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ARGOMENTO: Diagnosi sbagliata, muore di leucemia ...

Diagnosi sbagliata, muore di leucemia ... 01/06/2014 23:21 #28033

  • Cecilia
IL SOSPETTO: IL MALE CAUSATO DAL MASSICCIO BOMBARDAMENTO DI IMMUNOSOPPRESSORI


Diagnosi sbagliata, muore di leucemia dopo 34 mesi di chemioterapia
Le era stato diagnosticato un tumore maligno al fegato con metastasi, aveva invece un angioma gigante




LECCE — «Giustizia per mia madre». È quanto ha chie­sto Marianna Perez, una dei tre figli di Bruna Perrone, una contadina di 58 anni di Gua­gnano, vittima di un vero e proprio calvario medico che l’ha portata alla morte. Ades­so, il sostituto procuratore Ni­cola D’Amato, ha allo studio un fascicolo nel quale compa­iono i nomi di dieci medici dei quali si dovranno stabilire ruolo e responsabilità.

IL FATTO - La storia di Bruna Perrone è quella di una diagnosi sba­gliata, tumore maligno al fega­to, di 34 mesi di chemiotera­pia e della morte per una leu­cemia fulminante, probabil­mente causata proprio dal massiccio bombardamento di immunosoppressori. In real­tà, la donna aveva un tumore benigno molto grande ma, no­nostante i valori del sangue non siano mai risultati altera­ti, hanno continuato a curarla come se avesse un terribile male. «La nostra speranza è che nessuno, mai più, debba vivere un calvario simile al no­stro», aggiunge la figlia, che ieri mattina, insieme a altri pa­renti di Bruna, ha partecipato alla conferenza stampa convo­cata dagli avvocati Stefano Prontera e Rocco Vincenti di Lecce.

IL CALVARIO - Tutto comincia il 14 luglio del 2004, quando, per accerta­re le cause di alcuni fastidi al­l’addome, la donna si sottopo­ne a una ecografia. Il 20 dello stesso mese, si eseguono ulte­riori accertamenti con una Tac con mezzo di contrasto e la diagnosi non lascia adito a dubbi: si tratta di un cancro al fegato di 18 centimetri con metastasi. Senza ulteriori in­dugi, Bruna Perrone viene sot­toposta a chemioterapia e la cura va avanti per ben 34 me­si, fino al 13 aprile del 2007, quando, nonostante le cure, la massa tumorale non si è ri­dotta e si decide di eseguire un’altra Tac. L’esito dell’anali­si è sconcertante: si tratta di un «angioma gigante del lobo epatico di destra e di piccoli angiomi nel lobo epatico di si­nistra». In altre parole, un tu­more benigno che non subi­sce trasformazioni e che spes­so è congenito.

L'EPILOGO - Per la famiglia di Bruna, pe­rò, non c’è nemmeno il tem­po di gioire per la bella noti­zia. Nel frattempo, la donna si è ammalata di leucemia fulmi­nante e la sua vita terminerà il 4 febbraio del 2009, dopo quasi cinque anni di inferno che l’hanno irrimediabilmen­te minata nel corpo e nello spirito.

Francesca Mandese
24 novembre 2009© RIPRODUZIONE RISERVATA


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