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La Medicina Ortomolecolare è una pratica terapeutica che si basa sull'introduzione della quantità ideale di nutrimenti nella dieta che mira a perseguire il livello di salute ottimale attraverso il riequilibrio dell'assetto biochimico.

Domanda Sulle vitamine e sui minerali.

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12 Anni 8 Mesi fa - 12 Anni 8 Mesi fa #24156 da Raffaele/Michelangelo
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Sulla vitamina B6

Di questa idrosolubile vitamina vi sono ben 6 varianti:

- piridossina-5’-fosfato;

- piridossale (PL);

- piridossina;

- piridossàl-5’-fosfato PLP);

- piridossamina-5’-fosfato;

- piridossamina coi suoi derivati.

Il piridossàl-5’-fosfato è la formulazione di coenzima attivo, basilare per il nostro metabolismo.

Dato che il nostro corpo non può sintetizzare la vitamina B6, occorre immetterla con l’alimentazione.

Ricordiamoci che il piridossàl-5’-fosfato è un coenzima di primaria importanza per l’efficienza di un centinaio di enzimi che svolgono determinanti processi biochimici quali la gluconeogenesi (processo chimico che ricava glucosio dagli aminoacidi) o la fosforilasi (glicogeno fosforilasi), enzima che consente la cessione del glucosio muscolare sotto forma di glicogeno.

L’estrazione stessa del neurotrasmettitore serotonina dall’aminoacido triptofàno richiede un enzima subordinato al piridossàl-5’-fosfato, come del resto pure altri neurotrasmettitori quali il GABA (acido gamma-aminobutirrico), la noradrenalina, la dopamina la cui sintesi necessita di enzimi subordinati al pridossàl-5’-fosfato.

Tanto la piridossina-5’-fosfato quanto il piridossàl-5’-fosfato si associano alla emoglobina degli eritrociti, determinandone la sua maggiore disposizione a imprigionare e cedere ossigeno.

Sappiamo poi che la biodisponibilità della vitamina B3 (Niacina) può essere resa esatta sia attraverso il cibo sia mediante la trasformazione del triptofàno alimentare in B3.

Bene: il piridossal-5’-fosfato interviene come coenzima nella sintesi di B3 da triptofàno, riducendo così il fabbisogno di niacina alimentare ed è in grado di associarsi ai recettori steroidei che, sedando gli effetti degli ormoni steroidei (estrogeno, progesterone, testosterone), evitano la trascrizione genica.

Sia il cancro prostatico sia quello al seno potrebbero ricollegarsi a un declassamento della B6 e pertanto ai recettori degli ormoni steroidei, in grado di apportare variazioni nella trascrizione genica.

Il deficit di B6 incide anche sul sistema immunitario, dato che il coenzima agisce, insieme al folato e alla vitamina B12, sul metabolismo dell’unità monocarboniosa.

Sono i soggetti che assumono molti alcolici a deficitare della B6, per via di una scarsa assunzione e di una declassata produzione di questa vitamina.

I deficit significativi della B6 includono irascibilità, stato depressivo e confusionale, flogosi della lingua, lesioni e ulcerazioni della cavità buccale, anche agli angoli, mentre nei bambini si riscontra l’insorgenza di convulsioni.

Nelle diete con un maggior apporto proteico si registra un rialzo nel consumo di vitamina B6, dato ch’essa, quale coenzima, è indispensabile per i vari enzimi preposti a metabolizzare gli aminoacidi.

I “malati di cuore” e gli affètti da ictus, ancor prima di contrarre tali tipi di affezioni, mostrano valori declassati di omocisteina, composto intermedio del metabolismo della metionina.

I soggetti in salute possiedono una duplice possibilità per metabolizzare l’omocisteina:

- trasformare l’omocisteina in metionina attraverso l’impiego di B12 e acido folico;

- permutare l’omocisteina in cisteina attraverso l’impiego di un paio di enzimi del piridossàl-5’-fosfato.

Conclusione: nel flusso ematico, l’omocisteina è modulata da almeno un trio vitaminico (B6-B12-acido folico).

Vi sono innumerevoli ricerche in grado di testimoniare l’interconnessione tra la scarsità di B6 e i valori eccessivi di omocisteina nel circolo sanguigno con un conseguente pericolo di contrarre patologie cardiovascolari.

Inoltre, al di là dei livelli di omocisteina, mantenere i valori plasmatici del piridossàl al di sopra del valore normale significa ridurre il pericolo di contrarre affezioni di tipo cardiaco e vascolare.

L’integrazione poi di B6, dopo assunzione per bocca di metionina, declassa i valori di omocisteina.

La diminuita fabbricazione linfocitaria e della preziosa proteina immunologica (interleuchina-2) regrediscono se viene somministrata nei soggetti in deficit una supplementazione di B6, peraltro, frequentemente carente negli anziani.

Si è potuto anche constatare negli individui anziani un certo rapporto tra Alzheimer e deficit di B6-B12-acido folico nonché rialzo dei valori di omocisteina.

Vi sono esperienze che attestano che un’integrazione di 100 mg di B6 declassi i valori di ossalato nelle urine che, come sappiamo, incide nella composizione dei calcoli renali, per l’appunto da ossalato di calcio.

La vitamina B6 è essenziale per la metabolizzazione di l-triptofàno.

Gli anticoncezionali per bocca abbassano la vitamina B6.

Dunque, facendo uso di contraccettivi e versando in uno stato ansioso e depressivo, è forse auspicabile assumere fino a 150 mg al giorno di B6, per vedere di alleviare quei sintomi che si presentano, quali capogiri, irascibilità, voltastomaco, impedimento nello svuotamento della vescica, depressione.

Parimenti, nella sindrome premestruale, la cui specifica sintomatologia è quella di spossatezza, di tensione e turgore mammario, di trattenimento delle urine, di malumore, tristezza, di nervosismo, possono risultare utili 100 mg/die di vitamina B6.

E’ probabile che certi neurotrasmettitori, quali la serotonina e la norepinefrina, siano subordinati al piridossàl-5’-fosfato, ipotesi questa che fa concludere che un suo deficit possa esitare in uno stato ansioso e depressivo.

Un trattamento con 50-100 mg di B6 può risultare utile in gestazione per osteggiare il voltastomaco tipico del periodo.

In pratica, per ovviare alle nausee mattutine, può servire un’assunzione di 25 mg di B6 (piridossina) per 3 volte nelle ventiquattr'ore.

Nella sindrome del tunnel carpale, che procura sofferenza, parestesia, debolezza della mano e delle dita per via dello schiacciamento del nervo mediano sul carpo, sindrome le cui cause sono da ricercare nei sistematici danneggiamenti sul carpo o nei gonfiori dei tessuti molli (spesso presenti nella gestazione e nell’ipotiroidismo), s'ipotizza un deficit della B6 e la conclusione che una integrazione della stessa tra i 100 e i 200 mg al giorno per parecchi mesi possa risultare efficace.

Inversamente, scarsi valori di piridossàl-5’-fosfato si accompagnano a formicolii e sofferenze con tanto d'interruzione notturna del sonno.

In tal senso, saranno necessari ulteriori approfondimenti.

Coloro che seguono un’alimentazione vegetariana o vegana faranno bene ad avere una supplementazione di questa vitamina da piridossina cloridrato.

Relativamente alla tossicità della vitamina B6 da piridossina, il Food and Nutrition Board dell’Institute of Medicine ha stabilito di non assumere più di 100 mg al giorno di piridossina.

Si sono infatti verificati, anche alla dose di 500 mg al giorno di B6, neuropatie sensoriali associate a sofferenze e parestesie degli arti e addirittura problemi nell’incedere.

Dosaggi di B6 sotto i 200 mg/die sono comunque sicuri.

La B6 ha una buona sinergia con l'acido folico e la B12, coi quali contribuisce a declassare i livelli di omocisteina.

Il deficit di B2 riduce la conversione della B6 nella sua forma di coenzima.

A dosaggi elevati, la B6 può ridurre l'effetto degli anticonvulsivanti (fenitoina e fenobarbitolo).

La cicloserina, l'isoniazide, la levodopa, la penicillamina possono declassare la B6, andando a costituire con essa complessi non attivi.

Raffaele
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12 Anni 5 Mesi fa - 12 Anni 5 Mesi fa #26137 da Raffaele/Michelangelo
Risposta da Raffaele/Michelangelo al topic Sulle vitamine e sui minerali.
Del potassio

Preziosissimo elettrolita, capace in soluzione di scindersi in ioni e di veicolare elettricità, il potassio è un sale vitale per il nostro organismo che, per carburare al meglio, deve assicurarsi i giusti rapporti di esso tanto nell’endo-cellulare quanto nell’extra-cellulare (rapporto 30:1).

Le concentrazioni di sodio nell’endo-cellulare sono invece in rapporto di 1:10 nei confronti di quelle esterne.

Il rapporto sodio/potassio passa sotto il nome di potenziale di membrana cellulare, assicurato dalle pompe ioniche (Na+, K+, ATPasi), le quali si avvalgono dell’ATP (adenosintrifosfato) per espellere il sodio (Na+) dall’interno della cellula e immettervi il potassio (K+), un lavoro che, pensate un po’, in un soggetto normotipo in relax produce un dispendio energetico da un minimo del 20% fino a un massimo del 40%, facendoci intuire quanto questo processo sia vitale per il nostro organismo, sia a livello cardiaco sia a livello muscolare sia a livello nervoso.

In prima persona ho potuto verificare i rischi e i benefici dello squilibrio/riequilibrio della pompa sodio/potassio.

L’azione del potassio è richiesta anche a livello enzimatico, per es., per aiutare la reazione della piruvato chinasi, indispensabile nel ricambio carboidratico.

I soggetti che usano diuretici tiazidici (clortiazide, idroclortiazide, clortalidone, metolazone, chinetazone) o la furosemide (lasix) in quanto consumano potassio, gli affètti da sindrome metabolica o da insufficienza cardiaca congestizia o da carenza di magnesio o da protratto vomito e diarrea, coloro che hanno particolari disturbi delle ghiandole surrenali (nella sindrome di Cushing, per es., le ghiandole surrenali forniscono un eccesso di aldosterone, un ormone che stimola i reni a produrre grandi quantità di potassio), gli alcolisti, quelli che fanno uso smodato di purgativi, gli anoressici e i bulimici, raramente gli individui che mostrano carenze dietetiche di questo sale, dato ch’esso è contenuto nei più disparati alimenti, rischiano la pericolosa condizione d’ipokalemia ossia una insufficiente presenza di potassio nel siero.

Nella ipokalemia si hanno deleterie modificazioni metaboliche a livello cellulare come anche del potenziale di membrana, con malanni di vario tipo, quali spossatezza, fiacchezza, contrazioni muscolari, blocchi enterici con gonfiore e mal di pancia, stitichezza.

Nei casi più critici si arriva alla perdita della funzione muscolare o anche a mortali aritmie cardiache.

Attenzione anche alla liquirizia: assunta in eccesso, dato che essa include l’acido glicirrizico, può incrementare l’espulsione urinaria del potassio, inducendo ipokalemia.

I ridotti apporti dietetici di potassio sebbene non determinino di solito ipokalemia, ciononostante i deficit alimentari di questo minerale ampliano il pericolo di contrarre tutta una sfilza di patologie croniche.

Secondo le valutazioni dell’FNB (Food and Nutrition Board-Institute of Medicine) l’esigenza di potassio negli uomini non deve scendere al di sotto dei 2 g/die.

Ma soprattutto coloro che hanno la pressione alta faranno bene, personale esperienza, ad attestare tale valore intorno ai 3,5-4 grammi/die mangiando tanta frutta e verdura e azzerando il consumo di sale, del quale, alle nostre latitudini, se ne fa un grande abuso.

Alcune ricerche, relative allo studio delle condizioni e dei fattori che determinano la insorgenza delle malattie, osservano una ben precisa correlazione tra una superiore immissione di potassio (4,3 g/die in rapporto a una media di 2,4 g/die) e una diminuzione del pericolo di contrarre un ictus cerebri.

Dunque, ribadisco, specialmente gli ipertesi ma anche coloro che hanno scarsi introiti quotidiani di potassio alimentare incrementino le assunzioni giornaliere di frutta e di verdura, alimenti ricchi di potassio, proprio per diminuire in maniera rilevante il pericolo di essere colpiti da un ictus.

Vi sono poi altri studi che connotano che assunzioni dietetiche di potassio tra 3-3,4 g e 6 g/die, soprattutto con immissioni di frutta e di verdura, esitano in una importante preservazione nel tempo della BMD (densità minerale ossea).

Infatti, gli alimenti che abbondano di potassio (frutta e verdura) possiedono anche gli antesignani degli ioni del bicarbonato, utili per contrastare gli acidi del corpo.

Gli uomini, alle nostre latitudini, sono in un costante stato di acidosi, dato che prediligono un’alimentazione con carne, pesce, formaggi, …, fortemente acida, piuttosto che una dieta alcalinizzante a base di frutta e di verdura.

Per effetto di ciò, una volta che l’organismo ha esaurito gli ioni bicarbonato ecco che (la minaccia è serissima), per tamponare l’acidosi, esso ricorre ai sali alcalinizzanti di calcio, depletandoli alle ossa, al fine di preservare nella norma il pH urinario, con la ferale ripercussione della osteoporosi, specialmente nelle donne in post-menopausa, alle quali una integrazione di bicarbonato di potassio, unitamente a delle maggiori porzioni di frutta e di verdura, ridusse l’espulsione di calcio, promuovendo i marcatori biologici della rigenerazione ossea e declassando quelli del prosciugamento osseo (Sebastian A, Harris ST, Ottaway JH, Todd KM, Morris RC, Jr. Improved mineral balance and skeletal metabolism in postmenopausal women treated with potassium bicarbonate. N Engl J Med 1994;330(25): 1776-1781).

Vi è anche un più recente e vasto studio di stampo tedesco che avvalora il legame tra il calcio osseo e l’acidità: con la TC (tomografia computerizzata) è stato possibile osservare che i soggetti che mangiavano cibo maggiormente acido presentavano una più esigua quantità di minerali nell’osso (Lemann J, Jr.,Pleuss JA, Gray RW. Potassium causes calcium retention in healthy adults. J Nutr 1993; 129(9): 1623-1626///Morris RC, Jr., Schmidlin O, Tanaka M, Forman A, Frassetto L, Sebastian A. Differing effects of supplemental KCl and KHCO3: pathophysiological and clinical implications. Semin Nephrol 1999; 19(5): 487-493).

Non solo: certe osservazioni mostrarono come i soggetti maschi che immettevano mediamente una quantità di potassio (quasi esclusivamente dietetico da frutta e da verdura) di poco al di sopra dei 4 g/die dimezzavano il rischio di contrarre calcoli ai reni se confrontati con quelli che assumevano mediamente una quantità di potassio leggermente al di sotto di 2,9 g/die; parimenti, accadeva per i soggetti femminili che consumavano mediamente 3,5 g/die di potassio (quasi del tutto da frutta e da verdura) nei confronti di quelle che ne consumavano mediamente 2,7 g/die.

Anche i valori pressori risentono tantissimo delle più sostanziose immissioni di potassio alimentare, come si è potuto osservare nel raffronto tra una dieta con 8,5 porzioni di frutta e di verdura e 4,1 g/die di potassio e un’altra comprensiva di soli 3,5 porzioni di frutta e di verdura e di 1,7 g/die di potassio: i valori si sono ridotti significativamente, soprattutto nei soggetti ipertesi.

I valori declassavano ancor più se s’incrementava di 0,8 g/die l’immissione alimentare del calcio.

I soggetti che consumano porzioni molto abbondanti di frutta e di verdura hanno una immissione media di potassio da 8 a 11 g/die (National Research Council, Food and Nutrition Board. Recommended Dietary Allowances, 10th ed. Washington, D.C.: National Academy Press; 1989).

Tra i cibi più ricchi di potassio figurano le patate, cotte con la buccia, le prugne secche e il succo di prugna, i fagioli di Lima, le banane, i carciofi, gli spinaci, i pomodori e il succo di pomodoro, le arance e il succo di arancia, le mandorle, le noci, ...

Pur non potendo fissare una dose ideale di potassio per mantenersi sani, è tuttavia indiscutibile che un'alimentazione che faccia assumere più di 4 g/die di questo minerale, soprattutto da frutta e da verdura (e noci), riduca significativamente il pericolo di contrarre ipertensione, ictus, osteoporosi, calcoli ai reni, malattie croniche.

Facciano attenzione gli anziani, oltre il sessantacinquesimo anno di età, i quali, oltre che ad assumere meno di 5 porzioni/die di frutta e di verdura fanno spesso uso di medicine che declassano il potassio.

Per il resto, se non a scopo cautelativo e per fronteggiare i casi di deficit e di ipokalemia, conviene sempre prestare molta attenzione nella supplementazione di grosse dosi giornaliere di questo minerale che andrebbero comunque sempre concordate con un medico, tenendo sotto osservazione le concentrazioni plasmatiche, per via dei potenziali e pericolosi effetti collaterali sull'organismo.

Negli USA, gli integratori multivitaminici-multiminerali, le cui formulazioni vanno dal cloruro di potassio, allo aspartato, al bicarbonato, al citrato, al gluconato, all'orotato, hanno infatti delle quantità di potassio non superiori a 99 mg per dose.

La tossicità del potassio esita nell'iperkalemia (eccesso di potassio nel flusso ematico), una pericolosa condizione in cui i reni non ce la fanno a eliminare il sale.

L'iperkalemia può comunque dipendere da svariati e spesso concomitanti fattori:

- insufficienza renale (sia acuta sia cronica);

- inadeguata produzione di aldosterone;

- diuretici che depletano l'escrezione di potassio nelle urine;

- migrazione nel flusso ematico del potassio intracellulare per emolisi (rottura della membrana eritrocitica);

- deterioramento dei tessuti per forte contusione o ustione molto seria;

- massiccia assunzione per bocca di potassio, superiore ai 18 g, in un'unica soluzione, da parte di soggetti non avvezzi a farne uso, anche se con reni sani.

Le manifestazioni da iperkalemia includono debolezza e momentanea perdita del movimento muscolare, bruciore agli arti sia superiori sia inferiori, aritmia cardiaca fino allo arresto.

Generalmente, le assunzioni di potassio possono esitare in disturbi gastroenterici (voltastomaco, malessere ventrale, dissenteria).

Per es., le pastiglie gastroresistenti di cloruro di potassio hanno talvolta prodotto lesioni enteriche, pertanto meglio confinare le eventuali assunzioni di potassio (non l'ascorbato di potassio di Pantellini) ai pasti e in microcapsule proprio per limitarne eventuali negative ripercussioni.

Superfluo ribadire che, se si hanno problemi a carico dei reni o se si stanno assumendo medicinali che risparmiano il potassio, serva essere monitorati da un medico.

Questi farmaci espongono a un maggior rischio di iperkalemia:

- digitalici (digitalis);

- diuretici inibenti l'escrezione di potassio nelle urine (amiloride, spironolactone, triamterene);

- FANS ossia antinfiammatori non steroidei (dexketoprofene, dicoflenac (ha un'allerta di sicurezza), etodolac, fenoprofene, flurbiprofene, ibuprofene, indometacina, ketoprofene, ketorolac, loxoprofene, nabumetone, naproxene, oxaprozina, sulindac, ...);

-farmaci ACE (Angiotensin Converting Enzyme) inibitori dell'Enzima di Conversione dell'Angiotensina (benazepril, captopril, cilazapril, delapril, enalapril, fosinopril, lisinopril, perindopril, quinapril, ramipril, spirapril, trandolapril, zofenopril, ...);

- antifungini (ketoconazolo, fluconazolo, itraconazolo);

- farmaci antinfettivi (pentamidina, trimetoprin-sulfametossazolo, ...);

- fluidificanti del sangue (eparina);

- farmaci che alterano il passaggio transmembrana del potassio (beta-bloccanti).


Questi farmaci espongono a un maggior rischio di ipokalemia:

- agenti tocolitici (nylidrin, ritodrina);

- agonisti dei recettori alfa e beta adrenergici (adrenalina o epinefrina);

- broncodilatatori (albuterolo, efedrina, isoproterenolo, metaproterenolo, pirbuterolo, teofilina, terbutalina);

- corticosteroidi (fludrocortisone) e sostanze ad azione corticosteroide (carbenoxolone, gossipolo, liquirizia);

- diuretici (acetazolamide, acido etacrinico, bumetanide, clortalidone, furosemide, indapamide, metolazone, quinethazone, tiazidici, torsemide);

- glucocorticoidi (prednisone, prednisolone deltasone) e antibiotici (carbenicillina, nafcillina, penicillina) a dosaggi massicci;

- vasocostrittori simpaticomimetici ad azione decongestionante (fenilpropanolamina, pseudoefedrina);

- sostanze varie (caffeina, fenolftaleina, polistirene sulfonato di sodio).

Raffaele
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12 Anni 4 Mesi fa #26705 da sampei
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Qual'è la vitamina C "naturale" migliore disponibile attualmente?

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12 Anni 4 Mesi fa - 12 Anni 4 Mesi fa #26720 da Raffaele/Michelangelo
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Della vitamina C (Acido ascorbico).

La Vitamina C va assunta a purezza farmaceutica, senza additivi artificiali (aspartame, acesulfame K, ciclamato, saccarina, neosperidina DC, taumatina: edulcoranti intensivi); (sorbitolo, maltitolo, isomalto, xilitolo, lactitolo: dolcificanti); (ossidi di rame, di ferro, di alluminio), e nella forma molecolare l (acido l-ascorbico), perché la forma d non è attiva.

Essa è un alimento fondamentale, perché l'uomo, come affermato dal biochimico Irvin Stone, ha un difetto genetico di un enzima (gunololactone oxidasi) e, dunque, una malattia detta hypoascorbemia.

Questo gene difettoso gli impedisce di produrre ascorbato nel fegato, privandolo di un importante meccanismo di difesa.

La sola, significativa ragione per cui gli animali, tranne qualche rara eccezione, non soffrano di attacchi di cuore, mentre gli uomini sì, è la vitamina C, la quale, se presa a T.I. evita seri danni al nostro sistema cardiovascolare-circolatorio (produce, infatti, collagene, autentico calcestruzzo delle arterie, delle vene, dei capillari).

Gli orsi possiedono 400 mg/dl di colesterolo, nessuno di loro muore mai d'infarto, perché essi si auto-producono mediamente 10 g di C al giorno.

E, incredibile constatazione, il principale libro di testo "THE HEART-TEXTBOOK FO CARDIOVASCULAR MEDICINE" di Eugene Braunwalds, non fa menzione della vitamina C una sola volta su 2000 pagine d’insegnamento per futuri cardiologi.

La Vitamina C, come ben sapete, è una vitamina idrosolubile, impiegata sia per la sintesi del collagene, un essenziale costituente o, come a me piace definirlo, “il calcestruzzo delle nostre arterie, delle nostre vene, dei nostri capillari”, sia per i tendini, i legamenti e lo endoscheletro, sia per la sintesi della noradrenalina, decisivo, come altri neurotrasmettitori, per le normali funzioni cerebrali, sia per la sintesi della carnitina, una minuscola molecola, la quale provvede a fare da trasportatore ai grassi verso i mitocondri, al fine di una loro trasformazione in energia, sia nel metabolismo del colesterolo e nel suo immagazzinamento negli acidi biliari, al punto da condizionare i valori del colesterolo nel flusso ematico e anche l'incidenza dei calcoli biliari.

Dotato di un prezioso potere antiossidante, l'acido levo-ascorbico, anche a dosi moderate, è in grado di esercitare una discreta custodia sulle molecole vitali per il corpo umano (proteine, grassi, carboidrati, acidi nucleici), schermandole dall'azione deleteria da parte dei radicali liberi e delle specie reattive dell'ossigeno, che si possono creare nel regolare ricambio o tramite l'esposizione a sostanze tossiche e inquinanti, quali, per es., il fumo, e di ripristinare una molecola di α-tocoferolo (vitamina E) che, stabilizzando un radicale libero, abbia trasformato così tanto la sua struttura da perdere la caratteristica di “antiossidante”, ri-conferendole la primaria sua potenzialità.

Ci ricordiamo, per averlo letto, dei marinai a bordo delle navi che facevano lunghi viaggi, i quali contraevano lo scorbuto, una gravissima malattia che conduceva alla rottura dei vasi sanguigni, con ecchimosi (ematomi), sanguinamento, caduta dei denti e dei capelli, forte dolenzìa dei punti di articolazione, accumulo di liquidi con tanto di gonfiore in molte zone del corpo, dissolvimento e disintegrazione in conclusione, fino alla morte, dello intero organismo.

Quelli sopra descritti sono tutti indizi di "astenia da scorbuto", riconducibili al deterioramento delle "condutture vasali", dello endoscheletro e del tessuto connettivo (ossa, cartilagini, fasci, tendini e legamenti), che sono costituiti, avete indovinato, da collagene.

All'inizio, declassa la carnitina, che come ho scritto prima "provvede a fare da trasportatore ai grassi verso i mitocondri, al fine di una loro trasformazione in energia", quindi, si ha un depletamento del neurotrasmettitore noradrenalina, "decisivo per le normali funzioni cerebrali".

E pensare che meno di 10 mg di acido l-ascorbico al dì avrebbero potuto o potrebbero prevenire questa mortale patologia (infanti o vecchi con dieta limitata).

I quantitativi dietetici raccomandati per questa straordinaria vitamina, pur se rivisitati (riferimento ai 75-90 mg, rispettivamente per femmine e maschi!), sono tuttavia ben lungi da quelli necessari per il mantenimento di una buona salute o per tutelarci da certe patologie croniche piuttosto ferali.

Si consideri che i fumatori, per ogni sigaretta fumata, riducono di un bel po’ la vitamina C (scorbuto dei fumatori), al punto che per ogni pacchetto consumato si stima che costoro dovrebbero assumere almeno 3 grammi di C, dato ch’essi hanno un maggiore stress ossidativo.

Per quanto attiene invece alle patologie croniche, la quantità necessaria di C è indubbiamente superiore, ma le indicazioni sono per lo più riferibili a studi prospettici, attraverso i quali sono stati monitorati vasti campionamenti per stabilire se, assumendo specifiche dosi di C, si giungesse ugualmente a contrarre certe determinate patologie.

Per es., una dozzina di studi prospettici su campionamenti fino a circa novantamila soggetti, anche per un periodo di tempo di vent’anni, connotò una interrelazione tra i maggiori livelli di C e un minor rischio d’ictus e di patologia cardiaca.

La maggior parte delle conclusioni sull'acido levo-ascorbico e sulla sua tutela, per es. nei confronti delle patologie croniche, derivano da studi prospettici.

Uno di questi studi, piuttosto interessante, conclude addirittura che certe cellule e certi tessuti umani, come per l'appunto i leucociti, si saturino con dosi di C di soli 100 mg/dì.

Ed è probabile che, una volta ottenuta la saturazione del tessuto, non sia facile avere degli ulteriori benefìci da parte della C nei confronti, per es., delle patologie cardiovascolari, peraltro piuttosto difficili da indagare.

Gli stessi studi effettuati dal grande Pauling e dai suoi collaboratori conclusero che delle alte quantità di vitamina C (10 g per endovena per 10 gg. e altrettanti per bocca a tempo indeterminato) fossero di ausilio nello allungamento e nel miglioramento della qualità della vita nei pazienti terminali affètti da cancro, ciò in netto contrasto con le più recenti ricerche effettuate alla clinica Mayo, le quali non hanno mostrato divergenze negli effetti tra i soggetti terminali affètti da cancro che prendevano 10 g di C per bocca e quelli cui era somministrato del placebo.

Probabilmente, la differenza sostanziale la faceva l'assunzione di vitamina C per endovena.

La C per endovena può rialzare di molto i livelli ematici di sé rispetto alla integrazione per bocca e dei livelli nocivi a certe cellule neoplastiche si possono ottenere esclusivamente attraverso la C per endovena e non oralmente.

Alcune evidenze, a onor del vero, hanno comunque mostrato delle negative ripercussioni circa il consumo di quantità elevate di C in assenza di specifiche patologie, evidenze fondate su osservazioni in vitro ma anche su alcuni casi sporadici: si sono osservati, per es., "scorbuto da rimbalzo", arteriosclerosi, anomalie alla nascita, calcoli renali, variazioni genetiche, deficit di B12, iper-assimilazione del ferro, incremento dello stress ossidativo, corrosione dello smalto dentale.

Sono conseguenze che andranno ulteriormente indagate, assieme al fatto che dosaggi di vitamina C superiori a 10 g/die negli adulti possano, ribadisco possano, alla fine rivelarsi tossiche o nocive per la salute.

Ovviamente, i sintomi, quali la diarrea e certi fastidi gastro-enterici, che si verifichino in caso di eccesso di C, non sono significativi e si eliminano con la diminuzione del dosaggio vitaminico o con la momentanea sospensione della vitamina stessa.

Sebbene la C esplichi una potente azione antiossidante negli uomini, tuttavia alcune evidenze in provetta mostrano ch'essa può collegarsi con certi ioni metallo liberi e costituire dei radicali liberi molto nocivi.

Le ricerche che mostrano gli esiti pro-ossidativi della C andranno esaminate con molta molta competenza, perché questa vitamina è in grado di aumentare la fabbricazione di H2O2, ossia una sostanza ossidante ch'è sì benevola in caso d'infezione ma da tenere sotto stretto controllo nel caso di malattie infiammatorie croniche, particolarmente quelle autoimmuni.

Tutta una determinata tipologia di ricerche sull’acido levo-ascorbico ha osservato che supplementazioni superiori di C siano in diretta correlazione con un più scarso pericolo di neoplasia alla bocca, alla gola, alle corde vocali, allo esofago, ai polmoni, allo apparato enterico, al colon-retto.

Anche per il cancro mammario e per quello allo stomaco (l’acido levo-ascorbico impedisce la costituzione di sostanze neoplastiche al suo interno), l’assunzione di C dietetica riduce di un bel po’ il rischio di contrarre tale patologia.

Per es., l’Helicobacter pylori, che connota un reale pericolo di neoplasia dello stomaco, declassa la quantità di C delle secrezioni dello apparato gastrico, per cui una integrazione vitaminica potrebbe rivelarsi efficace, quale coadiuvante, per estirpare il batterio, ridimensionando così il pericolo di neoplasia dello stomaco.

In tal senso, sono la frutta e la verdura, mangiate quotidianamente, a ridurre, e di parecchio, sia il rischio di malattia cardiovascolare sia quello di contrarre diversi tipi di neoplasia (Steinmetz lA, Potter JD. Vegetable, fruit, and cancer prevention: a review. F Am Diet Assoc. 1996; 96(10):1027-1039).

Lo stesso National Cancer Institute consiglia l'assunzione di almeno 5 porzioni/die di frutta e di verdura.

Alcune evidenze del Nurses' Health Study mostrano che soggetti in pre-menopausa con una disposizione familiare a sviluppare neoplasie al seno riducevano di molto (63%) il pericolo di cancro triplicando il consumo giornaliero di vitamina C dietetica.

Personalmente, ritengo non esservi, oggidì, alcuna osservazione che possa far concludere che l'acido levo-ascorbico si ripercuota sfavorevolmente sulla permanenza in vita degli affètti da neoplasia.

Ciò premesso, laddove per un particolare tipo di cancro certi protocolli si siano rivelati efficaci, beh, in tal caso sarebbe meglio non rimpiazzare gli stessi con l'uso dello acido levo-ascorbico.

Se poi, il paziente affètto da neoplasia dovesse optare per l'utilizzo di supplementi vitaminici, allora, sarà il medico Ortomolecolare coordinatore a stabilire sia il tipo sia la dose di ciascun supplemento.

Ci sarà da attendere ancora un pochino per concludere se l'interazione di certe vitamine possa risultare più o meno vantaggiosa per certe patologie quali, per lo appunto, il cancro.

Aggiungo solo che sarebbe estremamente sensato il considerare la dispensa di acido levo-ascorbico per endovena, la quale può apportare quantità di vitamina C di gran lunga superiori nel flusso ematico rispetto a una eventuale assunzione per os, assicurando così quei livelli di tossicità utili per distruggere certi tipi di cellule neoplastiche, almeno per come evidenziato in coltura.

La ricerca dovrà approfondire e valutare l'utilizzo di massicce dosi di acido levo-ascorbico nel trattamento delle neoplasie.

Nei pazienti affètti da neoplasia, sale, infatti, e di molto, la T.I. alla vitamina C, che va resa esatta, condizione questa imprescindibile.

Ora, è pur vero che, nei malati di cancro con metastasi sparse per il corpo, la somministrazione troppo rapida di grandi dosi di sodio ascorbato possa produrre emorragie nelle zone neoplastiche tali da uccidere lo stesso paziente (Cameron).

Ma è indubbio che l'ascorbato di sodio debba essere somministrato nei malati di cancro per scongiurare i conseguenziali contraccolpi da carenza di ascorbato nei vari sistemi, a cominciare dal S.I..

Aggiungo anche che un gruppo di ricercatori del National Health Institute (maggior ente di ricerca americano) ha edito sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli USA le conclusioni di una sperimentazione in vitro, le quali connotano che massicce dosi di sodio ascorbato o per meglio precisare di di-idroascorbato di sodio esitano nella fabbricazione, come già scritto, di H2O2 (perossido d'idrogeno) e nella conseguente apoptosi (annientamento per suicidio) delle cellule neoplastiche senza distruggere quelle in buona salute.

La vitamina C è un potente antiossidante con effètti a dir poco straordinari all'interno del nostro corpo.

In certe sperimentazioni in vitro, però, è emerso ch'essa possa influenzare certi ioni di metallo liberi, sì da fabbricare possibilmente dei pericolosi radicali liberi o pro-ossidanti.

Quantunque gli ioni di metallo liberi non siano presenti in condizioni fisiologiche, la considerazione che massicce dosi di acido levo-ascorbico possano all'interno del corpo umano indurre danno ossidativo ha trovato un rilevante interesse.

Ma tutte le sperimentazioni che promuovevano il danno pro-ossidativo dell'acido levo-ascorbico sono risultate difettose (incomplete) o di alcuna importanza fisiologica (Carr A, Frei B. Does vitamin C act as a pro-oxidant under physiological conditions? FASEB J 1999;73(9): 1007-1024).

Una nuova recensione, infatti, non ha osservato alcuna certezza in base alla quale poter concludere che l'acido levo-ascorbico in grandi dosi promuova danno ossidativo in condizioni fisiologiche o all'interno del corpo umano.

Gli studi pregressi dovrebbero rivedere se stessi per individuare le eventuali imprecisioni metodologiche o altro.

Ribadisco, comunque, che la vitamina C promuova la fabbricazione di perossido d'idrogeno (H202) ossia un materiale ossidante che induce apoptosi delle cellule neoplastiche ma non di quelle sane, materiale straordinariamente vantaggioso in stati d'infezione ma, a onor del vero, da regolare, come già espresso, nelle patologie infiammatorie croniche quali quelle di tipo autoimmune.

Nei disturbi e nelle problematiche degli occhi, le cataratte, sempre più usuali e pericolose col trascorrere degli anni, costituiscono un fattore dominante per la perdita della vista, collegabile a una quota più bassa di C all’interno dei cristallini, al punto che molte ricerche convergono sul fatto che una maggiore supplementazione di vitamina C esplichi in tal senso una preziosa salvaguardia.

Nelle geopatologie ambientali, risulta molto spiccata la tossicità da piombo con ripercussioni soprattutto sui neonati di donne esposte in gestazione alla contaminazione di questo metallo pesante, neonati che presentano disturbi dello apprendimento e comportamentali o un ridotto quoziente intellettivo (Q.I.).

Nei soggetti maturi, questo metallo può deteriorare la funzionalità renale e innalzare la pressione arteriosa.

La vitamina C, sia dietetica sia da supplementazione, risulta efficace nel ridurre i livelli di piombo nel flusso ematico, come mostrano evidenze di vario tipo (soggetti anziani-bambini-fumatori), probabilmente per via del fatto che l'acido levo-ascorbico può limitare l'assimilazione del metallo nel livello ematico o promuovere la eliminazione urinaria dello stesso.

Negli individui affètti da arteriosclerosi, con tanto quindi di compromissione delle condutture ematiche, sempre più soggette a restringimento e indurimento, e non in grado di consentire al sangue di scorrere dappertutto, con sconquassanti contraccolpi quali gli attacchi di cuore, i multinfarti cerebrali, l'angina pectoris, la somministrazione di acido levo-ascorbico sortisce una decisa ripresa della elasticità dei vasi sanguigni già con dosi di 0,5 g/die.

Nei soggetti ipertesi, in serio pericolo di patologia cardiocircolatoria, è tangibile il declassamento della P.A. sistolica (pressione arteriosa massima), per effetto della supplementazione di vitamina C (0,5 g/die), subito dopo un mese di regolare assunzione della stessa.

Ovviamente, e lo scrivente ne ha fatto esperienza in prima persona, la guarigione dalla ipertensione richiede l'associazione anche di altri alimenti quali, per es., il magnesio, la taurina*, la vitamina E*, l'ascorbato di potassio di Pantellini, la melatonina, gli aminoacidi, un multivitaminico-multiminerale del tipo Formula VM-2000, ... oltre che un corretto stile dietetico e di vita e, non ultimo, il movimento (almeno mezz'ora di camminata tutti i giorni, a passo veloce).

Nelle persone diabetiche, alcune ricerche (ancora da approfondire) hanno concluso che vi sia un valore plasmatico di acido levo-ascorbico ch'è di circa 1/3 inferiore rispetto a quello di soggetti non diabetici.

Si è anche visto che delle quantità da 1 a 6 dg di acido levo-ascorbico/die regolarizzano i valori del sorbitolo nel livello cellulare, riducendo ciò, col trascorrere degli anni, certe negative ripercussioni diabetiche** (Will JC, Byers T. Does diabetes mellitus increase the requirement for vitamin C? Nutr Rev 1996;54(7):193-202).

Non dimentichiamoci, poi, che nei diabetici la primaria causa di morte siano le patologie del sistema cardiocircolatorio e che l'acido levo-ascorbico esplichi positivamente sia un'azione di allargamento delle condutture vascolari, frequentemente deteriorate in questi soggetti, sia un'azione antiossidante, riducente lo stress ossidativo, presumibile collant diabete-patologie cardiovascolari.

Anche nelle affezioni influenzali e nel comune raffreddore sono, a mio parere significativi, i benefìci dell'acido levo-ascorbico, se preso a dosi massicce, secondo le tabelle che potrete osservare in fondo al post, prima delle note conclsive.

Non vi sono lavori scientifici a sufficienza per connotare quale possa essere la forma di acido levo-ascorbico a più alta biodisponibilità.

Ma su un punto si può stare tranquilli: la vitamina C di sintesi e quella naturale sono chimicamente “uguali” e non si evidenziano dissonanze sia per quanto attiene alla loro azione organica (naturale) siauanto riguarda il loro assorbimento.

Ovviamente, i sali minerali dello acido levo-ascorbico risultano basici e quindi riducono l’acidità della vitamina C, con grande sollievo per il livello gastroenterico di certuni.

Direi che le forme più diffuse per questa vitamina siano quelle da sodio, da magnesio e da calcio ascorbato, i quali ci apportano rispettivamente 131 mg di sodio/1000 mg di acido levo-ascorbico, 138 mg di magnesio/su 1000 mg di acido levo-ascorbico, 114 mg di calcio/1000 mg di acido levo-ascorbico.

Un integratore di vitamina C frequentemente usato è Ester C della Solgar, che associa al calcio ascorbato i bioflavonoidi (pigmenti di natura vegetale, insiti nella frutta e nella verdura, solubili in acqua), particolarmente quelli degli agrumi, ma anche acerola, rosa canina, rutina, che conferiscono allo acido levo-ascorbico una biodisponibilità quadrupla rispetto a quella di una normale assunzione di sola vitamina C (almeno così si legge da Solgar, Nutrition information).

Vi è anche una forma di acido levo-ascorbico (ascorbil palmitato) esterificato (reazione tra acido levo-ascorbico e acido palmitico, ossia un acido grasso): è praticamente un composto liposolubile, in dissonanza con la vitamina C, la quale è idrosolubile.

Connotando una discreta azione antiossidante, l’ascorbil palmitato s’impiega in certi prodotti per la cute: ricordo inoltre che l’acido levo ascorbico giochi un ruolo determinante nella sintesi del collagene.

Nella supplementazione per bocca è presumibile ipotizzare che nel tratto digerente esso sia sottoposto a scissione elettrolitica, al momento dell’assimilazione, in acido sia levo-ascorbico sia palmitico.

In riferimento alla stragrande maggioranza d'individui maturi e in salute, è possibile affermare che oltre i 2 g di acido levo-ascorbico/die possano manifestarsi disturbi gastroenterici (flatulenza, diarrea), che rescindono senza alcuna conseguenza diminuendo la dose o sospendendola provvisoriamente.

Per quanto attiene poi alla interazione coi farmaci:

- anticoncezionali per os. che possiedono estrogeni/acido levo-ascorbico: gli anticoncezionali orali con estrogeni declassano i valori della vitamina C a livello plasmatico e dei globuli bianchi (G.B.);

- acido acetilsalicilico o ASA (Aspirina)/ acido levo-ascorbico: quantità elevate di aspirina possono indurre una maggiore eliminazione di vitamina C nelle urine (2 cps ogni 6 h per 7 gg. declassano della metà il contenuto di C dei G.B., soprattutto promuovendo la diuresi);

- anticoagulante Warfarina/acido levo-ascorbico: elevate quantità di vitamina C declassano la efficacia dello anticoagulante (in tal caso, sarà prudente assumere 1 solo grammo di vitamina C al giorno, tenendo sotto controllo la protrombina).

Esiste un numero molto limitato di persone che soffrono di una malattia genetica piuttosto rara, che provoca una maggiore produzione di acido ossalico nelle cellule; con questo difetto genetico, si deve limitare l’assunzione di vitamina C.

Chi ha una giornaliera supplementazione di acido levo-ascorbico, sottoponendosi all'esame delle urine, verificherà spesso ch'esse siano pregne di vitamina C.

A sanatoria di ciò, accade sovente che i medici di turno esortino i propri pazienti ad assumere meno vitamina C, affermando che l'abnorme espulsione urinaria di essa connoti proprio la inutilità di elevati dosaggi, i quali non sono poi assimilati.

Niente di più errato!

Quell'organo cavo di tipo muscolare, ubicato nel mediastino medio della cavità toracica, fungendo da pompa, consente al sangue d'irrorare i tessuti, apportando loro le sostanze nutritive e l'ossigeno necessari.

Bene: la quantità di sangue (GC)*** che i 2 ventricoli possono "smaltire" in 1 minuto, mediante l'arteria polmonare e l'aorta, è, per un normotipo, di circa 5-5,5 l, dei quali 1/5, ossia 1-1,1 l, perviene all'interno dei reni, dove milioni di filtri (glomeruli) depurano il sangue per rilasciare urina.

Coloro che assumono vitamina C a T.I., o comunque quantitativi di essa apprezzabili, sono consapevoli del fatto (e se non lo sono, questo è il momento giusto per apprenderlo) che la C sia nel tempo di 60 secondi veicolata nel flusso ematico e pervenga per i 4/5 ai tessuti e per il rimanente 1/5 ai reni e da essi, in virtù della sua idrosolubilità, nelle urine.

Sto affermando che gli alti tassi di acido levo-ascorbico nella escrezione urinaria non significano ch'esso non sia assimilato ma semplicemente, come del resto avviene per tutte le sostanze idrosolubili circolanti nel flusso ematico, che una minima percentuale di esso sia sottoposta ineluttabilmente alla filtrazione renale.

Aggiungo inoltre che, a ben riflettere, dosi massicce di vitamina C nel flusso ematico portino alla logica conclusione ch'essa sia stata assimilata nel tratto enterico.

Stiamocene dunque tranquilli e non facciamo mai mancare al nostro corpo la ottimale dose di acido levo-ascorbico, quella della T.I., in barba alle fuorvianti conclusioni della M.U., la quale stima che una dieta varia ed equilibrata sia in grado di garantirci il necessario, quotidiano fabbisogno di vitamina C.

Ricordo che questa vitamina è alla base del nostro stare in salute e che una sua carenza è il solo motivo per cui nel regno animale muoiano d'infarto i porcellini d'india, qualche scimmietta, le nòttole e ... guarda un po'!-anche l'uomo.

Tanto l'ossigeno dell'aria quanto la luce cambiano la composizione chimica del cibo, in particolare quella degli oli e dei grassi (irrancidimento) e producono lo imbrunimento degli alimenti sia animali sia vegetali.

Gli antiossidanti non consentono al cibo di ossidarsi e in base alla loro funzione sono distinti in primari e secondari.

Quelli primari, per es. la vitamina E, si ossidano in luogo dello alimento cui sono addizionati, preservandoli dall’alterazione, quelli secondari, ai quali appartiene per lo appunto la vitamina C, hanno la funzione di ridurre i primari, una volta che questi abbiano stabilizzato e riattivato (cedendo un loro elettrone) i radicali liberi, e di farli proseguire nella loro azione antiossidante.

Questo “scarica-barile” non consente alterazioni organolettiche dei prodotti, tanto meno il declassamento del loro stesso valore nutrizionale.

Ovviamente, una tale reazione modifica la struttura chimica dell’acido ascorbico che diviene inattivo.

Comunque, possiamo stare tranquilli, perché entrambe le strutture (attiva e inattiva) della vitamina C non ci arrecano danno e sono espulse attraverso le urine.

Non solo l’acido levo-ascorbico è un antiossidante ma pure un aromatizzante e un antinitrosante: esso conferisce un gusto particolare agli alimenti ma soprattutto non consente la permutazione dei nitrati nei micidiali nitriti, che nello stomaco, a contatto con gli acidi umici e fumici, genererebbero le temutissime, cancerogene nitrosamine.

Certamente, l'acido levo ascorbico ch'è termolabile, fotosensibile, igroscopico si declassa di un bel po', nonostante le innumerevoli attenzioni relative al confezionamento: vetro scuro, contenitori non trasparenti, …

Ma la sua funzione nella conservazione dei cibi è quella sopra esposta.

Note

* Le assunzioni, sia di taurina sia di vitamina E, vanno inizialmente fatte a dosi moderate, graduandone l'incremento settimanalmente, perché prese da subito in quantità massicce (lo scrivente assume ogni giorno, pensate, 8 g di taurina e 800 U.I. di vitamina E) sortirebbero l'effetto contrario, producendo addirittura un innalzamento dei valori pressori.

** La conversione da sorbitolo a fruttosio consente la fuoriuscita del fruttosio dalla cellula per essere utilizzato dal corpo in altre funzioni, scongiurando il pericolo di ledere la stessa cellula.

Nei diabetici, tuttavia, a causa della iperglicemia, ciò non si realizza e quindi il sorbitolo, si deposita sempre più nei tessuti cellulari producendone un danno.

***GC=Gittata Cardiaca

Nota conclusiva

Vi sono osservazioni che mostrano come elevati dosaggi di acido levo-ascorbico ostacolino la corretta lettura di alcune analisi laboratoriali quali quello della bilirubinemia e della creatininemia o per l’individuazione del sangue occulto nelle feci.
Allegati:
Ultima Modifica 12 Anni 4 Mesi fa da yagoo40.

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12 Anni 4 Mesi fa #26724 da sampei
Risposta da sampei al topic Sulle vitamine e sui minerali.
ok.. ma qual'è la vitamina C "naturale" migliore disponibile attualmente?

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12 Anni 4 Mesi fa #26725 da francois
Risposta da francois al topic Sulle vitamine e sui minerali.
Sampei

quando si parla di C, quello che conta è il radicale ascorbico,
e per il radicale non esistono marche migliori o peggiori,
il radicale è uguale per tutte le versioni della C in commercio.

Altra cosa sarebbe se consideriamo la C nel suo insieme,
ossia una C compresa di supplementi vari che dà qualcosa in più, ma molto
poco rispetto al costo pagato.

Oltre alla C assunta come supplemento in polvere, è sempre meglio mangiare frutta o fare spremute o frullati.

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