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ARGOMENTO: Matrimonio e amore - a voi la parola

Matrimonio e amore - a voi la parola 22/06/2015 19:37 #40777

  • elena
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L'amore-azione che confligge con l'amore-passione
Una vita che mi è alleata per tutta la vita: ecco il miracolo del matrimonio. Una vita che vuole il mio bene quanto il suo, perché si confonde col suo: e se non fosse per tutta la vita sarebbe ancora una minaccia, quella minaccia che sempre è latente nei piaceri che ci procura una «relazione amorosa». Ma quanti uomini conoscono la differenza tra un'ossessione che si subisce e un destino che si sceglie?
D. de Rougemont, L'amore e l'Occidente (1939), pp. 367-368.
Ma che cos'è la vita a due? Una combinazione di forze per sopperire alla propria debolezza, un'opportunità per possedere una casa propria, una modalità socialmente accettata per allontanarsi dai propri genitori, una fuga dalla solitudine, un sacrificio dettato dalla compassione, un effetto indotto dalla fascinazione o dall'ammirazione, un aiuto reciproco fondato sul denaro, un'ascesa sociale garantita dal prestigio di un nome, un estremo rimedio contro l'insonnia o contro la dispepsia, un'autorizzazione a procreare, un sedativo contro l'eccesso passionale, una via d'accesso all'adulterio, un'anticamera alla separazione, un patto di cameratismo, un espediente per sentirsi normali, un modo per non destare sospetti e curiosità, una casa di riposo per la vecchiaia, una casa di piacere, una camera di tortura?
Se così stanno le cose, e per molti le cose stanno così, scegliere un uomo o una donna per tutta la vita significa scommettere senza essere supportati da alcuna buona ragione, perché nelle cose d'amore la ragione non ha gran voce in capitolo. E ciò è vero soprattutto oggi che le ragioni di censo, le ragioni di rango, le ragioni economiche, le ragioni religiose, le ragioni sociali non hanno più in questo campo una loro forza cogente, perché il trionfo dell'individualismo, che caratterizza la nostra cultura, ha fatto sì che l'amore non abbia altro fondamento che in se stesso, cioè nell'individuo che lo vive in base alla sua personalissima idea di felicità.
Le norme della tradizione, che tanta forza hanno avuto nella regolazione del vincolo matrimoniale, oggi non hanno più influenza. E con la tradizione recedono le leggi dello Stato, le norme del diritto, i precetti della Chiesa che, con la loro rinuncia al controllo diretto dell'intimità, consentono all'amore di dispiegare la sua logica interna,che non conosce altra ragione che non sia la spontaneità del sentimento e la sua sincerità.
«Mai come oggi,» scrive il sociologo Ulrich Beck, «il matrimonio è stato così etereo e fondato su basi immateriali», 154 come se l'amore reclamasse una propria realtà contro la realtà regolata dalle leggi che governano la nostra vita di tutti i giorni. La stessa distinzione tra «pubblico» e «privato», con conseguente tutela della privacy, conferma questa autonomia dell'amore, questa sua autofondazione, che non riconosce altra autorità che non sia la decisione soggettiva. E questo sia nel caso del matrimonio sia nel caso del divorzio, caratterizzati entrambi dal rifiuto del calcolo, dell'interesse, del tornaconto, sino al rifiuto dell'accordo, della responsabilità, della giustizia, in favore dell'autenticità del sentimento e della sua incondizionatezza.
Oggi, amare o non amare non è un'infrazione giuridica, non è un atto criminale, anche se da ciò dipende la vita di un'altra persona che può venir ferita più profondamente di quanto non possa menomare una malattia e uccidere la morte. Assolutizzato e slegato, come mai prima d'ora, da ogni referente sociale, giuridico, religioso, l'amore oggi si annuncia come assoluta promessa di felicità o come guerra senza frontiere, combattuta con le armi acuminate dell'intimità.
Perché così è quando a promuovere l'amore sono le esigenze di autorealizzazione fondate sulla cieca intensità del sentimento.

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A riproporre l'amore-passione fra tutte le cose di cui si ha bisogno (all you need) quando appunto «ci si innamora» fu, all'inizio del nostro secolo, Freud, che però descrive l'amore solo sotto il profilo della malattia. E allora ciò che davvero si cerca nella camera da letto, così come sul lettino dell'analista, non è amore, ma salute.
Il messaggio fu subito recepito e decodificato in America dove si rinunciò rapidamente alla complicazione psicoanalitica, per conservare il
nucleo salutista dell'amore-passione, che l'egemonia della cultura americana ha diffuso dall'Occidente all'Oriente, costringendo il mondo intero ad aprire una breccia nelle sue secolari tradizioni, per buttarsi nelle braccia vogliose dell'amore-mercato degli occidentali.
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L'amore-passione, infatti, vive di ostacoli, intensi eccitamenti, spasmi, congedi, addii; il matrimonio, invece, vive di consuetudini e vicinanza quotidiana. L'amore-passione vuole l'amore lontano dei trovatori, il matrimonio l'amore vicino dei coniugi. E in un mondo come il nostro, che ha conservato come ultimo residuo dell'amore, se non la passione, la nostalgia della passione, è ovvio che si faccia strada la tendenza ad accostarsi al matrimonio solo nella prospettiva della possibilità della separazione e del divorzio, di cui tutti chiedono la facilitazione, quando il problema, forse, non è di rendere facile il divorzio, ma di rendere difficile il matrimonio, se per concluderlo si pensa possa bastare l'amore- passione.
Ma sappiamo che le ragioni dell'etica non hanno mai avuto buon gioco di fronte agli spasmi della passione romantica. E questo soprattutto in una cultura del consumo come la nostra, dove, non essendoci nulla di durevole, 158la libertà non è più la scelta di una linea d'azione che porta all'autorealizzazione, ma è la scelta di mantenersi aperta la libertà di scegliere, dove è sottinteso che le identità possono essere indossate e scartate come la cultura del consumo ci ha insegnato a fare con gli abiti.
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Ma siamo ancora capaci di immaginare una grandezza che non abbia
nulla di romantico? E che sia il contrario d'un esaltato ardore? La fedeltà di cui parlo è una follia, ma la più sobria e quotidiana. Una follia di sobrietà che mima abbastanza bene la ragione, e che non è un eroismo, né una sfida, ma una paziente e tenace applicazione.
Se l'amore-passione, che alimenta sia la visione romantica dell'amore sia quella mistica, è una sorta di evasione dal mondo per toccare in sogno la felicità assoluta, l'amore-azione che fonda il matrimonio non evade dal mondo, ma assume il proprio impegno in questo mondo, non per un'immotivata presa di posizione a favore della fedeltà, che di per sé non è un valore, ma perché, attraverso la fedeltà, prende avvio quell'azione d'amore che di continuo crea l'altro come si crea un'opera.

L'attuale crisi del matrimonio che caratterizza l'intero Occidente dice, al di là delle sorti individuali, che nella nostra cultura non si ha altra concezione dell'amore che non si risolva nella passione, la quale, non avendo di fronte a sé un contraltare, viene divinizzata. La passione non è da condannare, ma la sua divinizzazione è pericolosa, perché ci trattiene in un polo di quella tensione creatrice ...
L'altro polo non è la moderazione, il contenimento, la proibizione su cui insistono tutte le morali, bensì l'azione che non ignora la felicità della passione e forse neppure la sua sregolatezza, ma non si accontenta di una felicità passiva, perché vuole creare. Non una vita dopo la morte come promette il messaggio religioso, ma una vita prima della morte.

Umberto Galimberti
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