva un disturbo alimentare e non sapevo come aiutarla.
Lui è anche analista e psicodrammatista, così, quando ho perso mio papà, ho partecipato ad alcune sessioni aperte.
Consiglio a tutti questa esperienza: lo psicodramma, soprattutto quello classico moreniano, è uno strumento molto potente, apre velocemente un sacco di porte, si scopre tanto di sé e poi eventualmente si può rielaborare in analisi.
Ci sono stati tra l'altro alcuni tentativi di fusione tra psicodramma classico e gruppoanalisi, alcuni terapeuti hanno verificato l'utilità di inserire nel percorso analitico di gruppo alcune sedute di psicodramma, con successo. Per chi fosse interessato si trova il racconto di questa esperienza nel bel libro "Storie e luoghi del gruppo" di Silvia Corbella (una gruppoanalista).

Questa esperienza mi è piaciuta tantissimo, tanto che ho voluto proseguirla con alcune esperienze residenziali sempre di psicodramma: interi weekend dedicati solo a gruppi di questo tipo, durante i quali si stava tutti in albergo. Per me, così poco fiduciosa negli altri e chiusa, è stata un'esperienza difficile ma bellissima. Lì ho capito che il gruppo era uno strumento preziosissimo, reduce com'ero da alcune esperienze individuali con psicologi assolutamente deludenti.

Così mi sono iscritta a psicologia e tra i 1000 corsi inutili ce n'era uno sulla dinamica dei gruppi. Ovviamente mi ci sono fiondata, e con il gruppo classe ho partecipato a un T-group residenziale, completamente incentrato sull'analisi delle dinamiche di gruppo nel qui ed ora. Bellissima esperienza, non per tutti però perché può essere molto destabilizzante. Il corso proponeva alcuni laboratori facoltativi, ed io ho scelto quello nell'ambito clinico. Qui ho conosciuto quello che è stato per me il più grande Maestro: Franco Fasolo, gruppoanalista e direttore di quella che poi sarebbe diventata la mia scuola di specializzazione.
La M maiuscola di Maestro ce l'ho messa io, lui non l'avrebbe voluta.

Ho scoperto così la gruppoanalisi, cioè l'analisi attraverso il gruppo, che parte dal presupposto che siamo formati dalle e nelle nostre relazioni, e che solo nelle relazioni possiamo guarire. Il gruppo serve a questo: ad amplificare i punti di vista, a rendere presenti nel qui e ora le tante voci che parlano dentro di noi (come diceva giustamente Elena). Ognuno di noi infatti è un gruppo.

Così ho scritto la tesi sui fattori terapeutici del gruppo, intervistando 20 terapeuti psicodrammatisti e gruppoanalisti, girando l'Italia per un anno. Intanto ho iniziato un percorso gruppoanalitico a Treviso per capire meglio come funzionava, e nonostante la fatica dei viaggi (Clara, come ti capisco coi tuoi 4 treni e 2 autobus!) è stato bellissimo, e ho capito che quella era la mia strada.
Ho iniziato l'analisi e poi la scuola, che ha previsto vari tipi di esperienze gruppali durante il percorso: un residenziale ogni anno, e un gruppo esperienziale stabile. In più c'era il gruppo di supervisione.
Anche l'analisi la volevo fare in gruppo, ma poi mi è stato consigliato da una persona di cui mi fidavo molto di fare prima un'esperienza individuale, e oggi mi sento di dire che è stata un'ottima idea.
Voglio farla però prima o poi un'analisi di gruppo, nei prossimi anni spero di riuscirci.

Quello che mi piace del gruppo e della gruppoanalisi è la sua capacità di valorizzare le differenze, tra le persone e i punti di vista, facendo della complessità un punto di forza per la conoscenza della propria complessità. L'integrazione possibile delle diverse parti del gruppo rende possibile anche l'integrazione delle diverse parti di sé, comprese quelle inconsce.
Per questo il dialogo e il confronto sono per me la prima ricchezza, in qualsiasi situazione.
Probabilmente è per questo che mi sono trovata subito bene con voi in forum! :)
I seguenti utenti hanno detto grazie : Clara, elena

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11 Anni 6 Mesi fa #38403 da elena
Risposta da elena al topic Psicoterapia o psicanalisi?
La tua esperienza mi sembra veramente interessante e indubbiamente arricchente.
Personalmente ho fatto (pochissima: 2 sole sedute, anzi una e mezza) gruppoanalisi in passato e sarà per la brevità dell'esperienza ( ne uscii con un senso di inutilità totale sia per l'incompetenza del conduttore - che parlava per frasi fatte o persino stereotipi da manuale - che per le tematiche trattate e le persone coinvolte, tutte straniere con bassissima acculturazione e padronanza della lingua, le aspettative di dialogo per me erano compromesse alla base) . Il gruppo analista si accorse del mio disinteresse e disagio e mi propose sedute individuali, consiglio che mi guardai bene dal seguire visto l'assoluta mancanza di rispetto che sentivo di avere verso un individuo (a mio modo di vedere) tanto impreparato.
Devo dire che invece di rivolgermi altrove, ho risolto da sola, con applicazione di diverse metodologie di rilascio emozionale e autoanalisi ( con aiuto di Paolo)

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11 Anni 6 Mesi fa #38434 da Laura80
Risposta da Laura80 al topic Psicoterapia o psicanalisi?

elena ha scritto: La tua esperienza mi sembra veramente interessante e indubbiamente arricchente.
Personalmente ho fatto (pochissima: 2 sole sedute, anzi una e mezza) gruppoanalisi in passato e sarà per la brevità dell'esperienza ( ne uscii con un senso di inutilità totale sia per l'incompetenza del conduttore - che parlava per frasi fatte o persino stereotipi da manuale - che per le tematiche trattate e le persone coinvolte, tutte straniere con bassissima acculturazione e padronanza della lingua, le aspettative di dialogo per me erano compromesse alla base) . Il gruppo analista si accorse del mio disinteresse e disagio e mi propose sedute individuali, consiglio che mi guardai bene dal seguire visto l'assoluta mancanza di rispetto che sentivo di avere verso un individuo (a mio modo di vedere) tanto impreparato.
Devo dire che invece di rivolgermi altrove, ho risolto da sola, con applicazione di diverse metodologie di rilascio emozionale e autoanalisi ( con aiuto di Paolo)


Purtroppo a volte capita che le cose non vadano bene, e non sempre per mancanza di simpatia reciproca....

Approfitto del racconto della tua esperienza Elena per far presente alcuni aspetti che secondo me vanno SEMPRE ben valutati prima di intraprendere un qualsiasi percorso PSI.

Consiglio sempre di:
- verificare su internet che il professionista a cui ci si è rivolti sia iscritto a un albo, dunque sia davvero laureato/diplomato. Questo vale sia per medici psichiatri che per psicologi e psicoterapeuti. Gli psicoterapeuti, per poter esercitare come tali, devono essere iscritti all'apposita sezione del loro Albo. Tutto ciò si può velocemente verificare su internet.
- cercare informazioni sul tipo di formazione che ha il professionista in questione e magari capire meglio di cosa si tratta (con quale scuola si è diplomato? A quale indirizzo appartiene? Ecc.)

Come dicevo, il passaparola anche è una fonte importantissima di informazioni.

Nel tuo racconto per es. ho notato che sembra tu sia arrivata in gruppo senza aver avuto colloquio preliminari col terapeuta.
Se il gruppo era terapeutico, questo è segno che era come minimo impreparato, se non peggio.

Prima dell'inizio di un qualsiasi percorso terapeutico (individuale o di gruppo) ci sono sempre alcuni incontri (almeno uno!) di conoscenza e valutazione della persona, che dovrebbe essere reciproca: il terapeuta conosce un po' il paziente e valuta se e cosa proporre, ma contemporaneamente il paziente conosce il terapeuta, si fa un'idea di chi è e come lavora e valuta se può essere la persona e il percorso adatto a lui.

Io personalmente non mi fiderei molto di chi, senza nemmeno avermi visto in faccia, mi propone un gruppo analitico.
A meno che non ci si rivolga a un servizio pubblico: in tal caso c'è l'obbligo della presa in carico. Comunque anche qui è prevista una prima visita di conoscenza e valutazione.

Capisco bene Elena i tuoi dubbi sull'esperienza che racconti: sono del tutto condivisibili...

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11 Anni 6 Mesi fa - 11 Anni 6 Mesi fa #38441 da elena
Risposta da elena al topic Psicoterapia o psicanalisi?
Il colloquio brevissimo c'era stato, con invito dopo soli dieci minuti o giù di li a entrare nel gruppo (il terapista era laureato e in regola, legalmente - ma questo non toglie che fosse preparato - sottolineo a mio modo di vedere - visto ciò che ho sentito in quell'oretta e mezza di terapia ( cliché frasi copia incolla commenti superficiali ) forse paragonabile all'esperienza penosa di Clara con Bertoli :lol:
Vi ero stata diretta da una psicologa, amica di una mia amica, che me ne aveva parlato molto bene.
E meno male :lol:
Il terapeuta stesso ha capito che non ero riuscita a "inserirmi", come diceva, in realtà il problema mica era il gruppo delle signore presenti, simpatiche e volenterose, ma lui stesso. Si possono trattare le cose più semplici in modo talmente sincero e genuino da non richiedere il ricorso a parole stantie ( presumendo che nessuno dei presenti avrebbe capito la qualità di ciò che si diceva).
Ci sono persone che quando ci parli riesci a percepire che tutto il loro essere è li univocamente presente, altre che invece appena aprono bocca ( o forse anche prima se hai un occhio allenato), tradiscono senza rispetto l'armonia e la verità del loro stesso essere, così ti accorgi della flotta di persone con cui in realtà stai conversando.
Se partiamo dal presupposto che il gruppo analista debba risolvere i problemi del singolo, evidentemente siamo fuori strada, e Laura ce lo spiegherebbe benissimo, ma la sua funzione dovrebbe poter stimolare più che affossare il dialogo, direzionandolo a colpi di frasi da manuale Simone della psicoterapia :lol: sfoggiando banalità imbarazzanti
A questo proposito mi pare molto interessante introdurre l'argomento della verità in analisi e del senso del transfert.
Avevo scritto alcune frasi del primo seminario di Lacan sull'argomento, (la verità la parola il ciclo terapeutico) ma con il mio assenso Clara le ha sfrondate parecchio.
Io rilancio e vi chiedo come mai la verità significante che tocca l'inconscio e che sguscia all'improvviso in mezzo alle frattaglie della mente lamentosa del paziente viene sollecitata, covata con tanta lentezza, come un uovo fecondato nel paleolitico che finalmente a fatica ai giorni nostri mostra i segni della prima rottura della superficie nodosa, si fa strada a reclamare la "sua" verità? Qui il terapeuta rappresenta una incubatrice tale da fornire solo una energia minima per sopravvivere, un catalizzatore a lento rilascio? Chiedo a voi che avete fatto esperienza al riguardo. Del resto illudersi della nn inferenza dell'altro mi pare utopico e sbagliato oggettivamente.

Inoltre come si può parlare di passione in relazione all ignoranza... :?
Ultima Modifica 11 Anni 6 Mesi fa da elena.

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11 Anni 6 Mesi fa - 11 Anni 6 Mesi fa #38457 da Clara
Risposta da Clara al topic Psicoterapia o psicanalisi?
non c'è il ciclo terapeutico, ci sono certo alcuni passaggi che accadono.

rispondo all'ultima..passione all'ignoranza la si vede sempre, non trovi?

Provo a riportare qualcosa che succede talvolta in analisi.
Non vedo l'ora che arrivi il giorno, talmente tante cose da dire! Riflessioni, momenti di comprensione, sogni, qualche evento. Mi domando se avrò abbastanza tempo.
Sono lì sul lettino, dietro di me nemmeno sento respirare, l'analista sembra scomparso...
Parlo, parlo e parlo. A un certo punto ho terminato di dire tutto quel che pensavo di voler dire. Silenzio. Non una parola alle mie spalle.
Disagio. Mi sembra di colpo che tutto quel che ho detto sino a quel momento non fosse quello, ovvero non fosse quello che avevo da dire, eppure era così importante!
Silenzio, Sento quel silenzio talmente spesso che potrei affondarci una lama.Imbarazzo. E adesso? Balbetto due cose. Ancora silenzio. Disorientamento. Quel silenzio entra dentro di me con una domanda sempre più forte ancora senza parole.Mi spinge da qualche parte. Non so dove. Ma mi sembra verso il centro, verso un centro ancora oscuro che però comincio a intravedere.

Torno a casa, due treni, qualche ora di viaggio, mi sento ogni volta un pò diversa, un pò più vicina.
Ultima Modifica 11 Anni 6 Mesi fa da Clara.
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11 Anni 6 Mesi fa - 11 Anni 6 Mesi fa #38460 da Clara
Risposta da Clara al topic Psicoterapia o psicanalisi?
- Per concludere, in uno degli Scritti di Lacan, vi sono delle pagine dedicate al concetto della verità: c’è la verità che parla. Ecco, è strano ritrovare questo concetto di verità all’interno di una discussione psicoanalitica. Che cos’era la verità per Lacan?

Benvenuto - Lacan si è occupato spesso della verità, egli ha scritto anche un saggio che si chiama La scienza e la verità. Ovviamente Lacan cerca di ridefinire il concetto di verità in senso freudiano. Lacan è convinto che Freud non sia semplicemente uno specialista degli affetti come molti post-freudiani pensano che sia. Lacan in un certo senso ha idealizzato Freud: egli pensa che Freud abbia creato una vera spaccatura nel pensiero occidentale, e che le altre scienze debbano avere a che fare con la psicoanalisi. Questo è molto importante perché, negli ultimi anni soprattutto, anche in Italia si diffuso un dibattito molto vivace, in cui ci si chiede se la psicoanalisi, quella freudiana in particolare, sia una scienza o no. Possiamo dire che Lacan si è occupato di questa questione della scientificità e quindi della verità scientifica della psicoanalisi, però ribaltando dialetticamente la questione. Egli ha detto: «Cosa potrebbero essere le scienze, tutte le scienze, fisica compresa, se tenessero conto del contributo di Freud?». Il problema non è tanto di verificare fino a che punto il pensiero di Freud sia scientifico, cioè se si adatti al modello della fisica - che rappresenta ancora oggi per noi l’ideale della scienza - ma che cosa potrebbe essere la stessa fisica se incorporasse le verità di Freud. Il concetto di verità di cui Lacan si occupa non è la verità della lunga tradizione metafisica che nasce da Platone e Aristotele, e che tende a vedere la verità come adequatio rei et intellectus, adeguazione o adeguatezza del pensiero alla cosa. Quando parla di verità, Lacan parla sostanzialmente della verità del desiderio o del godimento. Noi continuamente nella nostra vita facciamo delle scelte d’oggetto. Per esempio quando ci innamoriamo, abbiamo l’impressione che la donna di cui ci innamoriamo - o l’uomo per una donna - sia l’oggetto che andavamo cercando da sempre, sin da quando eravamo bambini. E a un certo punto ci possiamo rendere conto, anche grazie all’aiuto del nostro analista, che in realtà questo oggetto non era il vero oggetto. Qui Lacan parla di verità, in un senso non meno concreto di quello della scienza. Noi abbiamo spesso la sensazione che la nostra scelta d’oggetto non sia autentica, che il suo oggetto non sia il vero oggetto. Lacan si interessa della verità soprattutto nel senso della autenticità e non tanto dell’adeguazione di una rappresentazione alla cosa reale. Che cosa intendiamo quando ci rendiamo conto, per esempio, che la donna che amavamo non era il nostro vero oggetto, ma era uno schermo del nostro vero oggetto, perché la psicoanalisi dietro l’oggetto falso ci indica un oggetto più vero, la vera donna, il nostro vero oggetto? Lo stesso Freud ci insegna che i nostri primi oggetti sono oggetti infantili, ma, proprio in quanto oggetti infantili, sono oggetti che non ritroveremo mai. Compiere un’autentica scelta d’oggetto non significa tornare all’oggetto originario - che sarebbe in un certo senso la madre o il seno materno - perché la madre ormai è vecchia o morta, o semplicemente perché abbiamo superato il complesso edipico. Quindi in realtà la funzione etica dell’analista non è quella di indicarci il vero oggetto originario, ma di mostrarci che esistono oggetti-maschera, oggetti che la tradizione analitica chiama narcisistici, e oggetti più veri.
Che cos’è l’oggetto narcisistico? Lacan ha dato alla teoria del narcisismo un contributo importante, accettato universalmente anche dagli analisti non lacaniani, proponendo quella che lui ha chiamato la fase dello specchio. Lacan mette in evidenza il fatto che il bambino a pochi mesi, sei, sette, otto mesi, passa per una fase in cui si innamora della propria immagine allo specchio. Il bambino scopre lo specchio, cioè si rende conto che il bambino che vede nello specchio non è un altro bambino, ma è lui stesso, e incomincia a flirtare un po’ come un innamorato, comincia a corteggiare questa immagine di cui è estremamente contento. Per Lacan questo è molto importante perché è alla base di quello che poi lui chiamerà il registro immaginario: l’idea che il nostro rapporto con gli altri passa attraverso l’immagine speculare, che il nostro primo “altro” è la nostra stessa immagine. Ma il fatto che noi percepiamo tutti gli altri per differenza o identità rispetto a questa immagine con cui noi da bambini abbiamo fatto l’amore, non significa che essa sia il vero oggetto del desiderio inconscio. Ora, non possiamo dire che questo è il vero oggetto, perché è un oggetto che nella realtà non ritroveremo mai; ma capire che è un punto vuoto ci permette di sfuggire all’illusione del narcisismo. Che cosa si intende per illusione del narcisismo? È l’idea che si crede di amare l’altro, ma in realtà si ama soltanto la propria immagine. Ecco, questo è un altro punto fondamentale dell’etica della psicoanalisi che Lacan mette in rilievo. Ci sono degli esseri umani che confondono radicalmente gli altri con sé stessi, che li amano come la propria immagine: questi nella psicologia clinica si chiamano paranoici, pazienti di cui Lacan si è occupato a lungo, soprattutto quando era giovane. I paranoici sono persone che entrano in un rapporto di rivalità e di amore con gli altri solamente nella misura in cui gli altri sono loro immagini. L’etica dell’analisi ci mette in rapporto con questo oggetto che non potrà mai essere trovato, ma al quale, proprio perché non può essere trovato, occorre che restiamo fedeli.
www.emsf.rai.it/scripts/interviste.asp?d=449
Ultima Modifica 11 Anni 6 Mesi fa da Clara.

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