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OFFERTE DI PRODOTTI VIA MAIL O MP
In un forum che tratta di salute e malattie, può succedere che improvvisamente qualcuno offra la soluzione tanto agognata, via mail o via messaggio privato.
DIFFIDATE sempre, controllate, ricercate e chiedete. Chiedete ad altri foristi se per caso conoscono questo prodotto, chiedete se esistono dei test e delle testimonianze attendibili.
Domanda Qual'è il più potente antinfiammatorio ?
- B612
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- Elit Utente
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se i prodotti "Oceanic Beta Carotene Softgels 7mg" è " Beta Carotene 2500 ui" sono equivalenti, risposta:
Beta carotene 2500 iu is about 6 mg of Oceanic beta carotene softgels 7mg.
Quindi, se ho ben capito, il prodotto di 7mg ne conterebbe un po' di più.
Ad ogni buon conto, io ho comprato quello... e lo sto assumendo insieme al vm2000, spero non sia troppo!
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- Zagolin
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Skesy ha scritto:
Anche gli altri carotenoidi si trasformano nel nostro corpo in Vitamina A ?
No, solo il beta, l'alfa carotene e la criptoxantina che io sappia non altri, contenuti
anche nell'Oceanic, come la zeaxantina e la luteina.
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- Zagolin
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B612 ha scritto: Ho chiesto a solgar.ie
se i prodotti "Oceanic Beta Carotene Softgels 7mg" è " Beta Carotene 2500 ui" sono equivalenti, risposta:
Beta carotene 2500 iu is about 6 mg of Oceanic beta carotene softgels 7mg.
Ma non erano 25000 ?
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- Skensy
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antinfiammatori sono la LISINA, la PROLINA e il THE' VERDE.
Gli posso credere ?
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- Mario
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- Elit Utente
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del più potente antinfiammatorio naturale e di come curare il tuo problema Te ne feci cenno nei miei passati messaggi, ora provo a rispondere alla tua domanda e Ti descrivo cosa è la lisina, prolina e il the verde cosi puoi confrontare le notizie che il medico o naturopata ti ha dato...dico cosi perchè può essere naturopata ma non medico e viceversa.
La LISINA è un amminoacido polare, la sua molecola è chirale.
L'enantiomero L è uno dei 20 amminoacidi ordinari, il suo gruppo laterale reca un gruppo amminico che le conferisce un comportamento basico.
Negli esseri umani è essenziale, cioè va assunta tramite l'alimentazione, dato che l'organismo umano non è in grado di sintetizzarla.
La lisina e la vitamina C formano insieme la L-carnitina, un biochimico che permette al tessuto del muscolo di usare più efficientemente l'ossigeno, migliorando la tolleranza allo stress, il metabolismo dei grassi ed ha anche un effetto anti-fatica.
Nella sua forma idrossilata, grazie all'intervento della vitamina C, rientra nella composizione del collagene, la proteina fibrosa che costituisce le ossa, le cartilagini e altri tessuti connettivi; favorisce la formazione di anticorpi, ormoni (come quello della crescita) ed enzimi; è inoltre necessaria allo sviluppo e alla fissazione del calcio nella ossa. Insieme alla metionina rappresenta l'amminoacido precursore della carnitina.
La lisina è importante anche come precursore di un'importante vitamina, la niacina, meglio conosciuta anche come vitamina B3 o PP. La carenza di niacina, frequente nel periodo postbellico a causa di un'alimentazione basata prevalentemente su prodotti come la polenta, provoca la pellagra.
I capelli sono costituiti prevalentemente da proteine ed in particolare da due aminoacidi, la lisina e la cisteina (entrambi contenuti nella cheratina). Per questo motivo la lisina è presente in numerosi integratori per capelli e in prodotti dedicati al trattamento dell'alopecia androgenetica.
L'utilizzo della lisina è stato anche proposto per prevenire la riattivazione dell'herpes simplex, virus responsabile degli episodi ricorrenti di herpes labiale.
La lisina è presente soprattutto nella carne (carne rossa, maiale, pollame), nel formaggio, in alcuni pesci (merluzzo e sardine), nella soia, nei suoi derivati[2] e nei legumi in generale; è invece scarsamente presente nei cereali. Una carenza di lisina può produrre una carenza di niacina (nota anche come vitamina B3) e portare alla pellagra.
Per decarbossilazione, la lisina si trasforma in cadaverina.
La sua carenza può provocare anemia, occhi rossi, disordini degli enzimi, perdita dei capelli, un'incapacità concentrarsi, irritabilità, mancanza di energia, mancanza di appetito, disordini riproduttivi, sviluppo ritardato e perdita del peso.
La PROLINA è un amminoacido apolare. La sua molecola è chirale.
L'enantiomero L è classificato tra i 20 amminoacidi ordinari in quanto la prolina entra nella composizione di molte catene polipeptidiche. Tra essi, è l'unica ad avere il gruppo amminico secondario, dato che il suo gruppo laterale si chiude sull'atomo di azoto formando una struttura ciclica. Per questo motivo, chimicamente, la prolina è in realtà un imminoacido, non un amminoacido.
Essendo l'unico amminoacido il cui gruppo amminico è secondario, non sviluppa per reazione con la ninidrina il colore viola tipico degli altri amminoacidi, ma presenta una colorazione giallo/rossa.
Negli esseri umani è un amminoacido non essenziale, cioè, l'organismo umano è in grado di sintetizzarlo. Va anche incontro a degradazione ad opera di un'ossidasi, che tramite l'intermedio glutammato-gamma-semialdeide la converte in acido glutammico.
Nelle proteine, data la sua struttura unica, impedisce alla catena polipeptidica di formare delle eliche α e funge da punto di svolta nei foglietti β. Formando un legame peptidico con un altro amminoacido, la prolina forma un'ammide terziaria, non ha quindi atomi di idrogeno per formare legami a idrogeno con le restanti parti del polipeptide.
Più proline in sequenza si conformano a loro volta in una tipica struttura ad elica. Esistono proteine che incorporano nella loro sequenza un'elevata percentuale di residui di prolina. Una di queste è il collagene, proteina strutturale ubiquitaria nei tessuti animali ed umani. Grazie alla sua conformazione ad elica, il collagene acquisisce proprietà fisiche e meccaniche particolari. In dettaglio, assume una elasticità molto limitata alle trazioni di basse intensità; continuando la sua trazione, si arriva ad una soglia in cui minime variazioni trattive provocano estensioni non proporzionali della sua struttura. Il collagene strutturato maturo è anche una proteina con proprietà ottiche: possiede infatti birifrangenza.
La trasduzione del segnale intracellulare si serve spesso di proteine che possiedono domini dove le concentrazioni di prolina sono discrete (poly-proline stretches), ma più abbondanti rispetto alla sequenza proteica integrale. Questi domini ricchi di prolina, ad alfa elica, fungono da ligandi per delle "tasche" molecolari che furono identificate inizialmente in alcune protein tirosina chinasi citoplasmatiche, come il proto-oncogene c-Src o la tirosina chinasi linfocitaria Ltk. Si chiamano domini SH3 (Src Homology number 3) e una volta legati queste sequenze di poli-prolina, inducono una modificazione conformazionale delle proteine in cui sono contenuti. Come risultato, es. la tirosina chinasi può attivarsi o rallentare la sua funzione. Anche la chinasi attivata dai fosfoinositidi (PI-3K) possiede due domini SH3 in grado di legare diversi tipi di sequenze di poli-prolina.
Tè VERDE:
Il tè verde è un tipo di tè composto esclusivamente da foglie di Camellia sinensis (o Thea chinensis) che durante la lavorazione non devono subire alcuna ossidazione.
La composizione chimica del tè verde ad uso alimentare, fatta eccezione per poche reazioni enzimatiche che si verificano subito dopo la raccolta, rappresenta in pratica la composizione delle foglie fresche, dato che la procedura di lavorazione prevede la sola essiccazione ad alte temperature, e non la fermentazione.
Una tazza di tè verde (200 mL di Gunpowder, Hangzhou) contiene circa 142 mg di EGCG, 65 mg di EGC, 28 mg di ECG, 17 mg di EC, e 76 mg di caffeina.
Polifenoli (circa il 30% del peso secco).
Vitamine: C,gruppo B,K
Metilxantine (alcaloidi a nucleo purinico).
Aminoacidi.
Minerali.
Fin dai primordi del suo consumo, al tè verde sono stati attribuiti effetti positivi sulla salute. Ma solo negli ultimi anni l'entità reale di questi benefici è stata studiata in maniera scientifica: ci sono evidenze secondo cui i bevitori regolari di tè verde mostrano minore incidenza di malattie cardiache e tumori.
I benefici del tè verde corrispondono in massima parte ai benefici delle catechine che contiene, ovvero in particolare l'EGCG. La principale attività dell'EGCG è quella di potenziare le difese antiossidanti (catalasi, superossido dismutasi e glutatione perossidasi) e quindi diminuire il danno cellulare.Questo produce effetti salutari su tutti i tessuti.
I meccanismi alla base dell'attività anticancro del tè verde sono le proprietà antiossidanti, l'induzione di enzimi della fase II, l'inibizione dell'espressione e del rilascio di TNF-α, l'inibizione della proliferazione (arresto del ciclo cellulare), l'induzione dell'apoptosi, l'inibizione della telomerasi.
Una larga metanalisi pubblicata dall'Università di Yale del 2006 ha puntato l'attenzione su quello che viene chiamato "paradosso asiatico": in Asia esiste una minore incidenza di malattie cardiovascolari e cancro, nonostante un consumo elevato di sigarette. Probabilmente le importanti quantità di tè verde consumate dagli asiatici hanno un ruolo protettivo.
In un grosso studio di popolazione del 2006, il tè verde (almeno una tazza al giorno per sei mesi), nelle donne, riduceva del 27% il rischio di calcoli biliari, del 44% il rischio di cancro della colecisti e del 35% il rischio di cancro delle vie biliari. Negli uomini questo rischio era ridotto ma non in maniera così netta, probabilmente per il maggior consumo di sigarette.
La somministrazione quotidiana di un estratto di tè verde, provocava in 2 settimane una diminuzione significativa del grasso corporeo. Risultati simili sono stati pubblicati in studi condotti da un gruppo di ricerca di Tokyo.
Il tè verde ha proprietà termogeniche e promuove l'ossidazione dei grassi in maniera superiore a quella provocata dal suo contenuto in caffeina di per sé, tali effetti infatti sarebbero dovuti alle catechine che stimolano il metabolismo ad accelerarsi ed eliminando gli adipociti in eccesso, tuttavia sotto questo aspetto è meglio consumarlo con iscrezione perché attacca gli adipociti provocando una significativa riduzione di peso, e può influire sul funzionamento tiroideo, nove persone su dieci che consumano tè verde infatti sono gravemente sottopeso pur mangiando moltissimo.
Questo, insieme all'inibizione della lipasi pancreatica (l'enzima pancreatico che digerisce i grassi) e al conseguente rallentamento con cui questi grassi vengono assorbiti per via linfatica dopo il pasto, rende conto dell'effetto ipotrigliceridemizzante (riduce i livelli di trigliceridi ematici circolanti).
Inoltre il tè verde favorisce l'ossidazione dei grassi rispetto a quella degli zuccheri durante l'esercizio fisico moderato, e può migliorare la sensibilità all'insulina e la tolleranza al glucosio nel giovane adulto sano.
Il tè verde ha globalmente un potente effetto neuroprotettivo.
Potrebbe avere un ruolo nella prevenzione e nel trattamento di malattie neurodegenerative: Parkinson e Alzheimer
L'epigallocatechina (EGCG) sopprime fortemente l'insorgenza e/o il danno neuronale da encefalite sperimentale autoimmune (modello animale della sclerosi multipla) indotta dalla proteina.
Un consumo maggiore di tè verde è associato ad una minore prevalenza di disturbi cognitivi nell'uomo.
È possibile che la L-teanina (amminoacido contenuto nel tè verde) possa avere un effetto anti-stress, inibendo l'eccitazione dei neuroni corticali.
I polifenoli del tè verde possono prevenire l'artrite reumatoide nei ratti, oppure ne diminuiscono la severità dei sintomi, e riducono i sintomi in un modello murino (topo) di sindrome di Sjögren.
Il tè verde ha un potenziale applicativo nella prevenzione e nel trattamento di malattie infiammatorie, in quanto inibisce (oltre alla DOPA decarbossilasi) la istidina decarbossilasi, l'enzima che produce istamina.
Il tè verde potrebbe rappresentare un importante approccio farmacologico contro le malattie autoimmuni nell'uomo: oltre i noti effetti antinfiammatori ed antiapoptotici, in vitro ha dimostrato di inibire la trascrizione e la traduzione di diversi autoantigeni (SSB/La, SSA/Ro, DNA topoisomerasi I e altri).
Un estratto di tè verde filtrato in acqua calda, applicato sulla cute per dieci minuti, tre volte al giorno, migliorerebbe entro 22 giorni il danno cutaneo da terapia radiante.
I polifenoli del tè verde combattono i deficit cerebrali cognitivi dovuti alla sindrome da apnee ostruttive notturne (OSAS), caratterizzata da ipossia intermittente (le apnee notturne riducono l'apporto di ossigeno necessario al cervello durante il sonno).
Buona Giornata.
Mario.
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- Skensy
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Mario ha scritto: Buongiorno,
del più potente antinfiammatorio naturale e di come curare il tuo problema Te ne feci cenno nei miei passati messaggi, ora provo a rispondere alla tua domanda e Ti descrivo cosa è la lisina, prolina e il the verde cosi puoi confrontare le notizie che il medico o naturopata ti ha dato...dico cosi perchè può essere naturopata ma non medico e viceversa.
La LISINA è un amminoacido polare, la sua molecola è chirale.
L'enantiomero L è uno dei 20 amminoacidi ordinari, il suo gruppo laterale reca un gruppo amminico che le conferisce un comportamento basico.
Negli esseri umani è essenziale, cioè va assunta tramite l'alimentazione, dato che l'organismo umano non è in grado di sintetizzarla.
La lisina e la vitamina C formano insieme la L-carnitina, un biochimico che permette al tessuto del muscolo di usare più efficientemente l'ossigeno, migliorando la tolleranza allo stress, il metabolismo dei grassi ed ha anche un effetto anti-fatica.
Nella sua forma idrossilata, grazie all'intervento della vitamina C, rientra nella composizione del collagene, la proteina fibrosa che costituisce le ossa, le cartilagini e altri tessuti connettivi; favorisce la formazione di anticorpi, ormoni (come quello della crescita) ed enzimi; è inoltre necessaria allo sviluppo e alla fissazione del calcio nella ossa. Insieme alla metionina rappresenta l'amminoacido precursore della carnitina.
La lisina è importante anche come precursore di un'importante vitamina, la niacina, meglio conosciuta anche come vitamina B3 o PP. La carenza di niacina, frequente nel periodo postbellico a causa di un'alimentazione basata prevalentemente su prodotti come la polenta, provoca la pellagra.
I capelli sono costituiti prevalentemente da proteine ed in particolare da due aminoacidi, la lisina e la cisteina (entrambi contenuti nella cheratina). Per questo motivo la lisina è presente in numerosi integratori per capelli e in prodotti dedicati al trattamento dell'alopecia androgenetica.
L'utilizzo della lisina è stato anche proposto per prevenire la riattivazione dell'herpes simplex, virus responsabile degli episodi ricorrenti di herpes labiale.
La lisina è presente soprattutto nella carne (carne rossa, maiale, pollame), nel formaggio, in alcuni pesci (merluzzo e sardine), nella soia, nei suoi derivati[2] e nei legumi in generale; è invece scarsamente presente nei cereali. Una carenza di lisina può produrre una carenza di niacina (nota anche come vitamina B3) e portare alla pellagra.
Per decarbossilazione, la lisina si trasforma in cadaverina.
La sua carenza può provocare anemia, occhi rossi, disordini degli enzimi, perdita dei capelli, un'incapacità concentrarsi, irritabilità, mancanza di energia, mancanza di appetito, disordini riproduttivi, sviluppo ritardato e perdita del peso.
La PROLINA è un amminoacido apolare. La sua molecola è chirale.
L'enantiomero L è classificato tra i 20 amminoacidi ordinari in quanto la prolina entra nella composizione di molte catene polipeptidiche. Tra essi, è l'unica ad avere il gruppo amminico secondario, dato che il suo gruppo laterale si chiude sull'atomo di azoto formando una struttura ciclica. Per questo motivo, chimicamente, la prolina è in realtà un imminoacido, non un amminoacido.
Essendo l'unico amminoacido il cui gruppo amminico è secondario, non sviluppa per reazione con la ninidrina il colore viola tipico degli altri amminoacidi, ma presenta una colorazione giallo/rossa.
Negli esseri umani è un amminoacido non essenziale, cioè, l'organismo umano è in grado di sintetizzarlo. Va anche incontro a degradazione ad opera di un'ossidasi, che tramite l'intermedio glutammato-gamma-semialdeide la converte in acido glutammico.
Nelle proteine, data la sua struttura unica, impedisce alla catena polipeptidica di formare delle eliche α e funge da punto di svolta nei foglietti β. Formando un legame peptidico con un altro amminoacido, la prolina forma un'ammide terziaria, non ha quindi atomi di idrogeno per formare legami a idrogeno con le restanti parti del polipeptide.
Più proline in sequenza si conformano a loro volta in una tipica struttura ad elica. Esistono proteine che incorporano nella loro sequenza un'elevata percentuale di residui di prolina. Una di queste è il collagene, proteina strutturale ubiquitaria nei tessuti animali ed umani. Grazie alla sua conformazione ad elica, il collagene acquisisce proprietà fisiche e meccaniche particolari. In dettaglio, assume una elasticità molto limitata alle trazioni di basse intensità; continuando la sua trazione, si arriva ad una soglia in cui minime variazioni trattive provocano estensioni non proporzionali della sua struttura. Il collagene strutturato maturo è anche una proteina con proprietà ottiche: possiede infatti birifrangenza.
La trasduzione del segnale intracellulare si serve spesso di proteine che possiedono domini dove le concentrazioni di prolina sono discrete (poly-proline stretches), ma più abbondanti rispetto alla sequenza proteica integrale. Questi domini ricchi di prolina, ad alfa elica, fungono da ligandi per delle "tasche" molecolari che furono identificate inizialmente in alcune protein tirosina chinasi citoplasmatiche, come il proto-oncogene c-Src o la tirosina chinasi linfocitaria Ltk. Si chiamano domini SH3 (Src Homology number 3) e una volta legati queste sequenze di poli-prolina, inducono una modificazione conformazionale delle proteine in cui sono contenuti. Come risultato, es. la tirosina chinasi può attivarsi o rallentare la sua funzione. Anche la chinasi attivata dai fosfoinositidi (PI-3K) possiede due domini SH3 in grado di legare diversi tipi di sequenze di poli-prolina.
Tè VERDE:
Il tè verde è un tipo di tè composto esclusivamente da foglie di Camellia sinensis (o Thea chinensis) che durante la lavorazione non devono subire alcuna ossidazione.
La composizione chimica del tè verde ad uso alimentare, fatta eccezione per poche reazioni enzimatiche che si verificano subito dopo la raccolta, rappresenta in pratica la composizione delle foglie fresche, dato che la procedura di lavorazione prevede la sola essiccazione ad alte temperature, e non la fermentazione.
Una tazza di tè verde (200 mL di Gunpowder, Hangzhou) contiene circa 142 mg di EGCG, 65 mg di EGC, 28 mg di ECG, 17 mg di EC, e 76 mg di caffeina.
Polifenoli (circa il 30% del peso secco).
Vitamine: C,gruppo B,K
Metilxantine (alcaloidi a nucleo purinico).
Aminoacidi.
Minerali.
Fin dai primordi del suo consumo, al tè verde sono stati attribuiti effetti positivi sulla salute. Ma solo negli ultimi anni l'entità reale di questi benefici è stata studiata in maniera scientifica: ci sono evidenze secondo cui i bevitori regolari di tè verde mostrano minore incidenza di malattie cardiache e tumori.
I benefici del tè verde corrispondono in massima parte ai benefici delle catechine che contiene, ovvero in particolare l'EGCG. La principale attività dell'EGCG è quella di potenziare le difese antiossidanti (catalasi, superossido dismutasi e glutatione perossidasi) e quindi diminuire il danno cellulare.Questo produce effetti salutari su tutti i tessuti.
I meccanismi alla base dell'attività anticancro del tè verde sono le proprietà antiossidanti, l'induzione di enzimi della fase II, l'inibizione dell'espressione e del rilascio di TNF-α, l'inibizione della proliferazione (arresto del ciclo cellulare), l'induzione dell'apoptosi, l'inibizione della telomerasi.
Una larga metanalisi pubblicata dall'Università di Yale del 2006 ha puntato l'attenzione su quello che viene chiamato "paradosso asiatico": in Asia esiste una minore incidenza di malattie cardiovascolari e cancro, nonostante un consumo elevato di sigarette. Probabilmente le importanti quantità di tè verde consumate dagli asiatici hanno un ruolo protettivo.
In un grosso studio di popolazione del 2006, il tè verde (almeno una tazza al giorno per sei mesi), nelle donne, riduceva del 27% il rischio di calcoli biliari, del 44% il rischio di cancro della colecisti e del 35% il rischio di cancro delle vie biliari. Negli uomini questo rischio era ridotto ma non in maniera così netta, probabilmente per il maggior consumo di sigarette.
La somministrazione quotidiana di un estratto di tè verde, provocava in 2 settimane una diminuzione significativa del grasso corporeo. Risultati simili sono stati pubblicati in studi condotti da un gruppo di ricerca di Tokyo.
Il tè verde ha proprietà termogeniche e promuove l'ossidazione dei grassi in maniera superiore a quella provocata dal suo contenuto in caffeina di per sé, tali effetti infatti sarebbero dovuti alle catechine che stimolano il metabolismo ad accelerarsi ed eliminando gli adipociti in eccesso, tuttavia sotto questo aspetto è meglio consumarlo con iscrezione perché attacca gli adipociti provocando una significativa riduzione di peso, e può influire sul funzionamento tiroideo, nove persone su dieci che consumano tè verde infatti sono gravemente sottopeso pur mangiando moltissimo.
Questo, insieme all'inibizione della lipasi pancreatica (l'enzima pancreatico che digerisce i grassi) e al conseguente rallentamento con cui questi grassi vengono assorbiti per via linfatica dopo il pasto, rende conto dell'effetto ipotrigliceridemizzante (riduce i livelli di trigliceridi ematici circolanti).
Inoltre il tè verde favorisce l'ossidazione dei grassi rispetto a quella degli zuccheri durante l'esercizio fisico moderato, e può migliorare la sensibilità all'insulina e la tolleranza al glucosio nel giovane adulto sano.
Il tè verde ha globalmente un potente effetto neuroprotettivo.
Potrebbe avere un ruolo nella prevenzione e nel trattamento di malattie neurodegenerative: Parkinson e Alzheimer
L'epigallocatechina (EGCG) sopprime fortemente l'insorgenza e/o il danno neuronale da encefalite sperimentale autoimmune (modello animale della sclerosi multipla) indotta dalla proteina.
Un consumo maggiore di tè verde è associato ad una minore prevalenza di disturbi cognitivi nell'uomo.
È possibile che la L-teanina (amminoacido contenuto nel tè verde) possa avere un effetto anti-stress, inibendo l'eccitazione dei neuroni corticali.
I polifenoli del tè verde possono prevenire l'artrite reumatoide nei ratti, oppure ne diminuiscono la severità dei sintomi, e riducono i sintomi in un modello murino (topo) di sindrome di Sjögren.
Il tè verde ha un potenziale applicativo nella prevenzione e nel trattamento di malattie infiammatorie, in quanto inibisce (oltre alla DOPA decarbossilasi) la istidina decarbossilasi, l'enzima che produce istamina.
Il tè verde potrebbe rappresentare un importante approccio farmacologico contro le malattie autoimmuni nell'uomo: oltre i noti effetti antinfiammatori ed antiapoptotici, in vitro ha dimostrato di inibire la trascrizione e la traduzione di diversi autoantigeni (SSB/La, SSA/Ro, DNA topoisomerasi I e altri).
Un estratto di tè verde filtrato in acqua calda, applicato sulla cute per dieci minuti, tre volte al giorno, migliorerebbe entro 22 giorni il danno cutaneo da terapia radiante.
I polifenoli del tè verde combattono i deficit cerebrali cognitivi dovuti alla sindrome da apnee ostruttive notturne (OSAS), caratterizzata da ipossia intermittente (le apnee notturne riducono l'apporto di ossigeno necessario al cervello durante il sonno).
Buona Giornata.
Mario.
Riassumendo il tutto:
Sono la Lisina, la Prolina e il Thè verde degli antinfiammatori ?
Grazie.
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