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La pericolosità del MMS

Postato in Salute & Benessere

Tutto ciò che è alternativo non è detto che sia sano, vorrei analizzare con voi l'MMS sensibilizzandovi nell'analizzare chimicamente ogni sostanza (per qualsiasi ragione) che vi propongono, dalle medicine all'acqua.

L’MMS è sodio clorito in soluzione al 28% che deve essere miscelato, solo al momento del consumo, con l’aceto.

In questo modo si "libera" lo ione del biossido di cloro.

Iniziamo con il dire che il biossido di cloro ha capacità ossidativa in elettroni di 5e-, quindi è un ossidante.

Viene sbandierato come nota positiva il fatto che esso non forma i trialometani (THM),i trialometani sono composti chimici in cui tre dei quattro atomi di idrogeno del metano sono sostituiti da atomi alogeni, essi sono considerati cancerogeni, ma questo vantaggio è fine a se stesso in quanto comuque provoca una ossidazione.

Il Biossido di cloro è un composto chimico che consiste di uno ione cloro legati a due ioni di ossigeno.

Essendo un ossidante, ha la proprietà di accettare prontamente elettroni da un "donatore di elettroni." Ora questo è importante perché tutti gli agenti patogeni sono donatori di elettroni.

Quindi la sua "forza" ossidativa effettivamente converge verso microbi patogeni, come virus , batteri e protozoi.

Ma non sono tutte rose, perchè i donatori di elettroni nel nostro corpo non sono solo gli agenti patogeni, ma tutti gli anti ossidanti sono donatori di elettroni, quindi aggredirebbe anche loro.

In più vi ricordo il Glutatione (L-Glutatione) è il più potente ed importante fra gli antiossidanti prodotti dall’organismo.

Il Glutatione è una proteina che produciamo naturalmente e che è composta da tre amminoacidi (cisteina, acido glutammico e glicina).

E’ il rigeneratore delle cellule immunitarie e l’agente detossificante più efficace dell’organismo.

Presente all’interno di praticamente tutte le cellule, permette di produrre più globuli bianchi, rinforzando in tal modo il sistema immunitario di fronte ai virus e ai batteri.

Il Glutatione si lega peraltro alle tossine, per trasformarle in composti idrosolubili, facilmente eliminati nella bile o nelle urine.

Sua principale funzione e’ fungere da donatore di elettroni nella reazione catalizzata dalla Glutatione Perossidasi; questa reazione svolge un ruolo preminente nell’eliminazione delle tossine ed in particolar modo dell’acqua ossigenata (perossido di idrogeno, carico di ioni+), estremamente tossica per le cellule e SEMPRE presente nel caso di malattie.

Quindi e' evidente che se da una parte effettivamente colpisce gli agenti patogeni, dall'altra contrasta gli anti ossidanti e sopratutto il Glutatione.

Quindi contrastando gli antiossidanti e il glutatione avremmo un eccessiva presenza di radicali liberi con la possibilità di provocare alcune importanti alterazioni patologiche tra cui: l’apoptosi, la proteolisi incontrollata, l’azione mutagena sul DNA, la perossidazione lipidica.

In conclusione, quindi abbiamo un disinfettante per rendere l'acqua potabile (contrasta gli agenti patogeni), ma evitate di ingerirlo perchè fareste ESTREMAMENTE MALE al vostro organismo.

Quando avviene un’infezione, per contrastare l’invasione degli agenti patogeni, le cellule del sistema immunitario e i globuli bianchi devono produrre delle sostanze tossiche, come il perossido di idrogeno (l’acqua ossigenata).

 

Il perossido d'idrogeno avente un legame covalente omeopolare tra i due atomi di ossigeno comporta per tale elemento un numero d'ossidazione parziale, ossia competente a questo legame, pari a zero e un secondo numero d'ossidazione parziale, cioè competente al legame tra l'ossigeno e l'atomo di idrogeno meno elettronegativo di lui, pari a –1. Quando l'acqua ossigenata si trova in presenza di una sostanza riducente (ossia in grado di cedere elettroni) essa si trasforma in acqua.

 

Infatti il perossido d'idrogeno ossida alcune sostanze biologiche essenziali alla vita di tali microorganismi, trasformandole in composti che non possono più agire per continuare i metabolismi necessari alla vita dei batteri.

 

Quindi il nostro sistema immunitario è assolutamente in grado di resistere ai batteri.

 

Ingerendo del MMS è vero che si "concede" all'organismo un altro forte ossidante (5e-), il quale esso può combattere i batteri, ma c'è un aspetto negativo alla fine della "battaglia", sia il perossido di idrogeno che il biossido di cloro (MMS) finita la loro azione ossidante contro i batteri (che ricordiamo non è comque selettiva) deve essere smaltito e questo processo dà luogo a radicali liberi dell’ossigeno, che danneggiano le strutture biologiche del nostro organismo.

 

Ora l'integrazione di anti ossidanti riesce a limitare in modo eccellente il perossido di idrogeno creato dal S.I. per combattere i batteri, ma gli stessi anti ossidanti dovrebbero anche contrastare MMS.

 

Inoltre aggiungo che nonostante il perossido di idrogeno sia molto più ossidante del biossido di cloro (Il potenziale di ossidazione del perossido di idrogeno è 1,8 quello del biossido di cloro è 1,5), il nostro organismo è in grado di limitare i suoi effetti di ossidazione in maniera molto brillante tramite gli anti ossidanti perchè esso è prodotto dal S.I. quindi in quantità specifica per contrastare i batteri.

 

Quindi concludo dicendo che, assumendo il biossido di cloro forniremo al nostro organismo un ossidante più debole di quello che riusciamo a produrre al livello endogeno, esso inoltre interferisce con la produzione endogena del perossido di idrogeno.

 

Non scordiamo anche che gli anti ossidanti per "combattere" il biossido di cloro, trascurano o non reagiscono con tutte le "forze" " contro il perossido di idrogeno,esso infatti lasciato "libero" è uno dei segnali utilizzati dalle cellule per stimolare la proliferazione di quelle endoteliali dei vasi sanguigni, necessari per far sviluppare le cellule tumorali.

 

Le cellule vengono stimolate dal vascular endotelial growth factor (Vegf), prodotto dal cancro: il perossido di idrogeno viene così usato per innescare il processo di angiogenesi, proprio come un interruttore.

 

Quindi terminata la sua funzione primaria deve essere immediatamente "fermato"

 

Si deduce che con un S.I. perfetto (e abbiamo spiegato più volte come fare per ottenerlo, nei limiti del possibile) non abbiamo bisogno di nessun integratore ossidante esogeno.


 

Cerchiamo di capire insieme come effettivamente funziona e per quale motivo l'MMS risulta tossico.

 

Quando c'è un agente patogeno, la prima cellula ad arrivare è il neufrofilo.

 

I neutrofili sono piccoli e vivono solo alcuni giorni. ll midollo osseo di un individuo sano produce ogni giorno fino a 100 miliardi di neutrofilì per mantenere una scorta sufficiente. Circa la metà circola nel sangue e metà aderisce alle pareti delle arterie. Normalmente, i neutrofili sono in uno stato di attesa e usano la glicolisi anaerobica per bruciare meno energie possibile.

 

Tuttavia, quando rilevano una delle sostanze chimiche di allarme liberate dalle cellule danneggiate, il processo di chemiotassi li porta rapidamente nella zona in cui è avvenuto l'attacco.

 

Grazie alle loro dimensioni ridotte possono intrufolarsi facilmente attraverso i pori nelle pareti delle arterie e scivolano attraverso gli spazi intercellulari fino a raggiungere il campo di battaglia, solitamente nel giro di qualche minuto, e poi mo- strano la loro vera natura.

 

Dapprima divorano l'invasore e poi inalano una quantità di ossigeno cinquanta volte superiore a quella che contengono abitualmente un'azione nota come scoppio respiratorio, e utilizzano l'ossigeno per generare una cascata di radicali dell'ossigeno e di specie reattive dell’ossigeno.

 

Il Superossìdo è il primo idrossile che viene prodotto. In parte si decompone in perossido di idrogeno e poi interagisce con questa sostanza producendo il radicale idrossile.

 

Vengono prodotte anche concentrazioni elevate di ioni cloruro e il cloruro reagisce con il perossido di idrogeno producendo l'acido ipocloroso che scinde le proteine.

 

I neutrofili spargono questa combinazione letale sull'invasore catturato. Non volendo correre rischi, il neutrofilo libera anche dai suoi lisosomi grandi quantità di enzimi digestivi per scomporre le molecole degli invasori.

 

La battaglia può essere violenta. I batteri intrappolati possono dimenarsi e contorcersi liberando nel frattempo tossine prima cli soccombere alla doccia letale del neutrofilo. Il neutrofilo è un guerriero valoroso in quanto arriva per primo e con la massima potenza di fuoco e, dopo una vittoria, passa direttamente a un'altra battaglia abbattendo una media di 25 nemici prima di arrendersi alle ferite accumulate.

 

l neutrofili conducono la battaglia da soli nelle prime ore e poi cominciano ad arrivare i rinforzi, noti come monociti (nella loro veste abituale).

 

Anziché circolare nel sangue, i monociti solitamente stazionano in permanenza in tessuti particolari. Si muovono all’interno di quell’area con un movimento di tipo ameboide, sporgendo un braccio in una direzione, si aggrappano a una superficie a portata di mano e poi avvicinano il resto del corpo.

 

Non è un processo rapido. Malgrado a volte si trovino abbastanza vicini al luogo dell’ìnvasione, possono ugualmente impiegare parecchie ore per arrivare sul posto, ma i monociti compensano il ritardo del loro arrivo sul campo di battaglia con un espediente terrificante.

 

Quando si trovano di fronte agli invasori improvvisamente diventano molto più grandi. Tutte le cellule immunitarie che combattono direttamente con patogeni esterni sono note come fagocití ("mangiatori di cellule"); nella sua forma ingigantita il monocita è noto come macrofago ("grande mangiatore").

 

Normalmente, i macrofagi hanno la funzione di custodi del corpo in quando eliminano le cellule morte, le cellule ossidate, le cellule cancerose e le basse concentrazioni di agenti infettivi. A differenza dei neutrofili, possono vivere per mesi, persino anni, svolgendo questi compiti, ma in importante possono anche rivela- re la loro vera natura.

 

Nonostante il loro scoppio respiratorio abbia intensità di solo un quarto rispetto a quello dei nutrofili la loro resistenza è molto superiore.

 

Stendono lunghe braccia, afferrano batteri e virus sulla loro superficie appiccicosa, li inglobano e riversano su di essi grandi quantità di radicali dell'ossigeno, di specie reattive dell'ossigeno e di enzimi digestivi. Possono combattere contemporaneamente 100 o più nemici.

 

Letteralmente, dobbiamo la nostra vita ai neutrofili, ai macrofagi e ad altre cellule specializzate del sistema immunitario, ma va detto che l'uso di armamenti così potenti da parte di queste forze di difesa non avviene sempre sotto un controllo ottimale.

 

In effetti, l'eccesso di radicali liberi e specie reattive dell'ossigeno liberati nell’ambiente dai neutrofili e dai macrofagi sotto pressione può provocare un danno diffuso alle cellule sane.

 

L'intera sindrome con la quale questi primi difensori sfidano il nemico è nota come reazione infiammatoria. Le prime cellule danneggiate in una determinata area non solo emettono richieste chemiotattiche di aiuto, ma liberano anche altre sostanze che dilatano i capillari localmente attirando più sangue, compresi i leucociti.

 

La battaglia e il danno conseguente alle cellule locali fanno aumentare l'infiamrnazione. Per breve tempo, come misura d'emergenza, questa reazione infiammatoria è più utile che dannosa. (Le persone anziane, ad esempio, spesso hanno una capacità minore di produrre una reazione infiammatoria e questo porta a una minore capacità di combattere le infezioni).

 

Tuttavia, la reazione infiammatoria ha la brutta tendenza ad autoalimentarsi. Come un reattore atomico che accelera fuori controllo, le prime interazioni infiammatorie producono quelle successive in un ciclo difficile da interrompere. Se l'infiammazione dura troppo a lungo, il danno collaterale diventa troppo grande, I colpevoli di questa infiammazione eccessiva sono i radicali dell’ossigeno e le specie reattive dell'ossigeno.

 

In primo luogo, i neutrofili, i macrofagi e altri fagociti producono i loro composti di ossigeno letali in luoghi enzimatici incorporati nella loro membrana cellulare esterna. Alcuni di questi radicali dell’ossigeno e specie reattive dell'ossigeno vanno all'interno verso gli invasori che sono stati inglobati e intrappolati dentro il fagocita. Tuttavia, dato che producono i radicali dell'ossigeno e le specie reattive dell'ossigeno nella loro membrana esterna i fagociti possono facilmente riversarne grandi quantità anche nell'ambiente circostante.

 

Questo potrebbe non essere semplicemente un errore. Un sistema più pulito terrebbe tutti i composti di ossigeno pericolosi all'interno del fagocita, concentrati sore catturato, ma i fagociti potrebbero essere in lotta contemporaneamente su due fronti diversi. Liberando radicali idrossili distruttivi e acido ipocloroso nell'ambiente possono indebolire i combattenti nemici po- tenziali mentre si concentrano su un nemico a portata di mano. In una lotta disperata questo può far capovolgere le sorti della battaglia.

 

ln ogni caso, che venga perduta durante una battaglia o sia il prodotto della morte e della disintegrazione finale dei fagociti, una vasta gamma di radicali dell'ossigeno distruttivi e specie reattive dell'ossigeno si riversa nell'ambiente come sottoprodotto inevitabile della reazione infiammatoria.

 

Il primo problema provocato da un tale uso eccessivo di radicali liberi è spesso un danno delle cellule stesse del sistema immunitario che vivono e muoiono a causa della spada dei radicali liberi.

 

Senza una forte protezione antiossidante è stato dimostrato che la loro efficacia in una battaglia diventa molto minore.

 

Inoltre, i radicali liberi possono innescare un circolo vizioso in quanto il danno produce altro danno portando fuori controllo la reazione infiammatoria.

 

Una concentrazione elevata di radicali idrossili (compreso quindi anche l'acido ipocloroso), ad esempio, può danneggiare seriamente le membrane lipidiche delle cellule vicine producendo il lipoperossido.

 

Queste molecole di lipoperossidi stimolano la produzione di Ieucotrieni e prostaglandine, le sostanze chimiche d'emergenza che entrano negli spazi intercellulari e nel flusso sanguigno con la funzione di segnali chemiotattici che attirano altri fagociti. I nuovi fagociti provocano danni ancora maggiori e il ciclo aumenta di conseguenza. Ciò che è ancora peggio, le reazioni dell’acido arachidonico che producono questi messaggeri chimici chemiotattici producono anche altri radicali liberi come sottoprodotto non tossico aumentando così il caos molecolare.

 

Inoltre, il superossido interagisce con le molecole normalmente benigne che circolano libere nel plasma sanguigno per produrre una chemiotassi ancora maggiore.

 

Infine, dopo che hanno liberato la proteasi e altri enzimi digestivi potenti come parte del loro armamentario distruttivo, i fagociti liberano anche altri enzimi che inibiscono gli enzimi digestivi e limitano i danni che producono. Questi enzimi inibitori, comunque, vengono attaccati sia dai radicali idrossili sia dall'acido ipocloroso. I freni vengono allentati e gli enzimi digestivi possono attaccare le cellule circostanti.

 

In questa distruzione autoindotta, il danno immediato più grave è provocato dai radicali idrossili e dall'acido ipocloroso.

 

Tuttavia, il superossido e il perossido di idrogeno durano entrambi più a lungo; in effetti, il perossido di idrogeno può durare a tempo indeterminato se non reagisce con un'altra molecola.

 

Entrambi possono anche penetrare nella membrana cellulare e producono danni all'interno delle cellule vicine.

 

In più, la N-cloroamina, un altro composto con fame di elettroni (quindi ossidante) prodotto durante lo scoppio respiratorio, ha una emivita di 18 ore. Disgrega l'inibitore dell'alfa­-proteasi aumentando il danno prodotto dagli enzimi digestivi e può diffondersi su lunghe distanze nella sua vita relativamente lunga producendo altri tipi di danni.

 

Sembra quindi che siano i radicali dell'ossigeno e le specie reattive dell'ossigeno il fattore principale nel portare fuori controllo la reazione infiammatoria.

 

Questo è stato confermato in una lunga serie di esperimenti e di prove cliniche in cui è stato dimostrato che varie sostanze antiossidanti sopprimono la reazione infiammatoria sia in laboratorio sia in soggetti umani.

 

Quindi come avete potuto leggere, il perossido di idrogeno e la sua conseguente trasformazione in acido ipocloroso (che non viene attivamente prodotto dal corpo) attraverso gli ioni di cloruro, viene utilizzato dal corpo umano in modo assolutamente LOCALIZZATO, tale acido infatti può reagire con i tessuti sani del nostro corpo e arrecare gravi danni, lo conferma il fatto che si "possono" bere solo poche gocce di quella sostanza altrimenti si sta veramente male.

 

Quindi assumere dell'acido ipocloroso porta solo a enormi svantaggi in quanto in nostro corpo innesca delle infiammazioni sempre più critiche.

Tutto ciò che è alternativo non è detto che sia sano, vorrei analizzare con voi l'MMS sensibilizzandovi nell'analizzare chimicamente ogni sostanza (per qualsiasi ragione) che vi propongono, dalle medicine all'acqua.

L’MMS è sodio clorito in soluzione al 28% che deve essere miscelato, solo al momento del consumo, con l’aceto.

In questo modo si "libera" lo ione del biossido di cloro.

Iniziamo con il dire che il biossido di cloro ha capacità ossidativa in elettroni di 5e-, quindi è un ossidante.

Viene sbandierato come nota positiva il fatto che esso non forma i trialometani (THM),i trialometani sono composti chimici in cui tre dei quattro atomi di idrogeno del metano sono sostituiti da atomi alogeni, essi sono considerati cancerogeni, ma questo vantaggio è fine a se stesso in quanto comuque provoca una ossidazione.

Il Biossido di cloro è un composto chimico che consiste di uno ione cloro legati a due ioni di ossigeno.

Essendo un ossidante, ha la proprietà di accettare prontamente elettroni da un "donatore di elettroni." Ora questo è importante perché tutti gli agenti patogeni sono donatori di elettroni.

Quindi la sua "forza" ossidativa effettivamente converge verso microbi patogeni, come virus , batteri e protozoi.

Ma non sono tutte rose, perchè i donatori di elettroni nel nostro corpo non sono solo gli agenti patogeni, ma tutti gli anti ossidanti sono donatori di elettroni, quindi aggredirebbe anche loro.

In più vi ricordo il Glutatione (L-Glutatione) è il più potente ed importante fra gli antiossidanti prodotti dall’organismo.

Il Glutatione è una proteina che produciamo naturalmente e che è composta da tre amminoacidi (cisteina, acido glutammico e glicina).

E’ il rigeneratore delle cellule immunitarie e l’agente detossificante più efficace dell’organismo.

Presente all’interno di praticamente tutte le cellule, permette di produrre più globuli bianchi, rinforzando in tal modo il sistema immunitario di fronte ai virus e ai batteri.

Il Glutatione si lega peraltro alle tossine, per trasformarle in composti idrosolubili, facilmente eliminati nella bile o nelle urine.

Sua principale funzione e’ fungere da donatore di elettroni nella reazione catalizzata dalla Glutatione Perossidasi; questa reazione svolge un ruolo preminente nell’eliminazione delle tossine ed in particolar modo dell’acqua ossigenata (perossido di idrogeno, carico di ioni+), estremamente tossica per le cellule e SEMPRE presente nel caso di malattie.

Quindi e' evidente che se da una parte effettivamente colpisce gli agenti patogeni, dall'altra contrasta gli anti ossidanti e sopratutto il Glutatione.

Quindi contrastando gli antiossidanti e il glutatione avremmo un eccessiva presenza di radicali liberi con la possibilità di provocare alcune importanti alterazioni patologiche tra cui: l’apoptosi, la proteolisi incontrollata, l’azione mutagena sul DNA, la perossidazione lipidica.

In conclusione, quindi abbiamo un disinfettante per rendere l'acqua potabile (contrasta gli agenti patogeni), ma evitate di ingerirlo perchè fareste ESTREMAMENTE MALE al vostro organismo.

Quando avviene un’infezione, per contrastare l’invasione degli agenti patogeni, le cellule del sistema immunitario e i globuli bianchi devono produrre delle sostanze tossiche, come il perossido di idrogeno (l’acqua ossigenata).

Il perossido d'idrogeno avente un legame covalente omeopolare tra i due atomi di ossigeno comporta per tale elemento un numero d'ossidazione parziale, ossia competente a questo legame, pari a zero e un secondo numero d'ossidazione parziale, cioè competente al legame tra l'ossigeno e l'atomo di idrogeno meno elettronegativo di lui, pari a –1. Quando l'acqua ossigenata si trova in presenza di una sostanza riducente (ossia in grado di cedere elettroni) essa si trasforma in acqua.

Infatti il perossido d'idrogeno ossida alcune sostanze biologiche essenziali alla vita di tali microorganismi, trasformandole in composti che non possono più agire per continuare i metabolismi necessari alla vita dei batteri.

Quindi il nostro sistema immunitario è assolutamente in grado di resistere ai batteri.

Ingerendo del MMS è vero che si "concede" all'organismo un altro forte ossidante (5e-), il quale esso può combattere i batteri, ma c'è un aspetto negativo alla fine della "battaglia", sia il perossido di idrogeno che il biossido di cloro (MMS) finita la loro azione ossidante contro i batteri (che ricordiamo non è comque selettiva) deve essere smaltito e questo processo dà luogo a radicali liberi dell’ossigeno, che danneggiano le strutture biologiche del nostro organismo.

Ora l'integrazione di anti ossidanti riesce a limitare in modo eccellente il perossido di idrogeno creato dal S.I. per combattere i batteri, ma gli stessi anti ossidanti dovrebbero anche contrastare MMS.

Inoltre aggiungo che nonostante il perossido di idrogeno sia molto più ossidante del biossido di cloro (Il potenziale di ossidazione del perossido di idrogeno è 1,8 quello del biossido di cloro è 1,5), il nostro organismo è in grado di limitare i suoi effetti di ossidazione in maniera molto brillante tramite gli anti ossidanti perchè esso è prodotto dal S.I. quindi in quantità specifica per contrastare i batteri.

Quindi concludo dicendo che, assumendo il biossido di cloro forniremo al nostro organismo un ossidante più debole di quello che riusciamo a produrre al livello endogeno, esso inoltre interferisce con la produzione endogena del perossido di idrogeno.

Non scordiamo anche che gli anti ossidanti per "combattere" il biossido di cloro, trascurano o non reagiscono con tutte le "forze" " contro il perossido di idrogeno,esso infatti lasciato "libero" è uno dei segnali utilizzati dalle cellule per stimolare la proliferazione di quelle endoteliali dei vasi sanguigni, necessari per far sviluppare le cellule tumorali.

Le cellule vengono stimolate dal vascular endotelial growth factor (Vegf), prodotto dal cancro: il perossido di idrogeno viene così usato per innescare il processo di angiogenesi, proprio come un interruttore.

Quindi terminata la sua funzione primaria deve essere immediatamente "fermato"

Si deduce che con un S.I. perfetto (e abbiamo spiegato più volte come fare per ottenerlo, nei limiti del possibile) non abbiamo bisogno di nessun integratore ossidante esogeno.


Cerchiamo di capire insieme come effettivamente funziona e per quale motivo l'MMS risulta tossico.

Quando c'è un agente patogeno, la prima cellula ad arrivare è il neufrofilo.

I neutrofili sono piccoli e vivono solo alcuni giorni. ll midollo osseo di un individuo sano produce ogni giorno fino a 100 miliardi di neutrofilì per mantenere una scorta sufficiente. Circa la metà circola nel sangue e metà aderisce alle pareti delle arterie. Normalmente, i neutrofili sono in uno stato di attesa e usano la glicolisi anaerobica per bruciare meno energie possibile.

Tuttavia, quando rilevano una delle sostanze chimiche di allarme liberate dalle cellule danneggiate, il processo di chemiotassi li porta rapidamente nella zona in cui è avvenuto l'attacco.

Grazie alle loro dimensioni ridotte possono intrufolarsi facilmente attraverso i pori nelle pareti delle arterie e scivolano attraverso gli spazi intercellulari fino a raggiungere il campo di battaglia, solitamente nel giro di qualche minuto, e poi mo- strano la loro vera natura.

Dapprima divorano l'invasore e poi inalano una quantità di ossigeno cinquanta volte superiore a quella che contengono abitualmente un'azione nota come scoppio respiratorio, e utilizzano l'ossigeno per generare una cascata di radicali dell'ossigeno e di specie reattive dell’ossigeno.

Il Superossìdo è il primo idrossile che viene prodotto. In parte si decompone in perossido di idrogeno e poi interagisce con questa sostanza producendo il radicale idrossile.

Vengono prodotte anche concentrazioni elevate di ioni cloruro e il cloruro reagisce con il perossido di idrogeno producendo l'acido ipocloroso che scinde le proteine.

I neutrofili spargono questa combinazione letale sull'invasore catturato. Non volendo correre rischi, il neutrofilo libera anche dai suoi lisosomi grandi quantità di enzimi digestivi per scomporre le molecole degli invasori.

La battaglia può essere violenta. I batteri intrappolati possono dimenarsi e contorcersi liberando nel frattempo tossine prima cli soccombere alla doccia letale del neutrofilo. Il neutrofilo è un guerriero valoroso in quanto arriva per primo e con la massima potenza di fuoco e, dopo una vittoria, passa direttamente a un'altra battaglia abbattendo una media di 25 nemici prima di arrendersi alle ferite accumulate.

l neutrofili conducono la battaglia da soli nelle prime ore e poi cominciano ad arrivare i rinforzi, noti come monociti (nella loro veste abituale).

Anziché circolare nel sangue, i monociti solitamente stazionano in permanenza in tessuti particolari. Si muovono all’interno di quell’area con un movimento di tipo ameboide, sporgendo un braccio in una direzione, si aggrappano a una superficie a portata di mano e poi avvicinano il resto del corpo.

Non è un processo rapido. Malgrado a volte si trovino abbastanza vicini al luogo dell’ìnvasione, possono ugualmente impiegare parecchie ore per arrivare sul posto, ma i monociti compensano il ritardo del loro arrivo sul campo di battaglia con un espediente terrificante.

Quando si trovano di fronte agli invasori improvvisamente diventano molto più grandi. Tutte le cellule immunitarie che combattono direttamente con patogeni esterni sono note come fagocití ("mangiatori di cellule"); nella sua forma ingigantita il monocita è noto come macrofago ("grande mangiatore").

Normalmente, i macrofagi hanno la funzione di custodi del corpo in quando eliminano le cellule morte, le cellule ossidate, le cellule cancerose e le basse concentrazioni di agenti infettivi. A differenza dei neutrofili, possono vivere per mesi, persino anni, svolgendo questi compiti, ma in importante possono anche rivela- re la loro vera natura.

Nonostante il loro scoppio respiratorio abbia intensità di solo un quarto rispetto a quello dei nutrofili la loro resistenza è molto superiore.

Stendono lunghe braccia, afferrano batteri e virus sulla loro superficie appiccicosa, li inglobano e riversano su di essi grandi quantità di radicali dell'ossigeno, di specie reattive dell'ossigeno e di enzimi digestivi. Possono combattere contemporaneamente 100 o più nemici.

Letteralmente, dobbiamo la nostra vita ai neutrofili, ai macrofagi e ad altre cellule specializzate del sistema immunitario, ma va detto che l'uso di armamenti così potenti da parte di queste forze di difesa non avviene sempre sotto un controllo ottimale.

In effetti, l'eccesso di radicali liberi e specie reattive dell'ossigeno liberati nell’ambiente dai neutrofili e dai macrofagi sotto pressione può provocare un danno diffuso alle cellule sane.

L'intera sindrome con la quale questi primi difensori sfidano il nemico è nota come reazione infiammatoria. Le prime cellule danneggiate in una determinata area non solo emettono richieste chemiotattiche di aiuto, ma liberano anche altre sostanze che dilatano i capillari localmente attirando più sangue, compresi i leucociti.

La battaglia e il danno conseguente alle cellule locali fanno aumentare l'infiamrnazione. Per breve tempo, come misura d'emergenza, questa reazione infiammatoria è più utile che dannosa. (Le persone anziane, ad esempio, spesso hanno una capacità minore di produrre una reazione infiammatoria e questo porta a una minore capacità di combattere le infezioni).

Tuttavia, la reazione infiammatoria ha la brutta tendenza ad autoalimentarsi. Come un reattore atomico che accelera fuori controllo, le prime interazioni infiammatorie producono quelle successive in un ciclo difficile da interrompere. Se l'infiammazione dura troppo a lungo, il danno collaterale diventa troppo grande, I colpevoli di questa infiammazione eccessiva sono i radicali dell’ossigeno e le specie reattive dell'ossigeno.

In primo luogo, i neutrofili, i macrofagi e altri fagociti producono i loro composti di ossigeno letali in luoghi enzimatici incorporati nella loro membrana cellulare esterna. Alcuni di questi radicali dell’ossigeno e specie reattive dell'ossigeno vanno all'interno verso gli invasori che sono stati inglobati e intrappolati dentro il fagocita. Tuttavia, dato che producono i radicali dell'ossigeno e le specie reattive dell'ossigeno nella loro membrana esterna i fagociti possono facilmente riversarne grandi quantità anche nell'ambiente circostante.

Questo potrebbe non essere semplicemente un errore. Un sistema più pulito terrebbe tutti i composti di ossigeno pericolosi all'interno del fagocita, concentrati sore catturato, ma i fagociti potrebbero essere in lotta contemporaneamente su due fronti diversi. Liberando radicali idrossili distruttivi e acido ipocloroso nell'ambiente possono indebolire i combattenti nemici po- tenziali mentre si concentrano su un nemico a portata di mano. In una lotta disperata questo può far capovolgere le sorti della battaglia.

ln ogni caso, che venga perduta durante una battaglia o sia il prodotto della morte e della disintegrazione finale dei fagociti, una vasta gamma di radicali dell'ossigeno distruttivi e specie reattive dell'ossigeno si riversa nell'ambiente come sottoprodotto inevitabile della reazione infiammatoria.

Il primo problema provocato da un tale uso eccessivo di radicali liberi è spesso un danno delle cellule stesse del sistema immunitario che vivono e muoiono a causa della spada dei radicali liberi.

Senza una forte protezione antiossidante è stato dimostrato che la loro efficacia in una battaglia diventa molto minore.

Inoltre, i radicali liberi possono innescare un circolo vizioso in quanto il danno produce altro danno portando fuori controllo la reazione infiammatoria.

Una concentrazione elevata di radicali idrossili (compreso quindi anche l'acido ipocloroso), ad esempio, può danneggiare seriamente le membrane lipidiche delle cellule vicine producendo il lipoperossido.

Queste molecole di lipoperossidi stimolano la produzione di Ieucotrieni e prostaglandine, le sostanze chimiche d'emergenza che entrano negli spazi intercellulari e nel flusso sanguigno con la funzione di segnali chemiotattici che attirano altri fagociti. I nuovi fagociti provocano danni ancora maggiori e il ciclo aumenta di conseguenza. Ciò che è ancora peggio, le reazioni dell’acido arachidonico che producono questi messaggeri chimici chemiotattici producono anche altri radicali liberi come sottoprodotto non tossico aumentando così il caos molecolare.

Inoltre, il superossido interagisce con le molecole normalmente benigne che circolano libere nel plasma sanguigno per produrre una chemiotassi ancora maggiore.

Infine, dopo che hanno liberato la proteasi e altri enzimi digestivi potenti come parte del loro armamentario distruttivo, i fagociti liberano anche altri enzimi che inibiscono gli enzimi digestivi e limitano i danni che producono. Questi enzimi inibitori, comunque, vengono attaccati sia dai radicali idrossili sia dall'acido ipocloroso. I freni vengono allentati e gli enzimi digestivi possono attaccare le cellule circostanti.

In questa distruzione autoindotta, il danno immediato più grave è provocato dai radicali idrossili e dall'acido ipocloroso.

Tuttavia, il superossido e il perossido di idrogeno durano entrambi più a lungo; in effetti, il perossido di idrogeno può durare a tempo indeterminato se non reagisce con un'altra molecola.

Entrambi possono anche penetrare nella membrana cellulare e producono danni all'interno delle cellule vicine.

In più, la N-cloroamina, un altro composto con fame di elettroni (quindi ossidante) prodotto durante lo scoppio respiratorio, ha una emivita di 18 ore. Disgrega l'inibitore dell'alfa­-proteasi aumentando il danno prodotto dagli enzimi digestivi e può diffondersi su lunghe distanze nella sua vita relativamente lunga producendo altri tipi di danni.

Sembra quindi che siano i radicali dell'ossigeno e le specie reattive dell'ossigeno il fattore principale nel portare fuori controllo la reazione infiammatoria.

Questo è stato confermato in una lunga serie di esperimenti e di prove cliniche in cui è stato dimostrato che varie sostanze antiossidanti sopprimono la reazione infiammatoria sia in laboratorio sia in soggetti umani.

Quindi come avete potuto leggere, il perossido di idrogeno e la sua conseguente trasformazione in acido ipocloroso (che non viene attivamente prodotto dal corpo) attraverso gli ioni di cloruro, viene utilizzato dal corpo umano in modo assolutamente LOCALIZZATO, tale acido infatti può reagire con i tessuti sani del nostro corpo e arrecare gravi danni, lo conferma il fatto che si "possono" bere solo poche gocce di quella sostanza altrimenti si sta veramente male.

Quindi assumere dell'acido ipocloroso porta solo a enormi svantaggi in quanto in nostro corpo innesca delle infiammazioni sempre più critiche.


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