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Domanda Psicoterapia o psicanalisi?

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11 Anni 6 Mesi fa #38534 da Laura80
Risposta da Laura80 al topic Psicoterapia o psicanalisi?
"Ogni cambiamento, anche desiderato, ha la sua malinconia, perché quel che si lascia è una parte di noi"
Honoré De Balzac
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11 Anni 6 Mesi fa #38537 da Clara
Risposta da Clara al topic Psicoterapia o psicanalisi?
A proposito di melanconia, tema cos' importante in Psicanalisi, ricordo il saggio di Freud, Lutto e melanconia, qui una analisi del testo:

Facciamo un piccolo esercizio teorico e proviamo a riprendere, seppur brevemente, Lutto e melanconia di Freud. Solo se, infatti, si riprendono le tesi centrali di questo straordinario testo di Freud potremo apprezzare fino in fondo il movimento ulteriore che Lacan imprime alla riflessione freudiana sulla melanconia.

Lutto e melanconia è un’opera che precede di poco lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, è un testo che interroga il problema della melanconia alle soglie della prima guerra mondiale. Limitiamoci a fissare alcuni punti decisivi. Innanzitutto la distinzione tra depressione, melanconia, lavoro del lutto e mania che sono i quattro concetti cardine di questo testo.
Secondo Freud l’affetto depressivo ha come condizione la perdita dell’oggetto. (per oggetto in psicanalisi si intende qualcuno che rappresenta per noi qualcosa).
Non di qualunque oggetto, ma la perdita di un oggetto che ha la caratteristica, scrive Freud, di essere sovrainvestito narcisisticamente.

Dunque l’affetto depressivo sarebbe la reazione soggettiva alla perdita di un oggetto non qualunque del mondo, ma di un oggetto che il soggetto sovrainveste narcisisticamente e la cui perdita, afferma Freud, comporterebbe una emorragia libidica, uno svuotamento di senso del mondo intero. Con la perdita di quest’oggetto si perde la funzione di ritorno narcisistico che l’oggetto garantiva al soggetto. In questo caso, quindi, perdere l’oggetto significa anche perdersi, perdere una parte di sé. Questa secondo Freud è una legge fondamentale nella strutturazione della soggettività umana.

Sempre la perdita dell’oggetto, per esempio, se seguiamo alla lettera Freud, la perdita del seno materno da parte del bimbo-a, comporta la perdita del soggetto, di una parte di esso, poiché l’oggetto è effettivamente una parte, un pezzo, del soggetto. Su questo tema, come abbiamo visto l’anno scorso, Lacan imposta tutto il problema della separazione come separtizione (sépartition). Dunque l’affetto depressivo è una reazione soggettiva inevitabile di fronte alla perdita dell’oggetto investito narcisisticamente; è la reazione soggettiva di fronte all’apparizione di un buco nel mondo, in quanto nella depressione, secondo Freud, è il mondo che si svuota.

L’esperienza depressiva ci confronta con un buco nel mondo, con un vuoto nel mondo. È il mondo che si svuota di senso. Niente senza di lei o di lui è più come prima. Il mondo non è lo stesso mondo. L’affetto depressivo sorge nella constatazione che il mondo non è più come prima. Ebbene questo affetto che porta con sé uno svuotamento libidico e di senso del mondo, può essere trattato in tre maniere differenti. Freud definisce questi tre possibili trattamenti dell’affetto depressivo come mania, melanconia e lavoro del lutto.

La mania, secondo Freud, sarebbe una difesa rispetto all’esperienza della perdita dell’oggetto e questa difesa (questo tema verrà ripreso ampiamente da Melanie Klein) si configura come un vero e proprio negazionismo. Si nega il reale implicato nella perdita; non è accaduto nulla, non si è perduto nulla, tutto è come e meglio di prima…. La mania è una reazione possibile, patologica per Freud, alla perdita d’oggetto e all’affetto depressivo che essa suscita: il soggetto non si incammina nel lavoro del lutto, non prende la via difficile del lavoro del lutto, non tiene vicino il mortuum, come diceva Hegel. La mania è piuttosto un antilavoro.

L’altra via patologica rispetto all’esperienza della perdita è la via melanconica, che Freud definisce, in modo enigmatico, come un lavoro (Arbeit). Freud parla dell’esistenza di un "lavoro melanconico". Dunque la mania allude ad un antilavoro mentre la melanconia ad un lavoro. Questo significa che il melanconico, che è un soggetto passivo, senza vita, mortificato, triste, schiacciato dall’ombra del passato, senza avvenire, è, paradossalmente, un soggetto al lavoro. E quale sarebbe il lavoro melanconico? Secondo Freud consisterebbe "nel preservare la pertinace adesione all’oggetto". La risposta melanconica alla perdita è, dunque, una risposta adesiva che tende a trattenere l’oggetto al punto che, come scrive Freud in una frase molto nota, "l’ombra dell’oggetto cade sull’Io".

Ma cosa sarebbe allora il lavoro del lutto? Esso si configura come un’alternativa sia al negazionismo della mania sia al lavoro melanconico che punta a fare esistere eternamente l’oggetto perduto.
Il lavoro del lutto sarebbe la possibilità di simbolizzare la perdita, di attraversare il dolore, l’esperienza del negativo, ricostruendo la possibilità dell’esperienza libidica del mondo.
Nella melanconia invece il lavoro del lutto non avviene. Prevale lo stato luttuoso senza lavoro che caratterizza la posizione del soggetto melanconico.
Perché il lavoro del lutto non può attuarsi nella melanconica? Perché, secondo Freud, diversamente dalla depressione, nella melanconia non è il mondo che si svuota ma è l’io che si svuota e l’io si svuota perché sull’io cade l’ombra dell’oggetto. L’oggetto, insomma, prende il posto dell’io spodestandolo. L’oggetto perduto, sempre presente, occupa, invade letteralmente lo spazio del soggetto. Trionfa sul soggetto. Viceversa il lutto come lavoro sarebbe la possibilità di realizzare una simbolizzazione della perdita che si apre nel mondo.
continua.... www.psychiatryonline.it/node/3419
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11 Anni 6 Mesi fa #38562 da Laura80
Risposta da Laura80 al topic Psicoterapia o psicanalisi?
Alcuni stralci dal testo di Foulkes "La Psicoterapia Gruppoanalitica".

"COS'E' LA PSICOTERAPIA GRUPPOANALITICA?

La psicoterapia gruppoanalitica è un metodo di psicoterapia che deriva ed è ispirato alle mie esperienze come psicoanalista, ma NON è una psicoanalisi degli individui in un gruppo. Neppure è un trattamento psicologico di un gruppo da parte di uno psicoanalista. E' una forma di psicoterapia praticata DAL gruppo, nei confronti DEL gruppo, ivi incluso il suo conduttore. Donde il nome: psicoterapia gruppoanalitica.
Il terapeuta-analista aiuta questo processo e mette a disposizione del gruppo la sua esperienza, la sua conoscenza e la sua istruzione come persona. E' l'amministratore responsabile, compito questo che dovrebbe adempiere in modo flessibile, creativo, dinamico; la sua personalità e il suo metodo sono i fattori individuali più importanti di questo procedimento. Tuttavia, egli conduce il gruppo solo nei momenti di necessità, ed è stato quindi chiamato conduttore, guardiano e guida del gruppo gruppoanalitico.


INDICAZIONI

In primo luogo, parlando in termini generali, sarebbe esatto dire che la psicoterapia di gruppo è indicata laddove è indicata la psicoterapia.
Faremo bene però a esaminare separatamente due componenti, cioè:
1- la praticabilità della psicoterapia intensiva e prolungata all'interno di un gruppo;
2- l'indicazione particolare per un approccio analitico, rilevante.
I nostri pazienti devono avere i requisiti necessari sotto entrambi questi aspetti.


LA META DELLA NOSTRA PSICOTERAPIA

Cosa intendiamo per terapia?
In primo luogo, mi sembra che desideriamo mettere il paziente in grado di cambiare.
Da tutto l'orientamento gruppoanalitico dovrebbe essere chiaro che pensiamo che questo cambiamento coinvolga altre persone, in particolare il PLEXUS interno, il COMPLEXUS di persone di cui il paziente fa parte.
Non desideriamo cambiare il paziente in conformità alla nostra immagine, e neppure in conformità all'immagine della cosiddetta normalità o del modo idealmente desiderabile di funzionamento entro la sua cultura.
Desideriamo invece liberare il paziente da quelle forze che lo ostacolano nello sviluppo della sua personalità e delle sue risorse.
La meta della nostra psicoterapia è quindi una liberazione, nella vita psichica del paziente, da ciò che gli impedisce di cambiare, dai suoi blocchi interni, in un certo senso un processo di DISAPPRENDIMENTO.
Il nostro compito, dunque, in primo luogo, è l'analisi delle inibizioni, limitazioni, inconsce che fanno parte dell'Io e del Super-Io inconsci del paziente.
Questi processi sono di natura psicologica interna, e tuttavia parlo di essi come se permeassero l'intero gruppo. Non è una contraddizione, se si accetta il punto di vista che il processo gruppoanalitico in sé è basato su una vita psichica in comune.
Esso poggia su una rete intima di comunicazione che gradualmente si sviluppa in una MATRICE quasi organica all'interno della quale hanno luogo tutti i processi.
Il gruppo è, e rimane, l'agente attivo e il contesto decisivo mentre il conduttore è la guida, non il leader poiché non va avanti dirigendo il gruppo o i pazienti verso una strada o una direzione particolari, bensì invero segue le tendenze del gruppo stesso.


ANALIZZARE
L'attività fondamentale dell'analista nel gruppo è quella di analizzare.
In un senso più ampio, corrisponde al processo totale di stabilire e mantenere la situazione analitica di gruppo e di tradurre il significato da una forma meno conscia di comunicazione a una forma verbale conscia.
In questo tipo di gruppo terapeutico, lo sviluppo dell'individuo è la nostra meta definitiva.
Non miriamo minimamente alla conformità o alla sottomissione sociale.
Persino la normalità o l'anormalità è una questione di valori che potrebbero essere condivisi o no, e che dovrebbero essere invero esaminati criticamente anche se tali valori possono essere generalmente accettai dal gruppo.
L'influenza personale del terapeuta è inevitabilmente forte, malgrado tutte le sue precauzioni per minimizzarla.
Dovrebbe quindi usarla consciamente piuttosto che in modo casuale o inconsciamente e aiutare i pazienti a divenire ciò che sono.
Va sottolineata l'importanza fondamentale della modestia da parte del conduttore, giacchè altrimenti sarebbe grande per lui la tentazione di sentirsi onnipotente.
Ciò a sua volta investe la sua integrità etica.
Già per questa sola ragione, se non per diverse altre, il conduttore non può partecipare nello stesso modo degli altri membri del gruppo."


Questi sono alcuni concetti secondo me utili per inquadrare la gruppoanalisi.
Foulkes è stato poi secondo me un grandissimo analista, estremamente rivoluzionario perché per primo ha saputo coniugare la teoria analitica freudiana con le conoscenze sociologiche (Elias in particolare).
Di lui i biografi riportano che amasse a tal punto il gruppo, da dedicare tutta la sua giornata ai suoi gruppi terapeutici, e da augurarsi di morire in gruppo, che riconosceva come il luogo umano per eccellenza.
Così è stato: durante uno dei suoi gruppi terapeutici, Foulkes si è accasciato ed è morto.
Chiunque ha dimestichezza con i gruppi, sa di quale forza e autenticità sono capaci, per cui capisco il desiderio di Foulkes e l'ho sempre ammirato, perché in qualche modo ha piegato persino la morte al suo Desiderio...
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11 Anni 6 Mesi fa #38594 da Clara
Risposta da Clara al topic Psicoterapia o psicanalisi?
ancora due parole sulla forza dell'inconscio:

"Che cos'e' il campo freudiano?
E' quel campo in cui viene messo sul tappeto un fatto strano, stranissimo, vero scandalo per l'io cosciente: che in me, essere pensante, c'e' non solo una forza, ma una forza organizzata, che mi fa fare determinate cose senza che io le voglia, come fa il sintomo che si ripete beffandosi dei buoni propositi che posso avere.

Questa forza si ripete a suo piacimento: coazione a ripetere, la chiamo' Freud.
La lettura che Lacan fa di Freud qui si distingue dai postfreudiani: per Lacan cio' che importa in primo luogo - non che non sia importante in un secondo luogo - non e' che cosa questa forza trasporta ma "in che modo" la trasporta.

Come la trasporta?
Risposta: la trasporta come in un discorso si trasporta la parola.
Da qui la famosa frase di Lacan: "l'inconscio e' strutturato come un linguaggio""
A. Di Ciaccia
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11 Anni 6 Mesi fa #38599 da elena
Risposta da elena al topic Psicoterapia o psicanalisi?
Che succede se la depressione è solo superficiale? Se la superficie è dovuta al Super Io che fa da blocco? Se chi perde il proprio partner è narcisista e l'altro invece un paranoide o un depresso?


L'inconscio usa il linguaggio simbolico. Capisce la ripetizione convinta, le emozioni forti.
Lo sanno bene i pubblicitari e chi fa marketing


Che succede se il gruppo analista si trova di fronte un gruppo omogeneo che la pensa in modo totalmente opposto al suo?
Che succede se c'è un leader naturale o una personalità dominante all'interno del gruppo? Cosa fa l'analista se ci si trova in via di contrapposizione costante?

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11 Anni 6 Mesi fa #38602 da Clara
Risposta da Clara al topic Psicoterapia o psicanalisi?
Ti rispondo per quel che riguarda l'analisi individuale.
La psicanalisi si è inoltrata nella conoscenza della struttura della psiche e man mano ha fondato teorie supportate da una clinica continua.
Si è visto perciò che "i sintomi" che affligo gli umani, sono diversi tra loro, hanno origini cause e sviluppi diversificati.

Ciò non significa che la psicanalisi sia una ortopedia, e che il soggetto che si reca in analisi porti là una psiche , come dire, anatomica.
Qualcunque siano i sintomi e le stratificazioni inconscie da cui questi provengono, non cambia il modo in cui al soggetto è offerto di portare lì la sua parola, la sua narrazione. L'analista, se è tale, non occuperà mai un posto di contrapposizione, prima di tutto perchè l'analisi non si muove nel giudizio, l'analista, come spiega bene Di Ciaccia nel video che avevo postato,sa tenere il proprio inconscio in disparte per farsi "vuoto che ascolta".

L'unico caso in cui la psicanalisi può costruire una strategia clinica d'ascolto, è nel caso delle psicosi e delle schizofrenie.
Allora l'analista dovrà cercare di non occupare il posto del "soggetto supposto sapere" (il luogo dove si mette sempre l'analista, finchè si arriva a comprendere che non esiste soggetto supposto sapere) ma un posto più secondario, quasi fosse un segretario.
Freud diceva che la psicanalisi non era adatta per le psicosi e le schizofrenie, ma Lacan ha approfondito questa questione.
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