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Al contrario di quanto si credeva nei tempi passati, oggi corpo e mente non sono più due mondi se­parati, ma sono due par­ti, in continua influenza reciproca, di un tutt’uno. L’uomo quindi è oggi considerato in tutta la sua unità somato – psi­chica, se l´intero sistema integrato di mente, corpo ed emozioni, che costituisce l´intera persona, non converge in direzione della salute, allora gli interventi puramente fisici possono non avere successo (Dott. O. Carl Simonton)

Domanda Come si controlla l'ansia da paura?

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13 Anni 11 Mesi fa #13220 da lord_vivec
Risposta da lord_vivec al topic Re: Come si controlla l'ansia da paura?
come tutte le emozioni, anche l'ansia è qualcosa di estremamente personale.

Ho fatto 2 devitalizzazioni, e non potrei certo dirmi entusiasta di quest'esperienza (ma ho fatto delle carie ancora più tormentate, quindi è relativo). Tuttavia io quando vado dal dentista, l'ansia non mi viene certo per il dolore... ma per tutte le schifezze chimiche che usano, che non sai mai se possono dare problemi anche MOLTO grossi (e non parlo solo del mercurio, cè gente che ha sviluppato problemi gravi anche con il cemento delle otturazioni, che pure dovrebbe essere anallergenico...)

Ma in tutti i casi, il minimo comune denominatore di queste esperienze è uno solo: immaginarsi il futuro in chiave negativa.

L'ansia è proprio questo, è la tendenza a "prevedere" un evento catastrofico nel futuro, uscendo quindi dalla realtà (cioè il presente). Indipendentemente, poi, se questa cosa si avvererà oppure no, specialmente nel caso di ansia generalizzata (cioè che è perennemente ansioso e non sa neanche perchè e percosa).

La "cura" per l'ansia, è facile a dirsi anche se può essere difficile a farsi: è imparare a vivere nel presente.
IN QUESTO MOMENTO, mi stanno trapanando il dente e facendo male? No? Allora non ho nessun motivo valido per preoccuparmi.

Una volta che ti sei assicurato che il dentista è affidabile (in caso contrario: lo cambi, come giustamente ha fatto Clara), che usa materiali idonei e tutto, a quel punto non cè più niente che puoi fare.
Il fatto di visualizzarti l'ipotetico dolore, prima ancora che lo proverai, DI CERTO non aiuta in nessun modo... quindi l'unica cosa che ti rimane da fare, è fregartene.

Io è così che supero l'ansia da dentista: semplicemente, non ci penso. Faccio così anche mentre vengo trapanato, cerco di rilassarmi il più possibile e a volte il dolore mi coglie alla sprovvista (perchè magari non mel'aspettavo).
Ma IN OGNI CASO, la cosa che dev'essere ben chiara in mente, è la consapevolezza che IL DOLORE NON TI UCCIDERA'. Può fare paura, può farti venir voglia di scappare o di gridare, ma in ogni caso non ti ucciderà (o in ogni caso, persino nell'eventualità peggiore, non sarà il dolore in sè ad ucciderti!)

L'ansia è essenzialmente una reazione di sopravvivenza, una paura proiettata nel futuro. La mente inconscia (quella che agisce sempre di testa sua, contro la "nostra" volontà) ci manda ansia, perchè teme (sulla base dei nostri pensieri catastrofici) che una cosa così dolorosa, potrebbe danneggiarci e ucciderci.
Ma bisogna avere la chiara consapevolezza che ciò NON E' REALE. Solo così si può superare una volta e per sempre la paura di qualsiasi cosa (ripeto, indipendentemente poi se questa preoccupazione è reale oppure no. Ma pure se è reale, andare in ansia DI CERTO non aiuta, e quindi uscire dallo stato ansioso è comunque auspicabile).
Certo, non sarà comunque piacevole nel momento in cui effettivamente succederà il fattaccio, ma io ormai soffro solo nel momento in cui effettivamente sento il dolore, poi dopo me ne dimentico e non mi faccio travolgere da questo fatto, perchè SO che il dolore non uccide. Perciò per quanto mi riguarda, funziona.

E quindi, questa è la soluzione per l'ansia, è la CONSAPEVOLEZZA. Il rimedio grezzo proposto da Nataku, è basato proprio su questo fatto (secondo me è una stronzata perchè rischi di spezzarti le dita, però come "idea di fondo" ci sta).

L'ideale sarebbe fare esperienza di qualcosa di estremamente pauroso, magari anche doloroso, ma che non arreca danni reali. Esempio, camminare sui carboni ardenti, farsi camminare una tarantola addosso (quelle non pericolose che non mordono: fa impressione lo stesso :woohoo: ) o buttarsi sotto la doccia fredda! Ma fare quest'esperienza con la determinazione, la consapevolezza e la lucidità di chi SA che non morirà. Questo aiuterà a superare quello che in americano chiamano il "flinch", cioè la paura istintiva e improvvisa di qualcosa che viene irrealisticamente percepito come mortalmente doloroso, che porta ad "arretrare", a farsi piccoli. Anche se magari si tratta solo di chiedere un aumento, o di flirtare con una ragazza... (a livello neurologico, la sensazione è praticamente la stessa della tarantola, ecco perchè superando la paura della tarantola o dei carboni ardenti, si supera QUALSIASI ALTRA COSA...)
Come effetto collaterale carino, al momento ci si sente dei padreterni invincibili, e la sensazione di sentirsi "veramente vivi" (probabilmente a causa di un rush endorfinico o dopaminico). Si tratta in sostanza di addestrare l'animale che è dentro di noi, che SIAMO noi, e che si manifesta con le emozioni e le manipolazioni subconscie. E di rendersi conto che noi, in realtà non "siamo" il nostro animale interno, istintivo e inconscio, ma che con la coscienza possiamo trascendere queste sensazioni infelici, educare l'inconscio (nel senso di "ex-ducere", tirare fuori il meglio. Non repressione o autopunizione o cose del genere, quello non funziona!).
E difatti, tutta questa teoria è spiegata bene nel libro (bestseller in America) di Julien Smith, che si chiama appunto "the flinch". La buona notizia è che si trova gratis su internet. La cattiva notizia, è che è solo in inglese (o almeno io non l'ho trovato in italiano...)

E insomma, questa è la classica "terapia d'urto" contro l'ansia, e le emozioni negative in generale. Ce ne sono altre più "morbide" come la meditazione, che pure funziona ma potrebbe richiedere più tempo (e un eguale impegno di determinazione). Ma tanto l'obiettivo è sempre lo stesso: sviluppare CONSAPEVOLEZZA, cioè rendere cosciente l'inconscio, far prevalere la parte razionale del cervello sulla parte "animale", istintiva.

Il metodo NON HA IMPORTANZA, ecco perchè penso che tutte queste lotte interne tra correnti psicologiche, parapsicologiche, esoteriche, spirituali ecc. sono senza-senso: non ha importanza il metodo che si usa. L'importante è sapere cosa fare, e farlo.
Tanto più che Julien Smith non è neanche uno psicologo (ha basato il suo metodo sull'osservazione del comportamento animale, uno dei miei metodi empirici preferiti. Gli animali hanno tanto da insegnare all'uomo...)

Tutto quanto ho scritto in questo post, urta in maniera più-o-meno diretta con buona parte della psicologia accademica moderna (tranne forse i comportamentisti della vecchia guardia, con le loro terapie d'urto degne di Pavlov), ad esempio i cognitivisti pensano che la consapevolezza (perchè l'obiettivo sempre quello è, non cambia) si sviluppa ragionandoci sopra. Posso dire per esperienza che ragionarci non serve a una ceppa, se non ci credete provateci e mi fate sapere. Può dare una mano, ma non è determinante. Solo L'ESPERIENZA SULLA PROPRIA PELLE fa la differenza.
I seguenti utenti hanno detto grazie : betti

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