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Domanda I Codici della guarigione del dr Loyd

  • elena
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11 Anni 4 Mesi fa #40059 da elena
Risposta da elena al topic I Codici della guarigione del dr Loyd
Rudy se è vero che noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, avere fede in sé ( non il sè personale, mutevole e bugiardo, ma il Sè Anima, il Sè eterno) vuol dire avere fede in Lui.
Noi siamo la misura di tutte le cose, dentro e fuori di noi. Qui nel nostro piccolo orizzonte di appena 4 dimensioni.
Ma abbiamo la possibilità di raggiungere dimensioni causali che spesso ci sono sconosciute. Da li si comincia ad avere una visione più pregnante. Quando si dice Ho fede, si afferma che non si è in grado di arrivare oltre quelle 4 dimensioni, ma il nostro Cuore che ci guida ci dice "guarda che c'è Qualcosa di armonioso e splendido, che se non evochi ed invochi, rischi di mancare. Ma c'è. Abbi fede xc Io (il proprio cuore) vi accedo e so che c'è." Allora il Cuore e non la mente prigioniera di schemi e pregiudizi, solo il Cuore ha occhi per vedere e orecchie per sentire. Se gli concedi un po' di spazio lo avverti, xc hai fede nella saggezza del tuo cuore. Accedi a Dio. Dio è in tutte le cose, si dice. Anche e soprattutto dentro di noi. Avere fede in noi, nella più sacra parte del nostro essere, vuol dire esattamente questo. Non è l'auto ammirazione per i propri progressi, per le proprie qualità, anche in potenza, è questo ma molto, molto di più. Avere fede in Se Stessi vuol dire donare fiducia al Cuore, che spesso non capiamo, xc le intenzioni del cuore spesso non coincidono con quelle della nostra mente. Chi crede dice semplicemente " mi arrendo xc non capisco con la mia mente quel che mi sta succedendo, ma ho fede che Tu, Cuore, sai che sta succedendo, e Ti chiedo aiuto, ho fede che Tu sentirai questa mia invocazione e mi aiuterai a comprendere dal Tuo livello, che è quello in cui Tu vibri in unisono con Dio, perché sei Dio". È tipico della mente mettersi a fare i distinguo. Il Cuore nn li fa. Prende tutto dentro, comprende. Comprende la piccola fede in se stessi, che aiuta a non scoraggiarsi troppo, e comprende la grande fede in Se stessi, che sublima e guarisce. Io chiedo a questa sacra parte di me, che è divina, di aiutarmi ad avere la Sua stessa qualità, di com-prendere, di guarire, cioè di essere Una con Se è quindi Una con Tutto, xc li non c'è carenza, non c'è disarmonia, non c'è penuria, non c'è paura o rabbia. Li c'è solo Dio. La Causa di tutte le cose, la Legge.
Sia Ben che Alex fanno un po' di confusione tra i vari livelli, quando parlano di cuore spesso intendono l'inconscio, ma altre volte, quando dicono guarire il cuore con il cuore, intendono proprio il Superconscio, il Se, il livello causale, Dio in noi, Dio che è ovunque, Dio che perdona e sana. Se capisci che vuol dire essere Uno, godrai di salute radiante. Una fusione che chiede sacrificio delle parti disarmoniche, chiede di educare quelle parti a essere allineate con l'intento di Dio, a essere vibranti al punto di poter ricevere Dio. Quando infondi energia con le mani sui punti fisici che sono il centro di comando del sistema immunitario, e con il pensiero "vedi" la scena che ti fa perdere la rotta, che ti disturba, che ti fa paura, e invochi ( preghi) che Dio in te ascolti la tua richiesta, ti predisponi a ricevere l'esatta vibrazione per sanare quel ricordo o quelle sensazioni o quei dolori distruttivi, che non ti fanno sperimentare ciò per cui sei venuto al mondo, e cioè l'espressione perfetta di Amore che è in te. La salute radiante. E quando evochi la sensazione o la scena di bellezza e di gioia che del resto hai già sperimentato in vario grado nella tua vita, stai dicendo al tuo inconscio bambino: "guarda e impara a stare qui, a questo livello di Amore e bellezza".
se si ripete spesso, se si ricorda al nostro inconscio potente che ora la direzione è quella, perché tu sei Quello, non potrai che sanare te stesso. La contentezza che esprimi nell evocazione dell'armonia dà l'esatto grado di vibrazione alle tue cellule, e fa si che il sistema immunitario supporti la tua volontà, che è quella di Dio.
quando noi com-prendiamo l'ostacolo che ci sta rallentando verso l'unione, disperdendo quelle nebbie tipiche della paura, della grettezza, dell'avidità e dell egoismo, stiamo esattamente guarendo non soltanto noi stessi ma tutti coloro che ci circondano.
"Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori"
Ecco che la mancanza di perdono, il primo grande inibitore che è il vero cancro della mente, svanisce e con quello il cancro del corpo. Rimuovendo l'ostacolo che pensiamo alligni negli altri, in realtà noi ci assumiamo proprio il compito di guarirli dal terribile fardello che gli abbiamo assegnato, xc hanno fatto tanto male alla nostra mente al nostro fisico alle nostre emozioni.
Se sgraviamo gli altri doniamo vita a noi stessi, rilasciamo quel grumo di energia mefitica che ci avvelena continuamente, xc il nostro inconscio si è bloccato a rivedere quella scena disgustosa del torto subito ogni qual volta si presenta un caso analogo, dove ci hanno mancato di rispetto, dove ci hanno offeso il corpo e l'animo. In pratica eliminiamo il sentimento di disgusto, il fatto è accaduto nel passato, ma rimane li, nel passato, non ci avvelena più l'oggi, sia che ce ne rendiamo conto o meno.
"È più benedetto il dare che il ricevere" e in questo senso quanto è vero!
Abbiamo fede nel processo di guarigione per la sua semplicità, logicità, amorevolezza, armonia.
Xc abbiamo fede nel nostro vero Io, che è Dio in terra ora, in ogni singolo momento. È Dio che guarisce, che rimette agli altri debitori, che conduce il tuo passo dove c'è bisogno di guarire, che sana le ferite, non le procura. Che si ricorda cosa è la gentilezza, la dolcezza, il sorriso, la compassione, l'accoglienza. È il Dio in te che chiarifica le situazioni critiche, scioglie le paure, calma le emozioni, illumina il corpo, che ispira.
Avere fede in questo santo processo vuol dire credere nella propria scintilla divina. Sia che lo scrivi in maiuscolo che in minuscolo.
Non farti confondere dalla mente, non farti deviare da quel vischioso senso di inadeguatezza ( come potrei essere Dio se sono ridotto così?) che in molti hanno avuto aggio di prefigurarti fin da piccolissimo, xc tu obbedisca al l'autorità. Al libro, come dice Cecilia. La vera autorità è dentro di te, e Paolo ogni santo giorno me lo ricorda: datti quietanza da sola, sii tu l'alfa e l'omega, scrivi tu la tua storia e nessun altro. Assumiti la responsabilità di essere ciò che sei, senza che alcuno abbia a tormentarti. Quando sai chi sei, nessuno potrà più dipingerti altrimenti.
Questo è un altro grande inibitore! Che da spago alle credenze altrui e mai alla nostra essenza. Sono i pregiudizi con cui siamo praticamente nati, ciò che madre padre insegnanti fratelli amici parenti pensano che debba essere x noi.
Tu non sei degno, tu non ce la fai, tu non vali granché, tu non sei nessuno, tu devi seguire le nostre regole, altrimenti non ti riconosciamo, tu sei buono, tu sei cattivo, tu vali e tu no, tu hai questi difetti, tu stai male...
Avere fede in sè vuol dire riconoscersi degni di avere la potenza di esprimere se stessi secondo la Legge suprema.
Siamo poco più che un ammasso di cellule disarmoniche sentimenti e pensieri discutibili? Riconosciamo invece la nostra responsabilità di essere qualcosa di molto migliore. Siamo solo ciò che pensiamo e crediamo veramente, non ciò che gli altri vogliono che noi pensiamo per noi stessi.
E io scelgo di vedermi allineata con Gesù, Budda e tutti i santi uomini e donne della terra.
Io scelgo perché ho fede di avere questa libertà di scelta. Perché ho fede nella mia capacità di essere libera dai pregiudizi altrui, dalla cristallizzazione di un mondo e di regole che altri hanno scelto per me. Ma non sono le mie.

E poi l'ultimo terrificante inibitore, che i due autori hanno chiamato le azioni nocive verso noi stessi, e che invece x me configurano la dipendenza. Dal cibo, dal l'alcool, dalle droghe, dalle lusinghe, dai falsi miti, dal successo, dal must be, dalla carriera, dal lavoro, dal l'autorità, cioè dal padre e dalla madre, dai medici, dal giornale, dal partito, dalle mode, dal marito, dalla moglie, da chi è più forte di noi per nascita o per posizione...
Tutto questo incomberci sopra, tutto questo dipendere, ci spingono a compensare la mancanza di libertà Con il cibo, la droga, l'alcool, l'allineamento con il più forte, l'essere succubi, che ci porta a vivere una bugia più e più volte, la bugia che stare con il gruppo, con il più forte, ci eviterà problemi, mentre nella realtà ci spinge a negarci la nostra verità. Sono i falsi bisogni, i piaceri fugaci, le bugie che ci permettono di nasconderci al coraggio dell'impegno, al coraggio della fede.

“La reazione distruttiva è una risposta a una memoria cellulare riattivata, che contiene una menzogna riferita alla vostra vita. Nel caso di Tracey e della sua depressione, le menzogne erano di tipo comune, come quelle a cui la maggioranza della gente crede senza accorgersene: “Non sono abbastanza bravo”, “La gente mi farà del male”, “La mia vita è senza speranza”, “Tutti sono migliori di me”, “non posso dare fiducia a nessuno”, “La mia sola speranza per restare sano di mente è controllare completamente le circostanze della mia vita”.
E perciò questa Tracey sentiva il bisogno di attaccarsi al cibo per autogratificarsi, per non sentire il peso della sua supposta indegnità.
Non aveva fede in Se'.
Ditemi un po' chi, talvolta, non ricada in questa categoria o in quelle soprastanti, proprio per mancanza di fede in sé

Caro Rudy lungi da me farti cambiare idea, spero piuttosto aver provocato qualche riflessione più ampia.

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11 Anni 4 Mesi fa #40060 da Cecilia
Risposta da Cecilia al topic I Codici della guarigione del dr Loyd

elena ha scritto: ....
se si ripete spesso, se si ricorda al nostro inconscio potente che ora la direzione è quella, perché tu sei Quello, non potrai che sanare te stesso..


e questo é quello che a volte accade in luoghi come Lourdes o simili, perché, scusatemi, io non ci credo ai miracoli celesti
c´é tanta gente che guarisce e a dio non ci crede, com´é? chi é che fa il miracolo della guarigione? il caso? il fato?
insomma, ci sono persone malate che attraverso, e solo, una fede potente, che non é religione, ritornano in salute, come é possibile?

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  • elena
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11 Anni 4 Mesi fa #40066 da elena
Risposta da elena al topic I Codici della guarigione del dr Loyd
Una fede potente nel proprio Io divino, appunto. Ma a volte c'è chi ha bisogno di dargli un nome (e persino un sesso). Il Padre Celeste, la Madre Divina.
Eppure la sua natura causale è quella, infatti siamo tutti uguali, non è che il cuore di un ateo/a è meglio o peggio di quello di un /a confuciano/a o di un/a buddista o di un cristiano/a.
Siamo governati dalla stessa Legge. I distinguo li fa solo la mente.
La Qualità divina, e tutto quello che ne consegue, abita il cuore a prescindere dal credo religioso cristallizzato in uno o più libri o in codici.
Un uomo dal cuore gentile è una benedizione per tutti, indipendentemente da dove va ad accendere la sua candela o a prostrarsi.
Una donna che porta una scintilla di verità fa brillare la medesima scintilla intorno a sé
Qualcuno disse che per ogni bisogno c'è una risposta
Il nostro bisogno riguarda le nostre limitazioni e l'aspirazione a liberarcene. Man mano che il bisogno si fa urgente, imperante anche la coscienza si espande e man mano che lo fa arrivano le risposte alle domande. Allora si cominciano a capire i limiti fisici, si capisce il valore del cibo, della natura, di ciò che ci circonda, di ciò che è giusto x noi è di ciò che nn lo è e fa danno. Il valore di scegliere se vedersi immersi in un mondo carico di armonia e colore o piuttosto di bruttura e fredda disperazione.
La risposta arriva attraverso un ponte, un filo elettrico, una relazione, un cuore, un 'intelligenza, un 'anima, un posto sacro
È ciò che ricongiunge alla Fonte.
Il bisogno è il riflesso della risposta. La risposta causa il bisogno. Questo collegamento tra l'una e l'altro si accorcia sempre di più.
C'è sempre più velocità tra luna e l'altro. Diminuisce il tempo ma aumenta lo spazio. Più ci avviciniamo alla luce, alla consapevolezza di ciò che è bene per noi, più la velocità della nostra ricerca aumenta, più scopriamo i nostri problemi, più la malattia incalza e chiede che la si sani, che si comprenda la necessità di cambiare
Cambiare vuol dire abbandonare ciò che nn fa più per noi
Ciò che crea disarmonia con la nostra domanda, il nostro bisogno.
Ma il ponte tra la domanda espressa dal nostro bisogno e la risposta può essere il Cristo, il Budda, gli Angeli, la Coscienza, la Legge d'amore.
quando l'uomo si ferma, e rifiuta la risposta, cristallizzandola, facendola diventare limitazione, con dogmi, interpretazioni, dottrine, ecco che la religione, il ponte ( religo=io unisco) diventa una gabbia, un 'ideologia di esclusione, e perciò si allontana dalla verità dell'unione.

Ognuno percepisce la verità come data dall insieme della sua intelligenza e del suo cuore, per quello che gli è dato di sentire.

Se segue una dottrina si inserisce in un sentiero che porta un frammento della verità sconosciuta, un lampo che brilla e riscalda se gli viene permesso di espandersi oltre i confini della dottrina stessa. La dottrina è data dalla visione di un gruppo di uomini e donne, ma non è il Tutto. È l'inizio di uno dei sentieri che conducono al Centro. Uno dei sentieri. Con un po' di umiltà per la nostra grande ignoranza, e con un po' di Amore, nn possiamo che riconoscere questa molteplicità della visione nel l'unità.
Lo ripeto
Un cuore gentile è una benedizione, indipendentemente dal l'involucro che lo ospita
Ebreo, cristiano, indù o ateo.
E solo un cuore può conoscere e sanare. Immagina uno spazio infinito, la casa del cuore, dove non esiste tempo.
Perché è sempre il momento di ri-conoscere se stessi
È sempre il momento di ricordare Il nostro diritto ad essere integri
Il nostro sacrosanto diritto ad amare ed essere amati e benedetti
A dare e a ricevere
Più il ponte è raffinato, più il corpo è pronto a ricevere, più Luce e Amore arrivano, più in fretta si guarisce

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  • elena
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11 Anni 3 Mesi fa - 11 Anni 3 Mesi fa #40586 da elena
Risposta da elena al topic I Codici della guarigione del dr Loyd
Immaginate che voi ed io siamo seduti sulla terrazza di un piccolo e grazioso caffè. È estate e i fiori sono in boccio. Gli uccelli cinguettano. È una splendida giornata. Io mi volto verso di voi e dico ad ognuno: «Vorresti unirti a me per una tazzina di arsenico?». Cosa pensereste? Oppure, se vi mandassi una email dicendovi: «Ehi, ho delle fantastiche nuove capsule di Mister Muscolo. Mi dai il tuo indirizzo così te le spedisco e, mi raccomando, prendi due o tre di queste chicche al giorno...». Cosa pensereste?
Le persone consapevoli della propria salute si danno la pena di far uscire i veleni dal loro organismo. Ci sono trattamenti d’urto per il fegato e la cistifellea. Si possono far rimuovere le otturazioni dentali a base di mercurio. Possiamo seguire delle diete disintossicanti a base di succhi vegetali. Pensare di ingerire intenzionalmente qualcosa di velenoso sarebbe una follia, e qualunque persona sana di mente ne converrebbe.
Quello che sto dicendo è che probabilmente vi state avvelenando proprio adesso, proprio oggi, intenzionalmente o senza capire quello che state facendo. Che lo sappiate o meno, questo veleno col passare del tempo vi distruggerà la salute. Può contribuire allo sviluppo del cancro o di molte altre malattie e disturbi. Distruggerà i vostri rapporti più importanti: vi impedirà di avere il successo che meritate.
Da anni insegno che non ho mai visto un disturbo o una malattia grave che sotto sotto non avessero un filo conduttore comune fin dalla radice. Quando ho incontrato il dottor Ben Johnson nel 2003, ne sono rimasto affascinato. Lo ascoltavo fare conferenze da una prospettiva medica (era uno specialista in oncologia) e dire: «Non ho mai incontrato un cancro che non avesse questo singolo elemento comune in profondità, alla sua radice».
Quel singolo elemento di base (il veleno più letale che io conosca sul pianeta) è l’incapacità di perdonare. Né il dottor Johnson, né io, abbiamo mai incontrato un caso di malattia o infermità grave che non coinvolgesse anche un problema di mancanza di perdono nel cuore. Per anni ho fornito counseling e psicoterapia, incluso parecchi counseling di coppia e matrimoniali. Non ho mai assistito a un grosso problema relazionale di coppia che non contemplasse una componente di incapacità di perdonare.
La migliore citazione che io abbia mai udito sulla incapacità di dare perdono si serve di una immagine potente, che arriva direttamente al fulcro dell’influsso esercitato su di noi dalla mancanza di perdono: «Non perdonare qualcuno è come bere del veleno e aspettarsi che l’altra persona muoia». Chi si fa del male è solo la persona che non perdona.
Continuiamo a rimproverare le cose agli altri perché vogliamo giustizia. Vogliamo che il torto che ci hanno fatto venga in qualche modo raddrizzato. Abbiamo paura che se lasciamo andare l’offesa, se la perdoniamo, non si potranno mai più pareggiare i conti. Il colpevole se la caverà senza pagare per il male che ha fatto. Secondo me, l’offesa non sarà mai sanata finché non la lasciate andare. Se ci riuscite, si sanerà immediatamente.
Magari state pensando: “Ma lei non sa cosa mi hanno fatto!”. Ecco cosa succede: quando non riuscite a perdonare qualcuno, voi legate a voi quella persona senza potere più lasciarvela alle spalle. A livello emotivo e spirituale, è proprio come se aveste preso un pezzo di corda e aveste legato un capo alle sue mani e l’altro al vostro polso, e vi trascinaste quella persona ovunque andiate, per avvelenare quella situazione. Quando vi trattenete dal perdonare piantate un velenoso ramoscello perenne nel vostro cuore, che agisce ventiquattro ore al giorno. Non agisce solo quando pensate alla ingiustizia subita che ritenete di non poter perdonare. È attivo costantemente.
Inoltre mette il vostro organismo in una modalità di stress. Per quale motivo? Perché si basa sulla paura. La difficoltà a perdonare qualcuno è radicata nella paura. Si tratta della paura che un torto ingiusto non venga emendato. Non riusciamo a lasciare andare quello che ci hanno fatto, perché crediamo che se lo facciamo non sarà più possibile rimediare a quel torto. Oppure temiamo che possa accadere di nuovo qualcosa di simile, se abbassiamo la guardia e perdoniamo.
La risposta di stress nel vostro organismo va anche sotto il nome di reazione di paura. La mancanza di perdono fa sì che l’ipotalamo nel vostro cervello (non solo quando ripensate all’offesa subita, ma continuamente) prema l’interruttore dello stress e cominci a farvi ammalare. La prima cosa che fa è sopprimere il vostro sistema immunitario. Ve rende malati; vi fa sentire stanchi; risucchia la vostra energia; vi fa vedere tutto da una prospettiva negativa. Da ciò derivano tristezza, bassa autostima e rabbia.
Finché non tagliate i legami (finché non perdonate) quel ramoscello velenoso non vi darà tregua. Rovinerà la vostra salute, i vostri rapporti e tutto il resto nella vostra vita.
Una delle cose più insidiose riguardo alla incapacità di perdonare è che si presenta sotto mentite spoglie. Finché non sentite quel perdono, non avrete realmente perdonato quella persona. Uno dei motivi per cui non arriviamo al punto in cui si riesce a percepire il perdono sta nel fatto che la mancanza di perdono ha delle forme nascoste. Una delle maggiori è la rabbia e ogni emozione appartenente alla famiglia della rabbia: risentimento, irritazione, frustrazione, oppressione, perfezionismo, controllo. Se provate rabbia nei confronti di qualcosa, ci sono ottime possibilità che abbiate un problema soggiacente di mancanza di perdono, di cui potreste non essere nemmeno consapevoli.
Vi vorrei suggerire di pregare per questo problema. Pregate di riuscire a perdonare davvero, sia che il perdono si riferisca a qualcun altro o che riguardi voi stessi. Se c’è qualcosa che dovete fare per sanare le cose, fatela. Prendete il telefono, scrivete una lettera o una email. Qualsiasi cosa dobbiate fare per aggiustare le cose, fatela. La ricompensa vi tornerà indietro moltiplicata per cento. Poi pregate di potervi liberare della vostra incapacità di perdonare. Pregate di poter perdonare davvero dal profondo del cuore, e affinché il vostro cuore, la vostra mente e il vostro corpo lascino andare il problema. Potete sciogliere le corde che vi tengono schiavi ed essere liberi. Impedite a quel rametto eterno di effondere i suoi veleni.
Vi suggerisco anche di fare una lista di tutte le persone della vostra vita che, quando le pensate, vi suscitano qualcosa di negativo. C’è un’ottima possibilità che abbiate un problema di mancanza di perdono verso quelle persone. Durante la vostra giornata, annotate qualunque sensazione proviate se appartiene alla famiglia della rabbia: ira, irritazione, frustrazione, amarezza, impazienza eccetera. Quando potete, meditate e passate in rivista queste emozioni, chiedendovi: “Perché mi sono arrabbiato quando quel semaforo rosso è durato troppo? Cosa ho provato in quel moneto? C’è un altro momento della mia vita in cui riesco a ricordarmi di una combinazione di emozioni simili, non mentre mi trovavo fermo a un semaforo, ma rispetto a qualunque altra situazione?”. Questo vi ricondurrà a un ricordo del passato.
Continuate a lavorarci finché non vi viene in mente un problema relazionale che potrebbe contenere una componente legata alla mancanza di perdono. Di solito ne troverete uno se fate quel piccolo e semplice esercizio. Quel ricordo rappresenta la fonte originaria della vostra rabbia. Non aveva niente a che fare con il semaforo rosso. Era un vecchio problema di mancanza di perdono che stava tuttora provocando stress e tensione in voi. Quella cosa ha sparso tossine nella vostra vita e vi ha tenuti prigionieri. Ha influenzato la vostra salute e molte altre cose.
Pregate per quel ricordo. Applicate un Codice di Guarigione a quel ricordo, per guarire quel problema relazionale, quel fattore di mancanza di perdono. Se c’è qualcosa che deve essere risolto, risolvetela. Se non sentite in voi il perdono, dovete continuare a lavorarci finché non si manifesta.
Quando perdonate dal cuore, ve ne accorgete. Di solito perdoniamo con la mente. Diciamo ad alta voce: «Perdono John,» ma quando ci domandiamo se sentiamo in noi il perdono, in realtà non lo sentiamo. Percepiamo ancora la mancanza di perdono, anche se abbiamo detto che perdonavamo e lo intendevamo realmente.
Lo intendevate con la mente e con la vostra forza di volontà. Non lo intendevate col cuore. Questo non sempre rientra sotto il vostro controllo conscio. Continuate a pregare per questo. Continuate ad applicare i Codici finché non sentite il perdono. Di solito non ci vuole molto tempo. Quando si manifesta il perdono, avrete sciolto i legami. Il ramoscello non diffonderà più il suo veleno. Cominceranno a scorrere in esso l’amore, la gioia, la pace, la pazienza e tante altre meravigliose cose.
Smettete di bere la mistura per sturare i lavandini e perdonate dal cuore. Non conosco molte altre cose che, se le mettete in pratica, vi recherebbero benefici maggiori di questi, per il resto della vostra vita.
Ultima Modifica 11 Anni 3 Mesi fa da elena.

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11 Anni 3 Mesi fa #40588 da lu
Risposta da lu al topic I Codici della guarigione del dr Loyd
Questo passaggio dovrebbe attuarsi tramite operazioni di consapevolezza. Ogni volta che si è in una determinata situazione o sentimento è bene, "distaccarsi" un attimo e semplicemente guardare, osservare, osservarsi, "onestamente" senza concentrarsi sul giudizio o sulla colpa nostri e altrui, di volta in volta, così piano piano le cose dovrebbero tornare al loro posto, noi stessi e il nostro benessere al primo posto, le persone che ci fanno del male al secondo.

Secondo me però fino a che non si raggiunge questo stato ideale di libertà che deve essere esclusivamente una "conseguenza", penso che sia meglio non inibire certe eventuali azioni di risposta in qualche modo risolutive (combattimento o fuga) che possono anzi salvaguardare la nostra salute.

Faccio un esempio banale: non ho più attrazione per alcuni alimenti proposti delle industrie alimentari, perché so molto bene che sono fatti con la merda, ora per me non mangiare alcuni alimenti industriali non è una rinuncia, perché è scomparsa l'attrazione. Questi alimenti mi appaiono nella loro miseria, senza maschere. Non c'è sforzo. C'è stata però una costanza nello sguardo, quale unica azione di volontà.

Devo dire che... personalmente, :whistle:....e .per ora... ho solo risolto in parte, solo sul versante alimentare......
no, sarò più clemente...: qualcosa è cambiato ....ma vedo che la strada è lunga.....

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  • Cecilia
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11 Anni 2 Mesi fa #40912 da Cecilia
Risposta da Cecilia al topic I Codici della guarigione del dr Loyd
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