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ARGOMENTO: Psicoterapia o psicanalisi?

Psicoterapia o psicanalisi? 05/03/2015 21:39 #38463

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Passione per l'ignoranza, riparto da questo
Lasciamo stare che l'ignoranza è insieme a paura e rabbia il caposaldo dell emotività /sensazione/atteggiamento negativi, ma...
Chi può coscientemente dire "sono contento, anzi no, la mia passione è di coltivare l'ignoranza?" Coltivare l'ignoranza, badate, non sapere di non sapere...

Il silenzio è l'agognata meta promessa dalla costanza della meditazione.
Di questo potrebbe parlare Cecilia, visto che fa quella trascendentale. Per me la meditazione cd. senza seme porta il suo dono , se praticata con costanza, proprio nel silenzio.
Il quale talvolta "accade" spontaneamente, persino tramite aiuti esterni (per esempio la estrema bellezza della natura ci toglie non solo il fiato - pensate un attimo al significato di questa pausa tra le due fasi del respiro - ma la mente non ha più parole, domande, pensieri.
Questa è la domanda mai domandata...

Per Laura da parte di Paolo
Che differenza c'è tra i gruppi lacaniani e quelli foulkeriani? La differenza sta nel concetto di costituzione/strutturazione dell'inconscio?
Proverò a cercare "La cura Schopenhauer" di Yalom, spero sia divertente e stimolante
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Psicoterapia o psicanalisi? 05/03/2015 23:48 #38471

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chi può dire la mia passione è l'ignoranza? Beh un sacco di medici ad esempio...e tutti quelli che temono di essere destabilizzati da un qualche sapere.

Parlare, di questo si tratta in psicanalisi, della propria parola, della propria narrazione, della propria verità. Che vuoi? Domandava Lacan.
A volte accade di dire qualcosa che non si imaginava di dire... succedono i lapsus, ti senti parlare e ti dici, ma cosa sto dicendo? Appaiono improvvise fessure,come fossero sempre state avvolte da antichi e pesanti tessuti, quelli dell'inconscio, si liberano emozioni che non pensavi di avere, come quella dell'odio ad esempio.

Si tenta di sedurre l'analista all'inizio, si vuole fargli credere di essere dei tipi in gamba, che la sanno lunga. Ma poi ti senti parlare in quel silenzio e senti che quel che credevi di te stesso viene a meno. Come ben spiegava Laura accade un grande ridimesionamento della propria posizione narcisistica.

Queste solo alcune cose.
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Psicoterapia o psicanalisi? 06/03/2015 12:41 #38478

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elena ha scritto:
Passione per l'ignoranza, riparto da questo
Lasciamo stare che l'ignoranza è insieme a paura e rabbia il caposaldo dell emotività /sensazione/atteggiamento negativi, ma...
Chi può coscientemente dire "sono contento, anzi no, la mia passione è di coltivare l'ignoranza?" Coltivare l'ignoranza, badate, non sapere di non sapere...

Il silenzio è l'agognata meta promessa dalla costanza della meditazione.
Di questo potrebbe parlare Cecilia, visto che fa quella trascendentale. Per me la meditazione cd. senza seme porta il suo dono , se praticata con costanza, proprio nel silenzio.
Il quale talvolta "accade" spontaneamente, persino tramite aiuti esterni (per esempio la estrema bellezza della natura ci toglie non solo il fiato - pensate un attimo al significato di questa pausa tra le due fasi del respiro - ma la mente non ha più parole, domande, pensieri.
Questa è la domanda mai domandata...

Per Laura da parte di Paolo
Che differenza c'è tra i gruppi lacaniani e quelli foulkeriani? La differenza sta nel concetto di costituzione/strutturazione dell'inconscio?
Proverò a cercare "La cura Schopenhauer" di Yalom, spero sia divertente e stimolante

Ciao Paolo,
la differenza tra il gruppo per come lo intende Lacan e il gruppo per Foulkes non sta tanto nella costituzione dell'inconscio (entrambi condividono infatti la formazione freudiana e dunque un modo simile di intendere l'inconscio), ma nel tipo di uso e concettualizzazione che fanno del gruppo.

Lacan fonda la sua scuola proprio a partire dal piccolo gruppo, che chiama "Cartello". Questo è il dispositivo che propone per articolare l'attività del gruppo con il lavoro particolare di ciascuno.
Il cartello ha caratteristiche particolari, che sono spiegate in breve ma in modo chiaro per es. qui:

www.praxislacaniana.it/wordpress/scuola/?page_id=104

dove si legge:

" Il cartello non è un gruppo anzi, Lacan propone questa dinamica per proteggere il lavoro dagli effetti del gruppo".

Qui sta la differenza.
Affascinato dai lavori pioneristici di Bion e Foulkes coi soldati al fronte, Lacan si era avvicinato all'idea del gruppo pensato però non in quanto tale (dunque non come dispositivo terapeutico) ma come dispositivo per l'apprendimento dell'analisi per i suoi studenti.
Questo dispositivo aveva per lui il senso di rappresentare un operatore anti narcisistico e uno strumento contro l'isolamento e l'infatuazione che la situazione a 2 avrebbe probabilmente innescato.
Un'idea pure centrale era che il gruppo non doveva avere leader, come invece succedeva negli altri gruppi.

Foulkes invece pensava alla gruppoanalisi come a un'analisi IN gruppo e ATTRAVERSO il gruppo: il gruppo è lo strumento terapeutico insomma, è il mezzo che innesca il cambiamento.
C'è nel gruppo analitico un leader, pensato però come custode dello spazio del gruppo. Il conduttore è coinvolto nelle dinamiche del gruppo, tanto quanto gli altri membri, sebbene a un livello che può essere diverso nelle varie fasi del gruppo.

Recalcati, allievo di Lacan ma che poi ha lasciato la società lacaniana perché la riteneva troppo rigida su certe posizioni, si è occupato di gruppi. Per chi volesse approfondire, si trova molto nel libro: "L'omogeneo e il suo rovescio", dove tratta però solo di gruppi mono sintomatici.
Qui Recalcati scrive:
" Lacan elogia l'applicazione bioniana della psicoanalisi al lavoro coi gruppi, convinto del carattere epocale di questa applicazione. L'insegnamento maggiore di Bion consiste per Lacan nell'aver mostrato che esiste una forma possibile del legame gruppale irriducibile alla dinamica puramente immaginaria dell'identificazione reciproca.
Diversamente dalla massa, il piccolo gruppo è un'esperienza del non-tutto che può garantire l'esistenza della differenza particolare: lascia esistere il particolare del soggetto promuovendone l'eterogeneità inassimilabile a qualunque fusione identificatoria."
Recalcati utilizza quindi il piccolo gruppo in senso terapeutico, specificando la funzione dall'analista:
"L'analista preserva il luogo del soggetto supposto sapere ma solo nella forma del luogo vuoto, del meno uno, dell'assenza di una risposta saturante il dinamismo proprio del piccolo gruppo. Piuttosto l'associazione libera, così come si manifesta nel contesto gruppale, mobilita l'insieme del gruppo come soggetto, in un'oscillazione continua tra l'essere simile all'altro e il tratto particolare che emergendo dalla catena delle associazioni produce la differenza soggettiva."
In questa formulazione del senso del gruppo mi ritrovo completamente e non vedo più differenze tra metodo lacaniano e foulkesiano.

Riprendo poi il tema psicoterapia o psicoanalisi, perché sempre in quel libro ne parla Recalcati, dicendo cose che mi trovano d'accordo.
"Una TERAPIA è finalizzata alla eliminazione, alla soppressione o quantomeno alla riduzione del sintomo.
C'è effetto terapeutico se si ripristina lo stato d'essere precedente l'insorgere della malattia. Questo implica che nella pratica psicoterapeutica il sintomo appaia come un disfunzionamento, un'alterazione che deve essere emendata. L'azione psicoterapeutica è un'azione di riabilitazione. Il sintomo è un disturbo.
L'applicazione della PSICOANALISI ALLA TERAPEUTICA implica innanzitutto una diversa valutazione del sintomo, considerato nella sua matrice freudiana.
Matrice scandalosa e impensabile per la logica medico-psicoterapeutica, poiché esso implica innanzitutto un funzionamento e non un disfunzionamento dell'apparato.
Il sintomo è un apparato in grado di operare un trattamento soggettivo del godimento.
La psicoanalisi applicata alla terapeutica non è antagonista al sintomo, ma elegge il sintomo come partner del soggetto, schierandosi COL soggetto contro le ragioni del programma universale della Civiltà."

È poi vero che c'è la questione di chi può fare un training analitico senza aver studiato psicologia o medicina, una volta si poteva.
Conosco pochi colleghi che hanno fatto questo percorso, la maggior parte dei quali si sono poi laureati in psicologia per poter continuare a esercitare.
Se devo esprimere un parere su queste pochissime persone (non in generale), trovo che siano, riprendendo il discorso di Recalcati, molto preparate sulla psicoanalisi, molto meno sulla sua applicazione nella terapeutica.
Questo esclude secondo me alcune tipologie di analizzando, mentre potrebbe essere meglio in certi casi.

Yalom è come dicevo un gruppo analista, ma con una forte propensione all'Intersoggettività. Questo nel libro, pur romanzato, si vede, ma è secondo me molto interessante da leggere, e per me è stato molto appassionante...poi Paolo mi dirai se ti è piaciuto!
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Psicoterapia o psicanalisi? 06/03/2015 14:55 #38482

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La psicoanalisi applicata alla terapeutica non è antagonista al sintomo, ma elegge il sintomo come partner del soggetto, schierandosi COL soggetto contro le ragioni del programma universale della Civiltà."
Bellissimo!
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Psicoterapia o psicanalisi? 07/03/2015 06:58 #38495

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Vorrei inserire dei grani di luce interiore
una lingua asciutta e profumata
Accade l'intuito



se stai sul parapetto di un ponte e ti sporgi per guardare il fiume che scivola via sotto di te,
d'un tratto saprai tutto quello che c'è da sapere
Alexander Milne


ROBERTO MORPURGO

HO DORMITO
ho dormito in dirupi
di ghiaia
come un vento
stanato dai bracconieri

...
Salvatore Quasimodo

Ed è subito sera
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

...
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Psicoterapia o psicanalisi? 08/03/2015 14:18 #38530

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"Rendi cosciente l'inconscio, altrimenti sarà l'inconscio a guidare la tua vita, e tu lo chiamerai destino" Jung
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Psicoterapia o psicanalisi? 08/03/2015 22:00 #38534

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"Ogni cambiamento, anche desiderato, ha la sua malinconia, perché quel che si lascia è una parte di noi"
Honoré De Balzac
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Psicoterapia o psicanalisi? 09/03/2015 09:09 #38537

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A proposito di melanconia, tema cos' importante in Psicanalisi, ricordo il saggio di Freud, Lutto e melanconia, qui una analisi del testo:

Facciamo un piccolo esercizio teorico e proviamo a riprendere, seppur brevemente, Lutto e melanconia di Freud. Solo se, infatti, si riprendono le tesi centrali di questo straordinario testo di Freud potremo apprezzare fino in fondo il movimento ulteriore che Lacan imprime alla riflessione freudiana sulla melanconia.

Lutto e melanconia è un’opera che precede di poco lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, è un testo che interroga il problema della melanconia alle soglie della prima guerra mondiale. Limitiamoci a fissare alcuni punti decisivi. Innanzitutto la distinzione tra depressione, melanconia, lavoro del lutto e mania che sono i quattro concetti cardine di questo testo.
Secondo Freud l’affetto depressivo ha come condizione la perdita dell’oggetto. (per oggetto in psicanalisi si intende qualcuno che rappresenta per noi qualcosa).
Non di qualunque oggetto, ma la perdita di un oggetto che ha la caratteristica, scrive Freud, di essere sovrainvestito narcisisticamente.

Dunque l’affetto depressivo sarebbe la reazione soggettiva alla perdita di un oggetto non qualunque del mondo, ma di un oggetto che il soggetto sovrainveste narcisisticamente e la cui perdita, afferma Freud, comporterebbe una emorragia libidica, uno svuotamento di senso del mondo intero. Con la perdita di quest’oggetto si perde la funzione di ritorno narcisistico che l’oggetto garantiva al soggetto. In questo caso, quindi, perdere l’oggetto significa anche perdersi, perdere una parte di sé. Questa secondo Freud è una legge fondamentale nella strutturazione della soggettività umana.

Sempre la perdita dell’oggetto, per esempio, se seguiamo alla lettera Freud, la perdita del seno materno da parte del bimbo-a, comporta la perdita del soggetto, di una parte di esso, poiché l’oggetto è effettivamente una parte, un pezzo, del soggetto. Su questo tema, come abbiamo visto l’anno scorso, Lacan imposta tutto il problema della separazione come separtizione (sépartition). Dunque l’affetto depressivo è una reazione soggettiva inevitabile di fronte alla perdita dell’oggetto investito narcisisticamente; è la reazione soggettiva di fronte all’apparizione di un buco nel mondo, in quanto nella depressione, secondo Freud, è il mondo che si svuota.

L’esperienza depressiva ci confronta con un buco nel mondo, con un vuoto nel mondo. È il mondo che si svuota di senso. Niente senza di lei o di lui è più come prima. Il mondo non è lo stesso mondo. L’affetto depressivo sorge nella constatazione che il mondo non è più come prima. Ebbene questo affetto che porta con sé uno svuotamento libidico e di senso del mondo, può essere trattato in tre maniere differenti. Freud definisce questi tre possibili trattamenti dell’affetto depressivo come mania, melanconia e lavoro del lutto.

La mania, secondo Freud, sarebbe una difesa rispetto all’esperienza della perdita dell’oggetto e questa difesa (questo tema verrà ripreso ampiamente da Melanie Klein) si configura come un vero e proprio negazionismo. Si nega il reale implicato nella perdita; non è accaduto nulla, non si è perduto nulla, tutto è come e meglio di prima…. La mania è una reazione possibile, patologica per Freud, alla perdita d’oggetto e all’affetto depressivo che essa suscita: il soggetto non si incammina nel lavoro del lutto, non prende la via difficile del lavoro del lutto, non tiene vicino il mortuum, come diceva Hegel. La mania è piuttosto un antilavoro.

L’altra via patologica rispetto all’esperienza della perdita è la via melanconica, che Freud definisce, in modo enigmatico, come un lavoro (Arbeit). Freud parla dell’esistenza di un "lavoro melanconico". Dunque la mania allude ad un antilavoro mentre la melanconia ad un lavoro. Questo significa che il melanconico, che è un soggetto passivo, senza vita, mortificato, triste, schiacciato dall’ombra del passato, senza avvenire, è, paradossalmente, un soggetto al lavoro. E quale sarebbe il lavoro melanconico? Secondo Freud consisterebbe "nel preservare la pertinace adesione all’oggetto". La risposta melanconica alla perdita è, dunque, una risposta adesiva che tende a trattenere l’oggetto al punto che, come scrive Freud in una frase molto nota, "l’ombra dell’oggetto cade sull’Io".

Ma cosa sarebbe allora il lavoro del lutto? Esso si configura come un’alternativa sia al negazionismo della mania sia al lavoro melanconico che punta a fare esistere eternamente l’oggetto perduto.
Il lavoro del lutto sarebbe la possibilità di simbolizzare la perdita, di attraversare il dolore, l’esperienza del negativo, ricostruendo la possibilità dell’esperienza libidica del mondo.
Nella melanconia invece il lavoro del lutto non avviene. Prevale lo stato luttuoso senza lavoro che caratterizza la posizione del soggetto melanconico.
Perché il lavoro del lutto non può attuarsi nella melanconica? Perché, secondo Freud, diversamente dalla depressione, nella melanconia non è il mondo che si svuota ma è l’io che si svuota e l’io si svuota perché sull’io cade l’ombra dell’oggetto. L’oggetto, insomma, prende il posto dell’io spodestandolo. L’oggetto perduto, sempre presente, occupa, invade letteralmente lo spazio del soggetto. Trionfa sul soggetto. Viceversa il lutto come lavoro sarebbe la possibilità di realizzare una simbolizzazione della perdita che si apre nel mondo.
continua....www.psychiatryonline.it/node/3419
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Psicoterapia o psicanalisi? 10/03/2015 09:57 #38562

  • Laura80
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Alcuni stralci dal testo di Foulkes "La Psicoterapia Gruppoanalitica".

"COS'E' LA PSICOTERAPIA GRUPPOANALITICA?

La psicoterapia gruppoanalitica è un metodo di psicoterapia che deriva ed è ispirato alle mie esperienze come psicoanalista, ma NON è una psicoanalisi degli individui in un gruppo. Neppure è un trattamento psicologico di un gruppo da parte di uno psicoanalista. E' una forma di psicoterapia praticata DAL gruppo, nei confronti DEL gruppo, ivi incluso il suo conduttore. Donde il nome: psicoterapia gruppoanalitica.
Il terapeuta-analista aiuta questo processo e mette a disposizione del gruppo la sua esperienza, la sua conoscenza e la sua istruzione come persona. E' l'amministratore responsabile, compito questo che dovrebbe adempiere in modo flessibile, creativo, dinamico; la sua personalità e il suo metodo sono i fattori individuali più importanti di questo procedimento. Tuttavia, egli conduce il gruppo solo nei momenti di necessità, ed è stato quindi chiamato conduttore, guardiano e guida del gruppo gruppoanalitico.


INDICAZIONI

In primo luogo, parlando in termini generali, sarebbe esatto dire che la psicoterapia di gruppo è indicata laddove è indicata la psicoterapia.
Faremo bene però a esaminare separatamente due componenti, cioè:
1- la praticabilità della psicoterapia intensiva e prolungata all'interno di un gruppo;
2- l'indicazione particolare per un approccio analitico, rilevante.
I nostri pazienti devono avere i requisiti necessari sotto entrambi questi aspetti.


LA META DELLA NOSTRA PSICOTERAPIA

Cosa intendiamo per terapia?
In primo luogo, mi sembra che desideriamo mettere il paziente in grado di cambiare.
Da tutto l'orientamento gruppoanalitico dovrebbe essere chiaro che pensiamo che questo cambiamento coinvolga altre persone, in particolare il PLEXUS interno, il COMPLEXUS di persone di cui il paziente fa parte.
Non desideriamo cambiare il paziente in conformità alla nostra immagine, e neppure in conformità all'immagine della cosiddetta normalità o del modo idealmente desiderabile di funzionamento entro la sua cultura.
Desideriamo invece liberare il paziente da quelle forze che lo ostacolano nello sviluppo della sua personalità e delle sue risorse.
La meta della nostra psicoterapia è quindi una liberazione, nella vita psichica del paziente, da ciò che gli impedisce di cambiare, dai suoi blocchi interni, in un certo senso un processo di DISAPPRENDIMENTO.
Il nostro compito, dunque, in primo luogo, è l'analisi delle inibizioni, limitazioni, inconsce che fanno parte dell'Io e del Super-Io inconsci del paziente.
Questi processi sono di natura psicologica interna, e tuttavia parlo di essi come se permeassero l'intero gruppo. Non è una contraddizione, se si accetta il punto di vista che il processo gruppoanalitico in sé è basato su una vita psichica in comune.
Esso poggia su una rete intima di comunicazione che gradualmente si sviluppa in una MATRICE quasi organica all'interno della quale hanno luogo tutti i processi.
Il gruppo è, e rimane, l'agente attivo e il contesto decisivo mentre il conduttore è la guida, non il leader poiché non va avanti dirigendo il gruppo o i pazienti verso una strada o una direzione particolari, bensì invero segue le tendenze del gruppo stesso.


ANALIZZARE
L'attività fondamentale dell'analista nel gruppo è quella di analizzare.
In un senso più ampio, corrisponde al processo totale di stabilire e mantenere la situazione analitica di gruppo e di tradurre il significato da una forma meno conscia di comunicazione a una forma verbale conscia.
In questo tipo di gruppo terapeutico, lo sviluppo dell'individuo è la nostra meta definitiva.
Non miriamo minimamente alla conformità o alla sottomissione sociale.
Persino la normalità o l'anormalità è una questione di valori che potrebbero essere condivisi o no, e che dovrebbero essere invero esaminati criticamente anche se tali valori possono essere generalmente accettai dal gruppo.
L'influenza personale del terapeuta è inevitabilmente forte, malgrado tutte le sue precauzioni per minimizzarla.
Dovrebbe quindi usarla consciamente piuttosto che in modo casuale o inconsciamente e aiutare i pazienti a divenire ciò che sono.
Va sottolineata l'importanza fondamentale della modestia da parte del conduttore, giacchè altrimenti sarebbe grande per lui la tentazione di sentirsi onnipotente.
Ciò a sua volta investe la sua integrità etica.
Già per questa sola ragione, se non per diverse altre, il conduttore non può partecipare nello stesso modo degli altri membri del gruppo."


Questi sono alcuni concetti secondo me utili per inquadrare la gruppoanalisi.
Foulkes è stato poi secondo me un grandissimo analista, estremamente rivoluzionario perché per primo ha saputo coniugare la teoria analitica freudiana con le conoscenze sociologiche (Elias in particolare).
Di lui i biografi riportano che amasse a tal punto il gruppo, da dedicare tutta la sua giornata ai suoi gruppi terapeutici, e da augurarsi di morire in gruppo, che riconosceva come il luogo umano per eccellenza.
Così è stato: durante uno dei suoi gruppi terapeutici, Foulkes si è accasciato ed è morto.
Chiunque ha dimestichezza con i gruppi, sa di quale forza e autenticità sono capaci, per cui capisco il desiderio di Foulkes e l'ho sempre ammirato, perché in qualche modo ha piegato persino la morte al suo Desiderio...
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Psicoterapia o psicanalisi? 11/03/2015 16:55 #38594

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ancora due parole sulla forza dell'inconscio:

"Che cos'e' il campo freudiano?
E' quel campo in cui viene messo sul tappeto un fatto strano, stranissimo, vero scandalo per l'io cosciente: che in me, essere pensante, c'e' non solo una forza, ma una forza organizzata, che mi fa fare determinate cose senza che io le voglia, come fa il sintomo che si ripete beffandosi dei buoni propositi che posso avere.

Questa forza si ripete a suo piacimento: coazione a ripetere, la chiamo' Freud.
La lettura che Lacan fa di Freud qui si distingue dai postfreudiani: per Lacan cio' che importa in primo luogo - non che non sia importante in un secondo luogo - non e' che cosa questa forza trasporta ma "in che modo" la trasporta.

Come la trasporta?
Risposta: la trasporta come in un discorso si trasporta la parola.
Da qui la famosa frase di Lacan: "l'inconscio e' strutturato come un linguaggio""
A. Di Ciaccia
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Psicoterapia o psicanalisi? 12/03/2015 07:51 #38599

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Che succede se la depressione è solo superficiale? Se la superficie è dovuta al Super Io che fa da blocco? Se chi perde il proprio partner è narcisista e l'altro invece un paranoide o un depresso?


L'inconscio usa il linguaggio simbolico. Capisce la ripetizione convinta, le emozioni forti.
Lo sanno bene i pubblicitari e chi fa marketing


Che succede se il gruppo analista si trova di fronte un gruppo omogeneo che la pensa in modo totalmente opposto al suo?
Che succede se c'è un leader naturale o una personalità dominante all'interno del gruppo? Cosa fa l'analista se ci si trova in via di contrapposizione costante?
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Psicoterapia o psicanalisi? 12/03/2015 13:13 #38602

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Ti rispondo per quel che riguarda l'analisi individuale.
La psicanalisi si è inoltrata nella conoscenza della struttura della psiche e man mano ha fondato teorie supportate da una clinica continua.
Si è visto perciò che "i sintomi" che affligo gli umani, sono diversi tra loro, hanno origini cause e sviluppi diversificati.

Ciò non significa che la psicanalisi sia una ortopedia, e che il soggetto che si reca in analisi porti là una psiche , come dire, anatomica.
Qualcunque siano i sintomi e le stratificazioni inconscie da cui questi provengono, non cambia il modo in cui al soggetto è offerto di portare lì la sua parola, la sua narrazione. L'analista, se è tale, non occuperà mai un posto di contrapposizione, prima di tutto perchè l'analisi non si muove nel giudizio, l'analista, come spiega bene Di Ciaccia nel video che avevo postato,sa tenere il proprio inconscio in disparte per farsi "vuoto che ascolta".

L'unico caso in cui la psicanalisi può costruire una strategia clinica d'ascolto, è nel caso delle psicosi e delle schizofrenie.
Allora l'analista dovrà cercare di non occupare il posto del "soggetto supposto sapere" (il luogo dove si mette sempre l'analista, finchè si arriva a comprendere che non esiste soggetto supposto sapere) ma un posto più secondario, quasi fosse un segretario.
Freud diceva che la psicanalisi non era adatta per le psicosi e le schizofrenie, ma Lacan ha approfondito questa questione.
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Psicoterapia o psicanalisi? 12/03/2015 22:15 #38605

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elena ha scritto:
Che succede se la depressione è solo superficiale? Se la superficie è dovuta al Super Io che fa da blocco? Se chi perde il proprio partner è narcisista e l'altro invece un paranoide o un depresso?


L'inconscio usa il linguaggio simbolico. Capisce la ripetizione convinta, le emozioni forti.
Lo sanno bene i pubblicitari e chi fa marketing


Che succede se il gruppo analista si trova di fronte un gruppo omogeneo che la pensa in modo totalmente opposto al suo?
Che succede se c'è un leader naturale o una personalità dominante all'interno del gruppo? Cosa fa l'analista se ci si trova in via di contrapposizione costante?

Sono d'accordo con quello che ha scritto Clara. Per quanto riguarda il tuo riferimento al marketing Elena, lì non si parla di inconscio (almeno non di quello inteso in senso analitico), ma si fa leva su questioni percettive, che hanno a che fare con livelli diversi di coscienza, più o meno controllabili, ma non per questo "inconsci".
Infatti tutti noi, chi più chi meno, siamo soggetti alle influenze della pubblicità (specie a livello subliminale), ma non tutti hanno un "inconscio" inteso in senso analitico...tempo fa Clara mi pare avesse postato in forum qualcosa sul testo di Recalcati "L'uomo senza inconscio", nel quale si spiega bene come oggi l'esistenza dell'inconscio non sia affatto da dare per scontata.
Nella pratica clinica questo si traduce in un lavoro preliminare all'analisi vera e propria, a volte molto lungo.

Per quanto riguarda invece il gruppo analitico e la possibilità di contrapposizioni al suo interno, devo dire che è molto difficile nella pratica trovare situazioni come quella che descrivi. Presupporrebbe un lavoro di formazione del gruppo e di preparazione dei singoli all'ingresso non adeguato. Se il gruppo è ben formato, non avvengono contrapposizioni come quelle che descrivi. Per 'ben formato' intendo qui che sia in grado di lavorare, quindi con partecipanti che abbiano le indicazioni minime: motivazione, capacità di lavorare in gruppo, analizzabilita'.
Possono avvenire conflitti ovviamente, e ben vengano, ma difficilmente il gruppo si compatta contro il conduttore, o si schiera totalmente con un leader carismatico: ci sono sempre posizioni diverse, che rappresentano i diversi interlocutori interni ai singoli che si " animano" nel gruppo.
Se dovesse avvenire uno stallo come quello che descrivi, saremmo in presenza di quello che Bion definisce "gruppo in assunto di base", contrapposto al " gruppo di lavoro". In tal caso basta di solito una corretta interpretazione che sveli il valore difensivo di questa configurazione. La prima ipotesi che mi verrebbe in mente è che una tale opposizione ha come scopo quella di negare la funzione terapeutica del conduttore, evitando il cambiamento, che è sempre la cosa più temuta. Ma naturalmente non si può ragionare in termini astratti: ogni gruppo è diverso.

Fai riferimento al gruppo omogeneo: qui i rischi di un eccessivo "compattamento" identitario sono in effetti maggiori, per questo il ruolo del terapeuta è quello di favorire col tempo l'emergere delle differenze. Sembra difficile, ma di solito questo avviene quasi naturalmente, col tempo e la pazienza.

Lo scopo del conduttore di un gruppo non è in ogni caso mai fare in modo che nel gruppo regni la pace: il conflitto, le contrapposizioni, le diverse opinioni sono aspetti da valorizzare, tutto è aperto al confronto, tutto è discutibile, non esiste nulla di scontato.

Non ho capito bene invece la tua prima riflessione sulla depressione. Cosa intendi per depressione superficiale?
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Psicoterapia o psicanalisi? 22/03/2015 12:32 #38794

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Riprendo questo thread (ti spiegherò certamente, intanto grazie Laura) con una citazione di Richelle che mi sembra di notevole critica all'uso facile degli psicofarmaci in psichiatria e medicina Uso che io non amo affatto, lo avrete capito.

« Ora, può essere un gran male consegnare alla medicina il più piccolo problema psicologico con il pretesto che potrebbe trattarsi di una malattia: pericolo, lo abbiamo detto e ripetuto, di eludere il problema della responsabilità del soggetto, pericolo di drammatizzare la situazione, o al contrario di semplificarla, perciò di mettere in opera delle terapie che si limitano a mascherare mo- mentaneamente i problemi, come è tanto spesso il caso dei me- dicamenti moderni destinati a ridurre miracolosamente l'ansietà, l'emotività o l'agitazione. Sarebbe illuminante enumerare obietti- vamente i casi in cui l'intervento dello psicologo ha impedito, in- volontariamente, di mettere in luce una seria malattia organica. Ma sarebbe non meno utile calcolare le persone che, avendo creduto ben rivolgersi a un medico piuttosto che a uno psicologo, si ritro- vano con gli stessi problemi mesi e anni più tardi, e con qualche problema supplementare, come la dipendenza da una droga che sembra loro necessaria per sopportare essi stessi.
A una valutazione sociale, ci sembra molto più grave fabbri- care migliaia di tossicomani che si ignorano piuttosto che lasciare sfuggire all'intervento medico qualche centinaio di seri casi or- ganici ».
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Psicoterapia o psicanalisi? 22/03/2015 13:55 #38796

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L'ipnosi rappresenta un mezzo efficace di investigazione della personalità e di ricerca delle cause dei disturbi psicopatologici.
(Vorrei investigare il ruolo dell ipnosi come terapia anche in analisi, oltre che in terapia psicologica, avendo studiato tanti anni fa Erickson mi ricordo di risultati interessantissimi in molti campi della medicina, della diagnostica e della comprensione della personalità. Vi riporterò un paio di stralci del mio libro per avviare una riflessione su questa tecnica)
L'attività dello psicologo e dello psichiatra in sede clinica è diretta innanzitutto a ricostruire e ad interpretare la vita psichica e a volte anche quella storica del paziente.
La ricostruzione è composta da elementi della vita passata connessi con le emozioni relative ed è possibile per il fatto che l'analista, attraverso il transfert (una specie di finestra verso il passato, che rappresenta il processo secondo il quale prototipi di vicende pregresse della vita dell'analizzato vengono attualizzati attraverso il particolare rapporto emozionale che lo lega con l'analista), può analizzare certe emozioni e certi rapporti come se fosse stato « testimone oculare » nei confronti del momento in cui si sono presentati nella vita psichica del paziente per la prima volta e nei confronti delle persone più significative della sua infanzia(59).
Per quanto riguarda l'interpretazione, essa consiste, tra l'altro, nel rendere conscio l'inconscio e si chiama orizzontale quando tende a mostrare i comuni denominatori dei modi psichici e comportamentali del paziente in relazione alla sua vita attuale, per esempio, in relazione ai suoi familiari, agli amici, ai colleghi di lavoro, età, e verticale quando tende a evidenziare da un punto di vista genetico il corso dello sviluppo psichico e il rapporto tra i modi presenti ed il passato. È chiaro che l'ipnosi è solamente un mezzo di indagine e di terapia in psicopatologia ma non è né una teoria della personalità né una teoria delle nevrosi o delle psicosi (60).
(59) GULOTTA G., Psicoanalisi e responsabilità penale, Giuffrè, Milano, 1973.
(60) Qualunque ipnotista come ogni psicoterapeuta ancora la propria attività
diagnostica e terapeutica ad una teoria che rappresenta il parametro di riferimento, sia pure elastico, con cui interpretare la massa di informazioni che trae dai soggetti. Confrontare dunque l'ipnosi con la psicoanalisi è possibile solo se si considera quest'ultima soltanto come una tecnica terapeutica, ma non è possibile quando si tenga conto che la psicoanalisi è anche un mezzo terapeutico, ma è soprattutto, per espressa dichiarazione del suo fondatore, una teoria della personalità e delle nevrosi.
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Ultima modifica: 22/03/2015 13:56 da elena.
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Psicoterapia o psicanalisi? 22/03/2015 14:16 #38797

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risultati positivi ottenuti in sessioni di ipnoterapia individuale possono essere raggiunti, per alcuni autori, anche con sessioni di ipnoterapia dì gruppo. I lavori più promettenti in quest'area sono quelli di Moreno ed Enneis (80) sull'uso dell'ipnodramma come agente terapeutico. Secondo questi autori, nell'ipnodramma, l'ipnosi agisce come starter psicologico con cui si attiva un processo che libera il paziente da molte delle sue inibizioni e lo pone in una condizione di disponibilità verso uno stato di maggior spontaneità. L'ipnodramma ha il vantaggio di rivelare la struttura più profonda della personalità del paziente nel corso della terapia, e si è rivelato utile in casi in cui il paziente era incapace, attraverso altre tecniche, di raggiungere la catarsi ed il successo terapeutico.
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Psicoterapia o psicanalisi? 22/03/2015 15:06 #38798

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La psicoterapia comporta molti fattori come l'appoggio, l'in- coraggiamento all'autoespressione, l'educazione, ma è innanzitutto fondamentale da parte del terapista sciogliere un nodo cruciale: il problema di chi controlla la relazione tra lui e il paziente.
Nessuna forma di terapia può evitare questo problema la cui soluzione è essenziale per la possibilità di avere il cambiamento terapeutico.Quando il terapista agisce in questo modo per ottenere il controllo della relazione si parla di terapia strategica (90). Il terapista mantiene l'iniziativa su ciò che si verifica nel corso della terapia, elabora una tecnica particolare per ogni singolo problema. Un terapista e una persona con un problema nella seduta terapeutica, contribuiscono entrambi a determinare la situazione che si sviluppa, ma nella terapia strategica l'iniziativa è quasi sempre nelle mani del terapista che, in sostanza, deve essere acutamente sensibile, capace di adeguarsi al paziente e alla sua situazione sociale, e deve essere in grado di assumersi la responsabilità di influenzare direttamente le persone. Ne deriva così che la terapia strategica non è una concezione o una teoria particolare, ma un nome per quel tipo di terapia in cui il terapista si assume tale responsabilità.
Un problema strettamente collegato e che per qualche tempo ha frenato lo sviluppo della terapia strategica è quello della « manipolazione ». La critica di manipolazione sarebbe appropriata se il paziente o la famiglia, o la coppia, potessero in quest'ambito perdere la loro capacità di autodeterminazione o dovessero essere coinvolti in responsabilità che non competono loro. Al contrario la terapia strategica si propone obiettivi di segno opposto, come far riacquistare maggior determinazione, liberare da una situazione di disagio, restituire l'iniziativa delle proprie azioni.
L'influenza e la diffusione della psicoanalisi, della terapia ro- gersiana, e della terapia psicodinamica in genere, ha generato negli operatori la convinzione che doveva essere proprio la persona che non sa cosa fare e che sta chiedendo aiuto a deterrninare quanto accade nella seduta psicoterapeutica.
Ma, dice Andolfi(91), si può a buon diritto ritenere ugualmente manipolatorio tanto il prescrivere gli psicofarmaci ad una persona in preda ad uno stato d'ansia quanto prescrivere un comportamento paradossale, tanto consigliare la colonia estiva ad un bambino quanto mantenere il silenzio fino a che il paziente non associa liberamente, tanto insegnare ad una coppia come raggiungere l'orgasmo quanto negare una terapia quando le componenti del problema sono di altra natura che non quella psicologica.
Si può ritenere a ragione che buona parte degli insuccessi di varie forme di psicoterapia dipenda essenzialmente dal fatto che gli operatori non sanno a che gioco stanno giocando, o meglio giocano il gioco di non giocare a nessun gioco. Anche buona parte degli ipnotisti giocano così ed è veramente un male perché si può ritenere che l'ipnosi rappresenti un modello di facile lettura e una palestra di addestramento per lo sviluppo di terapia strategica anche senza l'uso dell'ipnosi. La relazione ipnotica può quindi essere vista come modello di terapia strategica tanto più che alle tecniche tradizionali dell'ipnosi, per le quali l'ipnotista dirigeva apertamente il soggetto e il soggetto apertamente seguiva le istruzioni, sono subentrate tecniche più indirette di induzione dello stato di trance, più strategiche ed Erickson per primo, ha mostrato la via.
Parlando, in generale, delle tecniche strategiche, la più comune e tuttavia basilare di queste strategie paradossali (92) è quella di utilizzare sempre ciò che il paziente da e di comunicare sempre con il paziente nel suo stesso « linguaggio ». È nota l'analogia usata da Erickson dell'uomo che vuole cambiare il corso di un fiume: se lo contrasta e tenta di fermarlo il fiume potrà facilmente superare o aggirare l'ostacolo, ma se l'uomo ne accetta la forza e la devia in una nuova direzione, la corrente del fiume finirà per scavarsi un nuovo letto; ne deriva la prima delle regole d'oro e cioè l'accettare anzi, addirittura l'incoraggiare la resistenza. Il soggetto che con la resistenza ostacolava il processo terapeutico si trova disorientato ora che la resistenza viene ridefinita come una collaborazione e il terapista può segnare un punto a suo favore. Per questo spesso addirittura il sintomo che il paziente lamenta viene prescritto.
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Psicoterapia o psicanalisi? 22/03/2015 15:12 #38799

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L'uso del paradosso terapeutico è motivato dal fatto frequente che ci sono persone che chiedono aiuto ma che, al tempo stesso, sembrano rifiutare ogni offerta svolta in questo senso; il terapista finisce pertanto per rimanere coinvolto in un «gioco». Questo atteggiamento apparentemente contraddittorio è legato all'equilibrio dinamico tra due capacità opposte e interagenti, la tendenza al cambiamento, presente nella richiesta stessa di aiuto, e quella omeosta-tica, preponderante, che spinge il paziente a riproporre le proprie abituali sequenze di comportamento. È sottintesa la richiesta del paziente : « aiutami a cambiare, ma senza modificare nulla ».
In questi casi, il terapista, invece di continuare un inutile tentativo di cambiamento, può accettare anziché subire il paradosso, e la sua risposta è un controparadosso in cui dice in sostanza : « Io, in quanto terapista, senza modificare nulla, ti aiuterò a cambiare ».
E questo modo di agire può appunto essere quello dell'ipnotista.
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Psicoterapia o psicanalisi? 22/03/2015 15:28 #38800

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IPNOSI CON PRESA DI COSCIENZA.
Le tecniche di questo gruppo sono quelle dirette all'insight cioè alla presa di coscienza da parte del paziente, dei conflitti che sottendono ai suoi sintomi.
L'approfondimento di questo insight dipende da vari fattori ma principalmente dagli scopi che il terapista si propone, a seconda che si prefigga una ristrutturazione della personalità del paziente più o meno globale. È bene distinguere questi gruppi di tecniche in due sottogruppi a seconda che prevedano o non prevedano l'analisi del transfert che si instaura tra paziente e terapista. Come è ovvio dal genere di terminologia che stiamo adottando, queste tecniche si ispirano in maniera più o meno ortodossa alla psicoanalisi.
Il transfert, come già è stato detto, serve essenzialmente alla ricostruzione della vita psichica anteatta del paziente attualizzando, attraverso questo particolare rapporto emozionale che lo lega con l'analista, certe emozioni e certi rapporti. Per l'analista è come essere stato « testimone oculare » nel momento in cui si sono presentati nella vita psichica del soggetto per la prima volta e nei confronti delle persone più significative della sua infanzia.
Gli elementi dei conflitti infantili sono così esaminati nella loro origine, in quanto l'analizzato, per il meccanismo della coazione a ripetere — cioè il processo secondo il quale il soggetto si pone in situazioni conflittuali che ripetono passate esperienze allo scopo di padroneggiarle senza rendersi conto della ripetizione, ma con la sensazione che si tratti di avvenimenti attuali, — li vive con l'analista che viene strutturato secondo modelli parentali.
Il transfert è così una specie di finestra verso il passato, la verosimiglianza del dato da inserire nella ricostruzione è tanto più alta quanto più l'affettività che accompagna la riproduzione della esperienza e del conflitto è congrua rispetto a questi ultimi. In ogni modo il valore del ricordo della vita anteatta e delle emozioni relative non risiede tutto nella sua realtà storica ma anche nel fatto che, in quanto ritenuto dall'analizzato, entra a far parte del suo « vissuto » ed in questo senso è un elemento da valutarsi nel quadro della personalità del soggetto.
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Psicoterapia o psicanalisi? 23/03/2015 21:50 #38847

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www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/27/psicoanalisi/1237573/

La psicanalisi secondo la GENTE, tutti i luoghi comuni:


La psicoanalisi non è una scienza.
Se non sei capace di risolvere i tuoi problemi, come può riuscirci un altro?
In fondo sono chiacchiere, male non ti può fare.
Se vai in analisi diventi dipendente dall’analista.
È un programma di adattamento al sistema capitalista.
È un programma che destruttura e demolisce le difese.
Gli psicoanalisti sono ciarlatani.
Gli analisti sono dei guardoni.
Gli analisti pensano solo al sesso.
La psicoanalisi è una moda, come il pilates e l’aiauasca.
Non è vero che da piccolo volevo andare a letto con la mamma e uccidere il papà.
Non è vero che da piccola volevo andare a letto col papà e uccidere la mamma.
L’analisi ti crea anche i problemi che non hai.
La nevrosi è un’invenzione degli analisti.
Se sei isterico è meglio una doccia fredda.
I sogni dipendono dalla digestione.
Allora è meglio andare in India.
Allora è meglio il tavor, funziona e costa meno.
La psicoanalisi è un business che specula sulla sofferenza della gente.
La psicoanalisi è contro la morale religiosa.
La psicoanalisi è la confessione religiosa del nostro tempo.
La depressione si cura con i farmaci perché è una malattia come la gastrite, tale quale.
E se in analisi invece di trovare te stesso trovi un altro?
Per un analista anche una biro è un simbolo fallico.
Mentre parli sdraiato sul lettino lei fa le parole crociate.
Mentre parli sdraiato sul lettino lui dorme.
Ultima modifica: 23/03/2015 21:50 da Clara.
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Psicoterapia o psicanalisi? 24/03/2015 09:20 #38856

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Clara ha scritto:
www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/27/psicoanalisi/1237573/

La psicanalisi secondo la GENTE, tutti i luoghi comuni:


La psicoanalisi non è una scienza.
Se non sei capace di risolvere i tuoi problemi, come può riuscirci un altro?
In fondo sono chiacchiere, male non ti può fare.
Se vai in analisi diventi dipendente dall’analista.
È un programma di adattamento al sistema capitalista.
È un programma che destruttura e demolisce le difese.
Gli psicoanalisti sono ciarlatani.
Gli analisti sono dei guardoni.
Gli analisti pensano solo al sesso.
La psicoanalisi è una moda, come il pilates e l’aiauasca.
Non è vero che da piccolo volevo andare a letto con la mamma e uccidere il papà.
Non è vero che da piccola volevo andare a letto col papà e uccidere la mamma.
L’analisi ti crea anche i problemi che non hai.
La nevrosi è un’invenzione degli analisti.
Se sei isterico è meglio una doccia fredda.
I sogni dipendono dalla digestione.
Allora è meglio andare in India.
Allora è meglio il tavor, funziona e costa meno.
La psicoanalisi è un business che specula sulla sofferenza della gente.
La psicoanalisi è contro la morale religiosa.
La psicoanalisi è la confessione religiosa del nostro tempo.
La depressione si cura con i farmaci perché è una malattia come la gastrite, tale quale.
E se in analisi invece di trovare te stesso trovi un altro?
Per un analista anche una biro è un simbolo fallico.
Mentre parli sdraiato sul lettino lei fa le parole crociate.
Mentre parli sdraiato sul lettino lui dorme.


:lol: :lol: :lol:
Fantastiche queste frasi!!!
In mezzo a tanti luoghi comuni ne ho trovata una che secondo me è anche un po' vera...questa:

E se in analisi invece di trovare te stesso trovi un altro?

A volte succede... :)

Ho letto con interesse anche il materiale postato da Elena, che ringrazio dei tanti spunti interessanti.
Personalmente non ho mai avuto esperienza di ipnosi, né conosco direttamente qualcuno che l'abbia provata.
L'ho sempre trovata molto potente come tecnica per certi aspetti, e dunque potenzialmente anche molto pericolosa...tutto dipende da chi la pratica e dalle caratteristiche di chi vi si sottopone.
Apprezzo molto invece alcuni aspetti della terapia rogersiana centrata sul cliente, purtroppo ho scoperto che nelle scuole attuali molti degli insegnamenti di Rogers sono stati ahimè banalizzati. In una terapia come questa (qui si parla di terapia) ciò che conta è fondamentalmente la sensibilità del clinico. Purtroppo nella formazione attuale questo è un aspetto dato spesso per scontato, così che il rischio è che il terapeuta non riesca a conservare la necessaria neutralità (intesa in senso analitico) e induca dei movimenti nel paziente a partire dal suo modo di vedere le cose. Questo in generale, poi senz'altro qualche bravo clinico c'è.

Molto interessante anche la parte sul paradosso terapeutico, che in effetti è molto utilizzato, anche in psicoanalisi (nella richiesta al paziente di associare "liberamente", dato che un'associazione libera non si può richiedere per definizione) e in psicodramma (nell'ordine psicodrammatico " sii spontaneo!", dato che la spontaneità non si può ricercare con la volontà).
A volte anche un sintomo viene imposto (questo al di fuori di un'impostazione analitica pura ovviamente), per uscire dall'ansia del non riuscire a liberarsene, e spesso ha un'effetto davvero liberatorio.

Quello che hai scritto Elena mi ha fatto venire in mente un'esperienza che ho fatto qualche anno fa di SOCIAL DREAMING.
Si tratta di una particolare esperienza di "sognare in gruppo" che coinvolge anche gruppi molto grandi.
Si sta tutti seduti su una sedia, sparsi in una stanza, cercando di rilassarsi in penombra, e ognuno si lascia andare ai pensieri o alle associazioni che vuole, e se se la sente dice quello che sta pensando.
Gli altri possono associare o cambiare discorso, sempre dicendo quello che viene in mente in quel momento.
In questa particolare situazione tendono sempre ad emergere temi "sociali", che coinvolgono cioè un'intera comunità, ed è mobilitato un inconscio collettivo attraverso una sorta di linguaggio onirico.
Vi dico solo che, per pura coincidenza, il giorno che ho fatto questa esperienza era l'11 settembre di qualche anno fa: nessuno era consciamente consapevole dell'impatto di quella data sull'inconscio collettivo, ma le associazioni emerse hanno portato quasi subito al ricordo dell'attentato alle torri gemelle, con un crescendo di associazioni che ancora oggi, ripensandoci, mi fa venire i brividi.
Sono esperienze secondo me molto potenti, e che aprono una finestra sul funzionamento dell'inconscio, anche a livello sociale.
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Ringraziano per il messaggio: elena

Psicoterapia o psicanalisi? 24/03/2015 09:37 #38858

  • Cecilia
Buongiorno Laura
mi intrometto brevemente
Personalmente non ho mai avuto esperienza di ipnosi, né conosco direttamente qualcuno che l'abbia provata.
L'ho sempre trovata molto potente come tecnica per certi aspetti, e dunque potenzialmente anche molto pericolosa...tutto dipende da chi la pratica e dalle caratteristiche di chi vi si sottopone.

senza timore di andare OT si potrebbe affermare che la percentuale di persone che vivono sotto ipnosi é tremendamente alta
ipnosi collettiva, organizzata, strutturata e portata avanti in maniera professionale e spietata.
È pericolosa? beh, basta guardare i risultati :(
e questa frase
E se in analisi invece di trovare te stesso trovi un altro?
e il tuo commento (secondo me anche augurio)
A volte succede..

rappresentano una speranza, la speranza che veramente ad un certo punto si trovi un io, relegato in una stanzetta, che da tempo aspetta di essere liberato.
Non lo vedo come traguardo ultimo perché, dopo aver liberato l´io dimenticato bisogna imparare a conviverci, a conoscerlo, ad apprezzarlo e, soprattutto, a non provare paura.

p.s.
di sicuro conosci Edward Bernays.
Ultima modifica: 24/03/2015 09:40 da Cecilia.
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Psicoterapia o psicanalisi? 25/03/2015 09:36 #38886

  • elena
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:P
La vergogna del XX secolo... Ne stavo parlando riguardo alla Jolie :lol: vedi che coincidenza :cheer:
Come al solito, le tecniche si possono usare per fini utili all'io di pochi manipolatori o per scoprire chi abita dentro ognuno di noi...

Lipnositerapia è una tecnica usatissima anche per fini conoscitivi e come ho detto noi tutti l'abbiamo sperimentata più o meno consapevolmente almeno una volta. Esempi?
di tutte le tecniche distensive che si riferiscono al lato fisiologico dell'ipnosi di sostegno, quella più diffusa ed anche la più caratteristica e conosciuta è il Training Autogeno di Schultz
Questo metodo è stato definito da Langen come la più tipica delle tecniche autoipnotiche attive.
Il T.A. è composto da diversi esercizi fisiologici e razionali, « accuratamente studiati per provocare una deconnessione dell'organismo che, analogamente ai vecchi sistemi derivanti dall'ipnosi, può permettere di realizzare tutto quanto può essere realizzato in conseguenza di comandi etero-ipnotici »
Nella sua attuazione pratica questa tecnica di autodistensione da concentrazione attiva psichica, è costituita da una serie di esercizi detti inferiori, e da un'altra serie di altri esercizi definiti superiori. Mediante i primi, eseguiti attraverso la concentrazione mentale sul soma, il soggetto riesce a raggiungere un grado di distensione sempre maggiore con benessere e calma intcriore.
Attraverso gli esercizi del ciclo superiore, orientati alla psiche anziché al soma, con il metodo di Schultz, è possibile favorire la produzione di un ricco materiale di provenienza inconscia.
Lo psicoterapeuta che applica questi esercizi del ciclo superiore, che presentano aspetti più evoluti, a differenza di quello che si limita alla serie iniziale, dovrà avere un'effettiva esperienza della dinamica analitica, che gli permetta di esaminare ed analizzare i caratteri importanti della dinamica psicologica profonda. In questa maniera porrà il soggetto in un contatto maggiore con la problematica esistenziale, innanzitutto per una risoluzione del disturbo, e secondariamente per favorire lo sviluppo della sua personalità. Per questa parte questo metodo appartiene al sottogruppo dei « metodi psicologici »
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Psicoterapia o psicanalisi? 25/03/2015 09:39 #38887

  • elena
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Altri esempi...
Ipnosi frazionata attiva. — Kretschmer utilizzando le prime due fasi del T.A. (pesantezza e calore) ha elaborato una tecnica chiamata dell'ipnosi « attiva frazionata » diretta a produrre, attraverso la vasodilatazione, una regolazione fisiologica che tende a raggiungere un « controllo induttivo del tono » orientando la concentrazione del paziente su taluni oggetti, sul proprio respiro o su scene distensive. Anche in questa tecnica il terapista cerca, raggiunto questo stato di tranquillità, di affrontare a livello psicologico i problemi del paziente.
Rieducazione psicotonica. — Su un piano diverso invece, nel suo metodo detto di rieducazione psico-tonica Ajuriaguerra considera il tono muscolare come un'espressione del rapporto del soggetto con il prossimo, e proprio come premessa per uno stato completo e convinto di relazione, propone quella rieducazione psicotonica per la distensione muscolare, abbandonando in tal modo quelle posizioni di difesa di fronte a stimoli conflittuali inconsci che costituiscono invece caratteri collegati alla contrazione e alla tensione muscolare.
Secondo l'Autore del metodo, che sottolinea la difficoltà di separare i vissuti tonici dell'assieme della personalità in formazione, tra l'organizzazione del tono muscolare e la strutturazione della personalità si stabiliscono delle relazioni intime, che appunto risulterebbero maggiormente poste in evidenza dalla situazione di distensione.
Ipnosi frazionata di Langen. — Per la tecnica di ipnosi frazionata di Langen è necessario un impegno della volontà e una partecipazione attiva del soggetto, caratteristiche che la differenziano sostanzialmente dal T.A. di Schultz, in cui, come è noto, esse non compaiono. Il metodo descritto da Langen ha però in comune col sistema di Schultz la produzione di un senso di pesantezza come generalizzazione del rilasciamento muscolare e di un senso di calore come percezione dell'iperemia da vasodilatazione.
L'ipnosi frazionata di Langen agisce sui disturbi neurovegetativi cardiaci e respiratori attraverso una distensione globale non differenziata. In questa maniera verrebbero affrontate ed eliminate quelle manifestazioni patologiche che si erano condizionate.
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Ultima modifica: 25/03/2015 09:41 da elena.
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Psicoterapia o psicanalisi? 31/03/2015 09:15 #39067

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Cecilia ha scritto:
Buongiorno Laura
mi intrometto brevemente
Personalmente non ho mai avuto esperienza di ipnosi, né conosco direttamente qualcuno che l'abbia provata.
L'ho sempre trovata molto potente come tecnica per certi aspetti, e dunque potenzialmente anche molto pericolosa...tutto dipende da chi la pratica e dalle caratteristiche di chi vi si sottopone.

senza timore di andare OT si potrebbe affermare che la percentuale di persone che vivono sotto ipnosi é tremendamente alta
ipnosi collettiva, organizzata, strutturata e portata avanti in maniera professionale e spietata.
È pericolosa? beh, basta guardare i risultati :(
e questa frase
E se in analisi invece di trovare te stesso trovi un altro?
e il tuo commento (secondo me anche augurio)
A volte succede..

rappresentano una speranza, la speranza che veramente ad un certo punto si trovi un io, relegato in una stanzetta, che da tempo aspetta di essere liberato.
Non lo vedo come traguardo ultimo perché, dopo aver liberato l´io dimenticato bisogna imparare a conviverci, a conoscerlo, ad apprezzarlo e, soprattutto, a non provare paura.

p.s.
di sicuro conosci Edward Bernays.


Ciao Cecilia :)
Confermo quanto diceva Elena in un altro post: Bernays non si studia di certo a Psicologia, e, considerata la sua parentela con Freud e i suoi tanti contributi (più o meno discutibili negli obiettivi e nei modi) alla psicologia delle masse e del marketing, direi che faccio fatica a pensare sia un caso...sembra proprio che sia uno di quei capitoli oscuri di cui è meglio non parlare.

Io non conosco bene tutta la storia e tutto il suo lavoro, ma per quel poco che so mi ha sempre stupito come proprio un parente di Freud potesse essere artefice di teorie e tecniche di manipolazione della psiche che sono apertamente in contrasto con i principi fondamentali della psicoanalisi, primo tra tutti quello della neutralità.

Per quanto riguarda il rapporto tra il gruppo-massa (con tutta l'influenza negativa che questo può avere sui singoli) e la psiche individuale, ho sempre trovato molto interessante la teoria di Spaltro sul piccolo gruppo come possibile "cinghia invertita" nel processo di massificazione.
Molto in sintesi: se è vero che la massa può annientare l'individualità per produrre un pensierto-non pensiero, omologato e mercificato, senza che l'individuo possa opporsi a questi fenomeni, è pur vero che il PICCOLO gruppo può invertire questo processo.
Nel piccolo gruppo infatti, più forte dei singoli individui che lo compongono ma più rispettoso delle individualità e delle differenze rispetto alla massa, si può creare un pensiero diverso, in grado di agire su quello della massa, nel momento in cui esso viene esportato al di fuori del piccolo gruppo.
Io credo nel potere del piccolo gruppo di spezzare certe forme "ipnotiche", di essere in fondo un pensiero " rivoluzionario".
Non è forse la speranza che anima anche questo forum?

Non so, sarò un'inguaribile ottimista, ma penso che alcune forme di manipolazione delle masse avrebbero vita molto più breve se si potenziassero forme di incontro e di gruppo diverse, più "a misura d'uomo"...
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Ringraziano per il messaggio: elena

Psicoterapia o psicanalisi? 31/03/2015 10:39 #39071

  • Cecilia
Buondí
tendo a pensare che personaggi come Bernays non trovano posto in nessun "indirizzo" o materia di studio, per diversi motivi appartiene a quella categoria di persone che é meglio tenere in zona d´ombra :(
Molto in sintesi: se è vero che la massa può annientare l'individualità per produrre un pensierto-non pensiero, omologato e mercificato, senza che l'individuo possa opporsi a questi fenomeni, è pur vero che il PICCOLO gruppo può invertire questo processo.

verissimo in definitiva, la massa é formata da singoli e anche da piccoli gruppi singoli, o no?

Nel piccolo gruppo infatti, più forte dei singoli individui che lo compongono ma più rispettoso delle individualità e delle differenze rispetto alla massa, si può creare un pensiero diverso, in grado di agire su quello della massa, nel momento in cui esso viene esportato al di fuori del piccolo gruppo.
Io credo nel potere del piccolo gruppo di spezzare certe forme "ipnotiche", di essere in fondo un pensiero " rivoluzionario".

ci credo anch´io, moltissimo e profondamente. Penso che la "propaganda", come anche tutte le altre forme di divulgazione di un pensiero, sia in positivo che in negativo, parta da un singolo e dal suo sogno o desiderio che sia.

In maniera spicciola si potrebbe dire che l´educazione del singolo dovrebbe passare prima di tutto attraverso una fase di diseducazione
invertendo il processo di omologazione che, da tempo immemorabile, é stata indotta da qualcuno. Questo processo é lungo e doloroso.
Si dice che l´uomo (uomo inteso come essere umano sia maschile che femminile) sia un animale sociale e che tenda a vivere in gruppi piú che in solitudine, va bene, ma fino a che punto il "vivere in gruppi" é dettato da un desiderio innato di socialitá e da che punto in poi questo desiderio é il risultato della paura (indotta) di essere soli?
perché, secondo me, assistiamo piú agli effetti collaterali della paura che non della socialitá e questa paura, quella di trovarsi soli, porta ad accettare quasi di tutto pur di far parte di un gruppo e di sentirsi con le spalle coperte.
Il piccolo gruppo puó invertire gli effetti deleteri della massa ma solo se si aiuta il singolo a pensare autonomamente e quindi senza paura.

Devo frenarmi qua, rischio di scendere su un campo a sfondo socio-politico che, anche se pertinente, verrebbe visto come OT.

L´individualitá é il segreto, accettare se stessi e gli altri come unici e irripetibili senza necessariamente ricercare i punti che ad ogni costo accomunano e creano gruppi.

A mio parere non sei un´inguaribile romantica e se sí ... lo sono anch´io.
:)
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Psicoterapia o psicanalisi? 31/03/2015 14:16 #39078

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Lo studio delle forme mentali che ci condizionano in un verso o nell'altro fa parte integrante sia del l'analisi che della psicoterapia.
Proprio perché influenzano pesantemente il nostro comportamento/ pensiero/ emozioni, al punto che eminenti analisti ( e prezzolati o psicologi sociologi marketing oriented :whistle: ) se ne sono occupati e continuano a farlo, (non solo gli epigoni di Bernays).
Un punto di vista interessante, che spiega queste influenze in modo creativo, se si vuole, è Vadim Zeland, che nel suo reality transurfing lo spazio delle varianti, spiega cosa realmente accade quando una persona "decide" per una cura o un comportamento o un partito ecc piuttosto che un altro. La parola "decide" l'ho messa apposta tra virgole, xc in realtà c'è ben poco di cui si può dire siamo perfettamente consapevoli quando scegliamo.

Ognuno di noi, in un modo o in un altro, "presta servizio"presso una comunità o un gruppo :la famiglia,il club,la scuola,la ditta,il partito politico, lo stato e così via. Tutte queste strutture nascono e si sviluppano quando un singolo gruppo di individui incomincia a pensare e ad agire in una stessa direzione.A questo gruppo si aggiungono poi nuove persone,la struttura cresce si allarga,prende forza,obbliga i propri membri aosservaredelleregoleprestabilite e a lungo andare può finire per sottomettere larghi strati di societari.
A livello materiale la struttura risulta formata da individui accomunati dagli stessi interessi, da medesimi beni materiali,che possono essere costruzioni,arredi,attrezzature, eccetera.Ma, a livello energetico,che cosa c'è dietro a tutto ciò ?
La struttura prende vita quando i pensieri di un gruppo di individui vanno in una stessa direzione e di conseguenza i parametri di energia mentale di ognuno sono identici. L'energia del pensiero dei singoli individui si fonde in un unico flusso. In questo caso,in mezzo a un oceano di energia libera si crea una struttura energeticad'informazione singola indipendente - un pendolo energetico.Questa struttura comincia a vivere di vita propria e ad assoggettare alle sue leggi gli individui responsabili della sua creazione.

Perché un pendolo?perché oscilla con una frequenza tanto più forte quanto maggiore il numero degli individui, dei sostenitori,che lo nutrono della loro energia.Ogni pendolo ha la sua frequenza tipica di o s c i l l a z i o n e . Un'a l t a l e n a per e s e m p i o , puo o s c i l l a r e s o l o se si esercita una forza di una determinata frequenza.Questa frequenza si chiama risonanza. Se il numero dei sostenitori del pendolo viene meno, le sue oscillazioni si smorzano.Quando non rimangono più sostenitori,il pendolo si ferma e muore.


Quando un gruppo di simili unitl di pendoli incomincia a oscillareall'unisono prende vita un pendolo di gruppo. Esso si erige sopra i suoi sostenitori, come una sovrastruttura, eslste come struttura singola e indipendente e fissa un insieme di regole finalizzate a tenere insieme i membri esistenti e ad accattivarne di nuovi. Una tale struttura è indipendente nel senso che si evolve autonomamente,secondo leggi proprie.

I suoi membri non si accorgono di agire secondo le leggi del pendolo e non di propria volontà.
L'apparato burocratico,per fare un esempio,si sviluppa come struttura autonoma, indipendentemente dalla volontà dei singoli funzionari. Un funzionario influente potrà certamente decidere in autonomia, tuttavia le sue decisioni non potranno entrare in conflitto con le leggi del sistema,in caso contrario ne verrebbe espulso.Persino un individuo preso singolarmente, rappresentando di per se un pendolo, non si rende sempre conto delle motivazioni che lo spingono ad agire in un determinato modo. Basti pensare ai vampiri energetici.
Ogni pendolopersuanatura è un distruttore,xc sottrae energia ai suoi membri e li sottomette al proprio potere.Il carattere distruttivo del pendolo si manifestanellasuatotale indifferenza al destino di ogni singolo membro.L'obiettivo del pendolo è solo uno: ricevereI'energiadel membro. Quale possa essere in tutto ciò il vantaggio del singolo membro,per il x il pendolo nn ha nessuna importanza
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Psicoterapia o psicanalisi? 31/03/2015 14:47 #39080

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L'individuo che subisce l'influenza del sistema è costretto a costruire la sua vita in conformità alle leggi imposte dal s i s t e m a , diversamente rischia. Di venire stritolato ed espulso . X questo motivo chi si trova a subire la pressione di un pendolo distruttivo può rovinarsi con estrema facilita I'intera esistenza. Sfuggirne indenni è di solito molto difficile.
C'è anche chi, finendo sono I'alaprotettiva di un pendolo, raggiunge risultati eccellenti.Napoleone,Hitler, Stalin e analoghe personalità della storia, sono i beniamini dei pendoli distruttivi. Anche in questi casi,però , i pendoli non si preoccupano del benessere dei loro singoli membri,impegnaticomesonoautlizzarli x i propri scopi. Quando fu chiestoaNapoleone se si fosse mai sentito veramente felice, non potè ricordare di tutta la sua vita solo pochi giorni.
Il pendolo utilizza metodi sofisticati per I'adescamento di nuovi seguaci,riuscendo ad attirarli come mosche al miele. Quante volte le persone,facendosi allettare dalle trovate pubblicitarie dei pendoli, si sono allontanate dalla felicità ) che avevano sotto il naso! affrontano studi e imparano una professione che non è la loro; trovano un lavoro estraneo alla loro personalità, pur tuttavia di prestigio,e affondano in un mare di guai; legano la propria vita a una persona che non è quella giusta e poi soffrono.

Il pendolo si riconosce facilmente da un altro tratto distintivo:
esso si trova sempre in stato di rivalità con i suoi simili per conquistarsi la simpatia degli individui. Lo scopo del pendolo è solo uno: fare più proseliti possibile per ricavarne quanta più energia possibile.Quanto più aggressivi sono i mezzi usari dal pendolo nella sua lotta di conquista,tanto più esso è distruttivo e una minaccia x i singoli membri.
Si può obiettare,pur tuttavia , che esistono organizzazioni di beneficenza,associazioni x la difesa degli animali, eccetera
Che cosa possono avere queste strutture di distruttivo, vi chiederete voi
,distruttivo è il fatto che esse co m u n q u e s i n u t r o n o d e l l a v o s t r a energia restando indifferenti alla vostra felicità
Ciò accade se , Sollecitandovi a essere magnanimi con gli altri, vi propongono di rimanere indifferenti a voi stessi. Se ciò vi garba e vi sentite veramente felici facendo queste opere di bene,significa che avete trovato la vostra vocazione,il vostro pendolo. Ma dovete essere molto onesti con voi stessi:non è che per caso indossate una maschera di virtù ? Siete veramente disposti a offrire con sinceritità soldi ed energia per il bene degli altri o non giocate ad apparire migliori?
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Psicoterapia o psicanalisi? 31/03/2015 14:52 #39081

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Come vedete il testo è molto sfidante e spinge il lettore a chiedersi quali siano le reali cause che lo sostengono nelle scelte. Un momento importante di riflessione anche per il nostro gruppo.
Vi consiglio vivamente il libro.
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Ringraziano per il messaggio: simo
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