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Domanda Sull'Acido levo-ascorbico
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Raffaele
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- Raffaele/Michelangelo
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- Grazie, Alberto.
Quanto alla tua alimentazione ho sempre avuto qualche perplessità solamente su alcune cose :
1) L'eccessivo introito di frutta e quindi di Fruttosio
2) La pressocchè nulla assunzione di proteine animali da carne e uova in particolare
3) La riduzione dei grassi.
4) L'utilizzo di legumi
- Ti posso assicurare che la mia dieta è ormai collaudata da moltissimi anni con eccellenti risultati, unitamente a una
supplementazione Ortomolecolare necessaria per i più disparati e ovvi motivi che non sto a elencare perché di facile
intuizione, limitandomi solo a riferire che le carenze vitaminiche non ci sono purtroppo segnalate per tempo, vedi
quella relativa al deficit di vitamina C, così per come ci mostrano gli infarti, gli ictus, le arteriosclerosi e tutte le affezioni
cardio-vascolari-circolatorie in genere (è proprio vero, abbiamo l'età delle nostre arterie!), in vetta alla classifica delle
patologie affliggenti l'uomo o della stessa vitamina D sempre meno assimilata dalle persone anziane attraverso
l'esposizione del corpo alla luce solare, per cui necessariamente da integrare.
Dalle ultime ricerche sctienfiche, pubblicazioni e studi recenti, il fruttosio preso in dosi così eccessive è dannoso come afferma uno dei più noti endocrinologi statunitensi Robert Lustig. Per non parlare di tutti gli sciroppi a base di fruttosio e dei prodotti raffinati.
- Di quali dosi eccessive parli, Alberto: lo scrivente non ha un filo di grasso e assume zuccheri esclusivamente dalla
frutta o insiti naturalmente negli alimenti che consuma quasi esclusivamente a crudo per evitare il declassamento degli
aminoacidi con temperature superiori ai 70° C e la dispersione dei minerali nei liquidi di cottura.
In quanto al Tizio da te nominato, nel suo articolo su Nature, egli non fa altro che esprimere la propria soggettiva
opinione, non supportata da alcuna evidenza scientifica, cui ti assicuro la mia non ha qualcosa da invidiare (sulla mia
pelle ho avuto modo di comparare i due tipi di dieta, quella che tu lasci supporre del “cacciatore-raccoglitore” e
l'altra da me auspicata del fruttariano-vegetariano (con piccole aperture per il pesce): quanta frutta e quanta verdura ci
occorrano, Alberto, ce lo dice il nostro equilibrio acido-base, dato che sono i soli alimenti alcalinizzanti o quasi.
Un pH leggermente alcalino è il presupposto indiscutibile dello stare in salute!!!-e c'è un ottimale rapporto
carboidrati, proteine, grassi ch'è rispettivamente di 80/10/10.
E sempre quel Tizio da te menzionato (non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere!) mostra di misconoscere tutte le
evidenze scientifiche che remano in senso contrario alle proprie supposizioni (rapporto zuccheri-obesità;
considerazioni sui grassi alimentari; assuefazione agli zuccheri, ... ).
Lo scrivente poi ha sempre affermato che il sale e lo zucchero aggiunti siano due Killer e che lo zucchero sia il
carburante primario delle cellule neoplastiche così come la mancanza di ossigeno o quasi ne sia il terreno.
Fuori dalla frutta e da quei pochi zuccheri naturali che si possono trovare nel cibo crudo, io non assumo zuccheri,
Alberto e i miei valori glicemici sono in perfetto ordine.
Noi non siamo frugi-vegetariani, siamo cacciatori-raccoglitori perchè è così che ci siamo evoluti per oltre 2 milioni di
anni.
Siamo infatti dotati di 4 canini, 1 stomaco (non 4 come i ruminanti erbivori) e guarda caso abbiamo gli enzimi in quantità elevate per le proteine (proteasi etc.) e soprattutto per i grassi (lipasi etc.)
Mi sono sempre chiesto che ce l'abbiamo a fare allora la bile, la cistifellea come riserva, tutti questi potentissimi enzimi digestivi e non se poi siamo frugi-vegetariani?
[b]- Su questo argomento credo di aver ampiamente espresso il mio pensiero, esplicitato in molti dei miei scritti.
Aggiungo solo qualche dato di anatomia e fisiologia comparate.
Carnivori: placenta zoniforme discoidale, incisivi poco sviluppati, molari appuntiti, saliva e urina acide, stomaco
semplice, intestino lungo tre volte il tronco, vivono di carne.
Onnivori: placenta non caduca, incisivi assai sviluppati, molari con piego, saliva e urina acide, fondo dello stomaco
arrotondato, intestino lungo 10 volte il tronco, vivono di carne e vegetali.
Erbivori: placenta non caduca,
,
, saliva e urina acide, stomaco in tre parti, intestino lungo 12-18
volte il tronco, vivono di erbe e piante.
Antropoidi (scimmie, …): placenta discoidale, incisivi ben sviluppati, molari smussati, saliva e urina alcalina, stomaco
con duodeno, intestino lungo 7-11 volte il tronco, vivono di frutta e semi (noci, mandorle, ecc.).
Uomo: placenta discoidale, incisivi ben sviluppati, molari smussati, saliva e urina alcalina, stomaco con duodeno,
intestino lungo 12 volte il tronco, dovrebbero vivere di frutta e semi (noci, mandorle, ecc.).
A giudicare dalla struttura placentare, ritenuta dal Prof. Thomas Henry Huxley il perno nella classificazione delle
specie, osservando i dati del Dr. Emmet Densmore, successivamente ampliati da Gustav Schlikeysen, la conclusione
univoca è che l’essere umano faccia parte dei frugivori (coloro che si cibano soltanto dei prodotti della terra).
Per quanto poi attiene alla dentizione, non è difficile posizionare le scimmie antropoidi nella zona intermedia tra l’uomo
e i carnivori, a connotare come l’uomo sia il “capostipite” dei frugivori.
Se poi, con tutto il rispetto per il tuo “micetto” di casa, se lo hai, Alberto, oppure per il tuo cane, facendo ben attenzione
che non s’irretiscano troppo, potrai osservare come i canini siano allungati, conici, affilati e tra di essi compaia una
serie d’incisivi, struttura questa predisposta proprio per recidere e bilanciare.
A quel punto comparandola con la tua non dovresti avere dubbi sulla dissomiglianza tra le due disposizioni.
Se poi provi con la mandibola del micio a effettuare uno spostamento di frantumazione laterale potrai accorgerti del
disappunto dell’animale per la non connaturalità del gesto.
Quanto riferito non è un punto di vista: tutti i carnivori hanno le caratteristiche predette sui canini e nessuno di loro
macera lateralmente il cibo mediante un innaturale movimento della mandibola!
Parimenti difforme la dentizione degli erbivori con quella dei frugivori.
E ancora: la mascella inferiore dei carnivori si sposta più in avanti di quella superiore, mentre nei vegetariani è la
superiore a estendersi più in avanti.
Diversamente, le scimmie e l’uomo presentano, salvo difetti, la mascella superiore davanti alla mandibola.
L’uomo, Alberto, è connaturalmente un frugivoro!
Se poi sia approdato a un’innaturalità dietetica, per un qualsiasi motivo, questo, io penso, non gli porterà affatto
del beneficio a giudicare da tutti gli acciacchi che lo affliggono sia nel sistema muscolo-scheletrico, sia in quello
vascolare-circolatorio, sia nel sistema nervoso, sia in quello immunitario, …[/b]
Sull'utilizzo poi di legumi anche qui ne avrei da dire : essi contengono tantissimi antinutrienti (lectine, saponine, fitati
etc..) ed a lungo andare possono determinare un aumento della permeabilità intestinale.
Non sono io a dirlo ma i recenti studi che pian piano stanno venendo fuori.
Stessa cosa dicasi per i grassi, purchè provengano da fonti giuste.
Questa fobia inspiegabile del consumo soprattutto di grassi saturi, che secondo la medicina ufficiale sono considerati fattore di rischio per malattie cardiovascolari e molto altro.
In realtà tutto ciò ha permesso a industrie di oli di semi e vegetali di prendere il sopravvento a discapito della salute dell'individuo, promuovendo tutti questi prodotti dannosi per la salute dell'uomo e non adatti per quello che siamo dal punto di vista biologico-evolutivo.
Le proteine poi, sono componenti essenziali per milioni di processi nel nostro corpo, e soprattutto dalla carne animale e solo da li puoi prendere quantità ottimali di vitamine (B12 in particolare, così come nelle uova) e degli Aminoaicidi.
Infatti molti che seguono un'alimentazione vegetariana e come la tua sono costretti a lungo andare ad assumere integratori di sintesi contenenti proprio vitamine ed aminoacidi.
La natura ci ha creato in modo tale da poter prendere i componenti essenziali dal cibo, non da integratori esterni.
L'alimetazione basata sul gruppo sanguigno non ha fondamenti scientifici : funziona solamente perchè guardacaso hai eliminato tutto quello che noi non siamo abituati a processare perchè ci siamo evoluti in altro modo e l'avvento dell'agricoltura ha cambiato le carte in tavola, così come i prodotti industriali raffinati/processati
Infatti hai eliminato il glutine, i prodotti conservati e con zuccheri aggiunti, dolci, pane pasta pizza ecc. ecc.
Non è l'emogruppo che conta, ma siamo noi che siamo cacciatori-raccoglitori, per lo più carnivori e consumatori di verdure, frutta ma con le dovute accortezze, quali?
La carne : disinformazione più totale al giorno d'oggi, la carne rigorosamente da allevamenti di animali allo stato brado a cui non vengono dati come nutrimento cereali ed altre porcherie. E' un alimento puro, completo di proteine, grassi (anche molti omega-3), vitamine.
Pesce : soprattutto pescato e mai allevato, preferire tagli piccoli per evitare l'eccessivo accumulo di metalli pesanti che l'uomo stesso ha provocato nel corso dei secoli, anch'essi grandi fonti di molti composti essenziali.
Verdure : pressocchè tutte, ad eccezione di pomodori ed altre piccole accortezze.
Sono sicuro che le cose per te andrebbero ancora meglio se eliminassi anche gli altri cereali che consumi, e soprattutto soia e mais. E probabilmente non avresti bisogno nemmeno di tutta l'integrazione che fai.
Ciò non toglie che l'integrazione la ritengo fondamentale perchè ormai i cibi non si sa mai quello che ci va a finire e molti contengono sostanze nutritive che sono 1/10 di quelle che dovrebbero esserci.
Non dimentichiamoci poi degli Omega-3, non a caso molte alterazioni e stati infiammatori cronici sono dovuti ad uno squilibrio notevole verso gli omega-6 che guarda caso sono contenuti un tutti quegli oli vegetali di cui si fa ampiamente uso.
Integrarli quindi dopo un dosaggio degli acidi grassi nel sangue.
- No, Alberto.
Osserva:
-la mancanza di ossigeno ci porta il soffocamento dopo qualche minuto;
-la mancanza di acqua ci dà sete e ci conduce alla morte entro qualche giorno;
-la mancanza di alimenti ci dà fame e ci fa morire nel giro di qualche settimana;
-l'assenza vitaminica totale (es. scorbuto) non dà sintomi ma disgrega il nostro corpo in circa due/tre mesi, portandoci alla morte;
-la carenza vitaminica non dà sintomi ma dopo un certo numero di anni ti arriva la malattia (es.: un infarto).
Una deficienza vitaminica (tralascio la carenza totale) non genera alcun segnale d'allarme nel nostro corpo ma il primo sintomo a comparire è la malattia.
La maggior parte di Noi soffre non di una carenza totale bensì d’una deficienza cronica di vitamine e di altri nutrienti essenziali (minerali, oligoelementi, ... ).
Dato che tale deficienza vitaminica non produce immediati segnali di avvertimento, essa si protrae per molti anni non individuata, nascosta, tanto che il primo segnale è ... un attacco di cuore o il sopraggiungere di qualche altro accidente.
Conclusione: siccome il nostro corpo non ci preavvisa, il miglior modo di evitare deficienze nell'energia cellulare è un'ottimale supplementazione giornaliera delle vitamine, dei minerali, degli oligoelementi, ...
A verifica di quanto scritto, c'è il fatto che le malattie cardiovascolari siano la principale causa di morte: il cuore e il sistema circolatorio sono gli organi più attivi del nostro corpo per via della loro continua azione di pompaggio.
Uno sforzo meccanico talmente elevato che le cellule del sistema cardiovascolare richiedono un alto consumo di vitamine e di altri nutrienti essenziali.
È basilare, quale misura preventiva e terapeutica per le malattie cardiovascolari e per tante altre condizioni di salute, identificare il proprio apporto giornaliero ottimale di vitamine e di nutrienti essenziali.
Esso è necessario per migliaia di reazioni biochimiche in ogni cellula; una deficienza cronica di vitamine ... è la più frequente motivazione del malfunzionamento di milioni di cellule corporee e la causa di (scusate, se mi ripeto) malattie cardiovascolari e altre patologie.
E' inoltre buona regola contenere l'assunzione massima quotidiana di proteine al di sotto dei 30-40 g.
Il problema si pone se una dilagante acidosi implichi, al nostro interno, il rilascio di un enorme quantitativo di succhi gastrici acidi, al punto che il corpo, a fine pasto, a livello renale ed epatico, sia costretto a liberarsi delle sostanze tossiche di rifiuto.
Le tossine della carne, una volta digerite, resteranno in circolo dentro di noi quasi 6 giorni!
La pepsina, enzima prodotto e secreto dalle cellule peptiche della mucosa gastrica, è in grado di scomporre qualsiasi tipo di proteine, anche il collagene che forma il mesenchima intercellulare della carne.
Per fare ciò, ossia per metabolizzare le proteine cellulari, essa dapprima digerisce le fibre del Collagene.
Se, tuttavia, assumiamo troppe proteine (causa d’invecchiamento precoce, palesato dalle rughe della nostra pelle), e specialmente se abbiamo una diminuita capacità gastrica, gli enzimi digestivi incontreranno seri problemi a entrare nella carne con tanto di pessima digestione.
Diversamente, delle belle porzioni di frutta e di verdura ci faranno sentire più leggeri, perché esse hanno meno proteine e forniscono un minor apporto calorico se confrontate con la carne: 1 g di proteine della verdura dà circa 2,5 calorie mentre 1 g di proteine della carne quasi il doppio.
Il fatto è, poi, che in ciascun tipo di cellule c'è un limite massimo di concentrazione proteica che non può essere oltrepassato, per cui gli Aminoacidi, elementi costitutivi delle proteine dei liquidi del nostro organismo, sono demoliti per produrre energia o incamerati come grassi.
Dunque, esagerare nell'assunzione di elementi proteici comporta anche un aumento del peso corporeo.
La demolizione proteica avviene a livello epatico, attraverso un sistema di degradazione dell'azoto (desaminazione), che consiste nello smuovere il gruppo aminico, ch’è una zona di grande valore energetico dell'aminoacido, con tanto di fuoriuscita di Ammoniaca, prodotto nocivo per le nostre cellule.
Meno male che le ridotte quantità di ammoniaca sono contrastate e trasformate nella meno dannosa urea.
Superando i 30 g di proteine, il fegato va in crisi con tanto di aumento del quantitativo di ammoniaca nel sangue, quindi nelle urine, con deleteri effetti sull'apparato urinario ma anche sui nostri 250 g di materia grigia (cervello), che ci segnalerà spossatezza, disposizione alla collera, anomalia nella coordinazione neuromotoria ...
Avete mai pensato a fare il "Test del Pugno" (Fit Test), per rilevare se c'è sovrappiù di ammoniaca nel vostro corpo?
Semplice: quando andate a dormire, prima di coricarvi, stringete il pugno con forza e verificate se al mattino riuscite a farlo con altrettanta vigoria.
Se avete difficoltà a serrare il pugno, significa che state accumulando ammonio, che vi darà rigidità ma anche sofferenza alle articolazioni.
Intendiamoci: anche le proteine delle verdure vanno incluse nel totale quotidiano di 30 g, ed è possibile contrarre malattie anche con eccessi proteici da vegetali, per es. da noci, da mandorle, da nocciole, ... , da graminacee ...
Un'altra riflessione.
Il nostro organismo funziona perfettamente quando è decisamente alcalino.
Tuttavia, le nostre cellule rilasciano ogni giorno acidi, la cui conduzione molecolare aumenta in stato di esercizio fisico.
C'è però un'enorme diversità tra gli acidi originati dalle nostre cellule e quelli derivanti da un'inappropriata alimentazione, che apporta notevoli scorie acide: quello cellulare è un acido fisiologico, molto più debole di quello rilasciato da una dieta a elevato contenuto proteico, che non necessità di essere contrastato da minerali alcalinizzanti, perché è espulso col respiro e con la conversazione.
I cibi come gli agrumi (limoni, arance, pompelmi, melograne, ...) ci danno molecole acide, ma molto deboli e senz'altro differenti da quelle liberate dalla carne, per cui sono naturalmente espulse dalle cellule.
L'organismo si libera agevolmente degli acidi deboli di provenienza vegetale e della frutta.
I cibi altamente proteici, quelli di derivazione animale, rilasciano scorie acide che hanno bisogno di essere neutralizzate prima della loro espulsione; necessitano cioè di essere smontate e portate fuori dai minerali alcalinizzanti passando per il livello renale o per quello intestinale.
Invece, le ceneri della frutta e della verdura, sostanziale differenza, hanno in sé minerali che aiutano ad alcalinizzare il nostro corpo, sono facilmente digeribili ed espulse a livello polmonare (se ti pare poco!).
La frutta ci consente di tenere in equilibrio il pH urinario e ripulisce a fondo il tessuto connettivo (mesenchima) in cui sono immerse le nostre cellule.
Se ci spremiamo un agrume, l'acido citrico viene prontamente digerito dalla mucosa bronchiale come acido carbonico e di esso non restano che i sali minerali alcalinizzanti.
Pure le verdure danno buone proteine e soprattutto senza quei deleteri contraccolpi sul nostro corpo che danno invece quelle di provenienza animale.
L'enorme ingestione di proteine sviluppa acidi forti che devono essere contrastati a tutti i costi.
Quasi tutta la frutta e la verdura ci assicurano il patrimonio alcalino o addirittura lo accrescono; non solo, non avendo colesterolo o grassi di ogni tipo ci sono necessarie per bilanciare il nostro peso.
Esse ci fanno incamerare vitamine, minerali, aminoacidi e cellulosa.
Vitamine, minerali e aminoacidi alimentano le nostre cellule, aggiustano e ricostruiscono il nostro corpo.
La cellulosa invece, dato che non possiamo metabolizzarla, farà da veicolo di conduzione per l'espulsione dei rifiuti tossici, derivanti da cellule morte e batteri, fuori dal corpo, evitandoci la stitichezza.
Frutta e vegetali conducono con sé degli auto-enzimi che sono capaci d'innescare e velocizzare la digestione della verdura o del frutto assunto.
Sono complesse proteine, fabbricate da cellule viventi, in grado di produrre variazioni chimiche ad altri materiali, rimanendo esse inalterate.
Abbiamo centinania di enzimi diversi nel nostro corpo, vagolanti nei fluidi endogeni, come, per es., la Ptialina (saliva); la Pepsina, la Gelatinasi, e l'Alitasi (stomaco); la Tripsina, la Chimotripsina e l'Amilopsina (pancreas); l'Erepsina, l'Amilasi e l'Enterochinasi (intestino); la Nucleosidasi (muco).
Enzimi diversi, che svolgono mansioni diverse: alcuni trasformano gli amidi in zuccheri; altri ci fanno digerire; altri ancora riducono a emulsione i grassi in acidi grassi; certuni scindono gli aminoacidi in ammmonio, in componenti ammoniacali; cert'altri azionano le variazioni chimiche endocellulari.
Ovviamente, la cottura abbatte gli enzimi; quella a non più di 70°C ne salva diversi.
Frutta e verdura potremmo definirle delle miniere di vitamine, minerali ed enzimi e rilasciano, torno a dire, acidi deboli, agevolmente neutralizzati soprattutto dalla mucosa dei bronchi.
Gli individui con disturbi collegati all'assunzione di frutta e verdura hanno il corpo talmente acido da non tollerare, figurarsi!, l'aggiunta di qualche molecola leggermente acida, tra l'altro velocemente eliminabile dai polmoni in pochi minuti.
In tal caso, dato che frutta e verdura sono alimenti essenziali, converrà mangiarli cotti.
Gli atleti, anche coloro che fanno Body Building, se hanno una dieta equilibrata, non necessitano di integratori proteici perché le proteine non accrescono le energie, anzi, le disperdono per smaltire gli abusi proteici, producendo talvolta un bilancio idrico negativo, inappetenza e scariche diarroiche.
Se siamo impegnati in percorsi sportivi significativi, occorre introdurre più carboidrati complessi (frutta, riso integrale, patate, orzo, quinoa, ...) e, se del caso, grassi.
Ottima, inoltre, la sistematica assunzione di centrifugati di carote, di carote e sedano, e quella di datteri crudi, ogni giorno, che ci apporta tutti gli aminoacidi essenziali, i minerali, le vitamine, ...
Gli eccessi proteici immettono acidi forti nel nostro corpo, che dovranno essere neutralizzati dal sodio contenuto nei muscoli, composti d'acqua per l'80%, ma acqua unita al sodio, che è costretta a lasciare la massa muscolare per "soccorrere" il tessuto mesenchimale (in forte acidosi) in cui sono immerse le cellule.
-Ne va ... ne va la vita!-esclamerebbe a questo punto il povero curato di manzoniana memoria.
Dunque, la muscolatura per abuso proteico, soprattutto di derivazione animale, declassa sia in massa sia in volume.
Non siamo carnivori, ma fruttariani, leggermente frugi-vegetariani.
All'Ucsf Prevention science group di San Francisco (Usa), Sellmeyer concluse, su un campionamento di 1 035 donne (caucasiche) in menopausa, che quelle che si erano alimentate con quantitativi maggiori di proteine di derivazione animale presentavano una media di perdita ossea tripla e un'incidenza di frattura alle anche quasi quadrupla nei confronti di quelle donne che avevano seguito una dieta con poche proteine animali e più proteine vegetali.
S’ipotizzò che gli alimenti ricchi di proteine animali accrescano il quantitativo di acidi nel sangue, soprattutto l’acido solforico, contrastato dai minerali alcalini, quali il calcio e il magnesio, il cui dispendio porterebbe al crollo della massa ossea con tanto di osteoporosi.
Sul Pianeta, sono probabilmente gli Eschimesi con più di 2.000 mg al giorno ad avere un'alimentazione con maggiori quantitativi di calcio e con ben 250-400 g al giorno anche di proteine.
Infatti, gli Eschimesi autoctoni risultano ai primi posti per la perdita di massa ossea.
La Scandinavia ha in Europa il maggior indice di osteoporosi, ma non stupiamoci, perché è anche tra i Paesi che hanno le maggiori razioni giornaliere di calcio e prodotti caseari.
Gli Spagnoli "campagnoli" (passatemi il termine), i Neri e i Cinesi sono nel Mondo a rischio minore di fratture all'anca, mentre la minor frequenza di osteoporosi si riscontra nei Bantu sudafricani che, se si trasferiscono in Occidente, fanno rialzare (guarda un po'!?) sensibilmente la media.
E potrei continuare ancora ...
Magnesio, calcio (non quello del latte e dei derivati), vitamina B6, vitamina K, boro, vitamina D, Chondroitin sulfate e CoQ-10 ci aiutano a prevenire l'osteoporosi e le fratture ossee a una certa età, ma anche una sana dieta alcalina, a base di frutta e verdura, con quantitativi di proteine (soprattutto quelle animali) intorno ai 30-40 g, meglio sotto i 30, con uso degli oli omega-3, l'esposizione al sole magari per poco tempo e in certi momenti della giornata e l'esercizio fisico che aumenta la densità delle ossa o quantomeno ci permette di conservarla, pur invecchiando, se continuiamo a tenerci in allenamento.
Io credo che si possa tranquillamente asserire che vi sia, come dire, una specie di "disputa funzionale" tra i nostri organi di senso, e che, come asserito da qualcuno, alimentarsi possa essere tradotto anche con "pienarsi la pancia".
Difatti, la vista, l'udito, il tatto ci sono indispensabili per la protezione, per l'offensiva, per l'allontanamento dal e verso il pericolo; diversamente, l'odorato e il gusto si possono considerare collegati al conseguimento del godimento, del diletto.
Tuttavia, l'essere umano è stato conformato per ragioni di puro mantenimento in vita, dunque, per captare maggiormente la sofferenza piuttosto che il piacere.
Voglio dire che per vivere è più indispensabile il riconoscere una minaccia che può arrecarci un danno che procacciarsi un godimento.
Siamo così fortemente strumentalizzati dalle apologie culturali del sistema a tutti i livelli, che i più si lasciano edulcorare il palato e subliminare le cellule neuronali, appagando i recettori sensoriali del piacere a discapito di quelli che possono tenerci in vita, farci sopravvivere.
E, come se tutto ciò non fosse ancora sufficiente, ecco che arriviamo ad alimentare, attraverso concetti pseudo-scientifici, la convinzione che il fare scorta di alimenti super-proteici, fortemente carichi di scorie acide, particolarmente la carne, il latte e i derivati, ci possa garantire sia una splendida forma fisica, sia mantenere uno stato di generale benessere.
E' falso.
Teniamo presente che il latte materno contiene l'1,5% di proteine, dimostrandoci che non occorrono enormi quantità proteiche per assicurarci la moltiplicazione cellulare.
Conosci, Alberto, il The McDougall Plan, un programma nutrizionale mai impugnato e osteggiato da qualcuno?
Esso afferma che l'apporto proteico giornaliero non dovrebbe eccedere il 2,5% dell'assunzione globale delle quotidiane calorie.
E non v’è da meravigliarsi adesso che tale percentuale proteica sia alquanto ridotta, perché essa è pur sempre maggiore di quella accertata nel "nettare" materno che sta tra 1 e 1,5 (con azione alcalina) e che comunque permette al nascituro di duplicare il proprio peso nei circa 7 mesi in cui si alimenta di latte al seno materno.
Ricordiamoci poi che in questo primo periodo di esistenza occorre fronteggiare le più vigorose necessità alimentari di tutta la nostra vita e, "incredibile dictu" ("incredibile a dirsi"), con un quantitativo percentuale di proteine ch'è il più esiguo sempre della nostra esistenza in vita: direi, lo 0,1% del consumo proteico di un soggetto adulto.
Riflettiamoci; e anche su questo: tutti i risultati scientifici che concludono favorevolmente circa l'assunzione di quantità proteiche massicce (ahimè, nocive!) sono fondati su ricerche effettuate su ratti (o quasi) che producono un latte che ha il 9% di proteine.
La cifra percentuale molto elevata non deve sorprenderci se consideriamo che esso (ratto) duplica il proprio peso in circa 5 giorni di vita e che, diversamente dall'uomo, non ottiene l'intero sviluppo nell'arco di 18 anni.
Domanda:
-Ci siamo mai nutriti di latte di ratto?
Se la mia conclusione è esatta, allora sarà facile condolere con me un più che motivato sospetto verso certi pagliacceschi pontificati che mirano a "imboccarci" smodati e innaturali consumi.
Il rapporto calcio/fosforo al nostro interno dovrebbe attestarsi a 2:1, perchè, al di là di quanto calcio sia consumato, se nell'alimentazione il quantitativo di Fosforo è superiore a quello del calcio, l'eccesso di scorie acide porterà inesorabilmente a un'elevato dispendio di calcio.
Inoltre: dato che il fosforo nel sangue è assimilato più velocemente del calcio, avremo una temporanea acidificazione, maggiore di quella ipotizzata con l'assunzione di una quantità con un appropriato rapporto calcio/potassio, che per essere tamponata necessiterà almeno in principio di una supplementare quantità di sodio ... dalla "Riserva Alcalina".
Ma se il sodio non sarà più utilizzabile, ecco che l'organismo ricorrerà al calcio delle ossa, cercando disperatamente di mantenere il pH intorno a 7,5.
La faccenda si fa poi ulteriormente più complicata perché, dispiegato il calcio osseo, una commisurata quantità di fosforo disperso giungerà ad appesantire i reni col pericolo del manifestarsi di una calcolosi delle vie urinarie, della colecisti o del coledoco e con tanto di precoce calcificazione e prematuro invecchiamento dei tessuti molli.
E, questo per le future mamme, sappiate che c'è uno stretto rapporto tra un pH del feto inferiore a 7,20 e un basso punteggio del test di Apgar (dal nome di un'anestesista statunitense) che, come si sa, misura la vitalità di un neonato e l'efficienza delle funzioni vitali primarie (battito cardiaco, respirazione, tono muscolare, riflessi, colore della pelle), e anche un tardivo accrescimento all'interno dell'utero o un'insufficienza placentare.
Il pH del nascituro dipende da quello materno ossia dal sano stile alimentare e di vita della Mamma.
Per funzionare al meglio di sé, il nostro organismo necessita di un pH urinario leggermente alcalino, altrimenti, andando in acidosi e protraendola, rischiamo di contrarre serissime patologie.
Solamente lo stomaco sfugge a questa regola, dato che produce acido cloridrico utile per favorire la digestione.
Pur ingerendo cibi acidificanti (ananas, arance, limoni, mandarini, melagrane, pompelmo, ribes, ... ), fabbricando prodotti acidi, quali l'acido lattico ottenuto dal lavoro dei muscoli, ed espellendo acidi urici coi reni, è auspicabile conservare il nostro organismo quanto più alcalino possibile in modo da vivere sani.
Anche flessioni esigue del pH sono in grado di stravolgere le occupazioni all'interno delle cellule, regolate da enzimi suscettibilissimi anche a cambiamenti microscopici di pH.
Per tenere alcalino il nostro organismo, la nostra dieta deve contenere l'80% di frutta e verdura, un 20% di cereali (integrali), col quantitativo proteico al di sotto del 30-40%; dobbiamo bere acqua con residuo fisso che sia il più basso possibile, con un pH, preferibilmente, tra 6 e 7; svolgere una regolare, sistematica attività motoria di circa 30 min. o più (in relazione all'età), facendo attenzione a quelle agonistiche, soprattutto se anaerobiche, le quali attivano un'enorme quantità di acido lattico che in particolari situazioni l'organismo non può smaltire adeguatamente; effettuare una respirazione diaframmatica, in luoghi salùbri; coltivare un atteggiamento mentale positivo; sintonizzarsi con musica e colori alcalinizzanti.
Se si cronicizza un'acidosi dei tessuti, l'adrenalina e la noradrenalina (catecolamine) sono prodotte in quantità maggiore nel settore midollare delle ghiandole surrenali con le conseguenze che purtroppo in molti conoscono di affaticamento cronico, stato ansioso, depressione, ...
La gotta è un'artrite frequente alle articolazioni periferiche di mani e piedi, più di rado alle spalle, al sacro-iliaco, alle cervicali, all'anca, che insorge per via dell'eccessiva raccolta e della sedimentazione all'interno dei tessuti molli di massicce quantità di purine e derivati fortemente acidificanti, a es. l'acido urico, nelle articolazioni, tendini, ... , cristalli di acido urico o acido ossalico che producono lancinanti sofferenze e grave impedimento delle proprie funzioni.
Se non corriamo ai ripari cambiando la nostra dieta, possiamo propendere verso una cronicizzazione addirittura deformante.
In certe patologie ematiche (policitemia primaria e secondaria, alias la produzione abnorme di globuli rossi, consistente in un aumento di emoglobina e dell'ematocrito; morbo di Coley; importanti sorgenti flogistiche ossia infiammatorie) c'è una contemporanea espulsione di acido urico, attraverso le urine.
Quando attraverso il cibo consumiamo troppe proteine, intendendo che sorpassiamo i 30-40 g al dì, abbiamo un innalzamento della demolizione (catabolismo) delle purine che confluisce nella malattia perché si accresce la probabilità di composizione di accumuli di cristalli e di veri e propri "assalti" di gotta secondaria.
I maschi ne sono maggiormente coinvolti rispetto alle femmine (per lo più in menopausa), in un rapporto 95:5, perché le donne possiedono un'inferiore quantità di muscolo magro e una superiore filtrazione degli acidi urici (clearance).
Quanto l'acido urico sia solubile è collegato alla concentrazione in sodio e al pH.
In uno stato di non alterazione, gli urati sono diluibili fino a 8,3% mg, dei quali il 90% è urato sodico.
Cambiando il rapporto sale/acido, crescendo il pH, si configurano soluzioni soprassature (urine): calando il pH (acidificazione), si assiste alla precipitazione degli urati e dell'acido urico nei reni, al punto che si
possono formare calcoli renali e ci possiamo "beccare" una nefropatia cronica uratica.
Si consideri che nelle urine l'acido urico ha un raccoglimento di 0,3-0,6 per l., ossia 6, ma anche fino a 10 volte maggiore di quella ematica, di 0,05 l.
In un giorno, seguendo un'alimentazione corretta a basso apporto proteico, si espulgono 0,50 g circa di acido urico, che invece sale a 1-1,5 g introducendo quantità superiori di proteine.
Un pH urinario al di sotto della norma determina un processo chimico che porta l'acido urico disponibile alla costituzione di calcoli urinari con una probabilità 1000 volte maggiore nei confronti di chi non presenti uno stato di acidosi.
Come già espresso, l'organo epatico dei carnivori ha una capacità di "smaltire" l'acido urico che è una quindicina di volte maggiore rispetto a quella del fegato dell'uomo (fruttariano/vegetariano) o della scimmia.
Il nostro corpo metabolizza esclusivamente ridotte dosi di acido urico, sostanza molto nociva che talvolta giunge a rovinare irreversibilmente il nucleo della cellula, il suo DNA.
Per meglio esplicitare il concetto, l'essere umano non può produrre l'enzima uricasi per demolire l'acido urico (decarbossilazione ossidativa).
Cibarsi di carne non è per lui conveniente o quantomeno non più di 60 g a settimana, preferendo quelle bianche (tacchino, pollo, ...), ma è solamente una falsa apologia culturale esercitata dal consumismo che mira al prestigio sociale.
Al contrario, tra le motivazioni più ricorrenti delle patologie che lo riguardano c'è un basso pH urinario per una dieta acidificante, soprattutto a base di cibi carichi di proteine animali, inclusi latte e derivati, che produce un potenziamento della sintesi delle purine che preludono all'acido urico.
Ovviamente, sarebbe un clamoroso sbaglio quello di ricorrere ad antinfiammatori che guariscono il sintomo ma non la causa.
Bisogna ripristinare l'equilibrio tra le scorie acide e le ceneri alcaline con un'alimentazione alcalinizzante (sodio, magnesio, calcio, potassio e ferro) a base di frutta e verdura.
Se le nostre cellule non ce la fanno a liberarsi delle sostanze nocive, ecco che s'instaura l'alterazione funzionale e il decesso enzimatico che sfociano nelle patologie, in alcuni casi molto serie, come le affliggenti e tormentose artropatie.
Il calcio in noi ha una funzione neutralizzante la forte acidosi tissutale che mina fortemente i nuclei delle cellule e l'ignoranza (alla latina, naturalmente) ci guida, per timore di una carenza di calcio, all'assunzione di latte e derivati, che acidificano e aggravano ancor più la situazione.
Già, perché tutto il calcio dei cibi menzionati sarà utilizzato per neutralizzare alla meno peggio l'acidosi crescente a causa della loro stessa ingestione, con tanto di grave demineralizzazione ossea che confluirà in patologie come l'artrite, l'artrosi, l'osteoporosi, le affezioni degenerative …
Gli addetti ai lavori dovrebbero, piuttosto che fare le fortune delle multinazionali farmaceutiche, informare correttamente le persone sull'uso di una sana dieta alimentare, utile a mantenere il pH leggermente alcalino, sempre che non si abbiano malattie degli organi preposti all'eliminazione delle sostanze di rifiuto dall'organismo, quali i reni e il fegato.
Riflettiamoci.
Gli studiosi della Sahlgrenska Academy dell'Università svedese di Gothenburg, concludono che "il sistema immunitario diventa più debole con una dieta ricca di grassi".
Gli esperimenti effettuati su dei piccoli topi nutriti con lardo mostrarono che essi non solo aumentavano di peso rispetto a quelli che avevano cibo con pochi grassi, ma possedevano anche i leucociti meno vivaci e più inadeguati nei confronti di un assalto da parte di microrganismi o agenti patogeni.
C'è poi un collegamento genetico tra sistema immunologico e grassezza: gli stessi studiosi hanno infatti esaminato le differenti modifiche di tre geni, essenziali per la buona funzionalità del sistema immunologico e hanno accertato che quelle con leucociti più sani si collegavano a una inferiore propensione alla pinguedine.
L'assunzione eccessiva dei lipidi modifica il sistema digestivo dell'intestino.
Per completare l'affermazione, nel caso dei carboidrati occorre prestare attenzione a un ibrido di origine sudamericana, radiologicamente modificato con 4 nuovi aminoacidi che frequentemente non sono identificati nel codice di lettura intestinale, il quale è responsabile di una naturale manifestazione di intolleranza.
Lo stesso accade con l'assunzione di proteine sopra i 30-40 g nell'emogruppo 0: le troppe proteine acidificano l'organismo facendo crescere l'ossidazione, riducono il sodio e il calcio in circolo (cresce infatti il calcio intranucleare per neutralizzare la crescente acidosi), si ha la cosiddetta “congestione cellulare” che conduce al cambiamento del terreno biologico, alla debilitazione del sistema immunologico e alle patologie croniche degenerative.
Certi alimenti di cui ci nutriamo, specie se in eccesso, rilasciano dopo l'avvenuta metabolizzazione scorie talmente acide fino al punto che l'organismo non riesce più a tamponarle.
Mi sto riferendo particolarmente ai quei cibi che hanno un'alta percentuale proteica e vengono assunti in dosi eccessive, come la carne, il pollame, il pesce e le graminacee, nonché a quelli raffinati e processati (sintetici, in scatola, in busta), sui quali, mi pare, conveniamo.
Il consumo di alimenti con elevate proteine appesantisce l'apparato digerente, il quale necessita di liberare dosi massicce di succhi gastrici acidi per abbattere i legami quaternari e terziari delle proteine.
Voglio intendere che con la digestione ci liberiamo anche dei materiali acidificanti che remano contro quella effettiva esigenza endogena di ciascuno di noi di mantenere un mesenchima che sia quanto più alcalino possibile, in modo da vivere in salute.
Precisando ulteriormente: la porzione edibile è assimilata per soddisfare le nostre esigenze nutrizionali ma le scorie acide sono inutili e rappresentano una seria minaccia per i reni, per l'intestino, per il fegato.
Tali "indesiderate coinquiline" per essere espulse richiedono un processo di neutralizzazione che qualora non fosse disponibile in misura idonea a fronteggiarle procurerebbe dolenti note circa gli organi interni predetti.
Contrastare il consumo di cibi proteici con abbondanti porzioni di verdure è corretto, perché si tamponano le scorie acide degli uni con le ceneri alcaline delle altre.
Il problema sorge quando si eccede coi quantitativi proteici, al punto che non si riesce a tamponarli con scorte sufficienti di minerali alcalinizzanti (sodio, calcio, magnesio, potassio, ferro).
I minerali tampone svolgono una missione importantissima per garantirci il buono stato di salute ma, se li esauriamo, la loro deficienza cronica, subdola per quanto occulta, ci arrecherà grossi problemi, magari a lunga scadenza, dato che il nostro organismo è programmato per sopravvivere, ma poi, un bel giorno, ecco, ti ritrovi con osteoporosi, sclerosi multipla, morbo di parkinson, problemi cardio-vascolari, ictus, ...
E non sto affermando, intendiamoci, che per mantenersi in salute si debba essere vegetariani al 100% o eliminare del tutto la carne (intendendo per tale anche il pesce), ma che occorra ricorrere a un giusto equilibrio.
Il corpo umano risponde e contrasta le scorie acide attraverso le ceneri alcaline della frutta e della verdura.
E non ho dubbi nel sostenere che la nostra alcalinità sia la conseguenza di una dieta a basso contenuto proteico (mediamente 30 g-max. 40 g al giorno: anche se si svolge un'attività sportiva), ossia con una percentuale minore del 7% della alimentazione.
Da questo ne consegue, provare per credere:
-crescita dell'attività funzionale;
-eccellente senso di benessere;
-efficienza, sia fisica sia mentale.
Ovviamente, una preoccupazione, un cattivo pensiero, un'idea sono talvolta maggiormente tossici che un cibo.
Come ho ribadito in altre occasioni: un pH urinario eccellente, ma anche la serenità e l'allegria (per dirla col defunto Mike).
Nei luoghi di malattia si riflette spesso su che fine abbiano fatto la fede e l'amore e sul fatto che occorra riacquistare la fiducia nella possibilità del pensiero di curare e addolcire guai e patimenti; che accarezzare dolcemente una gota, un bacio, una melodia, una silenziosa preghiera che scaturisca dall'Anima siano meglio di qualsiasi alimento o antibiotico.
Col cuore e con l'anima, ancora prima che con la mente, possiamo elevarci e vivere in salute; per quanto mi riguarda, ormai da un bel po', il mio corpo, la mia mente, la mia Anima sono riusciti a comprendere che loro e io apparteniamo alla stessa civiltà.
Nella dieta, occorre tanta avvedutezza: l'organismo non può vivere in costante emergenza da eccesso proteico, tamponato, ammesso che sia così, da ingenti quantitativi di frutta e di verdura (che, oltre una certa soglia, dubito possano essere sufficienti), alla stregua direi di chi prima prosciuga le osterie, tanto poi si prende il diuretico per l'Ipertensione.
Eccovi il parere di un famoso oncologo sull'alimentazione:
- Considerando il fatto che in termini evoluzionistici l'uomo è un primate, e che noi abbiamo mantenuto le caratteristiche metaboliche fondamentali dei primati che sono rimasti vegetariani, comprendiamo dunque come il nostro organismo sia programmato proprio per il consumo di frutta, verdura e legumi.
Una dieta priva di carne non ci può in alcun modo indebolire, e lo prova il fatto che un neonato nei primi mesi quadruplica il peso che aveva alla nascita nutrendosi solo di latte.
La carne non è indispensabile alla nostra alimentazione, nemmeno durante lo svezzamento: le proteine necessarie al nostro organismo, oltre che nella carne e nei cibi di origine animale, si trovano anche in molti vegetali, come i legumi.
È dunque possibile trarre dal mondo vegetale una dieta ricca e variata capace di fornirci vitamine, proteine, zuccheri e grassi vegetali in modo completo e calibrato.
Esistono poi prove scientifiche che questi alimenti, se consumati in quantità sufficiente, permettono anche di evitare alcune carenze e rinforzano la resistenza contro le malattie infettive.
I vegetariani, in genere, hanno non soltanto una vita più lunga dei carnivori, ma evitano malattie croniche invalidanti...
Da:
- Il cibo dell'uomo
di Franco Berrino
Direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva
Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori.
Ecco, alcuni passi.
“Lo diceva anche la Bibbia.
Quale debba essere il cibo dell'uomo ce lo dice la Bibbia, quando al sesto giorno della creazione Dio dice: “Vi dò tutte le piante con i loro semi... così avrete il vostro cibo”.
Gli scienziati e i medici di oggi, però, abbagliati dai nuovi dogmi della biologia, non danno molta importanza alle parole della Bibbia.
La chiesa ha contribuito non poco, fin dai tempi della persecuzione di Galileo, a togliere credibilità ad una fonte storica e antropologica importantissima sulla natura dell'uomo, del suo cibo, e del suo posto nel mondo.
Ma gli uomini di scienza badano poco alla storia; sono convinti che la chimica e la biologia moderna siano sufficienti a guidare le scelte alimentari dell'uomo, e mentre rincorrono affannosamente nuove tecniche per rispondere a quesiti sempre più fini sui meccanismi molecolari che sottostanno alle funzioni complesse della vita, anche per modificarli con farmaci specifici, spesso dimenticando gli esperimenti di ieri, necessariamente più grossolani, ma spesso più vicini alla realtà della vita.
I primi esperimenti, un aneddoto molto significativo.
Il primo grande esperimento sull'alimentazione dell'uomo è riferito proprio dalla Bibbia.
Il giovane Daniele e altri rampolli di nobili famiglie di Israele erano stati fatti prigionieri da Nabucodonosor, il quale voleva però che fossero trattati con tutti i riguardi e ordinò ad Asfenez, l'eunuco di corte, che fossero nutriti con il cibo e il vino del re.
Daniele e i suoi compagni si rifiutarono e pretesero acqua, cereali e legumi, com'erano abituati, e rassicurarono Asfenez, che temeva di incorrere nell'ira del tiranno, dicendogli che facesse la prova, e che li avrebbe visti più belli e più forti degli stessi figli del re.
L'importanza dei semi.
I popoli della terra hanno sempre saputo, da quando gli dei hanno loro insegnato a coltivare i campi, che i cereali, con i legumi e occasionalmente altri semi, sono l'alimento dell'uomo.
Nelle Americhe ancora oggi i poveri mangiano tortillas e fagioli neri, in Nord Africa semola di grano (il cuscus) e ceci, in Africa nera miglio e arachidi, in Oriente riso e soia, e anche da noi riso e lenticchie o pasta e fagioli.
I cereali, purché mangiati nella loro integralità, associati ai legumi e ad una certa quota di semi oleosi e di verdure, e occasionalmente a cibo animale, offrono una perfetta combinazione alimentare, con la giusta quantità di carboidrati, che ci garantiscono una costante disponibilità di energia per la vita quotidiana, di proteine complete di tutti gli aminoacidi indispensabili per il ricambio delle strutture cellulari, di grassi di buona qualità, che assicurano il funzionamento di complessi sistemi biofisici e biochimici che controllano l'equilibrio dell'organismo, di fibre indigeribili che nutrono migliaia di miliardi di microbi che convivono nel nostro intestino contribuendo alla nostra nutrizione e alla nostra salute, di vitamine, di sali minerali e di un'infinità di altri fattori che da un lato sono indispensabili al corretto svolgimento di reazioni chimiche vitali e dall'altro ci proteggono da sostanze tossiche estranee o prodotte dal nostro stesso metabolismo.
Nel ricco occidente è cambiato lo stile alimentare.
Nei paesi occidentali ricchi, soprattutto nel corso dell'ultimo secolo, lo stile alimentare si è progressivamente discostato da questo schema tradizionale dell'alimentazione dell'uomo per privilegiare cibi che un tempo erano mangiati solo eccezionalmente, come molti cibi animali (carni e latticini), o che non erano neanche conosciuti, come lo zucchero, le farine molto raffinate (come si riesce a ottenerle solo con le macchine moderne), gli oli raffinati (estratti chimicamente dai semi o dai frutti oleosi), o che addirittura non esistono in natura (come certi grassi che entrano nella composizione delle margarine, o come certi sostituti sintetici dei grassi che non essendo assimilabili dall'intestino consentirebbero, secondo la pubblicità, di continuare a mangiare schifezze senza paura di ingrassare).
Questo modo di mangiare sempre più “ricco” di calorie, di zuccheri, di grassi e di proteine animali, ma in realtà “povero” di alimenti naturalmente completi, ha contribuito grandemente allo sviluppo delle malattie tipiche dei paesi ricchi: l'obesità, la stitichezza, il diabete, l'ipertensione, l'osteoporosi, l'ipertrofia prostatica, l'aterosclerosi, l'infarto del miocardio, le demenze senili, e molti tumori, fra cui i tumori dell'intestino, della mammella, della prostata.
Il cibo di origine animale.
L'uomo, in realtà, ha sempre mangiato anche cibo animale, ma se si eccettuano alcuni popoli nomadi, o quelli che vivono in condizioni ambientali estreme per freddo o per altitudine, sono ben pochi gli esempi di alimentazione tradizionale con un'alta quota di cibo animale.
Anche il latte, che oggi in Occidente è alimento quotidiano, dai più era consumato solo occasionalmente, perché non poteva essere conservato ed era facile veicolo di infezioni.
È stato solo alcuni decenni dopo la scoperta della pastorizzazione, in pratica dopo la prima guerra mondiale, che ha cominciato ad essere distribuito nelle città.
Ma molti popoli ancor oggi non bevono più latte dopo lo svezzamento.
La cultura medica, giustamente preoccupata del grave stato di denutrizione che imperversava nelle nostre campagne e nei quartieri popolari delle città nei primi decenni del secolo, ha avuto un ruolo importante nella promozione del cibo animale, e la disponibilità di latte e di carne, insieme al miglioramento delle condizioni igieniche delle abitazioni, ha probabilmente contribuito a migliorare lo stato nutrizionale e a difenderci dalle malattie infettive.
Ma poi siamo andati troppo avanti su questa strada e il consumo di cibi animali e di cibi raffinati è entrato in una spirale di interessi produttivi e commerciali che ha completamente sovvertito le tradizioni alimentari dell'uomo.
Non vogliamo certo sostenere che si stava meglio quando si stava peggio, quando c'era la fame e la povertà, ma piuttosto che la nostra ricchezza ci consentirebbe una varietà di dieta sufficiente a soddisfare appieno sia le nostre esigenze fisiologiche e nutrizionali sia il piacere della buona tavola senza sovraccaricarci di prodotti animali e di cibi impoveriti dai trattamenti industriali, che solo il plagio della pubblicità televisiva riesce a farci sembrare buoni”.
Il nostro patrimonio genetico è per il 99% come quello delle scimmie.
Esse sono vegetariane e dobbiamo tornare ad apprendere che lo dobbiamo essere pure noi.
Nella storia dell'evoluzione siamo dei primati, provenienti dalla scimmia, come dire, una specie di ... "scimmie ritoccate".
La genomica, come ho scritto prima, ha evidenziato che il 99 per cento del nostro Dna è perfettamente uguale a quello dello Scimpanzé e quindi le nostre funzioni simili a esso sotto ogni aspetto.
Abbiamo conservato le attitudini metaboliche essenziali dei primati che hanno mantenuto una dieta vegetariana, con un corpo progettato per mangiare frutta, verdura e legumi.
Mangiare pochissima carne, pesce, pollame non può affatto svigorirci: un bebè, in pochi mesi quadruplica, il peso che aveva alla nascita, succhiando solo latte.
I gorilla, di poderosa statura e mucolatura, sono vegetariani come del resto lo sono o lo erano tutte le altre scimmie, e quindi occorre abbattere la convinzione che la carne sia senz'altro necessaria alla nostra dieta, ribadisco, di "scimmie variate".
Confermo che facciamo parte dell'ordine dei primati antropomorfi, per loro natura frugivori, ossia che si nutrono di frutti, foglie, semi, anche se poi siamo divenuti pure carnivori, come del resto alcuni scimpanzé.
Per circa 52 milioni di anni di evoluzione su 55 siamo stati preponderantemente vegetariani.
E, quanto l'adattamento e il cambiamento genetico siano fiacchi, lo denotano proprio lo scimpanzé e l'uomo, nell'aver mantenuto ancora il 99% dei geni uguali dopo ben 6 milioni di anni, da quando si è "dissociati".
L'embriologia, l'anatomia, la neurofisiologia comparata comprovano una conformazione in linea con frutta fresca, foglie tenere, tuberi, radici e non muscoli, ossa e interiora come i carnivori.
La struttura dei denti dei carnivori, le loro risorse enzimatiche, gli organi della vista, le "armature" di offesa, le forze e la combattitività, l'apparato digerente, circolatorio, intestinale, escretore, la sudorazione sono idonei al consumo di carne, quale risorsa glucidica, mangiandola cruda, e con tutto il sangue e le interiora.
Ma se non avessimo imparato a costruirci i materiali, quanto avremmo potuto cacciare!?
Come affermano molti scienziati, il bisogno ci ha spinti a nutrirci all'inizio di carcasse, poi di muscoli di animali (Neozoico), a causa del "duro" ambiente delle foreste: glaciazioni, interglaciazioni e tempi di aridità contrapposti a violenti diluvi.
L'Homo Habilis, per sopravvivenza, si adattò al consumo di carne, non conoscendo minimamente gli effetti deleteri di essa, che ha pagato direi a caro prezzo.
Gli Esquimesi, per necessità carnivori, hanno una lunghezza media della vita di circa 27 anni, muoiono di aterosclerosi, dovuta a una dieta carnivora.
Esistono 3 diversi motivi che possono condurci ad altrettanti pH urinari completamente dissonanti fra loro, per lo meno nella sostanza.
- Se ci nutriamo, prevalentemente, di futta e verdura, che hanno buone quantità mineraliche di calcio, ferro, magnesio, potassio e sodio, avremo un pH di 7, o oltre 7.
- Se ci nutriamo di quantitativi elevati di proteine (e sapete cosa intendo), nel caso si posseggano sufficienti scorte alcaline, gli acidi organici H3PO4 (acido fosforico), HNO3 (acido nitrico), H2SO4 (acido solforico), derivanti dall'iper assimilazione proteica, saranno espulsi sotto forma di sali acidi, NaHSO4 (Idrogenosolfato di sodio, o bisolfato di sodio, o solfato acido di sodio), assegnando al nostro pH un valore sotto 7; frequentemente, a 4,5.
Non c'è da stare allegri!
-Se ci nutriamo di quantità elevate di proteine, nel caso non si posseggano adeguate scorte alcaline, la quota di N (azoto), primario componente proteico, sarà espulsa come ammonio (NH3+), diluente d'emergenza, a pH 9,25, con tanto di pH, pensate un po?-di 7, perché l'HCO3- (ione carbonato) non finisce nei tuboli renali ma nell'urina, dandole la caratteristica alcalinità.
Grandioso, la vita prosegue: a fra quanto la malattia?
Citazione testuale del rapporto presentato alla Conferenza Internazionale sulla nutrizione FAO/OMS:
- All'allattamento al seno viene universalmente riconosciuto un ruolo di primaria importanza per garantire il miglior stato di nutrizione del bambino e per prevenire importanti malattie dell'età pediatrica (affezioni gastrointestinali, allergie, obesità, ecc.).
Poi, si aggiunge:
- Dopo i due anni di età si osservano, con notevole frequenza, le stesse errate abitudini alimentari riscontrabili nella popolazione adulta, caratterizzate da un eccesso di proteine e grassi animali.
Soltanto da una cinquantina d'anni il latte di mucca viene prepotentemente propinato nel mondo industrializzato: infatti, nell'antichità, ne facevano uso i pastori nomadi, ormai adulti, mentre il burro serviva ai Romani dell'Età di Augusto per ungere la pelle.
Solo nel latte materno ci sono i nutrienti che proteggono il nascituro, principalmente dalle infezioni intestinali e respiratorie.
In esso, si riscontra una regolare quantità di fosforo, adeguata e indispensabile per la buona crescita cerebrale del neonato che, diversamente dagli altri animali, sviluppa prima il cervello e poi forma la struttura ossea.
Il lattosio, poi, anch'esso indispensabile per la formazione del cervello, nel latte umano è in quantità maggiore nei confronti di quello contenuto nel latte vaccino.
Ora, dato che la crescita cerebrale del bambino è superiore a quella del vitello, se utilizziamo il latte vaccino, esso ne rallenta sia lo sviluppo cerebrale sia quello psichico.
Il contenuto proteico del latte vaccino è circa il triplo di quello umano: infatti, va diluito, per evitare il rigetto e qualche "accidenti" ai reni o al fegato, organi preposti allo smaltimento dei prodotti del metabolismo proteico.
I nostri antenati che non si alimentavano con latte vaccino possedevano un endoscheletro e una dentatura ben formati, compatti (testimonianze Fossili del Paleolitico).
I vitelli duplicano il loro peso corporeo una cinquantina di giorni dopo la nascita, mentre al neonato occorrono 180 giorni.
Non solo: somministrando latte vaccino, il neonato raddoppia di peso in circa 120 giorni, pesa ed è alto, rispettivamente, 2 Kg e 5 cm in più rispetto ai coetanei alimentati col latte umano, proprio per la sua abbondanza proteica.
Il maggior accrescimento somatico va a tutto discapito di quello psichico e rallenta parzialmente la capacità di apprendimento: ecco spiegato il perché venga promosso dagli addetti ai lavori l'allattamento al seno fino ai 18 mesi d'età.
Le masse scheletriche degli Americani, nutriti già dalla nascita con latte non umano e con alimenti superproteici, raggiungono la maturità almeno 6 o 7 anni prima che nel passato (osservazione e conclusione fornite dalle visite di leva).
E a un'accelerazione ossea più veloce, si assocerà sicuramente una senilità più rapida.
Il latte vaccino possiede dalla metà a 1/10 delle vitamine contenute in quello umano: la stessa vitamina C (potente antitumorale) si trova in abbondanza nel latte materno mentre scarseggia in quello vaccino.
C'è un esperimento effettuato dal Dipartimento Americano per l'Agricoltura, che allevò dei vitelli col latte pastorizzato: dopo 3 mesi, morirono tutti.
Il colostro del latte materno ha tante proteine (più del doppio del latte umano maturo) e lattosio, non molti grassi (soprattutto di quelli saturi), e la taurina (fondamentale per la crescita del Sistema Nervoso Centrale e per la retina), le immunoglobuline secretorie che tutelano il bebè dalle infezioni sia intestinali sia respiratorie.
Le immunoglobuline non sono contenute nel latte vaccino o nel latte industriale.
Siamo i soli animali a cibarsi di uova e di latte durante il corso di tutta l'esistenza, pertanto destinati a decedere anche in giovane età per sclerosi coronarica o a contrarre aterosclerosi col trascorre del tempo.
Ogni mammifero possiede un tipo di latte che è valido solo per la propria specie, con quello materno che ha il minor numero di proteine ed è più dolce.
Latticini e derivati immettono nel corpo le identiche sostanze tossiche della carne (purine, colesterolo, ptomaine), qualche volta anche in quantità maggiore, e contengono materiali chimici a noi nocivi.
Torno a ribadire che per immettere il calcio necessario occorre mangiare verdura a foglia verde, frutta, frutti secchi (mandorle, noci, nocciole ... ).
Tutti sappiamo quanto il calcio sia indispensabile per la diffusione degli stimoli nervosi, alla robustezza della ossa e per la frequenza cardiaca.
Da un bel po' di tempo a questa parte, purtroppo, s'è alimentata sempre più la convinzione che non si possa prescindere dal bere latte e mangiare formaggi per assicurarci la quantità quotidiana necessaria di calcio.
Convinzione non vera.
E lo comprovano tutti i mammiferi, tranne l'uomo, che lo assumono esclusivamente alla nascita e per un certo periodo variabile da una specie all'altra.
Una volta cresciuti, i carnivori prendono il calcio dalle loro prede, mentre gli erbivori dai vegetali: nessuno di essi continua ad assumere latte!
Corentin Louis Kervran, tra le altre eccellente chimico, ci dice che calcio, magnesio, potassio e sodio si trasmutano l'uno nell'altro; particolarmente poi il Silicio in Calcio, come fanno, per es., le piante.
Certi alimenti, quali il miglio e il grano, ricchi di silicio, e il grano saraceno, ricco di magnesio, sono rimineralizzanti e ricalcificanti; come del resto, l'equiseto, ricco di silicio e di potassio, impiegato per le fratture ossee e cartilaginee, nell'osteoporosi, nella carie, per le unghie fragili, ...
Le corazze delle aragoste, dei granchi o il Corallo derivano dalla trasmutazione Mg + O = Ca (magnesio + ossigeno = calcio) del magnesio.
Dunque, ma quali latte e latticini d'Egitto?-passatemi il modo di scrivere.
Anzi: osteoporosi e cancro della mammella hanno percentuali superiori, proprio nei luoghi in cui vi è un elevato impiego di latte e formaggi.
Il calcio che ci occorre lo dobbiamo immettere con gli alimenti del regno vegetale, proprio come fanno le mucche e tanti altri animali che se ne intendono, i quali nutrendosi di sola erba posseggono poderose stazze ossee.
Oltre ai vegetali a foglia verde, possiedono discrete quantità di calcio le mandorle, le noci, i semi crudi, i cereali, la frutta fresca e quella secca, le verdure.
Volevo spendere due righe sui cibi acidi e acidificanti: tanti alimenti e bibite hanno un pH acido ma, una volta nel nostro interno, conducono alla costituzione di sali alcalini.
Se infatti in un cibo sono contenuti acidi deboli, per es., l'acido citrico, quello tartarico e quello malico della frutta, essi, con l'ossidazione, danno origine all'acido carbonico, il quale a sua volta si dissocia agevolmente in carbonati di sodio, di calcio, di potassio.
Il succo d'arancia, in commercio, ha un pH medio di 4,5; invece, una spremuta d'arancia fresca, anche, di 3,7: bene, entrambi sono alcalinizzanti.
Aggiungo, tuttavia, come già precisato in un'altra occasione, che alcuni individui trasformano con difficoltà pure questi acidi deboli, soprattutto, nel rigore invernale e di prima mattina: essi faranno bene ad assumere cibo alcalinizzante!
Le reazioni chimiche, che avvengono in noi, sono:
-di acidificazione;
-di alcalinizzazione;
-neutre.
Il cibo acidificante ha in sé degli acidi; tuttavia, anche nella digestione, esso può modificarsi in una combinazione intensamente acida, che dovrà essere tamponata dai materiali basici e dai minerali che ci sono nel corpo.
Il cibo alcalinizzante, di contro, non solo non necessita di sali minerali ma contrasta la sovrabbondanza di acidi, accumulata con una scorretta dieta.
E' dunque,
di grande valore saper distinguere un alimento acidificante da uno alcalinizzante.
Il nostro sangue, non dimentichiamolo, quando si è sani, propende verso l'alcalino.
Se non rispettiamo questa regola dietetica, il nostro organismo, per tamponare l'acidosi, dovrà ricorrere ai sali minerali, in esso presenti: nel tempo, le ossa, con la deplezione del calcio, perderanno la robustezza, con tanto di fratture, osteoporosi, ... , i denti avranno la carie, il sangue s'impoverirà di ferro, la pelle si deteriorerà.
Quando penso ai giovani d'oggi (i miei figli compresi), un'ombra mi vela il volto: essi sono, salvo rare eccezioni (quelli del forum), in grave acidosi, sospinti dalla pubblicità e dalle industrie che tengono conto solo delle loro esigenze commerciali.
Finanche la frutta (cibo per eccellenza) può risultare non alcalinizzante se ha in sé troppi anticrittogamici o fungicidi!
Inoltre, il palato non ci fa concludere correttamente, dunque non ci aiuta: quanti frutti hanno un gusto acidulo in bocca?-dovremmo pensare che siano acidificanti, invece, non lo sono.
Così è per l'acido citrico dei limoni e del ribes nero; per l'acido malico della mela, della prugna, del ribes; per l'acido tartarico e per quello acetico.
Un volta digeriti, questi acidi si legano coi metalli formando sali minerali, carbonati e citrati che fluidificano il sangue o sono ossidati e generano anidride carbonica, eliminata dai Polmoni.
L’uomo ricava il principale apporto di carburante dall’elaborazione dei carboidrati mentre le proteine non incrementano (come certi creduloni sostengono) le energie del corpo ma le riducono e sono utilizzate per attuare le procedure di ricambio e di restauro somatico, facendo esse parte, quale materiale organico, delle strutture cellulari, così come i grassi conferiscono flessibilità ai tessuti e alle cellule oltre che essere una buona scorta di carburante nei periodi di maggior dispendio energetico.
Una dieta salutare tiene conto sia dell’individualità biochimica (ma gli eccessi e i cibi spazzatura hanno ripercussioni negative per tutti) sia delle intolleranze alimentari, da soggetto a soggetto.
Se non stiamo bene attenti al giusto rapporto tra carboidrati, proteine e grassi, assumendo, per es., quantitativi maggiori di protidi o di lipidi, finirà che il nostro apparato digerente, per via del troppo carico metabolico, produca un’eccedenza di tossine che inquinano il sangue e conducono il corpo verso lo stato patologico.
Un corpo già sviluppato abbisogna, se ha un peso forma di 60/80 Kg, dai 30 ai 40 g di proteine al giorno, perché la dose proteica giornaliera è pari a ½ g/Kg e non come si afferma, erroneamente, a 0,8-1,2 g/Kg di Proteine.
Inversamente, per i carboidrati molto può essere collegato al tipo di carico esplicato da un individuo piuttosto che da un altro.
L’intenso esercizio fisico richiede solo un maggior apporto di carboidrati complessi (quelli a lunga catena di atomi di carbonio) e, se del caso, dei grassi, e in misura estremamente ridotta delle proteine.
Aggiungo che gli eccessi proteici e dei grassi creano problemi rispettivamente all’Apparato digerente e di assorbimento, perché i protidi in eccedenza (ossia che non occorrono per il ricambio e per il restauro somatico, precedentemente accennati) si convertono in carburante e sono adoperati come se fossero saccaridi con un dispendio lavorativo aggiuntivo a danno dell’organo epatico che libera sostanze tossiche necessariamente da espellere, mentre i grassi in eccedenza riducono la connaturale scorrevolezza del sangue soprattutto a livello periferico e il lume delle arterie, per via che si crea un’esile patina lungo le pareti arteriose che col trascorrere degli anni si consolida facendo perdere l’elasticità ai vasi sanguigni e
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Gli sportivi del Forum sono avvisati: con le proteine, “modus in rebus”!-se non vogliono col tempo ritrovarsi con guai di vario tipo.
Tra l’altro, le farine lavorate (non integrali) e derivati, il riso brillato, la carne, il pesce, i formaggi, le uova, i salumi e gli insaccati producono muco e non lo sciolgono, come fanno invece la frutta (particolarmente i fichi) e la verdura crude, di stagione e gli agrumi.
Noi Europei abbiamo a torto ritenuto la carne (pollame, pesce, maiale, salumi, insaccati) un basilare e necessario cibo della nostra dieta, per cui se qualcuno si azzarda ad affermare il contrario ecco che subito scatta la “caccia all’untore”!
Per non dire, poi, dei “Geniacci” che suggeriscono la precoce sostituzione del latte materno (eccellente alimento), dopo solo qualche mese, con gli omogeneizzati (nauseabondi, ndr.) di carne, pesce, prosciutto ... che originano tutto quell’iperattivismo (assieme a coloranti e conservanti) infantile, sedato magari a colpi farmacologici di cui vi risparmio i nomi ma che tutti conosciamo.
Per non parlare, poi, degli adulti!
Fermo restando che senza proteine non vi sarebbe ricambio e restauro somatico, stiamo tuttavia attenti alla disinformazione, perché l’abuso proteico dà all’apparato epatico uno stress lavorativo notevole, perché il fegato è l’ambiente in cui le proteine sono convertite in calorie, soprattutto quelle di derivazione animale e dei semi che, generando eccedenza di acidità nel sangue, possono creare un pericoloso substrato, idoneo all’attecchimento di tantissime patologie.
Ribadisco: ½ g/Kg di peso corporeo, per cui, mediamente, non più di 30/40 g di proteine al giorno; con gli sportivi che faranno bene ad assumere più carboidrati, quali la pasta integrale senza glutine, il riso integrale, la frutta, le verdure, la Quinoa, l’Amaranto, le patate bianche bollite con la buccia, il Miglio, ...
Per i bambini, si può anche arrivare, se non sono in sovrappeso, a 1 g/Kg, essendo essi in fase di sviluppo.
Per puntualizzare, il nome “proteios”, in greco sta a designare quanto le proteine siano “di primaria importanza”, per la composizione cellulare e quindi per tutto il nostro organismo.
Alla loro struttura attecchiscono sia il calcio, sia il fosforo, per costituire le ossa.
Gli annessi della pelle son composti da proteine, pure il collagene, il tessuto muscolare, i tendini e gli organi interni; finanche gli enzimi, gli ormoni e il sangue hanno le proteine.
Le molecole di proteine che si “guastano”, al termine del loro ciclo vitale, sono dissociate in ammoniaca, espulsa con la pipì.
Nel processo digestivo, le macromolecole proteiche son disgregate in aminoacidi che provvedono a fabbricare tutte le proteine che occorrono per lo sviluppo e la rigenerazione nonché al restauro tissutale e alla sostituzione delle proteine “guaste”.
Gli Aminoacidi, associati in combinazione variabile, originano i differenti tipi di proteine; tuttavia, gli 8/22 Aminoacidi essenziali li dobbiamo assumere con la dieta, ma, attenzione!, solo la loro contemporaneità e un giusto rapporto conducono l’individuo a fabbricare il contenuto proteico di cui abbisogna.
I cibi proteici, e qui “cade l’asino”, hanno, talvolta, gli Aminoacidi essenziali non al completo e questo fa la differenza tra ciò che si definisce “proteina completa” e quella che si denomina “proteina incompleta”.
Ora, la carne viene sì giustamente ritenuta “proteina completa” assieme alle uova e ai latticini, tuttavia è sufficiente associare i cibi giusti per avere tutti gli 8 Aminoacidi essenziali e nel giusto rapporto.
Ecco dispiegato che non sia inattuabile raggiungere la quantità proteica giornaliera occorrente pur non includendo carne nella dieta (i vegetariani ne sono la evidente dimostrazione: campano in salute e senza la carne).
Diversamente, la quasi totalità del Pianeta assume troppe proteine, va in acidosi o lo è costantemente (per l’80% ndr.), per via delle parecchie tossine che si liberano, generanti un mesenchima ch’è un substrato propizio per l’insediamento di tantissime patologie.
E, aggiungo: la cottura della carne distrugge varie essenziali vitamine, la cui assenza conduce alla liberazione di tossine estremamente nocive.
Il riferimento è, particolarmente, alla vitamina B6, che c’è nella carne cruda ma ch’è assente in quella cotta; la sua mancanza fa precipitare un aminoacido in una pericolosa tossina ritenuta corresponsabile dell’insorgenza dell’aterosclerosi.
Infatti gli Eschimesi, che si cibano di carne cruda, sono in controtendenza rispetto agli altri abitatori della Terra che la mangiano cotta per ciò che riguarda la patologia precedentemente espressa.
E lasciamo stare il colesterolo e i grassi saturi che abbondano nella Carne, nocivi per il cuore e per i polmoni.
Pensate, le strutture di rinforzo che costituiscono la Bistecca necessitano di almeno un paio di giorni per essere totalmente smaltite, per cui la carne ha tutto il tempo di decomporsi (immaginatevela sull’asfalto, a 36/37°C) e di rovinare ulteriori nutrienti, alterando i microrganismi intestinali.
Per non dire dei trattamenti a essa riservati, che finiscono, certamente, nei nostri poveri organi e tessuti.
E il pesce è errato ritenerlo pesante da digerire, per via del grasso che contiene (tutti i pesci sono magri, eccezion fatta per l’anguilla) ma piuttosto per l’alto contenuto di purine, generate dalla dissociazione di alcune molecole a base di azoto.
Aggiungo inoltre (chi scrive compra spesso gli Azuki, Da Agricoltura Biologica) i fagioli di soia sono le proteine vegetali più esaurienti e combinati coi cereali, le noci, i semi accrescono il loro valore proteico peraltro già sostanzioso.
Associando bene i cibi vegetali si ottengono “proteine complete” degli 8 Aminoacidi essenziali, senza ricorrere, passsatemelo, a flebo d’acqua putrefatta!
Ovviamente, i vegetariani che non assumono carne, latte, uova, se avvertono spossatezza, intorpidimento alle estremità faranno bene controllare i valori della B12 ed eventualmente a integrarla da Methilcobalamina o da Cianocobalamina.
Occhio, dunque, perché le tossine della carne richiedono un minimo di 2 gg. prima di essere soppresse, per cui è conveniente assumere non più di 60/120 g di Carne a settimana.
L’uomo non deve distaccarsi dalla propria connaturalità.
E, mi permetto di consigliare: non si cambia alimentazione in un giorno, dall’oggi al domani; è una pratica sbagliata.
Se si è avvezzi a nutrirsi, giornalmente, di carne (pollame, pesce, salumi, insaccati) è conveniente toglierla dalla cena e, in alcune settimane, diminuirla a 2 volte la settimana.
Dopo alcuni mesi, la si potrà sospendere o circostanziare a sparute occasioni mensili.
Sospendere la carne, non deve significare di darsi ai formaggi.
Anche dal punto di vista vibrazionale, gli alimenti superiori (+ 6 500 A) sono:
-la frutta fresca matura e i centrifugati di frutta;
-gli ortaggi e i legumi, sia crudi sia cotti, purché la temperatura non vada oltre i 70°C; il pane, la farina coi suoi derivati, integrali;
-la frutta oleaginosa, gli oli che vi si estraggono, le olive, i pinoli, le mandorle, le nocciole, le noci, la soia, il cocco, i semi di girasole.
Sono alimenti inferiori (- 3 000 A):
-la carne cotta, le uova, dopo che sono trascorsi 15 gg., i salumi, il latte bollito, il caffè, il the, lo cioccolato, la marmellata, il pane ricavato da farine raffinate, tutto il formaggio fermentato.
Come si nota, gli alimenti con bassa vibrazione sono proteici, per cui se non abbiamo il fegato e l’apparato digerente efficienti, essi ci arrecano intolleranza.
Solo per completezza d’informazione, sono alimenti morti:
-le conserve, la margarina, tutti i dolci fatti con la farina raffinata, gli alcolici, i liquori, lo zucchero bianco raffinato.
Diversamente, gli alimenti vitaminici sono ottimi, presentano notevoli vibrazioni e ci bastano, se seguiamo un’idonea dieta vegetariana.
I legumi freschi e maturi (ceci, fagioli, fave, lenticchie, piselli) sono eccellenti, perché hanno un’ottima vibrazione ma per via delle lectine occorre escluderne alcune tipologie in relazione al proprio emogruppo (io che appartengo al gruppo sanguigno 0- ho tolto dalla mia dieta i fagioli bianchi, quelli di Spagna e le lenticchie).
Zucchine, carciofi, funghi, spinaci, fatti a listarelle e mangiati crudi con un filo d’olio extra vergine d’oliva, hanno eccellenti vibrazioni.
Gli alimenti come la carne non incrementano l’energia somatica ma la riducono, perché il loro assorbimento brucia quasi tutte le calorie che apportano.
Concludo, ribadendo che tutti i nostri guai derivano dall’acidità eccessiva del nostro sangue, a causa dell’ingestione di troppe sostanze proteiche, quali la carne, il pesce, il pollame, i salumi, gli insaccati, i formaggi, perché essi alterano l’equilibrio dell’azoto.
Il fegato e i reni possono eliminare fino a 8 grani di acido urico nella giornata, mentre mezzo chilo di carne ne genera ben 18!
Mangiando troppa carne, l’acido urico si deposita nel nostro organismo, portandoci col trascorrere del tempo, ahinoi, gotta, reumatismi, artrosi ...
Un'alimentazione corretta non necessita di molte proteine, come dimostrano i dati dall'inizio del XIX° sec. e fino ai nostri giorni (essa, infatti, è passata da 120 g circa di fabbisogno proteico quotidiano a soli 30/40 g, elevabili d’un max. 20% se si svolge un’attività fisica), bensì, di un corretto ed equilibrato apporto aminoacidico, che ciascuno dovrebbe ottimizzare, effettuando, magari, un Alitest, ossia un Test Citotossico delle Intolleranze Alimentari.
Coloro che assumono dosi proteiche massicce provino a verificare su se stessi lo stato di benessere conseguente a una diminuizione proteica graduale, escludendo, a poco a poco, tutti gli integratori proteici!
Ovviamente, il fabbisogno aminoacidico si subordina a molti fattori (per es., l'attività che si svolge o l'età che si ha) e le proteine che ingeriamo lo devono assicurare, in dosi adeguate e con pochi prodotti di degradazione proteica, quali lo scatolo, l’ammonio, la putrescina, l’indacano, la cadaverina, ...).
E occorre che certi "geniacci" della M.U. non trattino gli aminoacidi, che sono veri e propri alimenti, alla stregua dei sedativi o di altri materiali non naturali, pertanto, tali da necessitare della prescrizione medica, proprio come si fa per tutti i farmaci per cui la stessa certificazione sia prevista.
Stiamo poi bene attenti, perché molti stati ansiosi o depressivi, cefalee, coliti, patologie della pelle ... derivano da allergie alimentari a un determinato alimento e magari non lo sappiamo, tantomeno i "geniacci", a cui in molti si rivolgono col solo risultato di finire "dalla padella nella brace", perché si vedono rifilare certe malattie che vanno da quelle psicosomatiche alle nevrosi, con tanto di devastanti farmaci, solo per non aver pensato o voluto invitare il malcapitato a effettuare un Alitest.
Non lasciamoci condizionare dal "piacere dei sensi", ma da ciò che ci afferma nella salvezza, nello stare in forma, nel benessere.
Guai a concludere che il molto cibo per lo più proteico, come carne, latticini e derivati, ci faccia vivere sani, perché prima o poi i guai si faranno sentire.
I soggetti che sono pieni di acciacchi alle articolazioni, sulla colonna vertebrale (da C1 a C7, e nella zona lombare e lombo-sacrale, soprattutto in L4-L5 e L5-S1), i sofferenti di artrite (particolarmente alle mani) dovrebbero gradualmente diminuire l’assunzione proteica a 30 g, max. 40g, al giorno (sommando sia le proteine animali sia le proteine vegetali).
L’invito ai genitori è di rispettare, nei loro figli quell’inclinazione che i migliori esperti di livello mondiale definiscono “memoria di razza” che, connaturalmente, conduce i bambini piccoli a fare a meno della carne piuttosto che incoraggiarli o peggio ancora “coercirli”, ovviamente per un eccesso di zelo, fino al punto da far perdere loro tale basilare “memoria”.
Lo stesso dicasi per il Pollame e per il Pesce.
Leggetevi, sempre che non lo abbiate già fatto e che riteniate opportuno il farlo, il The Mc-Dougall Plan di John A. McDougall, M.D., Mary A. McDougall (Piscataway, N.J.: New Century Publishers, Inc., 1983), che riferisce sul notevole apporto alimentare fornito dalle Proteine vegetali, rispetto a quelle animali, sia per la loro superiore assorbibilità, sia per le conseguenze negative sull’organismo, che esse non hanno, collegabili, invece, a quelle di tipo animale.
Inoltre, la carne di derivazione animale è totalmente sprovvista di fibre, le quali, anche se senza valore, sia energetico sia nutrizionale, favoriscono i movimenti peristaltici della parete, atti a far scorrere gli alimenti, per essere alla fine espulse senza alcun assorbimento da parte del nostro corpo.
E tutti sappiamo quale sia il collegamento tra un’alimentazione povera di fibre e, per es., le neoplasie del colon, proprio per via del mucchio di materiali neoplastici che ristagnano all’interno del corpo umano in quel determinato tratto.
6 giorni, per espellere completamente le tossine della Carne dal nostro corpo!-riflettiamoci bene.
Il nostro intestino è di circa 12 m superiore a quello del tipico esemplare di carnivoro e la degradazione proteica della carne non può che postare dei “messaggi di malattia” al nostro DNA, perché le trasmissioni biochimiche e quelle delle oscillazioni delle sostanze in putrefazione, per via del lungo ristagno, conducono ad anomalie nella biosintesi delle proteine organiche, incaricate di formare tessuti, enzimi, Oormoni ...
In quanto al trovare carne biologica, beh, non è poi così semplice, Alberto, e non tutti se lo possono permettere per tutta una serie di motivazioni che non sto qui a elencare!
Mentre dovrei aprire un pietoso sipario sulle “Povere Bestie”, la cui Carne finisce poi nel nostro corpo, ma il racconto si farebbe sconquassante e non voglio intristirvi la giornata!
Vi riferirò solamente sulla “meravigliosa” morte, celere e innocua, di certuni polli (beati loro!-verrebbe da esclamare), i quali sono, nel tempo da guinnness dei primati di 1,5 sec., pensate, ammazzati, spennati, eviscerati, congelati a meno di 0°C, finalmente, etichettati e impacchettati.
Vi chiedo:
-In tale tempo-sprint, secondo Voi, questi “fortunatissimi” polli sono morti per davvero?
O sono, piuttosto, solo stecchiti, per effetto della bassa temperatura, ma ancora vivi?
E nessuno fa o dice qualcosa?
Mi vergogno di me stesso.
Roba da andare a nascondersi la testa sotto terra, proprio come fanno gli Struzzi!
Vi risparmio le conclusioni sugli effetti ch’essi produranno, quale carne da macello, una volta nel nostro interno, dato che il solo aspetto etico basta e avanza, perch’io almeno stia lontano da certe pratiche, su cui la Storia, nei suoi corsi e ricorsi, mi ha ampiamente documentato, e alle quali, purtroppo, mi è dato di assistere, attonito e impotente, per mancanza di Potere.
Chissà se, per stasera, mi passerà la nausea e avrò ancora voglia di gustarmi la sana frugale dieta a base di proteine vegetali e di verdure.
Sulla Nutrigenomica ho scritto fiumi di parole.
Mi limiterò solo a osservare per l’ennesima volta:
- Nutrirsi correttamente vuol dire avere pure la consapevolezza della necessità di una quotidiana, vitale supplementazione di vitamine, minerali, oligoelementi, aminoacidi, … e ciò per il duplice motivo che gli alimenti hanno subito un profondo declassamento e che col trascorrere degli anni viene sempre meno la nostra capacità di “sintesi” biochimica.
In ciò, la Nutrigenomica, ossia quel meraviglioso “connubio tra genetica e alimentazione”, oggi ai primordi, io credo che sarà in grado tra qualche anno di darci un valoroso aiuto, quello cioè di cucirci addosso il “vestito della festa”, rivelandosi al contempo prevenzione e cura per tantissime patologie.
Io stesso l’ho indossato quel vestito, verificandone i benefìci su me stesso, a te, Alberto, e a tutti gli Amici del Forum dico di provare in modo da perfezionare ancor più quel bene prezioso ch’è lo “stare in salute” o il “recuperarla”.
Raffaele
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- ortovitamina
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Raffaele ha scritto: Caro Raffaele è sempre un piacere leggerTi!
- Grazie, Alberto.
Quanto alla tua alimentazione ho sempre avuto qualche perplessità solamente su alcune cose :
1) L'eccessivo introito di frutta e quindi di Fruttosio
2) La pressocchè nulla assunzione di proteine animali da carne e uova in particolare
3) La riduzione dei grassi.
4) L'utilizzo di legumi
- Ti posso assicurare che la mia dieta è ormai collaudata da moltissimi anni con eccellenti risultati, unitamente a una
supplementazione Ortomolecolare necessaria per i più disparati e ovvi motivi che non sto a elencare perché di facile
intuizione, limitandomi solo a riferire che le carenze vitaminiche non ci sono purtroppo segnalate per tempo, vedi
quella relativa al deficit di vitamina C, così per come ci mostrano gli infarti, gli ictus, le arteriosclerosi e tutte le affezioni
cardio-vascolari-circolatorie in genere (è proprio vero, abbiamo l'età delle nostre arterie!), in vetta alla classifica delle
patologie affliggenti l'uomo o della stessa vitamina D sempre meno assimilata dalle persone anziane attraverso
l'esposizione del corpo alla luce solare, per cui necessariamente da integrare.
Dalle ultime ricerche sctienfiche, pubblicazioni e studi recenti, il fruttosio preso in dosi così eccessive è dannoso come afferma uno dei più noti endocrinologi statunitensi Robert Lustig. Per non parlare di tutti gli sciroppi a base di fruttosio e dei prodotti raffinati.
- Di quali dosi eccessive parli, Alberto: lo scrivente non ha un filo di grasso e assume zuccheri esclusivamente dalla
frutta o insiti naturalmente negli alimenti che consuma quasi esclusivamente a crudo per evitare il declassamento degli
aminoacidi con temperature superiori ai 70° C e la dispersione dei minerali nei liquidi di cottura.
Ma infatti (mi inserisco
) che fa. Paradosso: siamo sicuri, Raffaele, ti voglio porre questo quesito, che non basterebbe semplicemente assumere la giusta quantità di proteine animali (per chi, come te ma anche me, è di gruppo 0), legumi, poca frutta e molta verdura, per non dover fare integrazione alcune (o poca)? Non vorrei che tu faccia altro che fare quotidianamente molti danni alimentari per poi ritornare continuamente in carreggiata con l'ottima integrazione. Lo dico in modo molto umile (senza studi a rimorchio) ed "intuitiva"-"logica". Sia chiaro, mangiare carne/pesce non significa necessariamente assumere tantissime proteine (credo si possa cmq rientrare nei 50-60g al giorno).E' un mio dubbio.
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- Raffaele/Michelangelo
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Se leggi il post, trovi la risposta al tuo quesito.
In quanto alla frutta ti consiglio di mangiarne abbastanza e non poca, dato ch'è l'alimento d'eccellenza.
La tua supposizione finale, beh, se appartiene alla tua logica, francamente mi pare un po' troppo semplicistica!
Lo scrivo pure io con grande umiltà e non credo che essa abbia bisogno di un qualche commento da parte mia: si commenta da sola!
Raffaele
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- HoPe
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Su molte cose ci troviamo d'accordo : L'equilibro acido-base ed il pH, l'eliminazione di Latte e derivati, glutine, prodotti raffinati, lavorati e conservanti vari. L'abbondare delle verdure di ogni tipo e di frutta (per me però in modo più moderato riguardo quest'ultima)
Sull'integrazione poi ancora, soprattutto con un multivitaminico completo e separatamente vitamina C,D, Omega-3 e magnesio.
Sulle proteine, uova, colesterolo, grassi saturi e non forse mio caro Raffaele ti consiglio qualche buona lettura aggiornata e di rivedere un attimo qualcosa.
Proteine da animali allevati esclusivamente ad erba e pesce pescato piccolo sono fonte fantastica anche di omega-3, vitamine e quant'altro, così come le uova.
Il colesterolo è prodotto per la maggior parte in modo endogeno e quindi il discorso su un suo eccesso con la carne e con le uova mi sembra ormai superato, nonchè il ruolo stesso del colesterolo nelle patologie cardiovascolari.
Letture eccellenti che ti consiglio :
Gary Taubes - Why we get fat and what to do about it
Gary Taubes - Good Calories bad Calories
J.Bowden & S.Sinatra - The Great Cholesterol Myth
Francesco Perugini Billi - Mangia grasso e vivi bene www.dottorperuginibilli.it/
R. Lustig - Fat Chance
Questi sono solo alcuni dei tanti che ti consiglio.
Sui grassi buoni da consumare ritengo ottime fonti :
- Olio di Cocco
- Olio Extravergine d'Oliva
- Strutto, Lardo (purchè da fonti pure e non contaminate)
- Burro GHEE chiarificato biologico
Tu poi hai detto : "Ovviamente, i vegetariani che non assumono carne, latte, uova, se avvertono spossatezza, intorpidimento alle estremità faranno bene controllare i valori della B12 ed eventualmente a integrarla da Methilcobalamina o da Cianocobalamina."
E poi : " L’uomo non deve distaccarsi dalla propria connaturalità."
A me questo sembra proprio un controsenso, cioè devo integrare separatamente le vitamine in modo sintentico per poter sopravvivere se fossi vegetariano? Evidentemente i sintomi da carenza di b12 e molti altri sono segno che abbiamo bisogno anche di carne/uova per poter stare in salute, purchè ripeto dalle giuste fonti pure.
Sono sempre più convinto che noi in realtà siamo brucia-grassi e non brucia zuccheri e che molte patologie autoimmunitarie, di permeabilità intestinale e molte altre siano dovute a tutte le piccole molecole contenute nei cereali e legumi.
E' proprio grazie ai grassi ed ai cibi animali che ci siamo evoluti così bene, e così si è evoluto il nostro cervello rispetto agli altri esseri e ci ha permesso di arrivare a quello che siamo ora.
Ti consiglio poi molti altri libri sull'antropologia, ho tanti titoli da dirti, magari potresti partire con Armi, acciaio e malattie di Jared Diamond e poi di altri autori che se vorrai ti segnalerò.
Concludo velocemente dicendoti che non a caso le grandi case farmaceutiche hanno spinto notevolmente sulla produzione di statine ed altre schifezze per abbassare il colesterolo, creando un business come ben sai pressocchè infinito, ed hanno fatto in modo che i dannosi oli vegetali stracarichi di omega-6 (e quindi uno squilibrio netto in termini di infiammazione) siano stati prodotti in quantità industriali facendoci ammalare.
Per la MU il grasso fa ingrassare, consigliano di ridurre drasticamente il loro uso, di limitare la carne, di aumentare i carboidrati da cereali integrali etc, ma io continuamente vedo gente morire d'infarto, problemi cardiovascolari, diabete e chi più ne ha più ne metta in persone che i grassi li hanno praticamente azzerati e fanno un'alimentazione sana seguendo la dieta mediterranea della nostra piramide alimentare.
Comunque è ovvio che abbiamo due visioni in parte molto simili da un lato ma molto distanti da un altro e questa cosa mi piace molto, così entrambi possiamo imparare l'uno dall'altro (più io che te sicuramente
Buon fine settimana
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