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ARGOMENTO: Omega 3: perché potrebbero essere dannosi.

Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 16/05/2017 21:16 #55243

  • Marco R.
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Ancora oggi la Medicina Ufficiale è convinta che i grassi saturi sono nocivi e i grassi polinsaturi sono benefici... in effetti ci sono studi a favore, ma è anche vero che esistono studi che dimostrano l'esatto contrario, specialmente dal 2010 in poi. Forse è ora di aggiornarsi?
Vediamo il perchè ho deciso di sospendere l'integrazione degli EPA e DHA.

Il Prof. Bryan Peskin è un ricercatore di livello mondiale specializzato in EFA (Essential Fatty Acid, ossia Acidi Grassi Essenziali), da lui ribattezzati PEOs (Parent Essential Oils, ossia oli essenziali precursori), e il loro rapporto diretto con il cancro e le malattie cardiovascolari. Mentre avanza la comprensione scientifica del ruolo degli acidi grassi essenziali nei percorsi metabolici del corpo, ha contemporaneamente sviluppato un mezzo per alleviare la causa primaria del cancro, secondo i postulati del premio Nobel Otto Warburg, MD, Ph.D., aumentando l’ossigenazione cellulare. Sorprendentemente, c’è una connessione tra malattie cardiache e cancro, per cui la stessa soluzione fisiologica risolverebbe entrambe le condizioni. Otto Warburg scoprì che la caratteristica del cancro è la produzione di acido lattico in presenza di ossigeno (glicolisi aerobica). Warburg riteneva che le cellule tumorali hanno un “difetto respiratorio”, o un qualche tipo di lesione mitocondriale che utilizza grandi quantità di glucosio, anche in presenza di ossigeno. Pertanto le cellule tumorali dimostrano un fallimento dell’effetto Pasteur, che è la normale risposta cellulare che rallenta la glicolisi in presenza di una quantità sufficiente di ossigeno.

Pare che l'enzima respiratorio mitocondriale, il citocromo c ossidasi, che occupa l’ultimo anello della catena di trasporto degli elettroni è essenziale per il consumo dell’ossigeno. Un fosfolipide trovato nei mitocondri, chiamato cardiolipina, sostiene l’attività del citocromo c ossidasi, e la sua composizione cambia con l’invecchiamento, “nello specifico da un aumento di acidi grassi insaturi” (Lee et al, 2006;. Paradies, et al. , 1999). Un bassissimo consumo di grassi polinsaturi aumenta la respirazione mitocondriale (Rafael, et al., 1984).
Bryan Peskin dice "L'Olio di pesce è peggio dei grassi trans!
Come tutti sappiamo, i grassi trans sono agenti cancerogeni che dovrebbero essere evitati. Ciò che la maggior parte dei medici non si rende conto è che l’olio di pesce è in realtà peggiore dei grassi trans, come recentemente dimostrato nello studio seminale riportato nel
Journal of National Cancer Institute (JCNI) – Theodore, M., et al., “Plasma Phospholipid Fatty Acids and Prostate Cancer Risk in the SELECT Trial." (vai al link: www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3735464/). Esiste quindi una relazione tra PUFA (Acidi Grassi polinsaturi Omega-3), cancro e cardiopatie.

Sempre Peskin scrive: "L’olio di pesce (e l’olio di krill) non funzionano nella pratica clinica (nonostante la maggior parte dica di sì). A volte, convinzioni radicate, anche quelle senza fondamento scientifico, sono difficili da cambiare. Come è accaduto per molti altri supplementi nutrizionali una volta alla ribalta, c’è poca, se presente, validità scientifica sull’olio di pesce e sulle pretese miracolose dell’olio di krill. Si tratta semplicemente di un altro caso di “finanza mascherata da scienza “- in questo caso, lo sviluppo di nuovi mercati. […] I risultati costituiti da semplici “associazioni”, e “studi” condotti senza esperimenti validi, in cui una sola variabile cambia nel tempo, sono privi di significato. Ecco perché le raccomandazioni della maggior parte degli “studi” sono poi invertite e ritirate, lasciando il pubblico confuso […] I vecchi studi erano sbagliati, ma molti medici non sono a conoscenza dei nuovi studi compiuti dopo il 2010." E non è il solo ad essere contrario all'uso di Omega-3.

Queste informazioni porterebbero ad una nuova possibilità di poter trattare e prevenire sia il cancro sia le malattie cardiache. La base per i lavori in corso di Peskin, fondata secondo egli rigorosamente sullo stato dell’arte scientifica (in particolare, la fisiologia) può essere trovata nei suo lavori seminali e peer-reviewed di articoli e riviste mediche. I medici di tutto il mondo stanno comunque convalidando le raccomandazioni del prof. Peskin sugli EFA. Il motto che ripete spesso è: “scienza, non opinioni!”. Ha sostenuto per anni la sospensione dell’integrazione dell’olio di pesce a favore di un rapporto biologicamente adeguato di omega 6 e omega 3 . Ha trascorso molti anni a supportare la sua tesi in occasione di conferenze mediche di tutto il mondo. Ha resistito con successo ai continui attacchi da parte di coloro che hanno ciecamente difeso lo status quo, ma alla fine è riuscito a spuntarla, almeno per quanto riguarda l’olio di pesce e la salute del cuore. Maggio 2013: momento in cui l’establishment medico ha abbracciato una delle sue fondamentali scoperte, in particolare la sbagliata convinzione dell’olio di pesce come salutare per il cuore. La prima volta nel New England Journal of Medicine, un grande e ben fatto studio nella nostra Italia ha dimostrato che l’olio di pesce è stato completamente inefficace nel prevenire la malattia di cuore per un grande gruppo di pazienti ad alto rischio. Poco dopo, il dottor Eric Topol, un famoso e influente cardiologo, genetista e caporedattore di Medscape, raccomanda la sospensione di tutti gli integratori di olio di pesce per la prevenzione delle malattie cardiache.

Col termine "Oli Essenziali precursori"(PEOs) Peskin si riferisce agli unici due veri acidi grassi essenziali: il precursore omega 6 (LA) ed il precursore Omega 3 (ALA). Queste sono le sole forme non adulterate dei due soli grassi essenziali che il corpo richiede, dice Peskin. Una volta che i PEOs sono ingeriti, il corpo metabolizza una piccola percentuale di loro, circa il 5%, trasformandole in altre sostanze biochimiche chiamate “derivati”, e lasciando il restante 95% in forma invariata. Questo è fondamentale per la comprensione. Ci sono una miriade di grassi Omega 6 e Omega 3 che vengono venduti come EFA ma che EFA non sono, ma ​​piuttosto derivati degli essenziali come EPA, DHA e GLA. Gli oli di pesce sono costituiti quasi esclusivamente di derivati degli omega 3. Scientificamente e biochimicamente, chiamare i grassi derivati quali EPA, DHA e GLA, con il termine “EFA” è sbagliato. I derivati ​​non sono EFA (Acidi Grassi Essenziali) perché non sono essenziali, il corpo ha la capacità di farli quando e se necessario. La ricerca di Peskin ha dimostrato che l’integrazione con EFA derivati, ​di quelli che comunemente si trovano nel mercato, e scambiati per “EFA”, possono facilmente essere dannosi per la salute perché il corpo non ne ha bisogno e non vuole questi derivati! Oltretutto i sovradosaggi con derivati possono essere molto pericolosi, sempre secondo lui. Gli effetti dannosi degli oli di pesce vengono da Peskin stimati in 10 anni.

A questo proposito è interessante la storia del dr. Ron: www.drrons.com/product-blog/Too-Much-of-a-NOT-so-Good-Thing

Il dr. Ron aveva appreso dell'olio di fegato di merluzzo dagli studi di Weston Price.
Oltre a prescriverlo ai suoi pazienti ne faceva uso lui stesso, partendo da piccole dosi era poi arrivato ad assumerne 2-3 cucchiai al giorno per la bellezza per 31 anni...senza sospensioni. Gli ultimi anni era passato ad olio di merluzzo fermentato.
Negli ultimi tempi aveva iniziato a soffrire di crisi respiratorie e gambe gonfie, fino a quando è stato ricoverato al pronto soccorso per una grave crisi respiratoria e gambe gonfie. La diagnosi è stata di insufficienza cardiaca avanzata.
Le arterie non erano ostruite ma il cuore era allargato, con tachicardia e aritmia.
Così si ricordò degli studi sui topi, dove l'olio di fegato di merluzzo aveva creato anomalie cardiache a dosi comparabili alle sue.
Con una prospettiva di vita di 3 mesi per quel tipo di patologia, sospendendo l'olio di fegato di merluzzo ha recuperato in pieno la salute.
E=mc²
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 16/05/2017 22:42 #55244

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Il prof. Bryan Peskin come dicevamo, non è il solo ad essere contrario all'integrazione di grassi polinsaturi EPA e DHA.

Un altro parere "autorevole" viene da Chris Masterjohn, PhD e ideatore del sito www.cholesterol-and-health.com/ e un frequente collaboratore della rivista trimestrale della Weston A. Price Foundation, autore di cinque pubblicazioni, ha presentato due documenti sperimentali, uno dei quali è stato accettato per la pubblicazione. Chris ha un dottorato di ricerca in Scienze della Nutrizione presso l’Università del Connecticut e attualmente lavora come Associate Postdoctoral Research presso la University of Illinois, dove studia le interazioni tra le vitamine A, D e K.

C.Masterjohn identifica soltanto due acidi grassi essenziali: acido arachidonico (AA) della famiglia Omega 6 e acido docosaesaenoico (DHA) della famiglia Omega 3: entrambi sono costituenti necessari delle membrane cellulari, ma entro un certo limite. Inoltre, devono essere equilibrati l’uno con l’altro. L’acido eicosapentaenoico (EPA), che si trova nell’olio di pesce, non è un precursore EFA, ma un derivato. L’eccesso di EPA può esacerbare alcuni sintomi da carenza di EFA.
Le richieste di EFA dalla dieta sono estremamente basse: è necessario al massimo lo 0,5% delle calorie durante la crescita o periodi di recupero. Altre voltele richieste sono ancora più basse.
Poiché la maggior parte dei grassi, saturi e non, contengono una serie di diversi acidi grassi, sarebbe quasi impossibile indurre una carenza di EFA attraverso la dieta.

L'AA (Acido Arachidonico) può essere sintetizzato nel corpo dall’Acido linoleico (LA) e DHA può essere sintetizzato dall’Acido alfa-linoleico (ALA). Pertanto, secondo Chris, sarebbe sufficiente fornire soltanto AA e ALA nella dieta. Tuttavia, le famiglie omega 3 e omega 6 competono per gli stessi enzimi nel processo di conversione. Il corpo non ha alcun meccanismo di regolazione per controllare questa competizione. Pertanto, un eccesso in una famiglia può causare una deficienza nell’altra. Inoltre, un sovraccarico generale di PUFA diminuisce la produzione di tali enzimi e aggrava il problema della competizione enzimatica. DHA e AA forniti direttamente nella dieta non richiedono enzimi per la conversione e quindi non comportano una concorrenza.
Anche se il corpo non ha alcun meccanismo di regolazione per il controllo della competizione per gli enzimi tra acidi grassi omega 6 e omega 3, è in grado di controllare i rapporti dei tessuti cellulari. Questo è vero solo finché i PUFA rimangono una piccola percentuale della dieta. Come la percentuale di PUFA nella dieta aumenta, l’abbondanza di una famiglia di acidi grassi induce una carenza nell’altra.
Un eccesso di PUFA nella dieta verrà immagazzinato nel tessuto adiposo (cellule di grasso). I PUFA in eccesso nel tessuto adiposo abbassano il livelli sierici di vitamina E, aggravando ulteriormente lo stress ossidativo. I componenti specifici delle particelle di colesterolo LDL ossidate sono i derivati ​​ossidati dell’acido linoleico.
I PUFA stessi contribuiscono allo stress ossidativo nel corpo perché la reazione tipica dell’ossidazione richiede due doppi legami (si escludono così i mono-insaturi e i grassi saturi). Il corpo non può completamente attenuare questo fenomeno, anche con l’abbondanza di antiossidanti come la vitamina E. Pertanto l'eccesso dietetico di PUFA (specie con le alte dosi di integratori) contribuisce all'ossidazione e a infiammazioni nell’organismo. Il corpo dei mammiferi sembra in grado di eliminare l’eccesso di PUFA, usandolo preferenzialmente per la produzione di energia (in contrapposizione agli scopi strutturali) anche in presenza di una carenza estrema di EFA.
E=mc²
Ultima modifica: 16/05/2017 22:44 da Marco R..
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 16/05/2017 23:50 #55245

  • miciofelix
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grazie Marco, ti faccio una domanda che non ricordo se ha avuto risposta in altri topic....

tu scrivi:

"C.Masterjohn identifica soltanto due acidi grassi essenziali: acido arachidonico (AA) della famiglia Omega 6 e acido docosaesaenoico (DHA) della famiglia Omega 3: entrambi sono costituenti necessari delle membrane cellulari"

che ne pensi del consumo di acidi grassi non dal pesce ma da olio di lino e di canapa che non hanno quasi EPA e DHA però hanno in ottimali proporzioni omega 6 e omega 3?
Ultima modifica: 16/05/2017 23:51 da miciofelix.
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 17/05/2017 00:01 #55246

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intanto ho ritrovato questo topic:

www.alleanzadellasalute.info/forum/Alime...-di-canapa.html#5766

parla di olio di canapa e di lino, ma è di 5 anni fa e ogni tanto sarebbe bene aggiornare i vari contenuti in base a nuove scoperte o a nuovi studi come ha fatto anche Marco....

personalmente sto integrando da alcuni mesi sia olio di lino che di canapa, soprattutto quest'ultimo.....
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 17/05/2017 00:04 #55247

  • miciofelix
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questo addirittura è di 10 anni fa, dal vecchio forum di arpc:

win.spumiglia.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=3420

parla dell'olio di canapa....

penso siano tutti riferimenti in topic con l'argomento postato da Marco sugli omega 3, discutendo della validità o meno di altre fonti oltre al pesce per gli acidi grassi.....
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 17/05/2017 00:35 #55248

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Marco:
Io ho finito da poco il super omega da tè consigliatomi della Life extension. Allora faccio bene a non prenderlo piu? :)
Il vicitore è un sognatore che non ha mai mollato (Mandela)
Ultima modifica: 17/05/2017 00:35 da Liuc33.
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 17/05/2017 00:47 #55249

  • miciofelix
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le Omega 3 della Life Extension sono comunque tra le migliori essendo fra le pochissime certificate IFOS, garanzia internazionale di qualità.....
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 17/05/2017 09:23 #55250

  • alex86
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io prendo solo gli IFOS... oppure gli ALA d origirne vegetale, una al di.. non so'
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 17/05/2017 09:47 #55251

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miciofelix ha scritto:
che ne pensi del consumo di acidi grassi non dal pesce ma da olio di lino e di canapa che non hanno quasi EPA e DHA però hanno in ottimali proporzioni omega 6 e omega 3?

Prima consumavo olio di lino refrigerato, da qualche tempo ho smesso passando agli Omega-3.

Le noci sono l'unica frutta secca che mantiene il corretto rapporto Omega6-Omega3. Siccome la necessità è molto bassa, un consumo regolare di noci dovrebbe bastare.. ma sono solo mie supposizioni.
Penso di abbandonare gli Omega-3 e di integrare al loro posto il precursore ALA (Acido Alfa-Lipoico) che si trova tranquillamente in alcuni integratori. Il corpo convertirà solo il necessario.

Liuc33 ha scritto:
Marco:
Io ho finito da poco il super omega da tè consigliatomi della Life extension. Allora faccio bene a non prenderlo piu? :)

In base a quanto detto, io lo sospendo e prendo i precursori.
E=mc²
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Ringraziano per il messaggio: Liuc33, miciofelix

Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 17/05/2017 11:36 #55253

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Il maggiore rischio a cui vanno incontro gli oli di pesce è la perossidazione lipidica.

I grassi Omega 6 sono molto inclini all’irrancidimento ma gli Omega 3 lo sono ancora di più! E’ un fatto accertato che maggiore è il grado di insaturazione, maggiore è il tasso di autossidazione degli oli (Stansby 1967).

Questo studio: www.unuftp.is/static/fellows/document/pak05prf.pdf ha testato la stabilità dell’olio di pesce, simulando uno stoccaggio a 10°C per poi tenere la bottiglia di olio di pesce per una mezz’ora a temperatura ambiente prima dell’assunzione. Ovviamente è cominciato il processo di perossidazione..

I siti di attacco da parte dell’ossigeno sono le porzioni insature delle parti di acido grasso dei trigliceridi (Stansby 1967). Grazie al suo elevato contenuto di acidi grassi polinsaturi (EPA e DHA), gli oli di pesce sono altamente sensibili al deterioramento ossidativo e la velocità di ossidazione è significativamente più elevata rispetto a quella di altri oli (Boran et al. 2006). Vari fattori governano le reazioni ossidative che avvengono presso i centri di insaturazione (Stansby 1967). Oltre ad essere influenzata dalla temperatura e dal grado di insaturazione, l’ossidazione può essere accelerata o ritardata da vari agenti catalitici: alcuni metalli, la luce e la luce con lunghezze d’onda più corte, alcuni enzimi ossidativi, e altre sostanze biologiche.

Un gran numero di aldeidi saturi e insaturi, chetoni, acidi e altri prodotti sono stati isolati dagli oli ossidati, e hanno dimostrato di contribuire ai sapori e odori indesiderabili. I prodotti dell’ossidazione lipidica sono noti per essere pericolosi per la salute poiché sono associati all’invecchiamento, al danneggiamento delle membrane, alle malattie cardiache ed al cancro (Suja et al. 2004), tutto ciò che gli omega 3 dovrebbero in teoria prevenire.
È stato riportato che il consumo di questi grassi ossidati causano diarrea, ingrossamento del fegato, cambiamenti istologici nei tessuti di animali da esperimento (Nwanguma et al. 1999). La produzione di composti carbonilici biologicamente attivi da lipidi, inclusi acroleina (it.wikipedia.org/wiki/Acroleina), malonaldeide (MA o MDA) e 4-idrossi-2-nonenale (4-HN) durante l’ossidazione, è stata riportata da molti ricercatori (Miyake e Shibamoto 1996). Questi prodotti chimici sono stati associati con malattie come l’arteriosclerosi, cataratta e invecchiamento. Ad esempio, l’acroleina ha causato diversi effetti citopatici.
La malonaldeide (MA) è stata implicata nell’invecchiamento, mutagenesi e carcinogenesi. Quasi tutti gli amminoacidi reagiscono con i prodotti primari e secondari dei lipidi ossidati, diminuendo così l’utilizzazione digestiva delle proteine, degli aminoacidi e dei grassi (Varela et al. 1995).

Il valore della perossidazione viene misurato in meq/kg

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Premesso che il limite di perossidi suggerito per la qualità e l’accettabilità degli oli a consumo umano è di 8 meq/kg (Boran et al. 2006). Gli oli diventano rancidi a partire dai 20 meq/kg (HRAS et al. 2000).
Come si vede dal grafico, inizialmente ci sono piccole variazioni nei valori di perossidi nell’olio di pesce. Il numero di perossidi passa da circa 2 a 4,5 (meq/kg) in 30 giorni. Un rapido aumento di perossidi viene osservato alla fine dell’esperimento (al giorno 42 di stoccaggio) schizzando a 14 (meq/kg) e superando quindi il valore di sicurezza di 8 meq/kg!

Come vengono conservati gli Omega-3 che assumiamo? A quali Temperature? In uno studio di Boran et al.(2006) si è visto che durante la conservazione a 4 °C, i valori di perossido di diversi oli di pesce hanno raggiunto il limite accettabile di 8 meq/kg dopo 60 o 90 giorni! A 4°C però... Se il nostro Omega-3 venisse invece conservato a Temperatura di - 18°C si conserverebbe per 150 giorni. Ma di quanti mesi di distanza è la data di scadenza? Troppi vero? :pinch:
Ad ogni modo, l’aggiunta di vitamina E (tocoferolo) nell’olio di pesce, come conservante, riesce ad aumentare la stabilità solo di pochi giorni, quindi non risolve il problema.
E=mc²
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 17/05/2017 14:00 #55257

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- Gli Acidi Grassi alimentari e lo stress ossidativo nei mitocondri del cuore -

www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20691812

Il nostro studio ha confrontato gli effetti di diversi tipi di olio sullo stress ossidativo dei mitocondri nel cuore di ratto, nonché sui parametri del plasma utilizzati come fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. I ratti sono stati nutriti per 16 settimane con olio di cocco, olio di oliva, e con una dieta a base di olio di pesce (rispettivamente grassi saturi, monoinsaturi, e acidi grassi polinsaturi). I mitocondri cardiaci dei ratti alimentati con olio di cocco hanno mostrato la più bassa concentrazione di proteine ossidate ​​e lipidi perossidati. La dieta a base di olio di pesce porta al più alto stress ossidativo nei mitocondri cardiaci. Il Colesterolo Totale e LDL sono diminuiti nel plasma dei ratti alimentati con olio di pesce, rispetto ai ratti alimentati con oli di oliva e di cocco. Una dieta arricchita di acidi grassi saturi offre vantaggi forti per la protezione contro lo stress ossidativo nei mitocondri di cuore.
E=mc²
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 19/05/2017 09:15 #55269

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Marco,

Tu dici " il colesterolo totale e LDL sono diminuiti nei ratti alimentati con olio di pesce rispetto ai ratti alimentati con olio di oliva e di cocco"

Non mi è chiaro questo passaggio. Avevo capito che l'olio di pesce non porta così tanti benefici; mentre questa affermazione dice il contrario. LDL non è il "colesterolo cattivo"? E se diminuisce il suo valore nel plasma non è forse meglio?
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 19/05/2017 10:35 #55270

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Mimma ha scritto:
Marco,

Tu dici " il colesterolo totale e LDL sono diminuiti nei ratti alimentati con olio di pesce rispetto ai ratti alimentati con olio di oliva e di cocco"

Non mi è chiaro questo passaggio. Avevo capito che l'olio di pesce non porta così tanti benefici; mentre questa affermazione dice il contrario. LDL non è il "colesterolo cattivo"? E se diminuisce il suo valore nel plasma non è forse meglio?

Quello studio tratto da Pubmed dice questo, è indubbio che ci siano dei vantaggi dall'assunzione di Omega-3, ma è giusto far sapere che accanto ai vantaggi ci sono anche svantaggi, molto spesso nascosti e dei quali non si parla. Come mai si sente solo parlare bene degli Omega-3, quando esistono studi (più di uno) che ne dichiarano la palese pericolosità? Business o altro?

Ad esempio gli Omega-3 vengono spesso prescritti a chi ha una autoimmune, per il fatto che abbassano le difese immunitarie con conseguente attenuazione del disturbo.... ma a quali rischi vado incontro abbassando le difese immunitarie?

Bisognerebbe valutare i costi-benefici che si hanno dall'assunzione di questi grassi polinsaturi. Certo che, se per avere un vantaggio devo andare a rischiare che mi venga qualcos'altro di peggio, evito volentieri di passare dalla padella alla brace.
E=mc²
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 19/05/2017 10:52 #55271

  • alex86
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io avevo sempre letto che avevano un'azione anti-infiammatoria quindi ottimo x le autoimmuni.

Ad ogni modo sulla conservazione possiamo dire che se possibile meglio il frigo... non superare le dosi di 1-2gr al giorno.
nel dubbio io ora provo la fonte vegetale.
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 19/05/2017 14:56 #55273

  • Marco R.
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www.businessinsider.com/1970s-fish-oil-study-2014-8?IR=T

Traduzione:

"Tutto quello che si pensa di conoscere sull'olio di pesce e Omega-3 è probabilmente sbagliato"

Nel 1970, un paio di ricercatori danesi si avventurò a nord del Circolo Polare Artico e studiò la popolazione dispersa degli Inuit. Da questo studio osservazionale hanno tratto la conclusione che mangiare un sacco di pesci e altri animali marini avrebbe protetto questo gruppo dalle malattie cardiache.

I ricercatori hanno pensato che il cuore e le arterie di tutti gli altri avrebbero potuto beneficiare della “dieta Eskimo,” e promuovere una tendenza alimentare salutare che continua fino ad oggi.

L'unico problema è che i due danesi non hanno MAI provato che gli Inuit avessero bassi tassi di malattie cardiache. Non hanno mai testato questo. Ma oggi il mercato per le pillole di olio di pesce è in piena espansione, anche se gli scienziati prova dopo prova sono a caccia di un collegamento tra salute del cuore e il legame con gli Omega-3.

Hans Olaf Bang e Jørn Dyerberg erano chimici clinici all' Aalborg Hospital Nord in Danimarca. Incuriositi dalla nutrizione del Inuit, essi intrapresero una spedizione lungo la costa nord-occidentale della Groenlandia, che è stata pubblicata nel 1971 sul Lancet. Si fermarono in una città chiamata Uummannaq; contando gli insediamenti circostanti, la popolazione ammontava a circa 1.350 persone, che vivevano di caccia e pesca.

I ricercatori hanno prelevato il sangue da 130 indigeni. Rispetto ai due danesi, gli Inuit avevano livelli più bassi di lipidi come il colesterolo e trigliceridi. Tuttavia avevano una maggiore percentuale di molecole note come acidi grassi omega-3, che sono comuni ai pesci di acqua fredda. Le analisi chimiche dei campioni alimentari hanno mostrato che, rispetto ai danesi tipici, gli Inuit mangiavano più proteine, più colesterolo buono, e una maggiore proporzione di acidi grassi omega-3. Niente di sorprendente, poichè la dieta Inuit era basata su carne di balene, foche, uccelli marini e pesci.

Ci si potrebbe aspettare che una dieta carnivora aiutasse a prevenire la malattia cardiaca. Ma gli autori hanno ipotizzato che fossero gli acidi grassi omega-3 abbondanti a proteggere gli Inuit. Dal 1980 i ricercatori hanno cominciato a suggerire una dieta simile per la prevenzione delle malattie cardiache alle persone che, a differenza dei fortunati Inuit, erano inclini a svilupparle.

Ma come facevano a sapere che gli Inuit non erano inclini a malattie cardiache? Bang e Dyerberg erano nutrizionisti, non cardiologi; essi non esaminarono il cuore di questi individui. Al contrario, si sono basati su certificati di morte e ricoveri ospedalieri dal 1960 al 1970 forniti dal vice capo ufficiale medico della Groenlandia, inclusi solo una manciata di casi di malattia di cuore.

Ma basandosi su cartelle cliniche ufficiali solo in una parte remota dell'insediamento, non hanno considerato che il 30 per cento delle persone viveva in insediamenti senza medico. Questo significava che molti certificati di morte sono stati compilati da chi era nelle vicinanze, senza che un medico effettuasse mai un'autopsia sul corpo. Qualcuno vivendo sintomi di attacco cardiaco, avrebbe potuto non essere abbastanza vicino ad un ospedale per tentare un viaggio. Anche se l'avesse fatto, l'ospedale potrebbe avere avuto attrezzature limitate per la diagnosi. E il 20 per cento di attacchi di cuore causare la morte improvvisa.

Date queste circostanze, che validità avrebbero questi documenti ufficiali incompleti nel cogliere ogni attacco di cuore che accade in un avamposto gelido lontano da qualsiasi medico? “E 'altamente improbabile”, dice George Fodor con una risatina. E 'un cardiologo presso l'Università di Ottawa Heart Institute che ha studiato le malattie cardiache e come prevenirle per più di quattro decenni. La cosa più probabile, pensa, è che i numeri utilizzati da Bang e Dyerberg erano una grave sottostima della malattia di cuore Inuit.

Da un recente articolo di rassegna pubblicato sul "Canadian Journal of Cardiology" , Fodor e i suoi co-autori hanno riunito tutti gli studi relativi alla salute cardiovascolare degli Inuit in Groenlandia, Canada e Stati Uniti. Alcuni di questi studi hanno trovato bassi tassi di malattie cardiache, ma la maggiorparte hanno concluso che le malattie cardiovascolari erano altrettanto comuni negli Inuit come in altre popolazioni. Gli studi più recenti possono rappresentare una popolazione Inuit che mangia una dieta più occidentale rispetto a quella osservata da Bang e Dyerberg. Ma un rapporto pubblicato da un medico danese nel 1940 descrisse anche alti tassi di malattie cardiache nel Inuit della Groenlandia.

"Ciò che conta di più per un ricercatore della malattia", dice Fodor, "è la mortalità complessiva: il numero di cadaveri che si contano.” Uno studio ha trovato che dalla fine del 1960 ai primi anni 1980, la mortalità Inuit era attribuita a tutte le cause, ed era ben due volte il tasso di Danesi, difficilmente uno stile di vita a cui aspirare.

Quando Bang e Dyerberg scrissero su ciò che avevano visto e fatto in Groenlandia, non lo fecero per ingannare. Eppure il loro messaggio è stato distorto e da allora si è creato questo "mito" al quale tutt'ora si fa riferimento.

Questo racconto è ancora citato nei nuovi studi sugli acidi grassi omega-3. Fodor ha trovato una recente menzione nel "New England Journal of Medicine" ( “Bang e Dyerberg ... hanno confermato una bassissima incidenza di infarto del miocardio”), Circulation (“epidemiologi hanno osservato un tasso di malattia coronarica bassa tra i nativi dell'Alaska e della Groenlandia eschimesi che hanno consumato una grande quantità di pesci”), e altre importanti riviste.

Oggi, l'American Heart Association dice che le persone con malattia coronarica dovrebbero prendere supplementi di olio di pesce ogni giorno. Linee guida nutrizionali negli Stati Uniti, Canada ed Europa richiedono pesce due volte a settimana.

Uno di questi studi clinici è in corso in questo momento, gestito dal Brigham and Women Hospital, un affiliato della Harvard Medical School. Questo studio sta esaminando l'effetto di Omega-3 e vitamina D in adulti sani.

JoAnn Manson, ricercatore e professore presso la Harvard Medical School, non pensa che i dettagli dei vecchi studi danesi hanno molta importanza nella ricerca di oggi. “Non ho mai dato molta importanza a quel tipo di ricerca", dice. "I cosiddetti studi ecologici, che riguardano una intera popolazione di persone in una volta, piuttosto che i singoli individui, sono pieni di variabili, anche incontrollate. A differenza di Bang e Dyerberg, i ricercatori in realtà misurano la malattia che stanno studiando".

Manson dice: “Sia che questi studi fossero validi, o opportunamente condotti, oppure no, hanno comunque generato solo un'ipotesi”. L'ipotesi era che un pesante apporto di acidi grassi omega-3 da una “dieta Eskimo”, avrebbe potuto proteggere contro le malattie cardiache. "Il passo successivo avrebbe dovuto essere la ricerca di laboratorio", Manson dice, "alla ricerca di possibili meccanismi". Gli scienziati hanno ottenuto prove che gli Omega-3 possono abbassare i trigliceridi, prevenire irregolarità del ritmo cardiaco, e ridurre l'infiammazione, ognuno di questi effetti potrebbe essere importante per la salute del cuore. Poi ci sono stati a lungo termine studi osservazionali come il Nurses' Health Study che hanno dimostrato legami tra il mangiare pesce e avere un cuore sano, ma, sottolinea Manson, non hanno dimostrato il nesso di causalità. Le persone che mangiano più pesce potrebbero mangiare meno altri alimenti dannosi al cuore, o avere stili di vita più sani di altri.

"Per sapere veramente se gli Omega-3 salvaguardano la salute del cuore o no, abbiamo bisogno di una ricerca che va oltre: su larga scala, con studi randomizzati. Un paio di prime prove sugli Omega-3 hanno ottenuto risultati positivi, ma mancava un gruppo di controllo con placebo. Cioè, non ci sono stati soggetti a deglutire le pillole fittizie invece di quelle con Omega-3. Più recentemente, gli studi randomizzati e controllati con placebo non hanno trovato alcun beneficio da olio di pesce. Ma questi studi hanno esaminato i pazienti che hanno già avuto la malattia di cuore; non hanno chiesto se gli omega 3 aiutano le persone sane. E farmaci come le statine o aspirina potrebbero avere mascherato eventuali effetti positivi degli oli di pesce in questi studi", dice Manson.
Il nuovo studio VITAL seguirà più di 25.000 persone sane che assumono pillole reali o placebo nel corso di cinque anni. Entro il 2018, ci sarà una risposta.

Manson è convinto che la risposta potrebbe facilmente andare in entrambi le direzioni. “La stragrande maggioranza dei ricercatori che conoscono davvero questo campo ritengono che la giuria è ancora fuori strada” dice. L'olio di pesce potrebbe essere un modo efficace a basso costo per le persone a proteggere la loro salute. Oppure potrebbe essere una falsa pista.

Anche se l'ultima prova rivendica la validità degli Omega-3, finalmente, Fodor è disturbato che così tanti suoi colleghi hanno creduto ciecamente nel mito di Bang e Dyerberg, affermando sui giornali che i danesi avevano trovato bassi tassi di malattie cardiache negli Inuit. “Nessuno, ovviamente ha letto questo documento!”, dice.

Fodor pensa che sia tutto parte di un'abitudine che abbiamo di cercare cure nelle popolazioni esotiche. Nei primi anni del 20° secolo, ci fu hype sullo yogurt mangiato dai longevi bulgari. Più di recente, gli Indiani Yanomami del Brasile, che consumano a malapena qualsiasi sale, hanno attirato l'attenzione dei ricercatori di ipertensione. Fodor paragona il mito dell'olio di pesce, almeno il modo in cui alcune persone lo vedono, all'olio di serpente quattrocentesco: un alimento miracoloso che ci può salvare dalla malattia e morte.

Manson vuole sapere una volta per tutte se l'olio di pesce è utile o solo hype. Siccome non l'abbiamo ancora capito, vale la pena fare questo studio. Con qualsiasi processo, i ricercatori sperano che il farmaco o il trattamento che stanno testando si rivelerà utile. Speriamo che si faccia chiarezza una volta per tutte. Ma, Manson dice, “non si può mai dare troppo affidamento ad una ipotesi”.
E=mc²
Ultima modifica: 19/05/2017 15:00 da Marco R..
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 21/05/2017 18:31 #55312

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Per chi ha voglia di leggerselo (lungo ed in inglese) trovate una carrellata sui benefici degli Omega 3 (con riferimenti alle ricerche in fondo).
Giusto per sottolineare (come scrivevo in un altro thread) che ci sono tonnellate di ricerche a favore, che mi sembra sbagliato ignorare

articles.mercola.com/sites/articles/arch...enefits-omega-3-fats
“Our body is a temple that we must worship. Exercise is the only way to stay healthy,”
Manohar Aich
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 21/05/2017 18:49 #55313

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ciao BadLinhat,

condivido la tua osservazione ma non credo che Marco ignori le tante ricerche a favore degli omega 3, il fatto è che le ricerche a favore ci sono da sempre e sono appunto tantissime, mentre le ricerche contro gli omega 3 sono molte di meno ma ci sono e trovo non sia giusto ignorarle, discutendole in tal modo tutti insieme anche a beneficio di chi legge il forum che può così farsi una sua idea....

e comunque mi sembra innegabile che, rispetto a tante altre sostanze dove è quasi impossibile trovare giudizi negativi (a parte i soliti che attaccano sempre tutta l'integrazione in genere), per gli omega 3 forse ci sono sensibilmente più voci e studi che si levano contro, tutto qui....
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 21/05/2017 19:35 #55314

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BadLinhat ha scritto:
Per chi ha voglia di leggerselo (lungo ed in inglese) trovate una carrellata sui benefici degli Omega 3 (con riferimenti alle ricerche in fondo).
Giusto per sottolineare (come scrivevo in un altro thread) che ci sono tonnellate di ricerche a favore, che mi sembra sbagliato ignorare

articles.mercola.com/sites/articles/arch...enefits-omega-3-fats

Temo che tu non abbia colto il significato dell'apertura di questo Thread.. cerco di ricordarlo: il problema non sono le numerosissime ricerche a favore, ma le TANTE ricerche a sfavore ignorate da tutti.

E' qua che si pone il dubbio su chi ha ragione e chi ha torto. Di certo le future ricerche (una delle quali terminerà entro il 2018) faranno luce sulla questione, speriamo che una volta per tutte si chiarisca il ruolo di questi PUFA.

miciofelix ha scritto:

condivido la tua osservazione ma non credo che Marco ignori le tante ricerche a favore degli omega 3, il fatto è che le ricerche a favore ci sono da sempre e sono appunto tantissime, mentre le ricerche contro gli omega 3 sono molte di meno ma ci sono e trovo non sia giusto ignorarle, discutendole in tal modo tutti insieme anche a beneficio di chi legge il forum che può così farsi una sua idea....
Esattamente.. il titolo della discussione ha lo scopo di raccogliere in questa discussione solo gli studi "contro" gli Omega-3. :)
E=mc²
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 21/05/2017 20:28 #55315

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allora Marco il titolo del forum potrebbe essere cambiato (se gli admin possono farlo) in "Omega-3: perchè potrebbero essere dannosi alla salute" B)
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 22/05/2017 09:48 #55320

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miciofelix ha scritto:
allora Marco il titolo del forum potrebbe essere cambiato (se gli admin possono farlo) in "Omega-3: perchè potrebbero essere dannosi alla salute" B)

A mio avviso cambiare il titolo come proposto sarebbe molto più corretto.
Infatti anch'io non mi schiero in maniera assoluta a favore, ma volevo solo mettere sul piatto della bilancia anche qualcosa di documentato pro Omega 3.
Questo anche perchè ho già visto persone che hanno scritto che sospenderanno l'integrazione o la modificheranno.
Ognuno ovviamente è libero di fare quello che vuole (e ci mancherebbe !): volevo solo portare il mio contributo nell'ambito del dibattito.
Anche per la vitamina C ci sono diverse ricerche a sfavore delle "mega dosi" che noi utilizziamo, questo per dire che nulla va preso come oro colato.
Ovviamente nel massimo rispetto del parere di tutti
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 22/05/2017 11:00 #55321

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vedo che è stato cambiato il titolo, ottimo :)
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 22/05/2017 14:18 #55327

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BadLinhat ha scritto:
miciofelix ha scritto:
allora Marco il titolo del forum potrebbe essere cambiato (se gli admin possono farlo) in "Omega-3: perchè potrebbero essere dannosi alla salute" B)

A mio avviso cambiare il titolo come proposto sarebbe molto più corretto.
Infatti anch'io non mi schiero in maniera assoluta a favore, ma volevo solo mettere sul piatto della bilancia anche qualcosa di documentato pro Omega 3.
Questo anche perchè ho già visto persone che hanno scritto che sospenderanno l'integrazione o la modificheranno.
Ognuno ovviamente è libero di fare quello che vuole (e ci mancherebbe !): volevo solo portare il mio contributo nell'ambito del dibattito.
Anche per la vitamina C ci sono diverse ricerche a sfavore delle "mega dosi" che noi utilizziamo, questo per dire che nulla va preso come oro colato.
Ovviamente nel massimo rispetto del parere di tutti

Non posso cambiarlo come proposto: non entra il "perché"
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 22/05/2017 15:01 #55329

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yagoo40 ha scritto:
BadLinhat ha scritto:
miciofelix ha scritto:
allora Marco il titolo del forum potrebbe essere cambiato (se gli admin possono farlo) in "Omega-3: perchè potrebbero essere dannosi alla salute" B)

A mio avviso cambiare il titolo come proposto sarebbe molto più corretto.
Infatti anch'io non mi schiero in maniera assoluta a favore, ma volevo solo mettere sul piatto della bilancia anche qualcosa di documentato pro Omega 3.
Questo anche perchè ho già visto persone che hanno scritto che sospenderanno l'integrazione o la modificheranno.
Ognuno ovviamente è libero di fare quello che vuole (e ci mancherebbe !): volevo solo portare il mio contributo nell'ambito del dibattito.
Anche per la vitamina C ci sono diverse ricerche a sfavore delle "mega dosi" che noi utilizziamo, questo per dire che nulla va preso come oro colato.
Ovviamente nel massimo rispetto del parere di tutti

Non posso cambiarlo come proposto: non entra il "perché"

"Omega 3: perché potrebbero essere dannosi..."
www.alpaluda.com/20171001.htm

Non veniamo al mondo per lavorare o per accumulare ricchezza, ma per vivere: e di vita ne abbiamo solo una (José Mujica).
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 22/05/2017 18:14 #55332

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per me va benissimo anche come è adesso:

"potrebbero essere" significa che pone dei dubbi, non dice che fanno male.....

prima era come dire che facevano male, ora è giustamente "possibilistico" ma non si esprime in un senso o nell'altro, pone solo dei giusti interrogativi.....
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 22/05/2017 20:09 #55335

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Mimma ha scritto:
Marco,

Tu dici " il colesterolo totale e LDL sono diminuiti nei ratti alimentati con olio di pesce rispetto ai ratti alimentati con olio di oliva e di cocco"

Non mi è chiaro questo passaggio. Avevo capito che l'olio di pesce non porta così tanti benefici; mentre questa affermazione dice il contrario. LDL non è il "colesterolo cattivo"? E se diminuisce il suo valore nel plasma non è forse meglio?

Prendo spunto ancora dal post di Mimma che pone la domanda sul Colesterolo LDL, per descrivere un altro studio nel quale si osserva che l'Olio di pesce diminuisce il colesterolo Totale e LDL nei ratti Wistar, ma allo stesso tempo aumenta l'aterosclerosi aortica perchè non viene metabolizzato completamente dal fegato, e provoca anche steatosi epatica :blink: :

www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3214368/


Se per abbassare il Colesterolo (che abbasso in 1000 altri modi diversi), metto a rischio fegato e sistema circolatorio.. come fanno a concludere che l'Omega-3 riduce l'incidenza di malattie cardiovascolari? Alla prossima contraddizione.. :whistle:
E=mc²
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 25/05/2017 13:06 #55372

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Quest'altro studio è molto importante perchè smentisce un'altra credenza comune presa per buona fino ad ora, ovvero quella di aumentare gli Omega-3 per bilanciare gli Omega-6...

La ricerca arriva dall' Università della British Columbia (UBC) e a sostenerlo è il ricercatore Sanjoy Ghosh:

news.ok.ubc.ca/2013/01/23/findings-link-...o-heart-health-risk/

- I risultati parlano di un collegamento tra gli acidi grassi polinsaturi e rischio di salute per il cuore -

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Una ricerca della UBC suggerisce che l'olio di pesce potrebbe avere impatti negativi piuttosto che benefici.
Il ricercatore Sanjoy Ghosh vuole capire meglio come la dieta possa causare complicazioni cardiovascolari croniche per le persone che cercano di controllare il diabete e l'obesità.

Ghosh, assistente professore di biologia all'Irving K. Barber "Scuola di Arti e Scienze" presso il campus di Okanagan della UBC, sta studiando il ruolo che gli acidi grassi polinsaturi omega-6 (PUFA) svolgono nello sviluppo della malattia di cuore nelle persone con diabete e l'obesità. Gli Omega-6 PUFA sono contenuti in alcuni olii vegetali: olio di colza, olio di mais, olio di girasole e olio di cartamo, tutti comunemente utilizzati nei prodotti alimentari in Canada, e sono alla base della dieta nordamericana.

L'Omega-6 è generalmente pensato per essere un grasso “sano”, ma Ghosh fa notare con la sua ricerca (così come confermato da altri studi recenti), che troppo omega-6 potrebbe causare infiammazione e danneggiare il muscolo cardiaco.

Alcune ricerche mediche suggeriscono che livelli eccessivi di alcuni Omega-6 (e relativo Omega-3 PUFA), possono aumentare la probabilità di una serie di malattie, come la colite, l'insulino-resistenza, diabete e anche l'obesità.

Cinquanta anni fa, prima che l'Omega-6 fosse ampiamente promosso come benefico per la salute, il rapporto tra Omega-6/Omega-3 PUFA trovato nella dieta umana era vicino ad un rapporto uno-a-uno, dice Ghosh.

"Al giorno d'oggi, il rapporto è più vicino a 20 : 1", da quando gli americani del Nord consumano più oli vegetali e sempre meno pesce.

Come risultato, le persone si sono rivolte alle pillole di olio di pesce contenenti Omega 3 PUFA per bilanciare la loro assunzione di Omega 6.

"La svolta che abbiamo visto nel nostro laboratorio è stata che l'infiammazione causata dagli acidi grassi Omega 6 peggiora con l'aggiunta di Omega 3", dice Ghosh.

Per comprendere meglio le potenziali conseguenze di tali supplementi di olio di pesce nel contesto del Nord America, Ghosh e il suo team di ricerca, che comprende la ricercatrice collega Deanna Gibson, assistente professore di biologia, hanno preso un gruppo di topi e li hanno alimentati con una dieta a base di olio di mais (ricco di Omega-6 PUFA ):questa dieta simulava la tipica dieta nordamericana per valutare lo stress metabolico, la salute gastrointestinale e la funzione del cuore. I ricercatori hanno poi completato la dieta con olio di pesce (Omega 3 PUFA) per determinare se questo riduceva gli effetti dannosi della dieta con olio vegetale. Purtroppo, questa strategia ha avviato più danni e infiammazioni!

"Ma perché?" dice Ghosh. "La nostra ipotesi è che i livelli di Omega 6 sono così elevati nel nostro corpo che qualsiasi altro acido grasso insaturo - anche Omega 3, nonostante i suoi benefici per la salute - contribuisce agli effetti negativi che gli Omega 6 PUFA hanno sul cuore e intestino. Morale della favola: di troppi grassi insaturi il nostro corpo non sa cosa farsene".

Ghosh ritiene che questa ricerca aiuti a contribuire alla causa contro la "pillola magica Omega-3".

"Ecco la mia opinione“, dice Ghosh. “Bassa assunzione di Omega 6 PUFA, aumentando il consumo di pesce e di alimenti in cui Omega 3 si trovano in natura, come si è visto con la dieta mediterranea".

Una dieta sbilanciata non può essere risolta da una pillola. I grassi polinsaturi dovrebbero essere portati verso il basso nella nostra dieta, l'olio d'oliva dovrebbe essere aumentato, e i grassi saturi dovrebbe essere aumentati - sono i più naturali, e hanno fatto parte della nostra evoluzione dall'inizio dei tempi ".

Per la prossima fase della ricerca, Ghosh e Gibson sono in viaggio a Kolkata, in India, nel mese di marzo; condurranno uno studio su una popolazione umana che mira a comprendere meglio il ruolo e l'impatto che gli acidi grassi insaturi e acidi grassi saturi hanno sul corpo.

"A Calcutta, si dispone di popolazioni che utilizzano olio di palma o olio di cocco (grassi saturi) quasi esclusivamente nella loro dieta - non si riescono a trovare queste popolazioni in Nord America", dice Ghosh.

"Poi ci sono anche molte persone che consumano per lo più grassi insaturi nella loro dieta, quindi all'interno di una relativamente piccola area geografica siamo in grado di raccogliere i dati necessari senza chiedere a nessuno di cambiare la loro dieta."

Ghosh anticipa che almeno 500 persone prenderanno parte allo studio, che coinvolgerà la raccolta di campioni di sangue e interviste.

"Vogliamo vedere i dati raccolti dalla gente confrontandoli coi dati raccolti dai topi di laboratorio, e se l'evidenza è coerente nel suggerire che la malattia di cuore è aggravata da una dieta ricca di grassi che si trovano negli oli vegetali".

La ricerca di Ghosh è stata finanziata dalla Canadian Diabetes Association dal 2007.

"Siamo stati i primi ricercatori in Canada che hanno fornito la prova che l'eccesso di Omega 6 grassi fanno male nelle malattie cardiache in seguito il diabete. E 'stato nel 2004,” dice Ghosh. “La mia ricerca sui grassi alimentari negli ultimi dieci anni è stata molto innovativa e, di conseguenza, , molto controversa".

"Sono così grato a CDA perché hanno creduto in me, mi hanno sostenuto e mi ha permesso di perseguire le mie passioni di ricerca."
E=mc²
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 26/05/2017 09:57 #55389

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Curiosando anche su mednat si legge quanto segue:

www.mednat.org/cancro/nutriterapia_cancro.htm

Olio di pesce: la maggior parte degli integratori all’olio di pesce non hanno alcuna utilità nella prevenzione del cancro e possono rivelarsi pericolosi per la salute. Il Quarto Convegno della International Socitety for the Study of Fatty Acids and Lipids (ISSFAL), tenutosi dal 4 al 9 giugno 2000 a Tsukuba (Giappone), ha riportato quanto segue:
"…..Alcuni studi indicano che, secondo i livelli utilizzati, l’olio di pesce (costituito da derivati dagli omega-3) fa diminuire un’ampia gamma di risposte delle cellule immuni (cellule killer naturali), attività dei linfociti T citotossici, proliferazione dei linfociti e produzione di IL-2 e IFN-y (1,2)".
"….Recenti studi hanno indicato che livelli relativamente bassi di acidi grassi omega-3 a catena lunga (EPA o DHA)… sono sufficienti a determinare alcuni degli effetti soppressivi…"
"….Tale diminuzione, di inibita proliferazione di linfociti ed attività delle cellule killer naturali, provoca maggiori quantità di batteri cellulari (infezione) e compromessa eliminazione delle cellule tumorali".

Qualsiasi sostanza che provoca una menomazione della facoltà di uccidere le cellule tumorali è carcinogena, l’opposto di quello che vogliamo. Dato che sono in molti a consumare l’olio di pesce, questo potrebbe rappresentare una ragione a monte del fatto che i tassi di insorgenza del cancro sono in aumento invece che in diminuzione.
Inoltre l’olio di pesce non ha alcuna utilità nella prevenzione delle cardiopatie, anni fà la Harvard Medical School ci aveva avvertiti, ma pochi hanno prestato ascolto. Anche il consumo di pesce intero, invece del solo olio si è dimostrato inefficace. I Giapponesi, grandi consumatori di pesce, presentano tassi di cancro e di cardiopatie superiori a quelli statunitensi (già tra i più alti del pianeta).
Dal 1981, in Giappone, il cancro è la principale causa di mortalità.

Nel gennaio 2006 è stata smascherata l’inefficacia anticancro degli omega-3 [JAMA 2006; 295(4)]
L’analisi più esauriente attualmente disponibile, pubblicata sul British Medical Journal del 24 marzo 2006, nella quale si esaminano 96 prove di cui 44 comprendenti integratori e 5 costituite principalmente da ALA (capostipite degli omega-3) derivati da piante come il lino e con la parte restante di olio di pesce, conferma l’inefficacia anticancro: “Non abbiamo trovato alcun riscontro del fatto che i grassi omega-3 abbiano avuto un qualche effetto sull’incidenza del cancro….Questa rassegna sistematica ha valutato, in un’ampia varietà di partecipanti, gli effetti determinati dall’impiego di grassi omega-3 sulla mortalità complessiva, su fenomeni cardiovascolari, cancro e colpi apoplettici, senza rilevare alcun evidente beneficio degli omega-3 sulla salute.
Purtroppo nonostante questi fatti, la maggior parte i medici di tutto il mondo continuano a raccomandare l’olio di pesce per prevenire cancro e cardiopatie
".
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 26/05/2017 11:18 #55392

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Riflettevo sul perchè la Natura non ci abbia messo a disposizione tutta questa quantità esagerata di Omega-3.. forse perchè non ci serve?
:whistle:

L'uomo si è evoluto in zone calde equatoriali.. in Africa non esistono pesci con una tale concentrazione di acidi grassi polinsaturi nelle carni.. al contrario i pesci delle acque fredde artiche e antartiche DEVONO per necessità avere un alto contenuto di questi grassi per sopravvivere alle rigide Temperature:

E=mc²
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Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 26/05/2017 14:43 #55395

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brianpeskin.com/pdf/reports/PEO-Info.pdf

Major Newsflash 2009: American Heart Association Champions Omega-6 PUFA's to Counter Popular Nutrition
Advice


Ci sono importanti informazioni di base che tutti i cardiologi hanno bisogno di sapere:

Una grande discussione nel mondo dell'alimentazione ha attribuito agli acidi grassi Omega-6 una cattiva reputazione, che, secondo l'American Heart Association è infondata. Il dibattito è avvenuto perché uno dei componenti degli acidi grassi Omega-6 (chiamato acido arachidonico, AA), ostacola la costruzione di alcune molecole legate all'infiammazione. Ciò ha portato a preoccupazione che il consumo di Omega-6 possa portare ad un maggiore rischio di malattie cardiache.
"Questo riflette una comprensione piuttosto ingenua della biochimica", dice William S. Harris, direttore della ricerca sul metabolismo e sulla nutrizione presso la "Sanford School of Medicine" del Centro Universitario del South Dakota.
E' il nutrizionista che ha guidato il comitato scientifico di consulenza che ha emesso la relazione in circolazione. "Gli acidi grassi Omega-6 danno origine a entrambi i composti pro-infiammatori e antinfiammatori. Dire che sono cattivi solo perché producono composti pro-infiammatori ignora il fatto che il precursore dell'Omega-6 dà origine anche ad un composto antinfiammatorio", spiega.
"'Si è creato troppo allarmismo", dice il dottor Robert H. Eckel, un professore di medicina presso l'Università del Colorado e in passato presidente della American Heart Association. "Sono contento che la Heart Association è andata avanti e ha esaminato le prove di tale effetto dannoso, dimostrando che non è proprio così. Ciò farà piacere a chiunque ama l'olio vegetale come parte di una dieta sana".

Secondo il dottor Dariush Mozaffarian (Harvard University, Boston, MA), uno dei membri del gruppo di scrittura consultiva presso l'AHA (American Heart Association) "Gli Omega-6 PUFA hanno anche potenti proprietà anti-infiammatorie che contrastano qualsiasi attività pro-infiammatoria".
"Non è corretto visualizzare gli acidi grassi Omega-6 come pro-infiammatori. Mangiare meno acido linoleico (LA) non ridurrà i livelli tissutali di acido arachidonico (AA) perché il corpo regola fortemente la sintesi di acido arachidonico a partire dall'acido linoleico .., afferma Il dottor William S Harris, autore principale del gruppo di ricerca.
Il dottor Harris continua: " Stiamo dicendo alle persone di non smettere di mangiare gli Omega-6 ".
"La consulenza per ridurre l'assunzione di Omega-6 PUFA è tipicamente incorniciata come un incentivo ad abbassare il rapporto tra Omega-6 e Omega-3. (Giornale medico Articoli 1-4) Anche se si aumenta il livello di Omega-3 PUFA nei tessuti, non si riduce il rischio di CHD, (articoli medici di riferimento giornaliero 77 e 78). Infatti, le prove considerate qui suggeriscono che avrebbe l'effetto opposto. Le assunzioni PUFA Omega-6 più elevate possono inibire la conversione dell'acido alfa-linolenico (ALA) in acido eicosapentaenoico (EPA) (79), ma tale conversione è già abbastanza bassa (80)"

Sebbene molti medici erroneamente pensano che la conversione "precursore - derivato" è molto alta, questi ricercatori hanno capito il contrario, cioè che la conversione in Omega-3 è SEMPRE molto bassa (anche per l'Omega-6). Il tasso di conversione è solo dell'1% - 5% in presenza del 95% di PEO.
E=mc²
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Ringraziano per il messaggio: Mimma, miciofelix

Omega 3: perché potrebbero essere dannosi. 28/05/2017 08:34 #55412

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Personalmente ritengo questi studi tendenziosi, di parte, fuorvianti,
specialmente per quanto concerne il cuore.
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