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Il Miele una dolce terapia

Postato in Salute & Benessere

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l'uomo ha utilizzato fin dai tempi più antichi sostanze antisettiche estremamente efficaci. Pensiamo per un momento alle gravi ferite ed alle amputazioni che venivano spesso riportate durante episodi bellici.

Nell'Iliade e nell'Odissea, nei resocontiMIELE TERAPIA delle conquiste di Alessandro Magno, nei classici del Medio Oriente quali ad esempio il "Gilgamesh" o nelle storie degli Aztechi o ancora delle antiche dinastie Cinesi, si trovano racconti di guerieri feriti e sanguinanti, curati e ritornati a combattere.

Non sono citate in questi resoconti complicanze quali gangrene, sepsi ed altri tipi di lesioni che hanno ucciso, nelle guerre dei tempi moderni, più soldati che non le ferite stesse.Come ha potuto accadere ciò? Una prima spiegazione la troviamo nel papiro Smith del 1700 prima di Cristo e nel papiro Ebers del 1500 prima di Cristo.

 


Entrambi descrivono medicazioni di ferite ed ustioni molto gravi utilizzando una amalgama di miele e latte coagulato applicata sulle lesioni con una benda di cotone. Una mistura simile fu impiegata da diverse popolazioni dell'antichità: dai Romani alle tribù africane, dagli Indiani d'America alle popolazioni rurali del Sud degli Stati Uniti.


Efficacia antisettica di un preparato a base di miele (1/3) e burro (2/3), secondo una antica ricetta egizia. Gli stafilococchi sono rapidamente uccisi ( grafico a sinistra) così come l'Escherichia Coli (grafico a destra).

Pure il Corano riconosce le qualità terapeutiche del miele : " ...il tuo Signore ha ispirato le api / a costruire i loro alveari sulle colline / sugli alberi e nelle abitazioni degli uomini. / Dai loro corpi fuoriesce / una bevanda di vari colori,/ in cui c'è la salute per il genere umano."

Il miele è anche un ingrediente molto comune nella farmacopea tradizionale cinese, essendo presente in molti medicamenti per ferite ed ustioni. Durante la II guerra mondiale, per esempio, la popolazione di Shangai utilizzò una mistura di miele e lardo per trattare ulcere e piccole ferite con eccellenti risultati.

In Messico gli antichi Aztechi guarirono molte ferite con del miele salato. Essi prepararono pure uno sciroppo fatto con il concentrato di linfa di una particolare agave (maguey) che ha una altissima percentuale di zuccheri. Questo estratto ha dimostrato di avere una potente attività antimicrobica.

Allo stesso modo in Inghilterra per generazioni si è raccomandato di usare il miele per trattare le ustioni. Ai nostri giorni ed in particolare intorno agli anni '70 furono pubblicati numerosi articoli riguardanti l'utilizzo del miele e dello zucchero in ambito medico.

Nel 1966 la comunità scientifica si stupì dei risultati ottenuti da un'infermiera di un ospedale di Bristol in Inghilterra, che aveva medicato con il miele alcuni pazienti affetti da ulcere da decubito e da infezioni dei monconi d'amputazione, resistenti ai trattamenti standard, portandoli a guarigione.

Nello stesso periodo sanitari Arabi ed Ucraini riferirono che il miele era stato utilizzato con successo per curare infezioni dell'orecchio, del naso, della gola, della pelle, degli occhi e delle vie urinarie. Medici tedeschi trovarono che il miele mescolato con un anestetico locale, la procaina, era estremamente efficace nel trattamento dell' Herpes Zoster.

Inoltre alcuni medici britannici usarono il miele per abbreviare i tempi di guarigione di pazienti operati di tumori dell'utero, mentre in India i sanitari locali lo applicavano su ulcere cutanee e nei casi di lebbra, e in Nuova Zelanda ed in Australia per curare ulcere tropicali, infezioni vaginali e addominali.

Chirurghi russi e tedeschi scoprirono che gli organi da trapiantare, quali vasi sanguigni, ossa e cornee, potevano essere conservati nel miele . Essi definirono questa metodica "MELITTIZZAZIONE", dal latino "mel" che significa per l'appunto miele.

Il "miele con olio di ricino"
Dalla fine degli anni '70 l'uso del miele per le medicazioni era piuttosto comune a tal punto che nella farmacopea degli ospedali britannici era incluso il "miele con olio di ricino".

Nonostante questo prodotto fosse utilizzato frequentemente i primi studi clinici sulla sua reale efficacia risalgono al 1976. In quell'anno due medici, lavorando separatamente, uno in Argentina e l'altro negli Stati Uniti, verificarono indipendentemente che cosa ci fosse di vero riguardo le riferite proprietà cicatrizzanti ed antisettiche del miele e dello zucchero. Entrambi utilizzarono queste sostanze per medicare ulcere da decubito incurabili, infezioni insorte in seguito ad ustioni ed altre lesioni traumatiche.

Si trattava del Dott. Leon Herszage dell'Ospedale Torcuato de Alvear a Buenos Aires che per primo nel 1980 pubblicò i risultati ottenuti trattando 120 pazienti con una percentuale di guarigione del 99% . L'altro era il Dott. Richard Knutson, chirurgo ortopedico del Delta Orthopedic Center di Greenville in Mississippi, la cui ricerca durò cinque anni in cui analizzò i risultati ottenuti su 605 pazienti affetti da ustioni, ulcere, ferite da arma da fuoco, amputazioni e lesioni traumatiche infette resistenti alle terapie convenzionali. La completa guarigione avvenne nel 98% dei casi.

Il risultato era estremamente significativo soprattutto se confrontato alla percentuale di guarigione del 90% ottenuta nei pazienti trattati con antibiotici. Oltremodo interessante era la rapidità di guarigione dei pazienti curati con il miele e lo zucchero. Anche ferite che si erano infettate durante il corso dei trattamenti convenzionali, dopo alcuni giorni di terapia con questa metodica alternativa, divenivano sterili e viravano verso la guarigione.

Mentre il 40% dei suoi pazienti che non avevano ricevuto il trattamento alternativo dovevano essere sottoposti ad interventi di chirurgia plastica, nessuno dei pazienti curati con zucchero e miele avevano necessitato di ulteriori procedure chirurgiche. Entrambi i medici erano giunti separatamente alle stesse conclusioni: il miele e lo zucchero erano non soltanto più efficaci dei trattamenti convenzionali, ma erano senza ombra di dubbio più economici anche in rapporto alla durata della cura, dei prodotti impiegati e delle possibili complicanze.

In alcuni casi questa "cura dolce" ottenne risultati miracolosi. Il dottor Harvey Gordon ed i suoi colleghi del Northwick Park Hospital and Clinical Research Centre di Harrow, in Inghilterra, curarono in questo modo un paziente con due enormi ascessi glutei che lo avevano debilitato a tal punto da non riuscire più a camminare ed erano talmente dolorosi che per medicarlo era necessaria l'anestesia generale. Nessun trattamento standard aveva ottenuto alcun miglioramento.

Disperati i sanitari avevano riempito gli ascessi con miele, zucchero e acqua ossigenata. Con loro grande sorpresa, dopo tre giorni di medicazioni, non fu più necessario anestetizzare il paziente che iniziò nuovamente a camminare dopo mesi di tormenti trascorsi a letto. Le sue ferite guarirono perfettamente nel giro di sei settimane. Gli stessi sanitari ottennero un risultato simile con un altro paziente affetto da sei mesi da un ascesso al collo. Anche lui guarì perfettamente entro sei settimane.

Simili risultati furono riportati da altri medici in vari continenti, curando pazienti affetti da ulcere associate ad anemia falciforme, diabete e disfunzioni del sistema immunitario.

Ancora più sorprendentemente, i chirurghi Jean Louis Trouillet, Jean Chastre ed i loro colleghi del Bichat Hospital di Parigi scoprirono che questa "terapia dolce" funzionava non soltanto per le infezioni esterne ma anche nel caso di infezioni interne localizzate.

Così come altri cardioghirurghi, essi avevano un certo numero di pazienti le cui ferite al torace, in seguito ad interventi a cuore aperto, si infettavano e resistevano ai trattamenti antibiotici. In questi casi Trouillet e Chastre riempivano cotidianamente la cavità toracica attorno al cuore con lo zucchero. Le ferite diventavano sterili in media entro una settimana, la febbre spariva ed il numero di pazienti che moriva in seguito all'infezione diminuì enormemente. La durata media della degenza dei pazienti trattati in questo modo scese a 54 giorni contro gli 85 giorni di quelli curati con metodi convenzionali.

Inoltre molti pazienti riferirono che le medicazioni erano praticamente indolori. Anche le gravi ustioni rispondono bene alla terapia con miele e zucchero.

Un medico indiano, il dottor Subrahmanyam descrisse in alcuni articoli su riviste specialistiche inglesi, come le medicazioni delle ustioni con il miele fossero più efficaci dei comuni trattamenti con garze medicate o con fogli in poliuretano imbevuti di prodotti antibiotici.

Ulcera gastrica
Ma forse fra tutte, la più interessante indicazione all'uso del miele è quella per il trattamento dell' ulcera gastrica. Fino ad ora si è ritenuto che le ulcere gastriche siano causate dagli stress e dalla conseguente iperproduzione di succhi gastrici acidi che erodono la mucosa dello stomaco. La medicina occidentale ha di conseguenza trattato queste lesioni con dei farmaci che riducono l'acidità dello stomaco.

D'altra parte si ritiene oggi che molte di queste ulcere siano causate da un batterio, l'Helicobacter pylori, che può essere curato efficacemente con varie combinazioni di antibiotici. Possiamo a questo punto capire perchè per secoli guaritori e medici dei paesi arabi, caucasici ed asiatici hanno utilizzato con successo il miele per guarire questa patologia.

Preso per via orale, in dosi concentrate, il miele ha una carica antibatterica sufficiente ad uccidere l'Helicobacter. In questo modo è stato dimostrato essere vero e scientificamente provato un altro aspetto dell'utilizzo del miele nella medicina popolare.

Il successo delle terapie con zucchero e miele ha suscitato l'interesse degli studiosi per cercare di comprenderne e spiegarne l'efficacia. Lo zucchero è stato utilizzato nei secoli per conservare i cibi sfruttandone le proprietà antimicrobiche.

Dalla metà degli anni '50 molti batteriologi dimostrarono con esperimenti di laboratorio che il miele ha proprietà antibiotiche ed antifungine. Ad esempio il dottor W.G.Sackett, batteriologo presso il Colorado Agriculture College di Fort Collins, verificò l'attività antibatterica del miele sui germi che causano il tifo,la dissenteria, su pneumococchi, stafilococchi ecc. Senza alcuna eccezione, tutti i batteri furono uccisi nel giro di alcuni giorni in seguito all'esposizione al miele e molti addirittura entro poche ore.

Il miele può uccidere anche i micobatteri
Un batteriologo turco, il dottor Ulker, dimostrò che il miele può uccidere anche i micobatteri, cioè i germi responsabili della tubercolosi e della lebbra. Il meccanismo per mezzo del quale gli zuccheri, o raffinati o contenuti nel miele, esercitano le loro proprietà antibiotiche non è ancora del tutto chiaro.

Da una parte, sembra che gli zuccheri stimolino la fagocitosi, cioè il processo attraverso il quale i globuli bianchi aggrediscono e distruggono i germi. Dall'altra, sembra che essi proteggano i tessuti dalle infezioni nello stesso modo in cui conservano le marmellate e le gelatine. L'alta concentrazione di zucchero crea una elevata pressione osmotica che non consente la sopravvivenza dei germi.

Per capire che cos'è la pressione osmotica basti pensare che gli zuccheri ed il sale assorbono acqua. Tutte le cellule utilizzano la pressione osmotica per regolare il loro contenuto d'acqua. Se però si verifica che al loro esterno vi è una elevata concentrazione di sale o di zuccheri, l'acqua verrà assorbita dal loro interno disidratandole e provocando in tal modo la morte cellulare. Tutto ciò può essere sfruttato in medicina poiché i microbi, che pure sono cellule, avvolti da una amalgama di miele e zucchero si disidratano e muoiono.

Ci si potrebbe aspettare che anche le cellule del nostro corpo che vengono in contatto con alte concentrazioni di zuccheri o di sale, si disidratino e muoiano, ma ciò non avviene. Le cellule dei nostri tessuti sono in stretto contatto l'una con l'altra ed a loro volta con i vasi sanguigni e linfatici. Queste cellule, che fanno parte di un più vasto e complesso sistema, compensano le alterazioni della pressione osmotica assorbendo in continuazione acqua da altre zone del corpo.

Nello stesso tempo, le cellule del nostro corpo iniziano ad assorbire e metabolizzare gli zuccheri per trasformarli in energia per il nostro organismo. Soltanto le cellule che sono danneggiate, o quelle singole ed isolate come ad esempio i batteri, che non fanno parte del sistema corporeo, sono minacciate dalla alta concentrazione di zuccheri. La distruzione delle cellule danneggiate è un ulteriore effetto benefico delle terapie a base di zucchero o miele, poiché i tessuti morti rappresentano un terreno di coltura per molti tipi di batteri .
In questo modo la "terapia dolce" è una efficace ed indolore forma di pulizia della ferita: essa elimina i tessuti morti e contemporaneamente sterilizza la lesione.

Inoltre il miele è un prodotto estremamente attivo contro funghi patogeni e batteri, ancora più dello zucchero, e ciò ci suggerisce che esso contiene sostanze antibiotiche fra cui perossido d'idrogeno (acqua ossigenata), acido formico, vitamine e minerali (ferro, rame, manganese, calcio, potassio, sodio, fosforo e magnesio). Tutte queste componenti contribuiscono ad aumentare la pressione osmotica e sono essenziali per stimolare la crescita e la riparazione delle cellule del nostro corpo.

Efficacia dello zucchero e del miele sulla cicatrizzazione delle ferite
Gli studi sull'efficacia dello zucchero e del miele sulla cicatrizzazione delle ferite con la conseguente eliminazione di interventi di chirurgia plastica, hanno ricevuto ulteriore conferma dalle ricerche di Mark Ferguson dell' Università di Manchester, che ha scoperto che alcuni zuccheri possono ritardare lo sviluppo del collagene, una proteina che forma il tessuto connettivo e che viene prodotta in eccesso nei cheloidi cicatriziali.

Dopo essersi provocato delle ferite sulle sue braccia ed averle medicate con diversi tipi di zucchero (glucosio, fruttosio, saccarosio, .....), Ferguson ha dimostrato come essi prevengano la formazione di cicatrici deturpanti rispetto alle ferite non trattate.

Per molti di noi è difficile credere che con un metodo così semplice si possano guarire gravi lesioni incurabili con le tecniche della medicina ufficiale. Ma quest'ultima è soltanto una forma parziale di conoscenza che si deve confrontare senza pregiudizi con la cosiddetta "medicina popolare", frutto della secolare lotta dell' uomo contro la malattia e della attenta osservazione dei fenomeni naturali.

Quando la gente ti chiede dove hai imparato questa tecnica, io rispondo: l'ho imparata qui e là, ma soprattutto avendo a che fare tutti i giorni con i pazienti, ed ogni giorno apprendendo qualche cosa di nuovo. La miglior scuola è la pratica e spesso la miglior terapia è dolce.

 

Per eventuali dubbi, domande o semplici curiosità la discussione nel forum relativa a questo articolo la trovate qui :

http://www.alleanzadellasalute.info/forum/Medicine-non-convenzionali/6190-Il-MIELE--la-dolce-terapia.html

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