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ARGOMENTO: Psicoterapia o psicanalisi?

Psicoterapia o psicanalisi? 25/02/2015 12:30 #38175

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broli86 ha scritto:
quindi meglio un'analista che uno psicologo classico secondo voi?

Iinnanzitutto meglio uno psicoterapeuta di uno psicologo, questo senza ombra di dubbio.
Poi si tratta di capire quale orientamento terapeutico è il più adatto per la singola persona.
Io personalmente non apprezzo per es. la terapia cognitivo-comportamentale, ma conosco persone che si sono trovate bene...

Per quanto riguarda l'analisi, come diceva Clara è un'altra cosa. Io non credo sia per tutti però in questo senso: è molto impegnativa, in termini di tempo, costi e grado di cambiamento e approfondimento su di sé che bisogna essere pronti ad affrontare. A 18 anni non ero pronta per un'analisi, a 25 sì.

Poi se devo essere secca secca dico questo: secondo me, varrebbe sempre la pena di intraprendere un'analisi, indipendentemente dalla presenza o meno di sintomi.
Tutto di guadagnato, fermo restando che prima mi informerei bene sull'analista.
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Psicoterapia o psicanalisi? 25/02/2015 13:59 #38177

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...è molto impegnativa, in termini di tempo, costi e grado di cambiamento e approfondimento su di sé che bisogna essere pronti ad affrontare. A 18 anni non ero pronta per un'analisi, a 25 sì.Poi se devo essere secca secca dico questo: secondo me, varrebbe sempre la pena di intraprendere un'analisi, indipendentemente dalla presenza o meno di sintomi.
Tutto di guadagnato, fermo restando che prima mi informerei bene sull'analista.
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Ultima modifica: 25/02/2015 14:01 da Clara.
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Psicoterapia o psicanalisi? 25/02/2015 20:29 #38183

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Il problema di chi sia l'analista non è affatto secondario
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Psicoterapia o psicanalisi? 25/02/2015 22:27 #38186

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Alcuni brani da questa conferenza:
V Giornata di studio L’ATTO ANALITICO a cura del Progetto “Libertà e Psicanalisi” Firenze, 16 novembre 2013

Penso che lo psicanalista non sia un medico di corpi né un dottore d’anime. Credo che si interessi di un terzo evento che si chiama inconscio o domanda o parola, che non rilascia mai il suo senso fino in fondo....

...Non sono un dottore di corpi ma un po’ devo intendermene, se non altro perché i corpi, come tutto, sono effetti di parola, come ogni cosa del reale, che esiste solo nel momento in cui colpisce, viene rappresentata, presentata.
Ogni tratto di reale, come ogni corpo, rilascia un senso, ma mai tutto. Il rilascio, vorrei che ci concentrassimo su questo.

Non sono tuttavia così esperto di corpi al punto da sapere se esiste nella medicina un farmaco che rilascia i suoi effetti nel tempo, per molto tempo o dopo molto tempo a venire.
In psicanalisi esiste di sicuro un farmaco di questo tipo, è il più importante di cui dispone. Non è una medicina, si chiama analisi, nel suo atto....
Nel suo atto e nel suo tempo strano, l’analisi è un rilascio non riducibile a posologia, durata, prognosi. Contrariamente a ogni psicofarmaco e a ogni psicoterapia, l’analisi non riduce il suo tempo al qui e 1'ora della somministrazione. La psicanalisi non è una medicina, per la sola ragione che l’inconscio non è una malattia.
Non è da curare, ma è lui che si prende cura di noi.

Fare analisi. Ma l’analisi è un fare? Se lo è, per fare cosa? Di principio e dal principio mette in crisi la padronanza dell’umano su se stesso.
Ci si potrebbe allora rivolgere all’analista, chiedendogli, più o meno urgentemente, di fare qualcosa, almeno lui.
Ma lui non fa. I suoi atti sono scarni. Saluta, accompagna al divano, poi si alza, accompagna alla porta, risaluta. Fine. La volta dopo, uguale. Dov’è il suo fare, la sua azione? Dov’è l’atto analitico?
Perché parlare di atto in psicanalisi, dal momento che la posizione dell’analista è caratterizzata dal suo non-agire? Il fatto è che l’atto non è l’agire, in questa condizione. Non è neppure un dire, l’atto analitico, anzi lo psicanalista sta quasi sempre in un'ombra di silenzio e se parla, spesso parla troppo.
Dunque? Possiamo suggerire, con Lacan, che l’atto analitico rilascia grazie a questa testimonianza: la sola presenza dell’analista.

Lacan può dire che l’atto psicanalitico si inaugura nel passaggio - nella formazione - da analizzante ad analista. Dove cioè il desiderio dell’analista trova il suo farsi luogo etico. È qui che si può capire come l’atto, l’agire di cui stiamo parlando, nell’analisi si trova proprio dalla parte di colui che sembra fare poco, l’analista.

Egli o ella avrà imparato che «lo psicoanalista nella psicoanalisi non è soggetto [nel senso del padrone, dell’autore]» e che «se ne deduce che egli opera in quanto non pensa».
Per questo il suo atto è inadatto al revival di qualsiasi adattamento. L’analisi non adatta né riadatta, l’analisi attua, crea una lingua...
Ultima modifica: 25/02/2015 22:29 da Clara.
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Psicoterapia o psicanalisi? 26/02/2015 07:30 #38189

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Ma scusa che cos'è allora? Il convitato di pietra?
Non dice una parola, ti apre la porta e poi la richiude, (idem col portafoglio, è pur sempre una prestazione del suo sacro tempo) diventa il luogo dello scarico di una ricapitolazione dei momenti in cui si affiora o si percepisce un inconscio che guida l'atto ,
L'analista non interferisce nel processo, perché è silente (ma se lo fosse veramente la sua presenza sarebbe benedetta purtroppo così non è mai) si dice che il suo non fare provoca l'uscita allo scoperto del nascosto da sempre x risonanza.
La lingua di cui parla l'analista di cui sopra in realtà dovrebbe essere un atto zen, un modo di creare un'apertura sicura accogliente mistica, se vuoi, un non agire sacro, un sistema per creare uno sgambetto alla mente perché finalmente molli la presa, si arrenda all inconcepibile, e nulla più interferisca. Spinta fortemente, strattonata a volte all'improvviso questa padrona incombente, persino con un gesto, un movimento (se si è bravi nel silenzio) assiste , si fa testimone del parto del mai nato, non serve nemmeno che "parli" perché a quel punto è la voce "dell'altro" che guida.
Un miracolo come questo è raro. Un analista per arrivare a questo "sparire per testimoniare" permettendo spazio a chi è abituato
a sfuggire dalla luce fa uno "sforzo" su sè che richiede un allineamento costante
Troppo spesso invece "capita" l'abitudine, il percorso saluta accompagna al divano poi si alza accompagna alla porta e risaluta diventa un rituale che invece di dare il benvenuto e l arrivederci alla magia della nascita, diventa un tempo di ristagno di pensieri ingombranti per entrambi, un rumore di fondo che non porta a nulla
Allora il tempo si fa necessario come un atleta che per prepararsi alla gara si dedica con costanza ad allenarsi, ma quel tempo costa, purtroppo a volte non soltanto in danaro
Il non cogliere segnali di una pressione impropria nella dinamica dell'altro che invece di uscire innocuamente deforma maggiormente la realtà e non la sostiene come la si può chiamare? Analisi fallita?
Se l'analista dorme o interferisce in modo inidoneo non può fare analisi, può solo tornare in analisi, e a lungo, perché nn ha capito nulla ( anzi mi chiedo come mai non funziona il supporto al l'analista)

Inoltre l'analisi non è per tutti (mi chiedo se l'analista invece lo può fare chiunque con il necessario training come sostiene l'articolo che riporta Clara: chiaramente non è così e spesso anzi proprio per questo si incontra l'arroganza)

C'è chi neanche avverte il bisogno per incoscienza delle proprie dinamiche (e questo non necessariamente è legato all'età fisica)
C'è chi trova una via diversa per "comprendere=prendere con sè" l'incomprensibile, come afferma Cecilia
C'è chi sceglie le cure palliative, come alcune tecniche, che però generano sollievo e un analista avrebbe l'obbligo di conoscerle non dovrebbe disdegnarle se del caso, prima che accada l'inconcepibile
C'è chi non riesce a chiedere aiuto, c'è chi non può chiedere aiuto visto i costi e il tempo richiesto, e infine c'è chi viene obbligato e non è pronto
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Psicoterapia o psicanalisi? 26/02/2015 14:47 #38193

  • elena
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Insomma vai dall analista, e scopri che oltre alla tua amica assordante e chiacchierona che nn sputa mai nemmeno quando smetti di ascoltarla, c'è un'altra voce, una vocina piccina e apparentemente dispettosa xc sabota costantemente le tue aspettative.
noi siamo li a visualizzare e desiderare, e quella si muove nella direzione opposta, tanto per renderci la vita più miserabile e frustrante. Certa analisi dà spazio alla voce dissonante così che ci si renda conto con chi abbiamo veramente a che fare.
Ma c'è un ma. Le voci che troviamo dentro di noi non sono solo due, la mente e l'inconscio. C'è qualcosa d'altro. Un'altra voce, e forse altre più sottili o più grossolane, tra queste ultime è facile annoverare quella dei genitori, che hanno le loro vocine e le loro dissonanze, quelle degli amici, parenti, insegnanti, colleghi di lavoro, la comunità in cui siamo inseriti, ognuno con qualcosa da dire, ognuno a influenzare l'influenzabile, ognuno a parlare anche quando la mente non sente. Qualcun altro lo fa, però.
Affiora in analisi l'inconscio
Ma il resto?
Il super conscio? Anche quello ci parla e spesso noi non lo ascoltiamo, tanto per creare nuove dissonanze.
Un modo di esprimersi diverso, un linguaggio diverso, ma impattante eccome.

Dunque siamo li. Magari malati. Vogliamo guarire, chiediamo aiuto al nostro inconscio, che non saboti l'atto. Ma sappiamo che dobbiamo interagire anche con qualche altro? Spesso no.
L'analisi va avanti, c'è sempre qualcosa da scoprire, qualcosa di affascinante (chi ha detto che siamo esseri semplici? Azione reazione? Mica siamo proprio bidimensionali o tridimensionali). L'analisi prosegue se possiamo permettercelo, e passiamo la vita solo con una dimensione o due. Ma la vita è più complessa di così.

Intanto scopriamo che realizzare i nostri desideri, qualunque essi siano, vuol dire mettere d'accordo inconscio e mente, ma non basta e se non diamo spazio anche al resto rimarremo incastrati a non realizzare nulla. I segnali arrivano ma siamo talmente irretiti a scavare e scavare, oppure a esternare, a dare spazio alla chiacchierona, che tra parentesi nutriamo sempre in modo spropositato ( l'obesità della mente e gli otto volanti emotivi) che nemmeno se la malattia colpisce duro, alla fine prestiamo orecchio ad una altra voce. Lo scandalo di certa analisi sta proprio nel dimenticare la multidimensionalità della persona.

Per cui per ottenere tocca allineare tutto il nostro essere
Quindi ciò vuol dire dare spazio ad altre parti di noi che minimamente nutriamo, o meglio affoghiamo nel l'immondizia del chiacchiericcio, troppo presi dall esternare , mai attenti se cosa esterniamo è allineato alla volontà di qualcosa d'altro.
Questo vuol dire nuovi conflitti. Nuove occasioni di ammalarsi. Perché la malattia esterna il disagio del non detto, ma anche del non fatto secondo la Legge, la casa del nostro Io superiore (chiamatelo come volete). Per cui ecco il vero significato di educazione
Educhiamo la piccola la media e la grande voce ad accordarsi.
Questa è la sfida che ci troviamo ad affrontare.
E non siamo soli, c'è sempre chi cerca di aiutare il processo, nella speranza di vederci diventare dei maghi a rendere i corpi forti a sufficienza, come barche corazzate contro ogni bufera, che a dispetto di bordate e mulinelli, di colpi a destra e manca, ci conceda il tempo sufficiente a capire, a destreggiarci, a diventare maestri di noi stessi, lasciando spazio al meglio di noi, che ci renda più libera la via da percorrere senza più intoppi.
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Ringraziano per il messaggio: Midiclò, simo

Psicoterapia o psicanalisi? 26/02/2015 17:32 #38198

  • simo
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Grande Elena!Verissimo quello che dici e penso che sia questa la strada giusta :)
Poi,sinceramente,non so nemmeno se l'aiuto che un terapista può dare valga la candela in termini economici e di tempo passato a far chiacchiere
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Psicoterapia o psicanalisi? 26/02/2015 22:47 #38199

  • Clara
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Santo cielo che confusione :)
L'inconscio è strutturato come un linguaggio, tutte le voci e le parti di cui parli, parlano delle divisioni che costituiscono nel soggetto quelle incrinature, zone d'esilio,zone d'ombra e di luce, disaccordi e conflitti che sono alla base di ogni malessere, del corpo e della psiche in ogni sua parte e dimensione.

Lo psicanalista non è un terapista.

Sono colpita da come non sia stata colta la bellezza, la delicatezza e la finezza e l'intelligenza di quel brano che ho riportato sopra. :(

La psicanalisi è stata associata e non a torto a una pratica zen.

" Il 18 novembre 1953 è la data della prima sessione del primo seminario trascritto di Lacan. Le prime parole di questa prima sessione descrivono gli insegnamenti di un maestro cinese di chan (lo zen giapponese) Leggiamo ora queste prime parole che inaugurano 25 anni di seminario :

Il maestro interrompe il silenzio non importa come, con una risposta sarcastica o un calcio .

E’ così che procede nella ricerca di senso un maestro buddista secondo la tecnica Zen.

Spetta agli studenti stessi trovare le risposte alle proprie domande, l’insegnante non insegna ex cattedra una scienza fatta ma porta la risposta quando gli studenti sono in procinto di trovarla."


Questo insegnamento è un rifiuto di qualsiasi sistema. Lacan scopre un pensiero in movimento – Il pensiero di Freud è perennemente aperto a revisione. Ogni concetto ha una propria vita. Questo è esattamente ciò che si chiama dialettica
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Psicoterapia o psicanalisi? 26/02/2015 23:47 #38200

  • elena
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Io l'ho ben scritto nel primo dei due interventi :) proprio ciò che riporti
Solo che un analista del genere zen è rarissimo e inoltre per loro stessa definizione, come nel brano che riportavi più sopra, scoprono l'inconscio non altro
Il solo inconscio cui si collegano le altre voci più grossolane (genitori parenti amici comunità ecc) tranne Quelle che veramente risiedono nel silenzio. Quelle non le trovi nella dialettica, ma fuori dalla dialettica.
Ti dirò una cosa. Puoi arrivare per molte strade, ne abbiamo viste alcune. Midiclò e Cecilia parlavano di tecniche di meditazione. Puoi anche arrivare esercitando la mente. Io mi sono accorta per esempio che a un certo punto la mente sopraffatta dalle miriadi di informazioni dirompenti, si zittiva. Non c'era proprio più. Ma l'insegnante non era un analista. Era un Maestro

Poi si, esiste una evoluzione del l'analisi, di cui parlavo nel mio primissimo intervento, quella che ai lacaniani proprio non piace perché non ne comprendono la multidimensionalità cui fa riferimento. Trattasi delLa psicosintesi. Ma mi rendo conto che ognuno ha le sue preferenze ed è giusto pertanto che ognuno faccia ciò che gli risuona di più dentro.
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Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 00:33 #38201

  • Cecilia
Clara ha scritto:
Santo cielo che confusione :)
L'inconscio è strutturato come un linguaggio, tutte le voci e le parti di cui parli, parlano delle divisioni che costituiscono nel soggetto quelle incrinature, zone d'esilio,zone d'ombra e di luce, disaccordi e conflitti che sono alla base di ogni malessere, del corpo e della psiche in ogni sua parte e dimensione.

confusione? cxredo che sia una questione di punti di vista, secondo me non é affatto confusione ma chiarezza B)
e mi fa piacere leggere come la mente, l´anima, l´inconsio, il consio e infine l´io venga diviso e suddiviso in compartimenti stagni come fa la Mu con il corpo fisico, che tristezza!



Lo psicanalista non è un terapista.

Sono colpita da come non sia stata colta la bellezza, la delicatezza e la finezza e l'intelligenza di quel brano che ho riportato sopra. :(

La psicanalisi è stata associata e non a torto a una pratica zen.

" Il 18 novembre 1953 è la data della prima sessione del primo seminario trascritto di Lacan. Le prime parole di questa prima sessione descrivono gli insegnamenti di un maestro cinese di chan (lo zen giapponese) Leggiamo ora queste prime parole che inaugurano 25 anni di seminario :

Il maestro interrompe il silenzio non importa come, con una risposta sarcastica o un calcio .

E’ così che procede nella ricerca di senso un maestro buddista secondo la tecnica Zen.

Spetta agli studenti stessi trovare le risposte alle proprie domande, l’insegnante non insegna ex cattedra una scienza fatta ma porta la risposta quando gli studenti sono in procinto di trovarla."


Questo insegnamento è un rifiuto di qualsiasi sistema. Lacan scopre un pensiero in movimento – Il pensiero di Freud è perennemente aperto a revisione. Ogni concetto ha una propria vita. Questo è esattamente ciò che si chiama dialettica

e allora, scusami neh!, invece di andare sotto analisi che si faccia ZEN perché, come diceva Krishnamurti, no teacher, no guru!

p.s.
Elena, non aggiungo niente a tutto ció che scritto negli ultimi posts, mi permetto solo di fare un piccolo commento:
sei spettacolare!! :cheer:
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Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 00:49 #38202

  • Cecilia
Insomma, alcune persone abbisognano di qualcuno che gli mostri la strada
se l´analista veramente non parla allora ... accompagna
se l´analista non parla ma ascolta allora ... invita a parlare e a dire quello che in effetti non si vorrebbe dire e forse neanche pensare

il problema, secondo me, é che il fatto che ci sia un´altra persona rischia di creare un rapporto a senso unico:
l´analista fa solo il suo lavoro e l´analizzato crea una relazione con uno che ascolta ... per lavoro, come professione
(cosa che io personalmente trovo triste, forse é meglio l´amica che non smette mai di parlare)

ed é come il rapporto che l´allievo crea col guru, con il Maestro ( ed ecco che improvvisamente la parola maestro guadagna il maiuscolo)
ed ecco l´errore fatale, si crea un rapporto con un qualcuno, un qualcosa che é al di fuori di noi nel tentativo di creare un rapporto con noi stessi, errore comune ma fatale.

Ultima modifica: 27/02/2015 00:51 da Cecilia.
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Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 01:05 #38203

  • Clara
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E' naturale Elena che ognuno abbia le proprie passioni.
L'intenzione del 3D era divulgativa e non voleva nè desiderava aprire campi di polemica.
Cecilia, il riferimento allo zen aveva il senso di indicare un metodo, un modo di fare della psicanalisi. Lo psicanalista non è un maestro, occupa proprio una posizione opposta.

Colgo una specie di sottile rancore verso questo discorso, qualcosa come un pregiudizio, che non mi spiego. Specialmente perchè qui noi che ci occupiamo di Differente Medicina sappiamo quanto siano spiacevoli i pregiudizi.
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Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 01:35 #38204

  • Cecilia
No, Clara, mi spiace se tra le righe si pensa che ci sia rancore
fatto é che non siamo tutti uguali, ma veramente, ci sono persone che amano il giallo o il rosso e altre che solo a guardare questi colori si sentono male oppure non vedono altro che colori, ci sono persone che hanno il piacere di essere prese per mano e altre che invece si intestardiscono e vogliono trovare la strada da soli.
Non so se é polemica cosa é venuta fuori ma non penso che questa sia stata l´intenzione di Elena e mia di sicuro no.
Il video che ho postato ha per me un´enorme importanza, fino ad allora e per moltissimi anni ero stata buddista ma dopo quelle parole di Krishnamurti non lo sono stata piú, la filosofia buddista improvvisamente mi strinse la gola e da allora non ho teacher, guru o filosofia ma solo me stessa, che basta e avanza.

Lo specchio, che io spesso cito, e l´immagine, il coraggio e la follia di non mentire a se stessi, il coraggio e la follia di guardare i fatti nudi e crudi, belli e brutti, sempre e comunque.
Ma non siamo tutti uguali, sarebbe una noia tremenda :lol:
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Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 09:52 #38208

  • Laura80
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Se c'è una cosa che ho sempre amato della psicoanalisi è la sua capacità di non saturare il campo, la sua capacità di accostare il vuoto senza pretendere di riempirlo con certezze, con definizioni, con Verità.

Come sempre succede invece quando si parla di questa materia, il rischio è proprio l'opposto: che si sa sempre già tutto, perché il senso comune o qualche esperienza pregressa o lettura passata ci fanno credere di conoscerla, di sapere bene cos'è e dove vuole andare a parare. A quel punto succede sempre che le persone si dividono naturalmente in 2 categorie: quelle che pensano che è tempo perso, cosa inconcludente, a volte persino un rischio (quello di aver fiducia in qualcuno? in qualcosa? quello della dipendenza? quello della speranza? quello dell'impegno? quello del cambiamento) e quelle che pensano che sia il non plus ultra, la vera Via alla conoscenza di se stessi (con una pericolosa deriva narcisistica che è ben sottolineata nel brano postato da Clara).
Io sto in mezzo, o altrove.
Sto tra quelli che pensano che sono tante le strade che si possono percorrere, di nessuna si può sapere nulla finchè non la si percorre.

Si è parlato di Maestri...

"Il sapere del maestro non è mai ciò che colma la mancanza, quanto ciò che la preserva."

Questo lo dice uno psicoanalista, che continua poi:

"Cosa vuole l'analista dal suo paziente?
Nulla, non domanda nulla (nonostante il fantasma della nevrosi tenda ad attribuire all'Altro la domanda del proprio desiderio), se non che diventi un analizzante.
Questo significa che l'analista non è lì per il suo bene (del paziente), ma perché egli ami.
Non cura, non medica, non corregge il paziente.
Piuttosto trasforma il paziente, oggetto della cura, in analizzante, soggetto della cura; lo mette in movimento verso la verità (inconscia) del proprio desiderio."

Questo è l'obiettivo di un'analisi. Ogni ulteriore pretesa di definizione (quale livello inconscio è coinvolto, quanto peso ha il silenzio, quale senso hanno le parole, ecc) è nostra mentre ne parliamo, non dell'analisi.

Poi però ci sono delle questioni da chiarire, perché se no non ci capiamo...
Chi ha detto che chiunque può fare un training e diventare analista? Non è vero.
Tutte le scuole analitiche in Italia e nel mondo e tutte le scuole di Psicoterapia a orientamento analitico hanno rigide selezioni per valutare i candidati al training, dove vengono considerati molti aspetti. Se dovesse interessare, possiamo approfondire.
Poi, fin qui si è parlato molto di analisi lacaniana, ma questo è solo una delle tante scuole presenti nel panorama analitico mondiale: tanto per citarne alcune, ci sono scuole freudiane classiche, bioniane, kleiniane, e chi più ne ha più ne metta.
Winnicott era un'analista che si occupava di bambini, e lì l'analisi si faceva attraverso il gioco!
La gruppoanalisi foulkesiana si occupa di interventi sul gruppo e sulle istituzioni.
Nel tempo la definizione di inconscio si è sempre più complessificata, riunendo concetti come quello di transpersonale e transgenerazionale, di rapporto col corpo e il biologico.
Insomma, non tutto è Lacan, che tra l'altro era estremamente rigido su certi aspetti, cosa che ben sapeva lui stesso quando diceva ai suoi alunni "Fate come me: non imitatemi!".
Questo per chiarire alcuni aspetti che c'entrano poco con le scelte personali ma con la conoscenza o meno della complessità di ciò di cui si parla.
Terapista poi è un termine che non c'entra nulla con l'analisi, e che personalmente mi fa venire in mente la mamma di Ben Stiller in "Mi presenti i tuoi?", dove la Streisand era una "Terapista del sesso"...

Ognuno è libero di trovare la strada che più gli si addice.
Qui, come diceva Clara, ci si sta confrontando su una di queste possibili strade, che peraltro non esclude affatto le altre.
Io trovo molto stimolante tra l'altro il confronto su questi temi, quindi sono contenta che se ne parli! :)
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Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 09:56 #38209

  • Clara
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Che piaccia il giallo o il rosso è una cosa, la capacità o il desiderio di stare in un discorso in modo aperto è un'altra, anche solo per la curiosità di saperne qualcosa, visto che mi pare che qui, a parte Laura, nessuno ha una esperienza di analisi personale nè di studi approfonditi.
Se si fosse letto quello che ho postato ad esempio avresti visto:
"Tutti coloro che praticano la psicanalisi sanno che decidere di svolgere la funzione di analista non è, semplicemente, “scegliere un mestiere”, perché è piuttosto una vera e propria trasformazione della pulsione...
È per questo che la scelta di divenire analista ha in sé una portata etica che invece può mancare anche totalmente nella semplice
scelta d’un mestiere."

Ma poichè scrivi "l´analista fa solo il suo lavoro e l´analizzato crea una relazione con uno che ascolta ... per lavoro, come professione
(cosa che io personalmente trovo triste, forse é meglio l´amica che non smette mai di parlare), a me sembra che non sia stato letto, dunque non comprendo il commento.

Poi dici:ed é come il rapporto che l´allievo crea col guru, con il Maestro ( ed ecco che improvvisamente la parola maestro guadagna il maiuscolo)
Eppure avevo riportato :Egli o ella avrà imparato che «lo psicoanalista nella psicoanalisi non è soggetto [nel senso del padrone, dell’autore]» e che «se ne deduce che egli opera in quanto non pensa».Inoltre avevo anche scritto che l'analisi non conduce, non indica, non consiglia,non giudica, non mostra strade, sembra evidente che non si stia parlando nè di guru o di teachers.

L'analista, come dice Miller, occupa il posto dell'oggetto a., significa che attraverso la funzione del transfert, l'analista, proprio perchè è vuoto, andrà ad occupare per il soggetto, il luogo del proprio desiderio, del sapere,dell'amore e del conflitto,delll'odio, sino a che l'analizzante arriverà a comprendere che l'analista non è nulla di tutto ciò, in quel momento l'analisi giunge al suo termine.
Lacan dice che l'analista è paragonabile alla merda.
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Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 12:16 #38213

  • Cecilia
Clara ha scritto:
Che piaccia il giallo o il rosso è una cosa, la capacità o il desiderio di stare in un discorso in modo aperto è un'altra,

noi ci troviamo in un discorso aperto o no? o forse il discorso aperto significa che bisogna esere d´accordo? in un discorso aperto ci DEVE essere spazio anche per la contro parte, o no? sennó ci si parla addosso.

anche solo per la curiosità di saperne qualcosa, visto che mi pare che qui, a parte Laura, nessuno ha una esperienza di analisi personale nè di studi approfonditi.

deduzione personale che tu hai giustamente fatto precedere da un visto che mi pare

Se si fosse letto quello che ho postato ad esempio avresti visto:
"Tutti coloro che praticano la psicanalisi sanno che decidere di svolgere la funzione di analista non è, semplicemente, “scegliere un mestiere”, perché è piuttosto una vera e propria trasformazione della pulsione...

beh, fare il medico é sempre stato presentato come una vocazione, cosa che tu probabilmente catalogherai come " non c´entra na mazza di niente" ma sarebbe gentile se tu mi spiegassi cosa significa
una vera e propria trasformazione della pulsione.


È per questo che la scelta di divenire analista ha in sé una portata etica che invece può mancare anche totalmente nella semplice
scelta d’un mestiere."

Ma poichè scrivi "l´analista fa solo il suo lavoro e l´analizzato crea una relazione con uno che ascolta ... per lavoro, come professione
(cosa che io personalmente trovo triste, forse é meglio l´amica che non smette mai di parlare), a me sembra che non sia stato letto, dunque non comprendo il commento.

c´é poco da comprendere, é una professione del tipo ... cosa faccio da grande? come mi guadagneró il pane quotidiano?
e per la cronaca ... io ho letto tutti i post e credo, con umiltá, di averne capito anche il senso :)


Poi dici:ed é come il rapporto che l´allievo crea col guru, con il Maestro ( ed ecco che improvvisamente la parola maestro guadagna il maiuscolo)
Eppure avevo riportato :Egli o ella avrà imparato che «lo psicoanalista nella psicoanalisi non è soggetto [nel senso del padrone, dell’autore]» e che «se ne deduce che egli opera in quanto non pensa».Inoltre avevo anche scritto che l'analisi non conduce, non indica, non consiglia,non giudica, non mostra strade, sembra evidente che non si stia parlando nè di guru o di teachers.

allora se io ne so poco di analisi tu ne sai poco di gurus o maestri :lol:

L'analista, come dice Miller, occupa il posto dell'oggetto a., significa che attraverso la funzione del transfert, l'analista, proprio perchè è vuoto, andrà ad occupare per il soggetto, il luogo del proprio desiderio, del sapere,dell'amore e del conflitto,delll'odio, sino a che l'analizzante arriverà a comprendere che l'analista non è nulla di tutto ciò, in quel momento l'analisi giunge al suo termine.
Lacan dice che l'analista è paragonabile alla merda.

Oggetto? cosa o chi sarebbe ... l´oggetto?? e il soggetto? a cosa o (peggio ancora) a chi si riferisce Miller?

Lacan dice che l'analista è paragonabile alla merda.
:lol: :lol:
scusami adesso, ma non ci resisto proprio :whistle:
allora, prima di tutto lo ha detto Lacan, e poi mi chiedo: se é veramente cosí ma perché dovrei andare da uno che é una merda?
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Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 12:18 #38214

  • Clara
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Laura, avevamo evidentemente postato nello stesso momento, quando ho scritto non avevo letto il tuo post che mi trova d'accordo.

c´é poco da comprendere, é una professione del tipo ... cosa faccio da grande? come mi guadagneró il pane quotidiano?
e per la cronaca ... io ho letto tutti i post e credo, con umiltá, di averne capito anche il senso :)
Avevo anche trascritto le parole di uno psicanalista:
Di fatto, a decidere di divenire analista, alcuni analizzanti giungono solo in seguito a svolte inattese del singolarissimo percorso della propria analisi.E questo accade spesso molto tardi e quando si ha già un lavoro, che magari non ha nessuna relazione con la psicanalisi.
Pretendere di determinare in modo direttamente o indirettamente universitario questa scelta comporta invece un’esclusione preliminare della stessa possibilità di orientareliberamente il proprio desiderio verso un atto che ne realizzi e ne decida la portata etica."

L'oggetto a è parte della teoria di Lacan, vuole indicare tutto ciò che si crede di desiderare e si desidera inconsciamente.
Ultima modifica: 27/02/2015 12:28 da Clara.
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Ringraziano per il messaggio: Laura80

Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 12:30 #38215

  • Cecilia
Laura80 ha scritto:
Se c'è una cosa che ho sempre amato della psicoanalisi è la sua capacità di non saturare il campo, la sua capacità di accostare il vuoto senza pretendere di riempirlo con certezze, con definizioni, con Verità.

Come sempre succede invece quando si parla di questa materia, il rischio è proprio l'opposto: che si sa sempre già tutto, perché il senso comune o qualche esperienza pregressa o lettura passata ci fanno credere di conoscerla, di sapere bene cos'è e dove vuole andare a parare.

scusa Laura, la frase marcata corre il rischio di essere interpretata in maniera antipatica, potresti magari riformularla in modo da non creare fraintesi spiacevoli? :)

A quel punto succede sempre che le persone si dividono naturalmente in 2 categorie: quelle che pensano che è tempo perso, cosa inconcludente, a volte persino un rischio (quello di aver fiducia in qualcuno? in qualcosa? quello della dipendenza? quello della speranza? quello dell'impegno? quello del cambiamento) e quelle che pensano che sia il non plus ultra, la vera Via alla conoscenza di se stessi (con una pericolosa deriva narcisistica che è ben sottolineata nel brano postato da Clara).
Io sto in mezzo, o altrove.
Sto tra quelli che pensano che sono tante le strade che si possono percorrere, di nessuna si può sapere nulla finchè non la si percorre.

Si è parlato di Maestri...

"Il sapere del maestro non è mai ciò che colma la mancanza, quanto ciò che la preserva."
Socrate si rivolgeva alla psicanalisi?

Questo lo dice uno psicoanalista, che continua poi:

"Cosa vuole l'analista dal suo paziente?
Nulla, non domanda nulla (nonostante il fantasma della nevrosi tenda ad attribuire all'Altro la domanda del proprio desiderio), se non che diventi un analizzante.
Questo significa che l'analista non è lì per il suo bene (del paziente), ma perché egli ami. ami? potresti spiegare?

Non cura, non medica, non corregge il paziente.
Piuttosto trasforma il paziente, oggetto della cura, in analizzante, soggetto della cura; lo mette in movimento verso la verità (inconscia) del proprio desiderio."

Questo è l'obiettivo di un'analisi. Ogni ulteriore pretesa di definizione (quale livello inconscio è coinvolto, quanto peso ha il silenzio, quale senso hanno le parole, ecc) è nostra mentre ne parliamo, non dell'analisi.

Poi però ci sono delle questioni da chiarire, perché se no non ci capiamo...
Chi ha detto che chiunque può fare un training e diventare analista? Non è vero.
Tutte le scuole analitiche in Italia e nel mondo e tutte le scuole di Psicoterapia a orientamento analitico hanno rigide selezioni per valutare i candidati al training, dove vengono considerati molti aspetti. Se dovesse interessare, possiamo approfondire.
Poi, fin qui si è parlato molto di analisi lacaniana, ma questo è solo una delle tante scuole presenti nel panorama analitico mondiale: tanto per citarne alcune, ci sono scuole freudiane classiche, bioniane, kleiniane, e chi più ne ha più ne metta.
Winnicott era un'analista che si occupava di bambini, e lì l'analisi si faceva attraverso il gioco!
La gruppoanalisi foulkesiana si occupa di interventi sul gruppo e sulle istituzioni.
Nel tempo la definizione di inconscio si è sempre più complessificata, riunendo concetti come quello di transpersonale e transgenerazionale, di rapporto col corpo e il biologico.
Insomma, non tutto è Lacan, che tra l'altro era estremamente rigido su certi aspetti, cosa che ben sapeva lui stesso quando diceva ai suoi alunni "Fate come me: non imitatemi!".
Questo per chiarire alcuni aspetti che c'entrano poco con le scelte personali ma con la conoscenza o meno della complessità di ciò di cui si parla.
Terapista poi è un termine che non c'entra nulla con l'analisi, e che personalmente mi fa venire in mente la mamma di Ben Stiller in "Mi presenti i tuoi?", dove la Streisand era una "Terapista del sesso"...

Ognuno è libero di trovare la strada che più gli si addice.

concordo in pieno e l´ho anche scritto.

Qui, come diceva Clara, ci si sta confrontando su una di queste possibili strade, che peraltro non esclude affatto le altre.
Io trovo molto stimolante tra l'altro il confronto su questi temi, quindi sono contenta che se ne parli! :)
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Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 12:39 #38216

  • Cecilia
Clara ha scritto:
Di fatto, a decidere di divenire analista, alcuni analizzanti giungono solo in seguito a svolte inattese del singolarissimo percorso della propria analisi.E questo accade spesso molto tardi e quando si ha già un lavoro, che magari non ha nessuna relazione con la psicanalisi.
Pretendere di determinare in modo direttamente o indirettamente universitario questa scelta comporta invece un’esclusione preliminare della stessa possibilità di orientareliberamente il proprio desiderio verso un atto che ne realizzi e ne decida la portata etica."

L'oggetto a è parte della teoria di Lacan, vuole indicare tutto ciò che si crede di desiderare e si desidera inconsciamente.

non me ne volere, Clara, ma se rileggo il percorso che spesso porta a diventare analista, come lo hai descritto tu, mi puó venire in mente solo il guru che ha trovato le risposte e che si mette on the road prestandosi come colui che ha capito e che sa ... come ...

Con questo non intendo denigrare gurus e analisti ma é solo che ci vedo una grande similitudine. Sorry.
Ultima modifica: 27/02/2015 12:40 da Cecilia.
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Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 13:08 #38218

  • Clara
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Vedi Cecilia c'è un chè di bizzarro nella psicanalisi, a te viene in mente il guru che ha trovato le risposte, eppure la psicanalisi non offre risposte, ma solo domande.Come che le risposte che si anelava di trovare si trasmutassero alla fine in domanda nuova, totalmente inedita. Qui il senso di ciò che riportava Laura, la psicanalisi non satura il vuoto. Capisco che non sia immediatamente facile da comprendere.
Io stessa, nonostante gli studi teorici, le tante letture e l'autoanalisi quotidana, non avevo davvero idea di che esperienza potesse essere fare una analisi se non quando ho cominciato a praticarla..
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Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 13:10 #38219

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Clara ha scritto:
E' naturale Elena che ognuno abbia le proprie passioni.
L'intenzione del 3D era divulgativa e non voleva nè desiderava aprire campi di polemica.
Cecilia, il riferimento allo zen aveva il senso di indicare un metodo, un modo di fare della psicanalisi. Lo psicanalista non è un maestro, occupa proprio una posizione opposta.

Colgo una specie di sottile rancore verso questo discorso, qualcosa come un pregiudizio, che non mi spiego. Specialmente perchè qui noi che ci occupiamo di Differente Medicina sappiamo quanto siano spiacevoli i pregiudizi.

Onestamente invece apprezzo moltissimo il thread, i tuoi interventi e quelli di Laura e degli altri. Avere un confronto sarà pure complesso, ma è tanto arricchente perché fa riflettere tutti. In fondo sai perché avevo le mie perplessità, (dovute appunto a un analista che mise in qualche modo in pericolo la vita di una mia conoscente). Questo però non significa che non valuti l'analisi lacaniana (non so che tipo di analisi ha fatto Laura, sicuramente non comportamentista cognitivista e nemmeno trans personale) come uno step importante di un percorso di riappropriazione scoperta dell'inconscio. Mi piace molto parlarne, ripeto, ispira e arricchisce, ma non vederci pregiudizi o polemiche, la vostra esperienza è di valore e siete persone di grande valore, per lo meno per me. Stimolare un confronto che non sia monologo mi sembra più interessante per rifletterci meglio e allargare i miei e i nostri orizzonti. Già solo per questo vi ringrazio.
Inoltre ricordo che ogni analista caposcuola ha sviluppato un suo linguaggio, spesso contrapponendolo a quello dei predecessori, e sicuramente non rientrante nel significato che a certe parole si associa il più comune vissuto delle persone. Per cui ogni volta tocca pigliare in mano una stele di rosetta per capirli, o si rischia di fraintendere o sbagliare nella comunicazione. Questo linguaggio corporativo ( non vederci polemiche per carità, ogni gruppo ne ha uno, quindi è un fatto) non agevola l'esplorazione a meno di non sentirsene attratti.
Ma al di là di queste bagatelle, che possono creare intoppi nella comunicazione, resta il fatto che quello che conta è il fine ultimo del l'analisi.
Ora, tutti noi facciamo un percorso in questo soffio di vita. Un percorso di comprensione di chi siamo e di che vogliamo diventare o realizzare.
Ciò che ci accade in questo momento è lo specchio di chi siamo stati e di che abbiamo realizzato di noi fino a un minuto prima.
A seconda di quanto siamo svegli ( o pensiamo di esserlo: ed ecco i primi intoppi, purtroppo) ci affidiamo all'esterno. Serve? Si serve.
Leggere, scrivere, dialogare, pregare, relazionarci con chi è in grado di stimolare una crescita , un allargamento della luce della coscienza.
A tutti il benvenuto. Ma come vedi, ci sono sfumature differenti, differenti esperienze in ognuno di noi , che ci rendono unici nei nostri percorsi esplorativi, e che rendono l'interpretazione dei fatti e degli atti non così standardizzabile e adatta a tutti per quanto rivoluzionaria.
Ciò che è all'esterno serve in quanto risveglia stati di coscienza sempre più allargati. Una meraviglia, un dono delle relazioni.ma infine dovrai far di conti con il tutto che sta dentro, sempre che ne abbia voglia tempo ed energia

"non troverete che scuole specializzale; non ci sono scuole generali. Ogni maestro, o guru, è uno specialista in qualche cosa. Uno è astronomo, un altro scultore, un terzo musicista. E tutti gli allievi devono studiare prima di tutto la materia che è la specialità del loro maestro, dopo di che passano a un'altra materia, e così via. Per studiare tutto ci vorrebbe un migliaio di anni.
"Ma voi come avete studiato?".
"Io non ero solo. Vi erano ogni tipo di specialisti fra noi. Ognuno studiava secondo i metodi della propria scienza particolare. Dopo di che, quando ci si riuniva, ci comunicavamo i risultati ottenuti". (ouspensky)

Questo potrebbe essere interessante, ergo niente pregiudizi, solo una franca cordiale fruttuosa comunicazione
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Ringraziano per il messaggio: simo

Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 13:26 #38220

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Stiamo inviando nello stesso momento :) Certo Elena, il discorso ha una grande complessità e di sicuro non si esaurisce nelle due cose che si sono dette, infatti sarebbe interessante andare avanti e tentare di chiarire man mano i diversi aspetti teorici.
Intanto possiamo sentire cosa dice Antonio Di Ciaccia dello psicanalista in queste breve intervista dal minuto 1,30
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Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 13:37 #38221

  • Laura80
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Grazie Elena, hai colto bene lo spirito che guida anche me in questi confronti, davvero preziosi!

Provo a rispondere a Cecilia rispetto alle sue domande.

Per quanto riguarda la frase che hai chiesto di chiarire, nessun intento "antipatico"! Semplicemente sottolineavo una cosa che ho notato in tante occasioni quando si parla di psicoanalisi (ma anche di terapia ortomolecolare!): si arriva sempre su posizioni estreme, tra chi la attacca e chi la difende, chissà perché. Non ho una risposta, è un fatto che ho notato.

Per quanto riguarda la frase di Socrate: no, non parlava ovviamente della psicoanalisi. Io l'ho citata perché la utilizza Recalcati nel suo libro " L'ora di lezione", che avevo già nominato, da cui ho tratto anche la frase successiva. L'ho citata perché, secondo la mia personalissima opinione, è proprio nel pensiero socratico che si può individuare un ponte possibile tra analisi e pratiche zen, là dove entrambe rinunciano e "riempire" il soggetto e si propongono invece di custodirne i vuoti, anche di conoscenza. Questo per dire che non trovo ci sia contrapposizione tra queste diverse discipline, anzi. E credo pure che gli psicoanalisti lo sappiano e tengano a mente l'utilità di queste pratiche, pur non proponendole in seduta.

"Ami" è nel senso della dinamica del desiderio. Il soggetto deve potersi riappropriare del proprio desiderio, non certo di quello dell'analista, che, nelle parole di Bion, dovrebbe essere "senza memoria e senza desiderio".

Per aggiungere qualcosa sulla mia esperienza, io ho fatto un'analisi kleiniana (ma l'ho scoperto alla fine! Quando ho iniziato non mi importava molto la tipologia...), durata 8 anni, a tre sedute alla settimana.

Mi permettete una battuta sulla merda? :lol:
Ricordo questa frase: " Dalla merda nascono i fiori, dai diamanti no", o giù di lì... questo, se non ricordo male, è De André.
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Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 14:23 #38222

  • Cecilia
Laura80 ha scritto:
Grazie Elena, hai colto bene lo spirito che guida anche me in questi confronti, davvero preziosi!

Provo a rispondere a Cecilia rispetto alle sue domande.

Per quanto riguarda la frase che hai chiesto di chiarire, nessun intento "antipatico"! Semplicemente sottolineavo una cosa che ho notato in tante occasioni quando si parla di psicoanalisi (ma anche di terapia ortomolecolare!): si arriva sempre su posizioni estreme, tra chi la attacca e chi la difende, chissà perché. Non ho una risposta, è un fatto che ho notato.

a volte sono estreme e quindi oltremodo antipatiche, a volte ci si trova d´accordo ma a volte ci sono pareri contrastanti magari dovuti ad esperienze personali o famigliari o simili.
L´estremismo é un atteggiamento errato ma, anche questo umano.


Per quanto riguarda la frase di Socrate: no, non parlava ovviamente della psicoanalisi. Io l'ho citata perché la utilizza Recalcati nel suo libro " L'ora di lezione", che avevo già nominato, da cui ho tratto anche la frase successiva. L'ho citata perché, secondo la mia personalissima opinione, è proprio nel pensiero socratico che si può individuare un ponte possibile tra analisi e pratiche zen, là dove entrambe rinunciano e "riempire" il soggetto e si propongono invece di custodirne i vuoti, anche di conoscenza. Questo per dire che non trovo ci sia contrapposizione tra queste diverse discipline, anzi. E credo pure che gli psicoanalisti lo sappiano e tengano a mente l'utilità di queste pratiche, pur non proponendole in seduta.

ed ecco il punto. Quando ripeto che non siamo tutti uguali é perché lo penso davvero.
Ci sono persone che, in un certo senso e per certi motivi, non ce la fanno da sole e che quindi approfittano dell´aiuto, della guida e-o dell´ordine piú o meno schematico di qualcun altro e questo si applica a tutto nella vita, non solo nella psicanalisi.
Se andiamo a guardare troveremo moltitudini di allievi, ma solo pochi non-insegnanti, (non dico niente dei cosidetti insegnanti-maestri-guru e compagnia bella) per esempio, Krishnamurti si rifiutava di dare risposte, ad ogni domanda rispondeva con una domanda perché la persona stessa, il richiedente si prendesse la briga di scartabellare nel suo archivio-cervello-deposito della memoria universale- , perché la persona doveva muovere il culo e non pretendere, anche se in modo rispettoso e ossequioso, la risposta bella e pronta offerta su un vassoio d´argento. Risposta che cmq lascierebbe il tempo trova perché estremamente passibile di invaliditá, la risposta é come la domanda e cioé é soggetta al tempo, al momento, all´istante nel quale la si formula, lo stato d´animo, la situazione nella quale si vive e tutto questo é in continuo e costante cambiamento dovuto al movimento innato (oppure c´é qualcuno che crede veramente nella staticitá?!)

Che ci siano dei fili d´argento che in un qualche modo colleghino la psicanalisi a zen o altre filosofie e tecniche di vecchia data
conferma, a mio parere, il fatto che ci siano persone che da sole non ce la fanno.
Non é mia intenzione denigrare nessuno (chi da solo non ce la fa) bensí sottolineare che é pur vero che nella nostra diversitá troviamo anche diverse inclinazioni, conoscenze e possibilitá piú o meno innate,
non é questione di essere meglio o peggio ma di DIVERSITÁ.





"Ami" è nel senso della dinamica del desiderio. Il soggetto deve potersi riappropriare del proprio desiderio, non certo di quello dell'analista, che, nelle parole di Bion, dovrebbe essere "senza memoria e senza desiderio".

sul desiderio preferisco tacere pena il completo OT, andrei a parare su un altro tema che ad alcuni stá sulle palle.

Per aggiungere qualcosa sulla mia esperienza, io ho fatto un'analisi kleiniana (ma l'ho scoperto alla fine! Quando ho iniziato non mi importava molto la tipologia...), durata 8 anni, a tre sedute alla settimana.

Mi permettete una battuta sulla merda? :lol:
Ricordo questa frase: " Dalla merda nascono i fiori, dai diamanti no", o giù di lì... questo, se non ricordo male, è De André.

dai diamanti non nasce niente

hmm, ci sono un´infinitá di fiori e di piante che non hanno bisogno di letame per sbocciare, la Natura é originariamente organizzata all´autosufficenza.
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Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 14:29 #38223

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Le orchidee ;-)
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Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 15:19 #38224

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Volevo dire ancora una cosa a proposito della merda, io ho scritto che Lacan paragona l'analista alla merda, il paragone implica il "COME", non ho detto che l'analista E' una merda. Se ci fate caso tra il "come è" e il "così è" c'è un vero abisso ..Altri paragonano l'analista al bidone della spazzatura...

In questo video che dura 10 minuti e non ruberà perciò troppo tempo, si può sentire cosa dice Recalcati sul desiderio così come lo intende Lacan
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Psicoterapia o psicanalisi? 27/02/2015 15:32 #38226

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Laura puoi parlarci un pò della Klein e della sua "relazione oggettuale"?
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Psicoterapia o psicanalisi? 28/02/2015 11:10 #38240

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Melanie Klein fu la capostipite di una scuola che ha poi avuto grandi esponenti, come Winnicott e Bion, tanto per citarne un paio che ho già nominato.
Proprio la sua teoria delle relazioni oggettuali fu la "pietra dello scandalo" che determinò il suo allontanamento dalla scuola freudiana, rappresentata all'epoca dalla figlia di Freud, Anna.
La Klein infatti lavorò molto con i bambini, anche molto piccoli, e la loro osservazione la portò a ritenere che molte delle strutture e dei complessi psichici postulati da Freud come posteriori, esistessero invece fin da un'età molto precoce: l'Io esiste secondo la Klein fin dalla nascita (per quanto non integrato, ma frammentato e scisso), il Super Io si forma molto precocemente, con caratteristiche specifiche, e anche il complesso edipico si instaurerebbe molto precocemente, ben prima di quanto riteneva Freud.

Ma l'aspetto ancora più "rivoluzionario" consiste nell'idea che tutta la vita psichica non si struttura nel vuoto, cioè non dipende solo da pulsioni endogene, bensì si struttura a partire dalla relazione con l'oggetto.
L'oggetto è qui inteso come l'Altro da sé. La Klein infatti ha studiato attentamente le precoci interazioni madre-bambino, che sarebbero alla base della strutturazione della vita psichica del soggetto.
Qui è sorto poi l'equivoco che ha portato a pensare alla madre come responsabile (o a volte "colpevole") dei problemi del bambino e poi dell'adulto: non è così, perché per la Klein l'oggetto non è la persona reale, ma l'Altro dell'interazione per come è fantasticato dal bambino, che attiva importanti processi proiettivi, mettendo nell'Altro qualcosa di sé (questo avviene poi anche nell'adulto).

È proprio dal riconoscimento dell'importanza che l'Altro ha nella relazione che la Klein ha iniziato a studiare il controtransfert dell'analista come preziosa fonte di informazioni, là dove i freudiani l'avevano sempre pensato come un'interferenza da evitare il più possibile.

Poi ci sono i concetti di posizione schizo-paranoide e depressiva, e l'accento sull'invidia, l'odio e la riparazione, che sono fondamentali e che fanno sì che l'obiettivo fondamentale dell'analisi sia una maggiore integrazione dell'Io.

Ci sarebbe molto da dire, non voglio annoiarvi, ma se interessa mi fa piacere parlarne.
Preferisco usare le mie parole, ma penso che anche in rete si possa trovare qualcosa.

Io tutto questo però l'ho studiato dopo, a analisi già iniziata...di tutto questo non si è mai parlato con l'analista, e non saprei dire quanto si vedesse di questa impostazione.
Di certo posso dire che io non ho mai ricevuto risposte dalla mia analista, ma questo non significa che mi sia sentita sola.
Personalmente ho sempre avuto il problema opposto di quello che dice Cecilia: ho sempre voluto fare troppo da sola. L'analisi mi ha aiutato a fidarmi. Non sono guarita perché non sono mai stata "malata", ma ora la mia vita è decisamente più ricca di prima. Non sto parlando in termini economici ovviamente...
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Psicoterapia o psicanalisi? 28/02/2015 15:51 #38257

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Grazie Laura,
È proprio dal riconoscimento dell'importanza che l'Altro ha nella relazione che la Klein ha iniziato a studiare il controtransfert dell'analista come preziosa fonte di informazioni
in che senso?
Della Klein ho letto poco, in particolare ignoravo questa cosa che riporti.

Trovo delle similitudini, anche io ho sempre cercato di far da sola, e l'ho fatto per tanto tempo, usando tutti gli strumenti possibili...
si, la questione della fiducia è stata fondamentale anche per me.
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Ringraziano per il messaggio: Laura80

Psicoterapia o psicanalisi? 28/02/2015 16:37 #38259

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La psicanalisi di W. Allen :)
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