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di vitamina D25OH nel sangue, è la brusca variazione negativa del paratormone o PTH.
Questo è il segnale che informa il medico che è stata raggiunta la dose efficace di vitamina D3. Questo valore è del tutto personale,
spesso infatti chi soffre di malattie autoimmuni presenta polimorfismi dei recettori della vitamina D (VDR) che limitano l'azione fisiologica della vitamina D fino a renderla quasi inefficace. Ecco perché l'assunzione di altissime dosi di vitamina D3, per chi segue il protocollo, prosegue fino a individuare la dose individuale efficace, mediante il cut-off del PTH.
Una D25OH di 120, 200 o anche 600 o più, da sola non dice nulla, occorre anche vedere il PTH prima e dopo il cut-off.
Per inciso, per chi non segue il protocollo restando al di sotto del valore massimo di D25OH (100 ng/ml) nel sangue, non è necessario controllare continuamente anche il PTH e calcio totale se non 1 volta all'anno.
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miciofelix ha scritto: ottima spiegazione Yagoo ma mi sembra che ti sei contraddetto
inizialmente spieghi che
"eventuale ipercalcemia - aumento del PTH - od una ipocalcemia - diminuzione del PTH."
cioè se il PTH diminuisce va tutto bene perchè pure la calcemia scende, giusto?
però poi scrivi
"quando la calcemia inizia ad aumentare il PTH tende normalmente a diminuire."
ma avevi detto che se il PTH diminuisce la calcemia dovrebbe diminuire anch'essa, quindi quale delle due affermazioni che fai è quella giusta?
presumo la prima
o forse sono io che non ho afferrato bene il concetto? :huh:
Eventualmente siamo in due. Comunque il PTH deve stare "ancorato" al valore più basso del range e su questo non credo ci siano dubbi
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- miciofelix
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miciofelix ha scritto: credo solo per chi è sotto protocollo ad alte dosi di D, Miki, altrimenti il pth può essere comunque e tranquillamente nel range anche a valori medi o medio bassi....
Confermo. Coimbra sostiene che, in soggetti che non soffrono di auto-immuni , è sufficiente mantenere il PTH a metà del range.
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