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Domanda Il sistema immunitario e disturbi "autoimmuni"
- Ramoniak
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Mi dispiace tanto per tua mamma, anche io la penso come te a differenza degli "assolutisti" che predicano "il loro sistema" come guaritore di tutto, che sia l'alimentazione, o la mente, o l'integrazione etc...
Anche se devo dire che io posso testimoniare che con l'alimentazione che mi avete suggerito, sto avendo risultati insperati su una patologa genetica devastatante, in cui tutto il mondo predica che l'alimentazione non influisce assolutamente.
In passato mi è capitato di leggere il libro "la terza medicina" del dottor Seignalet, la quale riporta i casi dei suoi pazienti notando che molte malattie cosiddette autoimmuni regrediscono alcune totalmente alcune solo parzialmente con un rigido schema alimentare.
Un bel libro devo dire!
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- Nataku
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- Clara
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E' intuitivo, per chi abbia una visione olistica della medicina, che le emozioni svolgano un ruolo determinante nella genesi delle affezioni finora riconosciute e nosologicamente descritte . Ciò subisce un'amplificazione nel soggetto malato, ove si rileva una costante: lo stato di allerta derivante dalla sensazione di perdita dell'equilibrio cenestesico.
La malattia interessa in toto e costringe all'introspezione profonda. Parafrasando due illustri scienziati, dobbiamo riconoscere che:
La consapevolezza della malattia rende liberi (Dr. Thorwald Dethlefsen);
La medicina o è psicosomatica o non è medicina (Dr. L. Oreste Speciani).
Qual'è dunque la dinamica della malattia e quali configurazioni assume? Consideriamo due differenti tipologie reattive allo stress emozionale ferma restando la premessa inopinabile dell'individualità biologica:
Assoggettamento alle emozioni, con incapacità gestionale delle medesime... viraggio verso lo psichismo: es. attacco di panico;
Repressione delle emozioni, con negazione delle stesse... viraggio verso la manifestazione fisica: es. rettocolite.
Indipendentemente dall'opzione attivata e dal fatto che si tratti di noxa esogena o endogena, emerge sempre una risposta preferenziale stereotipata le cui variabili sono ascrivibili sia a schemi biologici precostituiti, sia a fenomeni transculturali. In ogni caso reiterate analoghe esperienze fissano circuiti cerebrali, topograficamente identificabili, evocando la medesima reazione emotiva ed anche in presenza di più matrici ve n'è sempre una predominante.
A che cosa attribuire il discrimine fra risposta polarizzata sulla psiche e risposta traslata sul soma? La questione posta in questi termini è puramente retorica e speculativa, poichè sottende una dualità concettuale cui già si è fatto cenno a proposito della Psicologia Archetipica. Ogni dualismo sottende la polarità e con essa il giudizio. Ecco perchè siamo indotti a reiterare schemi di comportamento frustranti: ogni volta che speriamo di esserci evoluti si ripresenta una necessità alla quale rispondiamo riattivando lo switch emozionale interiorizzato.
A questo punto sembrerebbe consequenziale affidare l'interpretazione e la soluzione del caso ai detectives della mente, tanto più che in oltre un secolo le metodiche sviluppate sono tante e tali da autoinflazionarsi. Tuttavia, per dirla con James Hillman, cent'anni di psicoterapia... e il mondo va sempre peggio.
Guardacaso, è ancora madre natura a fornire la traccia per uscire dall'enpasse:
è stato dimostrato dal Dr. Hamer, quantunque ciò costituisca tuttora oggetto di aspra controversia accademica, che esiste sincronicità e specificità fra conflitto psichico, comparsa di lesioni cerebrali e lesioni organiche correlate, sulla scorta di una corrispondenza embriologica prederminata. In pratica, come direbbe Ernst Haeckel l'ontogenesi ricapitola la filogenesi. Ciò rende possibile decodificare l'origine conflittuale mercè la mappatura delle sedi coinvolte.
E' un'ipotesi indubbiamente suggestiva, sulla quale molto ancora resta da indagare. Del resto già la Medicina Tradizionale Cinese da millenni ha messo in luce tali nessi concausali, una sorta di energetica emozionale, ove per ogni organo e viscere è possibile associare qualità ed emozioni, dimostrandosi saggia antesignana della moderna Psicosomatica. Disponiamo già oggi di preparati atti ad onorare egregiamente ed in concreto questa tesi affascinante.
Il secondo articolo tratta della patologia autoimmune:
MIMETISMO MOLECOLARE
IL PATOGENO INTELLIGENTE.
Ciò che per lungo tempo è stato un mistero, e ahimè ancor oggi è tabù per molte frange della medicina convenzionale, era spiegare come ad un certo punto ed i determinati soggetti il Sistema Immunitario (S.I.) perdesse la capacità di discriminare ciò che doveva difendere da ciò che poteva aggredire, confondendo self e non-self, ossia l'immunotolleranza.
Si sapeva soltanto che in un dato momento l'organismo iniziava ad auto- aggredirsi, in maniera localizzata o sistemica, dando origine ad una forma
autoimmune. Fortunatamente la perspicacia e la solerzia di alcuni ricercatori hanno in gran parte sciolto l'enigma, trasformando di fatto l'interprepazione etio-patogenetica di queste patologie: oggi è acclarato che parte del corredo proprio del patogeno, generalmente un virus del gruppo herpes -mononucleosi e cytomegalo in primis - possiede analogie strutturali con le normali cellule corporee e tali affinità finiscono per alterare seriamente, in soggetti geneticamente predisposti, la già nota funzione di processazione dell'antigene.
Ora che ne conosciamo il meccanismo d'azione non possiamo più differire il nostro intervento mirato in favore della individuazione e successiva esonerazione del patogeno dall'ambito intra-cellulare, conditio sine qua non per garantirci una risposta efficace e propedeutica alla contestuale rimodulazione del S.I. mercè la micro-immuno terapia e/o l'omeopatia di risonanza. Già, perché è questa chance a fare la differenza fra l'approccio convenzionale e -non... La fisiologia ci insegna che i mediatori chimici dell'organismo, siano essi citokine, neuropeptidi, o ormoni, comunicano costantemente fra loro secondo il principio della low dose e della ultra low dose: ecco perché la medicina omeopatica, mimando questo linguaggio, è
in grado di dialogare laddove la medicina chimica risulta impotente se non addirittura dannosa.
Se ciò è vero - e lo è inconfutabilmente - dobbiamo agire con il massimo scrupolo già in fase diagnostica, non lesinando esami specialistici ormai indifferibili poiché dirimenti. Solo così sarà possibile pervenire ad un inquadramento omnicomprensivo del caso in esame ed evitare al paziente tanto faticose quanto inutili peregrinazioni specialistiche.
Su ogni malato autoimmune dovremmo eseguire :
- ELETTROFORESI SIEROPROTEICA
- TIPIZZAZIONE LINFOCITARIA
- TIPIZZAZIONE HLA COMPLETA
- MONITORAGGIO DELLE CITOKINE
- RICERCA DEGLI AUTO-ANTICORPI
- ANA - ENA - VES - TAS - PCR - ecc.
Come spiega bene il primo scritto , la malattia non può essere disgiunta da uno stato psichico che va compreso, psiche e corpo sono uno, e si influenzano vicendevolmente.
Faccio qui una parentesi per raccontare brevemente il modo in cui mia madre a 86 anni, fumatrice di un pacchetto al giorno da sempre e mangiatrice a vita di pastasciutta al ragù, arrivò all'infarto non per questi motivi.
Aveva avuto un paio di incrinature delle coste che la bloccarono a letto per tre quattro mesi, in quel periodo in casa ci fu un ribaltamento della gestione del territorio, mio padre prese in mano "la casa", e se da una parte mia madre ne benficiava, dall'altra era sempre incavolata nera perchè lui aveva altri modi. Questa storia divenne pesantissima, lei si sentiva privata del suo territorio, si era rattristata e piangeva spesso. poi arrivò l'infarto.
E' proprio quello che dice Hammer riguardo la perdita del territorio.Sembrano schiocchezze, ma ogni persona vive il proprio mondo attraverso i valori gli dà, ci sono valori, misure, che per alcuni hanno poco signficato e che per altri sono importantissimi.
Qui di seguito alcune mie riflessioni sulla questione della MIMESI he riguarda le autoimmuni:
Leggendo tra le righe e le piegature e le increspature della mia storia personale ho visto esserci come un motivo di fondo che con modalità differenti si è però ripetuto ciclicamente nelle mie esperienze affettive e non solo. Qualcosa che io chiamato "il doppio discorso" fatto contemporaneamente di una affermazione e di una negazione, fatto contemporaneamente ad esempio di amore e di disamore, di vicinanza e di abbandono, di lealtà e di slealtà , capace nel tempo di provocare un annodamento dela possibilità di una elaborazione del proprio vissuto, incidendo sulle scelte e decisioni rispetto alle azioni da intraprendere.
C'è qualcosa anche di traumatico in questo, qualcosa dell'ordine di uno stupore che non riceve una appropriata risposta: perchè mai chi dice che ti ama ed è deputato ad amarti poi ti fa del male?
C'è in questo stupore un carattere del tutto infantile, è il bambino, l'infante che tenta questa esclamazione e che resta senza risposta.
In realtà le risposte sono tante, ma l'esperienza emotiva si cristallizza e non riesce a trovar giovamento dalle risposte che l'intelletto adulto ha saputo trovare , ed è come che, poi, la ripetizione delle stesse esperienze portatrici di incoerenza e contraddizione si ripresentassero per avere a che fare ancora una volta con quell'amore “ideale” che ideale non era affatto, nella speranza che lo divenga. Come se si anelasse ancora alla propria illusione.Come se non si fosse imparato
a gestire i propri confini potendo distinguere sé dall'altro, facendo a meno di quell'ideale.
Quando penso ai virus io immagino che il virus suoni alla porta e che noi lo si faccia entrare credendolo un amico caro, il più caro tra gli amici , una storia da film di spionaggio...
In questa questione c'è qualcosa che potentemente ha a che fare con la propria auto-identificazione; si è portati a riconoscere se stessi attraverso l'altro, ma se l'altro , colui o colei che ci è più vicino, è portatore di paradossi incoerenza contraddizione ne conseguirà per il tramite transferale una trasmissione alterata della propria percezione di sè.
Un altro elemento che colgo ha a che fare con una impossibilità a esprimere la propria indignazione, con la conseguente perdita del proprio senso di dignità, come che non si potesse parlare..dire sino in fondo.
La reale dimensione esterna pare negata, l'energia difensiva implode all'interno, un vago senso di isolamento si fa sentire, il corpo infine è diventato la lavagna sulla quale la malattia scrive la sua storia.
A proposito di mimesi poi non possiamo fare caso, credo, a una condizione generale in cui stiamo vivendo, la quale non può che produrre uno stress da disorientamento.
Lo stato dovrebbe essere quell'entità che ha amorevole cura dei suoi cittadini, non mi sembra di dire una eresia affermando che così non è.
La medicina dovrebbe prodigarsi in amorevoli cure verso chi ne ha bisogno, ma sappiamo che la medicina oramai è un gigantesco affare in mano alle case farmaceutiche.
Il concetto stesso di prevenzione che ci viene inculcato è assolutamente ambiguo, la prevenzione a mio parere non si può soltanto sintetizzare nell'indagine diagnostica per vedere se si è ammalati oppure no, la prevenzione dovrebbe mettere le persone nella condizione di non ammalarsi, a partire dall'educazione scolastica.
L'informazione che dovrebbe raccontarci la verità delle cose ci "informa" (dare la forma) a seconda degli interessi in gioco.
La tecnologia che velocizza le comunicazioni ha reso migliaia di persone sempre più sole, isolate davanti a un computer e convinte di non esserlo perchè hanno tanti amici su Facebook.
La natura che ospita ogni forma vitale è massacrata ogni giorno, eppure senza la natura che ospita una società,come potrà esserci una società...
Potrei fare una lunga lista di tutto ciò che non è quello che dice di essere, ma credo di essermi sufficentemente spiegata.
Come può non esserci un mal-essere , un senso di continua perdita vivendo queste condizioni?
Credo che noi esseri umani abbiamo bisogno di tepore, di un senso della fiducia, della condivisione, abbiamo bisogno di verità, di coerenza, di dignità, di dare e ricevere gioiosamente.
Se non possiamo cambiare il mondo, almeno possiamo sforzarci di immaginarlo diverso, chissà che la nostra immaginazione sana non possa produrre quel beato effetto placebo che guarisce le malattie dell'anima, dell'anima del mondo.
Erano queste alcune riflessioni a cui approdai dopo aver ricevuto la dignosi di sclerodermia, e dopo aver appurato quanto l'azione mimetica fosse fondamentale in questo tipo di patologie.
Poi non posso non segnalare la questione dello stress come tale, tre anni fa morì mio marito, dua anni fa mia madre, l'anno scorso una mia amica cara, e finanche perdetti il lavoro.
Bisogna davvero lavorare su tutti i fronti senza cadere nè in facili dogmatismi nè nella superficialità.
Tutto sommato credo di avere una grande enorme opportunità, che questa mia storia mi ha fatto incontrare.Credo anche che se uniamo le nostre ricerche protremmo davvero approdare a qualcosa di fondamentale.
Spero di non essere andata troppo fuori-topic.
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- francois
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per cortesia potresti approfondire quello che hai detto:
Non basta! non basta correggere l´acidosi e ripristinare il giusto ph. Non basta, ci vuole di piú, il lavoro é a 360 gradi, il ph é importantissimo ma non é tutto.
Potrebbe essere motivo per un approfondimento.
Grazie
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- Cecilia
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Il ph é di importanza vitale, é probabilmente in alto nella lista per ritornare in buona salute e poi per rimanerci anche.
Quindi dieta adeguata, intelligente, appropriata.
L´integrazione vitaminica, aminoacida, di elementi e di minerali é fondamentale, ridare al corpo quello di cui ha tremendamente bisogno, cercare di ristabilire quell´equilibrio, cosa non cosí facile, che per svariati motivi é andato a farsi benedire.
Cercare tra le erbe, le piante e le radici che la Natura ci offre quelle che sono piú appropriate al caso, facendo attenzione perché non é tutta insalata quella che cresce nei campi: ci sono erbe che possono uccidere una persona sana se prese in maniera sconsiderata, figuriamoci una malata.
C´é la disintossicazione, da metalli pesanti, da anni di cibi errati che non solo fanno sballare il ph ma inquinano l´organismo fino al punto di avvelenarlo.
C´é il digiuno che in maniera estremamente veloce puó sbarazzarsi di tanti problemi urgenti, cronici, latenti.
C´é la pulizia dell´intestino, del colon, del fegato (organo importantissimo!), siamo una cloaca camminante, noi portiamo in noi stessi i rifiuti di anni, incrostati, cementati alle pareti intestinali.
C´é poi da tener conto che ci possono essere problemi come il dolore, la depressione, la paura, la disperazione, lo stress
problemi, questi, che piegano la mente umana, tolgono la forza anche fisicamente e proprio per questo devono essere presi in seria considerazione e devono al piú presto essere risolti o cmq molto mitigati, deveno essere sotto controllo a tutti i costi altrimenti la persona non riuscirá a fare neanche un centesimo di quello che dovrebbe per salvarsi.
Per 360 gradi intendo che l´essere umano non é fatto di solo corpo fisico, c´é molto di piú di quello che si puó con un microscopio.
C´é la meditazione, lo yoga, l´aromaterapia, gli oli essenziali (spesso tristemente sottovalutati), c´é l´amore che é il sentimento piú potente che ci sia, incredibilmente potente, non deve essere necessariamente quello di un partner: l´amore si presenta a noi in sembianze sempre differenti, dagli amici, alla famiglia, a quello che si prova per il proprio gatto o cane o canarino che in teoria dovrebbe stare fuori di casa in una situazione di malattia grave ma che non si puó sbattere fuori perché l´amore che loro donano e che provocano é cosí grande da accarezzare il cuore, e fa cosí bene, tanto bene.
C´é il lavaggio del proprio cervello, dei propri pensieri, per lavaggio intendo ripulire da tutte le schifezze che ci sono state buttate dentro, togliere il senso di impotenza, togliere l´aspettativa che si ha in altre persone perché convinti che siano meglio di noi, magari piú preparati di noi. Imparare a credere in se stessi, imparare a sentire se stessi, imparare ad avere fiducia di se stesse, delle proprie sensazioni, usare il sendo cervello che abbiamo, quello di sotto, e sentire le sue urla di protesta contro la nostra stupiditá e cocciutaggine. L´ascoltare con fiducia il cervello di sotto fará sí che si possa decidere senza paura di sbagliare.
Hamer, ha ragione anche lui. Anni di studi, di ricerca, di prove, é vero che i nostri malesseri psicologici e spirituali si trasformano in patologie, il collegamento tra la mente e il corpo é evidente, solo i ciechi non lo vedono: rimuovere il conflitto.
Il supporto e l´aiuto di persone amiche e care sono l´olio che fa girare tutti questi ingranaggi.
Il ph é l´a b c della salute ma ci sono situazioni dove non si puó aspettare che ritorni a valori normali, a volte c´é l´urgenza che preme, a volte non si ha il tempo, non piú.
Probabilmente c´é ancora di piú diquello che ho scritto finora, stó scrivendo di getto, magari domani aggiungeró ancora qualcosa.
E dulcis in fundo, a seconda della gravitá del problema, tutte queste cose devono essere fatte contemporaneamente.
Il sistema immunitario non si riduce alla tipologia di linfociti, no.
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- francois
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- Platino Utente
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Non possiamo mettere tutto insieme pensando di avere la casa finita.
Per curare una malattia bisogna capire quale è la sua origine e le condizioni di innesco, poi si svilupperanno tutti i supporti necessari al fine di raggiungere il benessere, ma sono supporti che vengono di seguito.
La giusta alimentazione permette di creare un terreno solido, ossia pH giusto e sufficienti vitamine per avere cellule sane.
Una cellula che si trova in un terreno acido muore soffocata perchè le viene a mancare l'ossigeno.
E qui entra in gioco il pleomorfismo, scienza sconosciuta, ma fondamentale per capire perchè una cellula resta soffocata.
Si possono fare tanti interventi per migliorare le condizioni, ma se non si cura per prima la acidosi, il percorso diventa lungo e irto di incognite.
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