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Domanda La psichiatria pseudoscienza o scienza esatta ?

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14 Anni 6 Mesi fa #5587 da Hall
Siamo in grado di distinguere le persone sane da quelle malate all’interno di un ospedale psichiatrico? Probabilmente tutti pensiamo di si ma...un esperimento curioso sviluppato dall’Università di Stanford nel 1973 ci conferma che questo compito non è così semplice come si potrebbe immaginare, dato che gli ospedali psichiatrici impongono condizioni ambientali speciali nelle quali il significato dei comportamenti può essere facilmente malinterpretato. La spersonalizzazione, la segregazione, la mancanza di potere, l’etichettatura e a volte l’umiliazione, possono contribuire a creare un ambiente anti-terapeutico.

L’esperimento che vi propongo, cerca di mettere in discussione la validità della diagnosi psichiatrica. A realizzarlo fu David Rosenhan, ed ebbe un impatto notevole sul modo in cui veniva compresa la diagnosi e le istituzioni psichiatriche stesse.

Questo studio era suddiviso in due parti. Nella prima fase lo stesso Rosenhan e alcuni collaboratori (tutti sani, chiamati: “pseudopazienti”) simularono allucinazioni uditive nel tentativo di essere ammessi in 12 differenti centri psichiatrici situati in altrettanti diversi stati degli USA (evidentemente, questi centri erano all’oscuro dell’esperimento).

Tutti furono ammessi e vennero loro diagnosticati diversi disordini psichiatrici anche se non avevano mai sofferto di malattie mentali. Dopo l’ammissione, gli pseudopazienti conversarono con lo staff medico e dissero di non avere più sperimentato allucinazioni e che si sentivano bene. Sorprendentemente, lo staff medico identificò uno solo degli pseudopazienti, mentre che gli altri restarono per giorni internati dato che si continuava a imputare loro vari sintomi di infermità mentale. Per poter essere liberati, furono tutti obbligati ad ammettere di soffrire della supposta malattia mentale che venne loro diagnosticata e ad assumere psicofarmaci.

Anche se per evidenti motivi questi individui utilizzarono degli pseudonimi, in seguito, il resto delle informazioni che riportarono agli psichiatri in merito alla loro storia familiare e alle loro proprie vite, erano assolutamente vere. L’unica menzogna consisteva nell’affermare che sentivano una voce dello stesso sesso che a volte pronunciava parole come: “vuoto”, “buco”, “colpo”...ma niente di più. Queste parole dette durante la prima intervista, furono interpretate dagli psichiatri come l’espressione di una crisi esistenziale, tuttavia, anche se ogni pseudopaziente venne catalogato con l’etichetta: “agisce in modo normale”, “non dice più che sente voci” e “si domostra cooperativo”, furono ugualmente ammessi nell’istituto.

Undici di queste persone vennero diagnosticate come schizofreniche ed un caso venne etichettato: psicosi maniaco-depressiva (la diagnosi più ottimista, che tra l’altro fu pronunciata in un ospedale privato). I pazienti furono trattenuti un minimo di sette giorni, in un caso estremo il paziente fu trattenuto per ben 52 giorni. Tutti furono dimessi con la diagnosi: “schizofrenia in remissione”, il che dimostra che gli stessi psichiatri consideravano le malattie mentali ed il loro carattere irreversibile seguendo uno stereotipo.

La parte curiosa è che, anche se nessuna persona dello staff medico si rese conto che gli pseudopazienti erano impostori, alcuni pazienti reali dell’ospedale psichiatrico se ne resero conto. Preoccupante no? Per essere più precisi, relativamente alla prima delle tre ospedalizzazioni alle quali furono sottoposti gli sperimentatori, 35 dei 118 malati reali mostrarono dei sospetti che gli pseudopazienti potessero essere ricercatori o giornalisti che si apprestavano a fare uno studio all’interno dell’ospedale.

Un’altro dato interessante è che molti dei nostri comportamenti apparentemente normali, quando vengono osservati all’interno di uno schema psichiatrico che cerca di convalidare una diagnosi, possono essere compresi come patologici. Tale è il caso di uno pseudopaziente che prendeva appunti, questo comportamento venne considerato come una espressione comportamentale tipica della schizofrenia.

Rosenhan ed il resto dei collaboratori riportarono esperienze di spersonalizzazione, invasione grave della privacy e una grande noia durante il periodo di internamento. A questo contribuiva il fatto che fossero continuamente sotto sorveglianza da parte dello staff medico, anche quando dovevano espletare le necessità fisiologiche ,ed in alcuni casi si parlava dei loro casi in loro presenza come se questi non potessero udire. Il contatto con il personale medico si limitava a 6-8 minuti al giorno.

Nella seconda parte dell’esperimento, fu chiesto ad uno staff di psichiatri che identificassero i pazienti falsi (che non esistevano) nel loro istituto. Quando venne realizzato questo esperimento si conoscevano già i risultati dell’esperimento anteriore, per questo motivo molti psichiatri si dimostrarono disposti a partecipare supponendo che non si sarebbero sbagliati nell’individuare le persone sane tra quelle malate. Rosenhan li avvertì che nei tre mesi precedenti alcune persone avevano tentato di farsi ammettere all’ospedale. Inutile dire che lo staff medico sospettava di ogni nuovo caso che appariva. Su di un totale di 193 pazienti, 41 furono considerati impostori ed altri 42 vennero etichettati come sospetti. Nella realtà Rosenhan non aveva inviato nessuno, e quindi tutte quelle persone erano pazienti reali.

In seguito, furono realizzati altri studi simili; a questo punto una conclusione appare evidente: negli istituti psichiatrici è particolarmente difficile distinguere le persone sane da quelle malate.

Certo è che oltre alle critiche che possono essere avanzate ai metodi utilizzati, che possono essere positive o negative, gli psichiatri e lo staff medico non sempre possono evitare di ricorrere alla presupposizione ed alla etichettatura. Insomma, quando una persona entra in un centro psichiatrico, tutto il suo comportamento viene analizzato con l’intenzione di trovare segni patologici, e a questo si aggiunge il fatto che l’ambiente in cui si va ad inserire questa persona ha delle ripercussioni sul modo di sentire e di comportarsi di quest’ultima. Tuttavia, credo che la lezione fondamentale che dovremmo ottenere da questo curioso esperimento sta nel fatto che dovremmo cercare di essere particolarmente sensibili di fronte alla malattia mentale e imparare ad affrontarla in una prospettiva più spregiudicata. Dovremmo accettare una volta per tutte che non esiste un’etichetta per ogni patologia; piuttosto che combattere contro disturbi, sintomi o malattie ci dovremmo considerare che ci troviamo ad avere a che fare con delle persone.

Fonte:
Rosenhan, D. L. (1973) On Being Sane in Insane Places. Science; 179(4070): 250-258.
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14 Anni 6 Mesi fa #5592 da elena
qualcuno volò sul nido del cuculo
l'esercito delle dodici scimmie
k pax
messi insieme ;-)
scusate ma non ho resistito

l'articolo è del 1973 ma conosco episodi simili accaduti di recente e neanche tanto lontano (in italia) con persone sane messe in istituti psichiatrici addirittura dai genitori
e, detto fra noi, ci sono episodi ancora più inquietanti sulle strutture psichiatriche italiane...
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14 Anni 6 Mesi fa #5602 da Cecilia
Secondo me la psichiatria non solo non é una pseudoscienza e non é neanche una scienza esatta
la psichiatria non é una scienza proprio per niente :evil:

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14 Anni 6 Mesi fa #5605 da aniello1972
Risposta da aniello1972 al topic Re: La psichiatria pseudoscienza o scienza esatta ?
Ma cos'è la pazzia ???

Comunque, almeno sulla carta, sembra che qualcosa sia cambiato, con l'approvazione nel 1978 della 180 detta "legge Basaglia",dal nome dello psichiatra che la concepì e la promosse. Prevedeva la chiusura dei manicomi-lager e la contemporanea istituzione, in tutto il territorio nazionale, di strutture alternative più umane e terapeutiche per accogliere i pazienti. La legge fu approvata, però come al solito fu stravolta negli anni seguenti, dal mancato finanziamento delle strutture che dovevano sostituire i manicomi(altrimenti le big pharma come campano).

La riabilitazione dei "matti" non può esistere senza la riabilitazione degli operatori psichiatrici, senza un processo di deistituzionalizzazione che coinvolga tutti coloro che a qualunque titolo partecipino alla realtà manicomiale. Da questo assunto fondamentale prense le mosse il lavoro cominciato nel 1981 all'interno del manicomio di Roma e sfociato nella costituzione della Comunità terapeutica "Peter Pan" aperta al territorio circostante e libera dai meccanismi manicomiali...

Paolo Algranati "voci dal silenzio" diario di uno psichiatra anomalo.


Purtroppo, probabilmente fu solo un caso, forse unico in Italia, di come dovrebbe essere veramente trattata la materia.

P.S.:Non è facile restare sani di mente in un mondo di normali.
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14 Anni 5 Mesi fa #5660 da Hall

l'articolo è del 1973 ma conosco episodi simili accaduti di recente e neanche tanto lontano (in italia) con persone sane messe in istituti psichiatrici addirittura dai genitori
e, detto fra noi, ci sono episodi ancora più inquietanti sulle strutture psichiatriche italiane...


Intanto vista la tua "veneranda" :whistle: età mi guarderei bene davanti a un articolo del 1973 dall' usare espressioni simili ..... B) non era mia intenzione postare notizie dell'ultim'ora dato che per questo compito esiste gia L'ANSA, ma ho voluto "portare alla luce" :) una sperimentazione che ha dimostrato in maniera inesorabile la ciarlataneria che si aggira intorno a una branca medica cosi importante.

L'esperimento di Rosenhan tutt'oggi è la prova del nove che quando questi signori rilasciano una diagnosi, stanno solamente emettendo un qualcosa di personale ed empirico comunque non comprovabile non ripetile non scientificamente dimostrabile.

Nonostante la loro "Scienza" si basi sul nulla queste persone oggi hanno un potere immenso, possono decidere se avete o no la capacita d'agire e permettere a terzi di portarvi via tutti i Vs beni, possono decretare se un omicida debba andare o no in galera e nella migliore delle ipotesi possono somministrarvi dei farmaci (droghe) che non vi cureranno dal niente, ma in compenso vi renderanno invalidi e dipendenti da essi.

Nell'esperimento di Rosenhan gli unici a riconoscere i pseudo pazienti furono i veri Pazzi , quindi questo ci deve far riflettere : Se uno psichiatra vi fa una diagnosi infausta o mente oppure se dovesse azzeccarla vuol dire che è come voi .... B)

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14 Anni 5 Mesi fa #5663 da elena
intanto visto la mia veneranda :woohoo: età ci avrò anche qualche neurone in meno :P perciò tu che sei giovincello :whistle: e di belle speranze ;) spiegami bene che espressione avrei usato tanto dannosa per il mio "status" di vecchietta :silly: :silly:

fortunatamente, caro Aniello (ciao!) qualche psichiatra anomalo c'è...

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