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Idea Siamo consapevoli di che pensieri coltiviamo?

  • elena
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11 Anni 4 Mesi fa #39892 da elena

Ferruccio ha scritto: Nessun problema, di donne ne ho conosciute tante,
ma quella odiava semplicemente gli uomini
e il suo obiettivo era di distruggerli.

Così l'immagine che ho di te è che ti dà fastidio quanto scrivo
perchè va in contestazione con quanto scrivete in molti.


Prendo spunto da questo fatto e dai post precedenti scritti da Ferruccio semplicemente per avviare una riflessione diversa, più allargata. Mi perdonerà Ferruccio se ho usato la conversazione sugli OGM per questo fine.

Spesso ci infastidisce l'atteggiamento delle persone che ci circondano. Proprio non le sopportiamo. Svariati motivi, ognuno ha i suoi, più o meno ragionevoli o istintivi.
Poi a volte mi chiedo che cosa vogliamo attirare nella nostra vita. Quali persone e quali qualità vogliamo coltivare e frequentare. Quali sentimenti sentiamo veri e vitali, quali persone ci fanno stare bene e come mai, e se c'è un modo per trasformare quelle vibrazioni/ pensieri/ emozioni negative che ci vengono quando invece frequentiamo ( o diciamo che siamo costretti, anche se in realtà abbiamo tutti una sacra e inviolata libertà di scelta, benché spesso non ne siamo coscienti) persone che emanano pensieri emozioni parole sconfortanti, limitanti, che ci buttano giù, che ci fanno sentire un senso di malessere più o meno profondo, che ci fanno sentire claustrofobici, la vita come una sequela di sfortune, di esperienze negative, di fregature, di abbandono, per cui spesso ci si apre inconsapevolmente un conflitto interno e spunta fuori inevitabilmente la fastidiosa disarmonia, e col tempo quella appare sulla nostra pelle o nel nostro corpo.
Quindi si aprono alcune domande
Sono costretto a frequentare questa persona? Se si, perché mi infastidisce così tanto? C'è un modo per far si che il rapporto non risulti a mio svantaggio? Che non mi faccia sentire male?
Possiamo metterci tutte le corazze del mondo, e dire che certe cose ci fanno un baffo, in realtà certe parole, oltretutto dette con poca consapevolezza, peggio se da una persona che ci è vicina ( un/a parente un marito una moglie un figlio un genitore un amico/a un/a collega il capo il prof il medico) ci si imprimono dentro scavando solchi già presenti e perciò cumulando la loro energia negativa sul nostro veicolo fisico. Effetto nocebo garantito delle parole, delle non parole, degli atteggiamenti altrui. Non è solo una boutade, è un fatto scientificamente provato.
Così allo stesso modo, una persona empatica, una parola gentile, un aiuto, un incoraggiamento ci donano quella sensazione di benessere, di essere amati che ci serve per superare un ostacolo e inquadrare la faccenda con occhi diversi, più costruttivi, più positivi, permettendoci di rilassare L ipofisi, allargare il cuore e scoprire quel che può venirci di positivo dalla situazione di criticità che stiamo vivendo.
Ma noi siamo proprio del tutto estranei a che si incontri una persona criticona o una persona amabile e solidale? Siamo così sicuri di essere estranei nel creare una esperienza negativa piuttosto che una positiva? E quell'esperienza negativa è veramente tale? O serve a darci un messaggio di cui abbiamo bisogno per aiutarci a imparare qualche lezione?


Faccio un copia incolla da un altro blog

Ogni volta che qualcuno mi infastidisce per il suo comportamento, io faccio così: mi metto a cercare un personaggio simile dentro di me (anche e soprattutto se sul momento sento che, con quel disgraziato, io non ho proprio nulla in comune)!

In pratica: se mi infastidisce l'arroganza di una persona, comincio a cercare dentro di me un personaggio arrogante. Se a infastidirmi è qualcuno che è invadente, cerco dentro di me quella stessa peculiarità. Se invece mi irrita qualcuno per il suo comportamento abbandonico, mi metto alla ricerca di quella me che ha l'energia dell'abbandono. E così via.

Certo, non sempre è facile: a volte è ben mimetizzato dietro maschere dalla valenza opposta, oppure sotto una coltre di pensieri ricorsivi, quelli che cercano il perché di ogni emozione e lo cercano nel passato e all'esterno... ma ogni volta lo trovo, eccome se lo trovo. Il "personaggio" si era solo messo in un angolino stretto e buio della coscienza, ma era lì, in piena azione, a mia insaputa poiché lo avevo rinnegato.

La vita è davvero buffa nei suoi meccanismi. Quando non vogliamo vedere qualcosa, ce lo ripropone in mille salse... Io non credo alla sfiga, agli incidenti che si assomigliano, agli abbandoni che si ripetono, ai nemici che si piazzano sempre allo stesso modo sul nostro cammino, come se non avessero di meglio da fare. Credo piuttosto che ci vengono offerte continue possibilità per perdonare i personaggi che abbiamo dentro, ma che noi "proiettiamo" fuori.

Se qualcosa di noi non ci piace, non ci piacerà neanche negli altri. Ma degli altri ci accorgiamo spesso, di noi stessi un po' meno. Ecco, fa così la proiezione.

Possiamo continuare a raccontarcela e trovare centinaia di spiegazioni razionali sul perché qualcuno "meriti" il nostro giudizio e il nostro disprezzo, e dirci che noi non siamo come lui né faremo mai quello che lui fa. Oppure possiamo cogliere l'occasione del "fastidio" che quel qualcuno ci suscita e metterci alla ricerca di quello stesso personaggio - di quella energia, di quella qualità... arrogante, superficiale, manipolatoria, seduttiva, testarda, ecc... - dentro noi stessi, lì da qualche parte nell'inaspettato e assai vasto mondo interiore.

Per "fastidio" non intendo delusione, tristezza, amarezza... ma intendo proprio quella sensazione di irritazione e intolleranza che si attiva quando qualcuno si comporta "male" con noi o davanti ai nostri occhi, e che muove spesso un certo rimuginio o chiacchiericcio della mente che ripete "lui... lui... lui...", puntando il dito.

Se ricerchiamo con onestà, a un certo punto scorgeremo, anche solo per un breve istante, ma non senza sconcerto, che colui che giudichiamo si trova al nostro interno.

E quando ci vediamo, quando intravediamo un nostro lato oscuro, non possiamo più raccontarcela: non siamo "perfetti" o "buoni" come credevamo... non siamo immuni da certi pensieri, da certa rabbia, da certa manipolazione.

Forse che, allora, siamo in realtà orribili? Non proprio; il punto è che in qualche modo, in un tempo che fu, abbiamo giudicato come orribili certe parti di noi - certe energie - e quindi le abbiamo soffocate, rinnegate, e rinnegandole abbiamo creato delle frammentazioni nel nostro essere...

Accorgendoci di queste parti, smettendo di giudicarle e di reprimerle, e accettandole con giocosa compassione, scopriremo che in fondo non è male essere nella verità di se stessi e che questo libera nuova, creativa energia... Scopriremo che gli altri possono smettere di irritarci e di consumare la nostra attenzione... Scopriremo che nuovi alleati possono manifestarsi, perché è così che accade: le alleanze interiori evocano sempre, per risonanza, quelle esteriori.

Liberare dal giudizio le nostre "parti ombra", e accoglierle con coraggio e visione, ci libera dalla necessità di avere ragione, dalla sofferenza per le ingiustizie subite, dal dolore provato per non essere stati visti... Ci aiuta a lasciar andare, a perdonare, tutto quel che è stato.
Quando non giudichiamo più ciò che reputiamo oscuro e sbagliato in noi, automaticamente non lo giudicheremo negli altri. E non giudicandolo, non ne saremo più infastiditi.

Significa allora che impareremo ad amare tutto e tutti? Io direi che significa piuttosto che ameremo un po' di più, a partire da noi stessi. E mi pare già una gran cosa. Significa che sceglieremo più attentamente i luoghi dove mettere radici e quelli da abbandonare senza indugio, quelli per cui combattere e quelli per cui mollare la presa. Significa che faremo scelte più sane, mettendole al centro della nostra attenzione. Significa che ogni ostacolo ci parlerà non solo di frustrazioni, ma anche di occasioni. Significa che ombre e luci saranno da noi accolte in modo più saggio... e che sapremo danzare con entrambe.
spiritualitaquotidiana.blogspot.it

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  • Cecilia
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11 Anni 4 Mesi fa #39895 da Cecilia
Risposta da Cecilia al topic Siamo consapevoli di che pensieri coltiviamo?
Eh, introspezione, guardare la propria immagine riflessa nello specchio che, per favore, DEVE essere libero da veli rosa con fiocchettini vari.

Sí, penso anch´io che le caratteristiche che spesso si detestano negli altri sono proprio quelle che si rifiuta di avere,
ricordo mio padre e il suo sputar sentenze contro le persone tirchie, ricordo come ridevo di nascosto: proprio lui, il tirchio per eccellenza si arrogava il diritto di criticare duramente amici e parenti che facevano attenzione al centesimo! :lol: :lol:
e questo comportamento di mio padre non l´ho mai dimenticato, col passare degli anni ci ho pensato spesso sopra e sono arrivata alle stesse conclusioni riportate nel post del blog.

Ma riconoscere se stessi non dovrebbe bastare, bisognerebbe sapersi perdonare o, sarebbe meglio dire, bisognerebbe imparare ad uscire da schemi predefiniti, da immagini costruite da altri e anche da se stessi
accettarsi é importante ma accettarsi non dovrebbe necessariamente significare che "visto che mi sono perdonata posso rimanere cosí"
un minimo di lavoro su stessi si potrebbe sempre fare: smussare spigoli acuti, arrotondare angoli e cercare di riempire lacune sono alcune delle attivitá che, senza rompersi la testa, si potrebbero e dovrebbero fare ogni giorno, ogni volta che se ne presenta l´occasione e la necessitá.

.............

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11 Anni 4 Mesi fa #40001 da Midiclò
Risposta da Midiclò al topic Siamo consapevoli di che pensieri coltiviamo?
Già, è una sensazione bellissima quando ti rendi conto che la persona che ti infastidiva... alla fine sei tu.
Mi è capitato di sentirlo in modo forte una decina di anni fa, in un mese di convivenza tra volontari in Brasile, una ragazza che mi criticava parecchio, che voleva che tutto venisse fatto nel modo che voleva lei... io mi dicevo "ma questa qua cosa vuole? Che insopportabile!"
e poi, non so come è successo, forse complice la meditazione che univa tutto il gruppo in questa esperienza, un giorno mi sono vista in lei, e mi sono detta "sei tu, potresti essere tu. Guardala, anche lei sta facendo il suo percorso di crescita interiore, sarà difficile anche per lei come lo è per te." E improvvisamente, le ho voluto bene!!!
Alla fine del mese di volontariato ci siamo abbracciate forte forte, forse anche lei aveva superato questo gradino.

Temo invece che con una persona anziana con cui ho a che fare spesso, questo non succederà... è impensabile che io mi ritrovi nel comportamento rancoroso di questa persona che prova gusto nel parlare male degli altri, sciorinando offese e parole pesanti rivolte a persone terze. Ne ha per tutti, vicini, conoscenti, parenti, tutti le hanno fatto torto e tutti meritano le sue maledizioni. Purtroppo ha l'abitudine di sedersi di fronte a me quando mangio e mi "vomita" addosso questa sfilza di offese (non rivolte a me ma ad altri che io non conosco), e se cerco di sviare la sua mente parlando di altro, lei alza la voce fino ad urlare per soverchiarmi.
Come posso vedere me in questa bruttura?
Non credo che questo sistema sia universale. Alle volte funziona, altre no.

Sto ancora e sempre imparando...

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  • CMN
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11 Anni 4 Mesi fa #40040 da CMN
E già i pensieri che coltiviamo creano il nostro giardino privato dell'anima e si può andare dal mitico giardino del paradiso terrestre fino alla selva più oscura.
Il giardiniere è la volontà, la forza, la costanza, la pazienza, ma senza l'amore al giardiniere manca l'energia positiva principale per qualunque decisione da prendere e il giardino può solo peggiorare.
Le piante negative non sempre sono così evidenti nel proprio giardino ma si vedono chiaramente nei giardini altrui e sono: egoismo, avidità, avarizia, invidia, ira, lussuria.
La grazia di Dio ci illumina e ce le fa palesi perché meglio possiamo estirparle nel nostro giardino e compatirle e scusarle in quello degli altri.

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