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ARGOMENTO: La nostra esperienza con un cancro al colon

La nostra esperienza con un cancro al colon 06/02/2013 14:52 #17605

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Imhotep (da cui il mio nick) è stato un personaggio importante alla corte del faraone Djoser, terza dinastia, vissuto intorno al 2650 - 2600 a.C.
Era un po' architetto (pare che abbia inventato l'uso delle colonne in architettura, oltre a progettare la piramide a gradoni di Saqqara), un po' ingegnere e un po' medico ante litteram. E' in quest'ultima sua veste che ha colpito la mia attenzione. E', infatti, l'autore di un trattato di medicina che prende in esame tutte le malattie conosciute all'epoca, con annessa descrizione e indicazione delle possibili cure.
Fa parte dell'elenco la descrizione di un cancro al seno. Alla voce rimedi, Imhotep riporta asciutto: "non ne esistono".
Uno sfoggio di sincerità da cui gli oncologi moderni avrebbero molto da imparare.

Segnalo, a questo proposito, un articolo pubblicato dal settimanale tedesco Der Spiegel, noto in Germania per le sue inchieste scomode.

L'articolo, pubblicato nell'autunno 2004, è intitolato "Cura di veleni senza utilità" e illustra lo studio di un epidemiologo tedesco che lavora presso la clinica universitaria di Monaco di Baviera, Dieter Hoelzel.

Hoelzel ha esaminato i dati relativi a migliaia di pazienti curati nel corso degli anni negli ospedali di Monaco, soffermandosi - per l'intento della sua ricerca - sulle diagnosi di cancro metastatico (quarto stadio) ai seguenti organi: mammella, prostata, polmoni, intestino/colon. Per ciascun gruppo, Hoelzel ha elaborato il valore di sopravvivenza mediana, che è un concetto diverso dalla sopravvivenza media.
Stabilire il valore mediano significa trovare il numero che fa da spartiacque: in pratica, la metà dei pazienti è sopravvissuta meno di questo valore mediano, mentre l'altra metà è sopravvissuta più a lungo.

I risultati, come prevedibile, sono sconfortanti. Tra il 1978 e il 2002 non è riscontrabile alcun progresso! Le minime variazioni che esistono (e, peraltro, la sopravvivenza per cancro al seno e alla prostata è addirittura diminuita), secondo Hoelzel non sono significative e vanno imputate semplicemente al caso.

Riassumo i risultati qui di seguito (sopravvivenza mediana da diagnosi di cancro metastatico trattato chemioterapicamente):

Mammella
1978 - 1986: 24 mesi
1987 - 1993: 23 mesi
1994 - 2002: 22 mesi

Prostata
1987 - 1993: 19 mesi
1994 - 2002: 18 mesi

Polmone
1978 - 1986: 5 mesi
1987 - 1993: 5 mesi
1994 - 2002: 6 mesi

Intestino/colon
1978 - 1986: 12 mesi
1987 - 1993: 14 mesi
1994 - 2002: 14 mesi

Conclusione dell'autore dell'articolo: "I progressi nella chemioterapia sembrano limitati alla riduzione delle sofferenze causate dalla chemioterapia stessa."

Dedicato a tutti gli oncologi che ci propinano favolette sugli "enormi progressi" fatti dalla chemioterapia nel corso degli anni.

Inserisco il link all'articolo originale, per gli utenti che conoscono la lingua di Goethe:

wissen.spiegel.de/wissen/image/show.html...0162.PDF&thumb=false


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La nostra esperienza con un cancro al colon 06/02/2013 16:53 #17608

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"La terapia oncologica equivale a picchiare un cane con un bastone per liberarlo dalle pulci".
Da Let Me Down Easy, un'opera teatrale di Anna Deavere Smith.

Io sono interamente per la scienza. Il metodo scientifico è forse il più grande regalo fatto dalla civiltà occidentale al mondo, insieme al pensiero filosofico di origine greca, all'arte rinascimentale italiana e alle cattedrali romaniche e gotiche (OT). Ma sono anche un filosofo, per formazione, e disprezzo il fanatismo più di ogni altra cosa, di qualunque natura e di qualunque colore sia. Purtroppo, un numero non indifferente di scienziati ha completamente dimenticato cosa sia il metodo scientifico (forse non l'hanno mai capito) e dispensa dogmi "ex cathedra" degni della chiesa medievale. Ho appena finito di leggere il meraviglioso libro di un oncologo statunitense di origini indiane che si chiama Siddhartha, come il Buddha, intitolato The Emperor of all Maladies (L'imperatore del Male in italiano), che è pieno di dimostrazioni del cieco fanatismo di medici e scienziati: ogni idea nuova nella lotta al cancro si è sempre, invariabilmente scontrata con un muro di ostracismo, prima di riuscire ad imporsi. Anche se siamo ancora lontanissimi da una soluzione di tipo farmaceutico, che forse non avremo mai. Tra l'altro, si tratta di un libro che mi sentirei di consigliare a chiunque voglia conoscere la storia di questo male e della lotta senza quartiere condotta contro di esso. Un libro illuminante e informatissimo, che si legge come un thriller. Un thriller in cui si dà la caccia a uno spietato serial killer (il più mortale di sempre, purtroppo).

Per capire quanto la scienza medica abbia finora fallito nei confronti del cancro e quanto gli oncologi siano degli autentici traditori del loro ruolo (quello sancito dal cosiddetto Giuramento di Ippocrate, bla bla bla), è sufficiente partire da una semplicissima osservazione empirica: tutti siamo terrorizzati dal cancro e tutti siamo (quasi) altrettanto terrorizzati dalla "terapia". Se fosse vera la sequenza malattia-terapia-guarigione, quale motivo avremmo di essere così terrorizzati? Evidentemente, la sequenza di cui sopra non può essere vera. Questo processo si chiama deduzione e non ci vuole certo un genio (né un laureato in Medicina) per compierlo.

Quando a mio padre venne diagnosticato un cancro al colon (settembre 2011), per fortuna noi partivamo già da una convinzione abbastanza solida, sebbene all'epoca non ancora corroborata dai fatti: la chemioterapia non guarisce. Mio padre, che di salute e medicina non sa assolutamente niente, oltre ad avere un sano atteggiamento di fondo nei confronti della vita e della morte (che riassumerei così: nessuno è mai sopravvissuto alla vita, quindi tanto vale cambiare prospettiva), aveva visto morire i suoi due migliori amici di cancro, ambedue prematuramente ed ambedue rigorosamente dopo essersi sottoposti alla chemioterapia. Mia sorella ed io, gli altri due protagonisti della vicenda, eravamo istintivamente scettici e qualche notizia sparsa qua e là l'avevamo già raccolta, nessuna che parlasse di esiti positivi della chemio.

Sulla base di questi semplici dati di fatto, che sono indiscutibili, ho voluto vederci chiaro. Essendo un seguace della Ragione, la prima cosa che ho fatto è stata quella di cercare tutte le statistiche esistenti su sopravvivenza e mortalità, concentrandomi su quelle che analizzano gli effetti delle terapie post-chirurgiche (quindi radioterapia e chemioterapia) sulle prospettive di sopravvivenza dei pazienti. Ebbene, posso assicurare che non esiste una sola forma di tumore solido per la quale le citate terapie post-chirurgiche abbiano dimostrato un'efficacia che giustifichi, anche solo lontanamente, le loro conseguenze. In poche parole, il rapporto costi - benefici è semplicemente desolante. Quando parlo di costi, intendo quelli relativi al paziente e ai suoi familiari: sofferenze di varia natura e riduzione della qualità della vita. Da sommare a questi, vi sarebbero i costi di tipo economico, nei quali incorre il SSN e quindi l'intera popolazione italiana, che sono enormi. Esiste un'unica eccezione: per la leucemia mieloide cronica è stato sviluppato un farmaco basato sulla ricerca genetica (l'imatinib mesilato) che sembra poter tenere in scacco la malattia nel 90% dei casi circa. Purtroppo si tratta di un successo del tutto isolato.

C'è di più: le statistiche sulla sopravvivenza con o senza la chemioterapia (o radioterapia), soffrono tutte di un "piccolissimo" difetto. Tutti i decessi vengono catalogati come avvenuti nonostante la terapia. Ma quanti sono quelli dovuti alla terapia? Sono certamente numerosi, visto che i "farmaci" chemioterapici somministrati al paziente sono in gran parte cancerogeni, oltre a tutto il resto (tipo la distruzione del sistema immunitario, cioè della nostra arma di difesa più efficace contro... il cancro!!!). E non si tratta di una leggenda metropolitana: ho visto con i miei occhi le etichette di diversi farmaci chemioterapici che riportavano la scritta "carcinogenic to humans". Va da sé che un paziente in cura non avrà mai la possibilità di vedere tali etichette.
Se dai numeri, già desolanti, relativi all'efficacia delle cure della medicina ufficiale togliessimo i decessi a causa della terapia, a quale risultato netto - quindi reale - si arriverebbe? Non oso immaginarlo.

Aggiungo che mi sono anche fatto un'idea del perché la chemioterapia non è adatta a guarire alcunché. I motivi principali, in base alle conoscenze da me accumulate, sono due: in primo luogo, come già dicevamo, i farmaci chemioterapici distruggono il sistema immunitario. Questa è una conseguenza inevitabile della loro citotossicità (tradotto: velenosità) e della somiglianza biologica tra cellule cancerose e cellule del sistema immunitario. Dando la caccia alle cellule cancerose, i veleni della chemio sterminano anche molti dei nostri globuli bianchi. Non a caso, durante la terapia i valori relativi alla funzionalità del sistema immunitario del paziente vengono costantemente monitorati e spesso la terapia stessa deve essere interrotta proprio perché detti valori si sono abbassati troppo, mettendo a rischio altissimo il paziente (vedi pericolose polmoniti nel periodo invernale etc. etc.). Aggiungo che l'organismo impiega anni a riparare i danni causati dalla chemio e che i possibili effetti collaterali sono troppo numerosi per poterli elencare in questa sede, compresi danni potenzialmente invalidanti o addirittura mortali (a carico di fegato, reni, cuore, sistema nervoso e chi più ne ha più ne metta).
Se poi pensiamo che il nostro sistema immunitario è la nostra prima e più potente arma di difesa contro le cellule tumorali, che è abituato a combattere da sempre e quasi sempre vittoriosamente, comprendiamo ancora meglio quanto sia folle una "terapia" che lo fa a pezzi.

Il secondo motivo è strettamente collegato alla natura subdola ed estremamente evoluta delle cellule tumorali, che hanno dimostrato un'incredibile capacità di adattamento alle condizioni ambientali sfavorevoli create dai veleni della chemio. A causa della grande velocità alla quale queste cellule maledette si evolvono e si adeguano alle mutate condizioni nelle quali si trovano a vivere, i farmaci chemioterapici hanno il malaugurato effetto di selezionare le cellule tumorali più forti e più aggressive, che, passata la bufera di veleno, possono aggredire in tutta pace un organismo ormai debilitato e privo di difese. Inevitabilmente, le cellule tumorali sopravvissute al trattamento chemioterapico, che - per sua natura - non può certo proseguire all'infinito, saranno chemioresistenti. Cioè ogni trattamento successivo sarà del tutto inefficace (compresa la parvenza di efficacia che la chemioterapia solitamente mostra in una prima fase). Conseguenza: recidive e metastasi post-terapia, che quasi sempre risultano essere fatali.


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Un tumore spiegato in due parole 09/02/2013 17:22 #17678

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Il cancro, in realtà, non può essere considerato una malattia: si tratta, invece, di un grandissimo numero di patologie anche molto diverse tra di loro, che però hanno in comune alcune caratteristiche fondamentali che le accomunano tutte.
La necessità, da parte delle cellule cancerose, di sopprimere il meccanismo dell'apoptosi (la morte cellulare programmata) e di attivare l'angiogenesi (la neovascolarizzazione dei tessuti), è comune a tutti i tumori solidi, che sono la grandissima maggioranza. Ho imparato che è letteralmente impossibile per un cancro arrivare a crescere a sufficienza da invadere i tessuti circostanti e rappresentare una minaccia per la salute dell'individuo, in assenza dell'attivazione abnorme dell'angiogenesi, che viene fortemente facilitata da uno stato di infiammazione cronica. Una delle tante cose che non riesco a spiegarmi dell'oncologia, è perché questi concetti non vengano illustrati ai pazienti. Ma questo è un altro (tristissimo) discorso.

L'evoluzione di ogni forma di cancro è fondamentalmente sempre la stessa e può essere divisa schematicamente in tre fasi: iniziazione - promozione - progressione.
L'iniziazione è la fase iniziale del cancro, caratterizzata da una serie di mutazioni genetiche (quindi concernenti il DNA cellulare). In pratica si tratta di semplici errori di trascrizione ei cromosomi. In questa fase, le nostre possibilità di intervento sono pressoché nulle. Ancora non sappiamo se siano preponderanti i fattori ereditari o quanto conti lo stile di vita nel causare queste mutazioni. Peraltro, gli esperti sono concordi (fino a un certo punto: si sa che gli esperti non concordano quasi mai completamente su niente) nel ritenere che queste mutazioni avvengano più volte nel corso della vita di ciascuno di noi. Perché, allora, non tutti (grazie al Cielo) ci ammaliamo di cancro a ripetizione? Perché, così pare, il nostro sistema immunitario è attrezzato per impedirlo. I globuli bianchi contenuti nel sangue, infatti, danno la caccia a tutti gli intrusi, tra cui figurano batteri, virus e qualunque cellula dal comportamento anomalo o dal nucleo palesemente danneggiato, come - per l'appunto - le cellule cancerose. In prima linea in questo preziosissimo compito si trovano i linfociti NK (Natural Killer), la cui funzione, alla luce del loro nome, appare evidente. Ribadisco a questo punto: perché di questo non si parla mai, nei reparti di oncologia? Forse perché l'oncologo di turno dovrebbe ammettere che i "farmaci" che pretendono di somministrarti stermineranno in primis le cellule del sistema immunitario, cioè quelle demandate a proteggerci dal cancro?
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Re: Un tumore spiegato in due parole 09/02/2013 21:51 #17689

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Quando un certo numero di cellule cancerose sfugge o resiste all'attacco del nostro sistema immunitario (cosa che, fortunatamente, accade di rado), esse possono cominciare a moltiplicarsi, dando vita a un focolaio tumorale. Questa fase viene chiamata promozione, ed è proprio in questa fase, che può durare da pochi mesi a decenni, che è possibile intervenire attivamente per rallentare, se non addirittura bloccare, l'invasione del cancro. In questa fase, infatti, il neonato tumore ha bisogno di grandi quantità di glucosio per alimentare la propria crescita, che cerca di ottenere tramite la creazione di sempre nuovi vasi sanguigni (angiogenesi). E' possibile contrastare questo processo? Negli ultimi anni, i ricercatori hanno cominciato a occuparsi del concetto di dormienza del cancro. Esistono persone - infatti - nelle quali il tumore, sebbene presente, non riesce mai a crescere e a invadere i tessuti circostanti. Perché? Secondo la tesi che intendo esporre a breve, alcuni alimenti di comune reperibilità sono ricchi di molecole particolarmente attive nel contrastare la crescita cancerosa. Sono concetti ormai noti, ma voglio provare a presentarli in maniera più sistematica e approfondita di quanto solitamente si senta o si legga. Non solo: porterò l'esempio di prima mano rappresentato da mio padre, che sta percorrendo proprio la strada che illustrerò. In questo modo, sarò nella posizione di testimoniare fatti concreti, basati sulla realtà, e non solo teorie astratte.

Se il cancro riesce a procurarsi tutti i rifornimenti di cui ha bisogno e se si trova a vivere in un micro-ambiente a lui favorevole (i polmoni di un fumatore, per fare un esempio, rappresentano il classico micro-ambiente ideale per le cellule cancerose), può raggiungere la fase finale del suo sviluppo, detta progressione. Questa è la fase in cui i tumori vengono scoperti ed è anche l'unica fase nella quale diventano realmente pericolosi per l'organismo che li ospita, fino ad un esito spesso fatale (come tutti noi, purtroppo, ben sappiamo). Questa - infatti - è la fase della crescita selvaggia, difficilmente contrastabile, e delle nefaste metastasi. Lo scopo di un'alimentazione anti cancro è proprio quello di non permettere ad alcun focolaio tumorale che eventualmente nascesse dentro di noi di raggiungere questa fase.


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Il cancro spiegato nei minimi dettagli 09/02/2013 22:03 #17691

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Per chi non si accontenta della sintesi schematica appena fatta, inserisco il link al compendio definitivo e aggiornatissimo di tutte le conoscenze attuali sulla patologia cancro. Una buona comprensione della lingua inglese è necessaria per la lettura.

download.cell.com/pdf/PIIS00928674110012...df?intermediate=true
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Effetti "collaterali" della chemioterapia 09/02/2013 22:35 #17694

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Effetti collaterali della chemioterapia, come da pubblicazione "Cancer Treatment and Survivorship Statistics, 2012" (CA: A Cancer Journal for Clinicians):

* Molte terapie oncologiche causano una riduzione della densità ossea. Osteopenia e osteoporosi sono effetti collaterali comuni nelle pazienti in cura per cancro al seno con malfunzionamento ovarico indotto dalla chemioterapia o trattate con inibitori dell'aromatasi.

* Tossicità cardiaca. Il trattamento oncologico può causare una lunga serie di malattie cardiovascolari (in particolare: cardiomiopatie, ischemia, aritmia).

* Deficit cognitivi: problemi di attenzione, concentrazione, memoria e capacità mentali in genere.

* Disordini dell'umore (30 - 40% di tutti i pazienti).

* Fatigue: profondo senso di spossatezza che non migliora con il sonno (80 - 90% di tutti i pazienti sottoposti a chemioterapia o radioterapia).

* Infertilità.

* Dolori di varia natura e intensità (59% di tutti i pazienti trattati). La radioterapia può causare danni irreversibili al sistema nervoso, con conseguente dolore cronico.

Questo elenco, in realtà, è del tutto incompleto. Mancano i danni gravissimi subìti dal sistema immunitario (forse l'effetto collaterale più dannoso in assoluto), quelli alle mucose, i rischi corsi dai reni, la nausea (che può essere devastante) e chissà quanti altri che ora non mi vengono in mente.
Last but not least, non scordiamoci che i farmaci chemioterapici sono - quasi sempre - carcinogeni. Tradotto: causano il cancro. Una perfetta medicina per guarire dal cancro, a occhio e croce. Se non siete ancora convinti, leggetevi questo protocollo ospedaliero per la gestione dei farmaci chemioterapici da parte degli operatori sanitari:

bibliomed.bib.uniud.it/links/indice-link...collo_chemio2003.pdf

La cosa che sarebbe persino divertente, se non fosse tragica, è che i cosiddetti "effetti collaterali" sono gli unici certi, mentre gli effetti benefici praticamente non sono affatto dimostrabili. Bello scambio, non c'è che dire!



continua.........
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Diagnosi e intervento 14/02/2013 15:16 #17819

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Ma veniamo al dunque: intendo ora illustrare un esempio concreto di come si può vivere (non sopravvivere) benissimo dopo un tumore di notevole entità, rinunciando alla nefasta chemioterapia e facendo risparmiare migliaia di euro al SSN (e quindi a tutti i cittadini italiani).
L'esempio è di primissima mano, trattandosi di mio padre, che io seguo da vicino nel percorso terapeutico, che in buona sostanza non è altro che prevenzione.

Allo scopo di facilitare la comprensione dei contenuti che illustrerò, comincio con il darvi il quadro clinico preciso e dettagliato, in ordine cronologico.

Paziente nato nel 1933 (78 anni al momento della diagnosi).
Condizioni di salute generali buone. Cardiopatia ischemica e ipertensiva (angioplastica eseguita nel 2000) con buon decorso, tanto che è stato ritenuto idoneo all'intervento senza riserve (a seguito di controlli e test da sforzo), e lieve iperglicemia. Paziente sovrappeso (BMI pari a 30 circa).

19.09.2011
Diagnosi a seguito di colonscopia (e biopsia): adenocarcinoma infiltrante G II + adenocarcinoma infiltrante G I + adenoma tubulare con displasia di basso grado.

14.10.2011
TC dell'addome completo: non si rilevano adenomegali, né lesioni focali epatiche solide.

Sempre a ottobre
RX torace: reperti nei limiti.

Marker tumorali pre-intervento
CA 19-9: 60,20 (valori di riferimento: 0 - 35)
CEA: 9,66 (val. rif.: 0 - 3).

28.10.2011
Eseguito intervento chirurgico di emicolectomia destra VL, anastomosi ileo-colica L-L manuale e laparoplastica diretta. Durata intervento (da inizio incisione a fine incisione): 3h 20'.

Diagnosi del referto istologico:

1. Duplice adenocarcinoma colico G II. La lesione maggiore presenta aree mucinose e infiltra i tessuti molli periviscerali. La lesione minore infiltra la sottomucosa ma non la tonaca muscolare.
Non si osserva angio-invasione.
Margini di resezione e omento indenni da infiltrazione neoplastica.
Metastasi a 3 dei 13 linfonodi esaminati.

Stadiazione: pT3 N1b M0, C2 di Astler-Coller (stadio 3°b).

2. Adenoma tubulare con displasia di basso grado.

Osservazioni: neoplasia ad alto rischio di recidiva.

Sopravvivenza a 5 anni per questo specifico stadio e tumore in letteratura (verificata da me, certo non comunicata dall'oncologo): 45 - 55%.

27.01.2012
Visita dall'oncologo in grave ritardo (secondo loro, perché noi tanto già sapevamo che non avremmo mai acconsentito alla chemio).

02.02.2012
A seguito di riunione collegiale (non si capisce davvero a cosa dovrebbe servire questa gran riunione, visto che il protocollo di cura è rigidissimo), proposta terapeutica: 6 mesi di chemioterapia adiuvante con capecitabina (per via orale).
Risposta del paziente: adiuta tua nonna (in realtà siamo stati più gentili).

03.04.2012
Primo controllo valori ematici: tutto perfettamente in ordine (non vi do i dettagli, perché sono più importanti i risultati successivi).

24.09.2012
Colonscopia: non lesioni a carico dei tratti colici esplorati (tradotto: tutto a posto).
Stomite presso l'anastomosi ileo-colica (tradotto: tessuti infiammati in corrispondenza della cucitura fatta a seguito dell'intervento, il che è normalissimo e privo di conseguenze).

08.10.2012
Ecoaddome completo: tutto sostanzialmente nella norma.

15.10.2012
CA 19-9: 5,4 (val. rif.: 0 - 35)
CEA: 1,01 (val. rif.: 0 - 3)
PSA (non c'entra con il colon, ovviamente): 1,43 (val. rif.: 0 - 4)

Tutti i valori relativi al sistema immunitario (granulociti, linfociti, monociti) sono perfetti.

Albumina: 4,2 (val. rif.: 3,5 - 5,0)
Proteina C-reattiva: 0,37 (val. rif.: 0 - 0,75)

Riassumendo: mio padre attualmente (a 15 mesi dall'intervento) è sanissimo e non vi è traccia alcuna di tumori nel suo organismo. Veleggia pacificamente verso gli 80 anni, che compirà in estate. Chissà se vi sarebbe arrivato, rimpinzato di capecitabina....



Commenti e osservazioni.

1) Ricordatevi che la fortuna fa tantissimo. Ognuno deve darle il nome che preferisce (caso, sorte, destino, karma, angelo custode: c'è solo l'imbarazzo della scelta), ma il concetto è chiaro: aggredire e poi tenere sotto controllo un T3N1 senza metastasi a distanza è ben diverso dal trovarsi a fronteggiare un T4N2M1, che praticamente non lascia scampo. Trattandosi di bestie quasi sempre asintomatiche (mio padre, in realtà, era stitico da anni: se avessi avuto prima le conoscenze di cui dispongo ora, avremmo beccato il bastardo ad uno stadio molto meno avanzato), l'incidenza della buona sorte è davvero notevole nell'influenzare l'esito di tutta la faccenda.

2) Metastasi.
M0 o M1: un mondo di differenza. Andrebbe sempre precisato, però, che le metastasi sono quelle segnalate perché riscontrabili dagli strumenti diagnostici a nostra disposizione. Non avere metastasi visibili, in poche parole, non comporta affatto la certezza di non avere altri focolai tumorali già attivi in giro per il corpo. Anche per questo motivo è assolutamente fondamentale adeguare il proprio stile di vita e la propria alimentazione ai pericoli cui sappiamo essere esposti, a titolo preventivo prima ancora che curativo (approfondirò l'argomento nei post successivi).

3) L'intervento chirurgico, in assenza di metastasi a distanza, può risultare curativo. E' quello che speriamo noi per quanto riguarda mio padre, ovviamente aiutando concretamente l'organismo a tenere sotto controllo eventuali focolai tumorali residui. Un bravo chirurgo, in tal senso, è di importanza decisiva. Sapere esattamente dove tagliare (ottenendo quindi margini di resezione indenni da infiltrazione neoplastica, vedi sopra) è di fondamentale importanza, sia per evitare di lasciare nel corpo residui di cellule cancerose che per scongiurare dispersione nel sangue delle stesse cellule. Per un paziente dell'età di mio padre, poi, si è trattato di un intervento piuttosto pesante, da attuare con tutta la prudenza e l'abilità necessarie (sia parte del chirurgo che da parte dell'anestesista).

4) Albumina e proteina C-reattiva sono valori che insistiamo a tenere sotto controllo a spese nostre, perché non sono compresi nel protocollo di follow-up oncologico (quantomeno in Lombardia).
Curioso, visto e considerato che lo stato infiammatorio cronico (rilevabile facilmente tramite i due valori citati) è direttamente correlato a mortalità e morbilità per tutte le patologie, in particolare per quanto riguarda i pazienti anziani. Inoltre, è provato da tempo che l'infiammazione cronica è un segnale di pericolo proprio per una rinnovata attività tumorale nell'organismo (effetto), ma anche una concausa importante per tutti i tipi di cancro, che sfruttano proprio uno stato infiammatorio cronico per costringere l'organismo a rifornire il tumore del sangue di cui ha bisogno per crescere (tramite angiogenesi).
Commento nei confronti dei medici e degli oncologi che tralasciano di tenere sotto controllo l'eventuale stato infiammatorio cronico del paziente: imbecilli!!

Link a due articoli tra i tanti che trattano l'argomento infiammazione e cancro (in inglese):

www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC199.../yjbm_79_3-4_123.pdf

www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC286...pdf/nihms-188521.pdf


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Sistema immunitario 19/02/2013 12:57 #17965

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"La nostra conoscenza dei difetti molecolari nel cancro nasce da vent'anni della migliore ricerca in biologia molecolare. Queste informazioni, però, non si traducono in trattamenti efficaci, né nella comprensione del perché alcune delle attuali terapie hanno successo o del perché altre falliscono. E' un'epoca frustrante."
Edward Harlow, Dipartimento di Chimica Biologica e Farmacologia Molecolare, Harvard Medical School (1994)

Come promesso, illustrerò brevemente i passi da noi intrapresi a scopo preventivo (del resto anche la chemioterapia proposta era adiuvante, cioè fatta a scopo preventivo nei confronti di metastasi e recidive), affinché il tumore estirpato da mio padre non si ripresenti - appunto - sotto forma di recidiva o metastasi. Non intendo insegnare niente a nessuno. Tutto quello che so, l'ho appreso nel corso dell'ultimo anno da altri che ne sanno e sempre ne sapranno molto più di me. Io mi sono limitato a studiare, a riflettere, e a scegliere ciò che mi pareva convincente. Metto a disposizione la nostra esperienza non tanto per gli utenti di questo forum già ferrati in materia, quanto per fornire alcune informazioni utili ad eventuali "neofiti" intenzionati ad approfondire l'argomento per interesse personale o perché costretti da sopravvenute esigenze di conoscenza (come è successo a noi).
Che la chemioterapia vada rifiutata a priori, lo do per scontato. La radioterapia, ovviamente, finisce nel bidone della spazzatura insieme alla chemio. Partendo da questo punto fermo, possiamo cominciare a ragionare.

Premessa
Non so praticamente niente di medicina ortomolecolare, megadosi di vitamine e altri argomenti trattati in questo forum. Pertanto, la scelta del nostro percorso terapeutico, basato unicamente sull'alimentazione e su pochissimi integratori, non implica in alcun modo un giudizio negativo su altri possibili trattamenti. Mi limito a parlare di ciò che conosco.

Allo scopo di rendere l'esposizione facilmente leggibile e comprensibile, la dividerò in diversi punti tematici, cercando di fornire un breve approfondimento esplicativo per ogni punto trattato.


1) Sistema immunitario

Non appena mio padre è stato dimesso dall'ospedale (dopo 12 giorni di degenza), gli abbiamo fatto cominciare una cura di 90 giorni a base di un integratore fitoterapico che prometteva di fornire una efficace stimolazione del sistema immunitario, a base dei seguenti composti:

¤ L'estratto di Laminaria Japonica è standardizzato in fucoidano e in fucosio. Il fucoidano è un polisaccaride solfato capace di rinforzare il sistema immunitario e di aiutarlo a difendersi più efficacemente contro diversi virus. Il fucosio è uno degli otto zuccheri essenziali indispensabili per il funzionamento ottimale della comunicazione intercellulare. Il fucosio è, in particolare, abbondante nei macrofagi, delle cellule molti importanti del sistema immunitario che difendono l'organismo contro le infezioni.

¤ L'estratto di Cordyceps sinensis è standardizzato in acido cordiceptico, in adenosina e in polisaccaridi. Il Cordyceps sinensis è un fungo medicinale raro che è stato considerato per secoli come una delle pietre miliari della medicina cinese. La ricerca moderna ha mostrato che possiede delle proprietà immunomodulatrici che possono agire come agente immunosoppressore o immunostimolante. Viene ampiamente utilizzato in Giappone, in Corea e in Cina come coadiuvante di trattamenti convenzionali.

¤ L'estratto di legno di larice è molto ricco di arabinogalactani, dei polisaccaridi ramificati, dal peso molecolare variabile. I polisaccaridi di scarso peso molecolare mostrano generalmente degli effetti antinfiammatori, anticomplemento e antiallergici, laddove quelli dall'elevato peso molecolare stimolano la citotossicità delle cellule naturali assassine del sistema immunitario. Alcuni studi hanno mostrato che l'arabinogalactano sembra rinforzare la risposta del sistema immunitario alle infezioni. Le sue proprietà lo rendono un coadiuvante efficace di certi trattamenti convenzionali.

¤ L'Astrasgalus membranaceus è una pianta adaptogena che è stata utilizzata per secoli dalla medicina tradizionale cinese, fra le altre cose per aumentare la vitalità e lottare contro la debolezza. La ricerca contemporanea si è concentrata sui polisaccaridi immunostimolanti e certi altri ingredienti attivi che sembrano utili nelle malattie legate a delle carenze immunitarie. Gli studi hanno mostrato che l'Astragalus stimola il sistema immunitario in modi diversi, soprattutto favorendo lo sviluppo di cellule matrici in cellule immunitarie attive. I polisaccaridi dell'Astragalus inducono la produzione endogena di interferone e ne potenzializzano l'efficacia.

Link al prodotto, per chi fosse interessato: www.supersmart.com/it--Immunitario--Natu...upport-Formula--0570

Potete facilmente verificare su internet quali sono le proprietà ascritte a ciascun componente di questo integratore. Io posso dire una cosa soltanto: mio padre ed io (che mi sono aggregato), con un solo ciclo di integrazione ogni inverno, nel corso degli ultimi 15 mesi e mezzo siamo stati ambedue vittime di un solo attacco da parte dei virus che scatenano questi mali di stagione, contro un minimo di quattro episodi che sarebbero stati normali in passato per un periodo equivalente (che comprende due inverni), e con la gravità di tutti i sintomi ridotta a un terzo di quanto fossimo abituati. Questo, nonostante mio padre compia un viaggio in treno mediamente una volta alla settimana: e tutti sappiamo quanto sia alta la concentrazione di virus e batteri proprio sui mezzi pubblici, in particolare nel periodo invernale, quando ci si trova spesso a stretto contatto con persone portatrici di agenti patogeni.

Vorrei far notare che la MU, oltre a non proporre la minima indicazione alimentare al paziente che viene dimesso dopo un intervento di emicolectomia, il che è semplicemente criminale (alla luce di tutte le conoscenze oggi disponibili), si propone esattamente l'effetto contrario con la sua adorata chemioterapia: distruggere il sistema immunitario. Embè, tanto non vi serve mica contro i tumori, giusto? Sbagliato!
Le cellule del nostro sistema immunitario sono la nostra prima e più efficace arma di difesa contro i tumori, visto che riconoscono le cellule danneggiate o diverse dal normale e fanno di tutto per eliminarle dall'organismo. I micidiali linfociti NK (Natural Killer) sono in prima linea in questa guerra. Esistono ormai pochi dubbi sul fatto che la battaglia contro i tumori si svolga pressoché costantemente nel nostro organismo, perché le mutazioni che portano alla nascita di un focolaio tumorale (un tumore nella sua prima fase, chiamata iniziazione) sembrano essere piuttosto frequenti. Per nostra fortuna, una mutazione non basta a creare un cancro. Per arrivare a una vera crescita cancerosa, le cellule pre-cancerose hanno bisogno di una serie di eventi mutageni: uno solo non è sufficiente. Inoltre, per potersi espandere a piacimento, un tumore ha bisogno necessariamente di un micro-ambiente favorevole, altrimenti rischia fortemente di non farcela (per la gioia nostra). Qui entra in gioco lo stato infiammatorio, utile al tumore per ottenere i rifornimenti di glucosio di cui necessita per crescere. Questo accade attraverso l'angiogenesi (o neovascolarizzazione), cioè la creazione di nuovi vasi sanguigni che gli forniranno molto più sangue del normale (vedere i due studi linkati nel post precedente).
In virtù di quanto esposto, in quale modo si pensa di favorire il paziente riducendo a zero le sue difese immunitarie? Mistero.


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Curcuma e ribes nigrum 22/02/2013 20:31 #18040

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Abbiamo parlato in precedenza del ruolo svolto dall'infiammazione nella crescita tumorale. Per chi conosce l'inglese, gli studi linkati in precedenza sono approfonditi e illuminanti (ma ne esistono tanti altri).

Ben poco si sa sui motivi che portano alla nascita di un tumore. Certamente (quantomeno allo stato attuale delle conoscenze) è necessaria una serie di eventi mutageni. Il DNA delle cellule tumorali è diverso da quello delle cellule che si comportano normalmente, questo è sicuro. Quali siano le cause e le concause di questi eventi e quali le possibili misure preventive, resta in gran parte un mistero. A parte consigli come non fumare, evitare un eccesso di radiazioni e non vivere o lavorare in ambienti contaminati da amianto o asbesto, non abbiamo molti riferimenti.
La fase iniziale del tumore, detta iniziazione, pertanto non si presta a interventi risolutivi da parte nostra.

A maggior ragione, dobbiamo fare di tutto per influenzare la crescita tumorale nella sua seconda fase, quella chiamata promozione. E' in questa fase che abbiamo la possibilità di negare al tumore quello che gli serve per continuare la sua crescita incontrollata e cominciare a invadere i tessuti circostanti e di contrastarlo con tutta una serie di molecole, forniteci dal laboratorio della Natura, capaci di stimolare l'apoptosi (la morte cellulare programmata) e di inibire l'angiogenesi (neovascolarizzazione), senza la quale nessun tumore solido può raggiungere dimensioni tali da destare preoccupazione.
L'angiogenesi, per avere luogo, necessita di uno stato infiammatorio.

Ed è qui che possiamo intervenire attivamente, allo scopo di rendere più difficile la vita all'ospite indesiderato. Numerosi studi clinici provano che l'assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), come ibuprofene o nimesulide, riduce il rischio di insorgenza di vari tipi di cancro. Link a un paio di articoli relativi a questo argomento:

aje.oxfordjournals.org/content/166/6/709.full.pdf

www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10601612

Per ovvi motivi, un'assunzione continuativa di questi farmaci è improponibile. Per fortuna, esistono valide alternative.

Tutti i frutti di bosco (fragole, lamponi, more, mirtilli) sono degli ottimi anticancerogeni. Essi - infatti - contengono una serie di molecole che hanno effetti apoptotici, antinfiammatori (quindi antiangiogenetici) e antiossidanti, quali l'acido ellagico, le antocianidine e le proantocianidine.

Da subito dopo l'intervento, mio padre assume 40 gocce di estratto di Ribes nigrum al mattino e altre 40 gocce alla sera (acquistato presso una farmacia che realizza questo tipo di preparati). Posso personalmente confermarne le notevoli proprietà antinfiammatorie, verificate applicandone poche gocce su una gengiva infiammata.

In aggiunta al Ribes nigrum, noi utilizziamo anche l'antinfiammatorio naturale più potente finora individuato: la curcuma.
La curcuma contiene curcumina, un antiossidante molto più efficace - per esempio - della vitamina E, dalle spiccate proprietà anticancerogene.
Attenzione: la curcumina ha una biodisponibilità molto bassa. Questo ne rende sconsigliabile l'assunzione da sola o sotto forma di curry (a cui regala il classico colore giallognolo), dove spesso rappresenta solo il 25-30% della miscela. La piperina, un alcaloide contenuto nel pepe nero, aumenta l'assorbimento della curcumina nel corpo in maniera esponenziale. Consiglio di preparare un condimento a base di curcuma e pepe nero nel rapporto di 2 a 1, da utilizzare quotidianamente. Io utilizzo le normali boccette di pepe da 40 g, da cui estraggo la metà del pepe per poi aggiungere 40 g di curcuma, ottenendo una boccetta contenente 40 g di curcuma e 20 g di pepe nero.
Si tratta di un condimento dal sapore molto equilibrato, utilizzabile praticamente su tutto (insalate, minestre e quant'altro).

Con questi due semplicissimi accorgimenti, riteniamo di combattere efficacemente il rischio di insorgenza di una pericolosissima infiammazione cronica nell'organismo, che eventuali focolai tumorali sarebbero felici di sfruttare a loro vantaggio. Finora i fatti ci hanno dato ragione.


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Ultima modifica: 22/02/2013 20:33 da Imhotep.
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Tè verde 26/02/2013 16:23 #18094

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Il tè verde è una bevanda dalle proprietà veramente straordinarie.

Si possono individuare nel tè verde centinaia di molecole differenti, tra cui quelle che ci interessano in funzione anticancerogena: le catechine, composti incolore della famiglia dei polifenoli. Il ruolo delle catechine all'interno della pianta è quello di sentinelle antifungine e antibatteriche, a difesa della pianta stessa.

Tra tutte le molteplici catechine presenti nel tè verde, quella chiamata EGCG (epigallocatechina-3-gallato) è quella con il maggiore potenziale anticancerogeno e quindi quella di maggior interesse per noi. Questa molecola è accreditata delle seguenti proprietà:

- è nemica giurata dell'angiogenesi (neovascolarizzazione), in quanto capace di bloccare il recettore della VEGF (vascular endothelial growth factor), una proteina necessaria al processo angiogenetico

- è un potente antiossidante

- è un detossificante (attiva gli enzimi del fegato che eliminano le tossine dall'organismo)

- facilita la morte delle cellule cancerose tramite apoptosi.

A mio modo di vedere, un'arma così potente non può mancare nell'arsenale di chiunque voglia affrontare la patologia cancro (anche e soprattutto in funzione preventiva).


Alcune osservazioni sull'assunzione di tè:

1) Il tè deve necessariamente essere verde. Quello nero perde gran parte delle sue caratteristiche salutari (legate alle catechine) durante il processo di fermentazione al quale viene sottoposto.

2) Per la completa liberazione delle catechine nell'acqua, è necessario che il tè venga lasciato in infusione a lungo (da 8 a 10 minuti). Un'infusione breve (poniamo 3 o 4 minuti) comporta un contenuto in catechine pari al 20%-30% soltanto di quello raggiungibile tramite un'infusione prolungata.

3) Esistono grandi differenze nel contenuto di catechine tra le diverse qualità di tè. In generale, le varietà giapponesi sono più ricche in catechine di quelle cinesi e indiane (che provengono dallo Sri Lanka). Per fare un esempio, la varietà chiamata Sencha-Uchiyama (giapponese) contiene il triplo di EGCG rispetto alla varietà chiamata Yunnan (cinese). Quello venduto nei supermercati viene quasi sempre dalla Cina, ma è possibile acquistare le varietà giapponesi (magari non in bustine) in qualche negozio specializzato.

4) Una volta preparato, il tè va bevuto entro un'ora al massimo! Questo è un accorgimento importantissimo, dato che i polifenoli sono composti estremamente volatili e hanno un'emivita di mezz'ora soltanto una volta estratti dalle foglie. Pertanto, il consiglio di prepararsi un thermos o una bottiglia di tè verde al mattino, da bere durante la giornata (come mi è capitato di leggere in giro per il web), è completamente errato. Bere nel pomeriggio del tè verde preparato di prima mattina, dal punto di vista delle molecole anticancerogene equivale a bere acqua.


Mio padre, da un anno e mezzo a questa parte, beve mezzo litro di tè verde ogni mattina (infusione prolungata di due normali bustine), ovviamente senza zucchero (analizzeremo in un post successivo il ruolo nefasto dello zucchero e dei cibi ad alto indice glicemico sulla crescita tumorale). Un'abitudine che mi sentirei di consigliare a tutti, sani o già "diagnosticati" che siano.


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Ultima modifica: 26/02/2013 16:28 da Imhotep.
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Aglio e cipolla 02/03/2013 21:13 #18216

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"L'aglio è una delle erbe medicinali più antiche, tanto è vero che ne sono state rinvenute prescrizioni su tavolette sumere risalenti al 3000 a.C. Pasteur ne osservò gli effetti antibatterici nel 1858 e, durante la prima guerra mondiale, l'aglio era ampiamente utilizzato nelle fasciature delle ferite per prevenire le infezioni. Tornò in auge nella seconda guerra mondiale fra i soldati russi che non avevano a disposizione antibiotici, tanto da essere ribattezzato 'penicillina russa'.

I composti solforati della famiglia delle alliacee riducono in parte gli effetti cancerogeni delle nitrosamine e dei composti N-nitrosi che si formano nelle carni troppo grigliate o durante la combustione del tabacco.
Inducono l'apostosi delle cellule del cancro al colon, al seno, al polmone, alla prostata e della leucemia.
Gli studi epidemiologici paiono indicare una minore incidenza dei tumori al rene e alla prostata nei popoli che ne consumano di più.
Inoltre, tutte le verdure di questa famiglia contribuiscono a tenere sotto controllo la glicemia, riducendo così la secrezione di insulina e IGF e pertanto la crescita delle cellule tumorali."

Il paragrafo che avete appena letto è tratto direttamente dal preziosissimo libro Anticancro, ad opera di David Servan-Schreiber (ed. Sperling & Kupfer), una lettura praticamente obbligata per chiunque desideri affrontare la problematica cancro con metodi più intelligenti di quelli messi a disposizione dalla devastante oncologia ufficiale.

Del rapporto tra insulina e IGF (fattore di crescita insulino-simile) e crescita tumorale ci occuperemo in un post successivo, dedicato a tutto ciò che non si deve trovare in un regime alimentare anticancerogeno.

Attenzione: le molecole attive dell'aglio si liberano quando lo spicchio viene schiacciato e vengono assorbite meglio se sciolte in un po' d'olio. Lo stesso vale per la cipolla, perfetta sia cotta che cruda.
Fanno parte della stessa famiglia (le alliacee) anche porro, scalogno ed erba cipollina.

Da un anno e mezzo a questa parte, mio padre assume due perle di aglio macerato in olio al giorno (una a pranzo e una a cena), perché non ne consumerebbe mai a sufficienza con la normale alimentazione.
E' probabile che un'alimentazione basata su una cucina molto ricca di aglio e cipolla non necessiti di integrazioni.


continua............
Ultima modifica: 02/03/2013 21:16 da Imhotep.
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Crocifere 06/03/2013 22:29 #18290

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La famiglia delle crocifere o crucifere (Brassicaceae) è estremamente ampia, comprendendo una trentina di generi soltanto nella flora italiana, molti di più a livello mondiale. A noi interessano quelli più comunemente usati nell'alimentazione come verdure, cioè:

* Cavolo
* Cavolfiore
* Broccoli
* Cavolini di Bruxelles.


Le proprietà di queste verdure, così umili e probabilmente non amate da tutti, le rendono insostituibili in una dieta anticancerogena. Le molecole attive in funzione antitumorale che sono riccamente presenti in questa famiglia di verdure sono essenzialmente sulforafano e indolo-3-carbinoli (I3C), molecole della famiglia degli isotiocianati dalle caratteristiche davvero straordinarie nella nostra quotidiana guerra ai tumori.

Non solo queste molecole posseggono una notevole attività detossificante da agenti cancerogeni (similmente agli agrumi), ma hanno la capacità di indurre l'apoptosi (la morte cellulare programmata) e di frenare l'angiogenesi, bloccando pertanto la crescita tumorale.

Il sulforafano, in base alle attuali conoscenze, è particolarmente attivo nei confronti dei neuroblastomi e dei carcinomi della mammella, del colon e della prostata.

L'I3C ha un ruolo preminente nel combattere i tumori estrogeno-dipendenti, quali quelli al seno, all'ovaio, all'utero e al collo dell'utero. Pare che sia in grado - infatti - di modificare la funzionalità dell'ormone estradiolo, inibendone la capacità di stimolare la crescita cellulare.

Esistono in letteratura innumerevoli studi scientifici che confermano il ruolo anticancerogeno di queste preziose verdure. Mi limito a indicare i seguenti (sempre in inglese):

www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11467202

www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10096555

www.molecular-cancer.com/content/9/1/47

www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11694642

www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15476860

Ricordarsi sempre che queste verdure vanno cotte al vapore e per un periodo possibilmente limitato, mai in acqua, onde preservare al massimo le loro proprietà salutari.
Possono essere consumate anche crude (tranne forse i cavolini di Bruxelles), con due innegabili vantaggi: la conservazione integrale di tutte le molecole utili alla nostra salute e l'assenza dell'odore innegabilmente intenso che queste verdure sprigionano durante la cottura. Il quale odore, occorre sottolinearlo, viene sprigionato proprio dalle molecole in grado di proteggerci dal cancro.
Idealmente, dovremmo consumarne non meno di tre o quattro porzioni alla settimana.


continua............
Ultima modifica: 06/03/2013 22:34 da Imhotep.
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Re: Crocifere 07/03/2013 13:54 #18301

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ho letto con vivo interesse tutto quanto ha postato Imhotep e lo ringrazio moltissimo.
vorrei solo ricordare che, riguardo a cavolo broccolo, cavolfiore, cavolo rosso ecc i germogli di queste piante offrono fino a 50 volte più sostanze nutritive rispetto ai vegetali maturi e, poichè vanno consumati crudi, tali vitalie sono immediatamente biodisponibili. Far crescere i germogli è assolutamente facile e alla portata di tutti: basta un germogliatore e semi di buona qualità bio. Provare per credere ;-)
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Naturopata
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Re: Crocifere 13/03/2013 17:22 #18437

  • Cecilia
Ciao Imhotep, prima di tutto vorrei ringraziarti per il tuo dividere con noi tutto ció che hai appreso attraverso ricerche che di sicuro ti sono costate molto tempo, é un percorso che ben conosco.

Mi piacerebbe seguire l´esempio di Elena e aggiungere un particolare a quanto scritto da te

anch´io ho ricercato molto sulle proprietá delle catechine del the verde, in alcuni siti stranieri ho trovato che se si aggiunge succo fresco di limone al the verde si aumenta l´effetto benefico delle catechine.

L´acqua deve essere portata a ebollizione e poi bisogna aspettare che la temperatura scenda sotto gli 80 gradi, a quel punto si puó aggiungere il the in foglie, la proporzione che io ho sempre usato é abbastanza semplice da ricordare

1 litro d´acqua
10 grammi di the
lasciare in infusione per 10 minuti.

io ho sempre usato Sencha giapponese in foglie, ovviamente in qualitá Bio.
Purtroppo devo ricordarti di quanto é accaduto a Fukushima e quindi al Giappone quasi in toto, forse non sarebbe poi una cosí cattiva idea passare a the verdi di origine indiana, i cinesi non mi hanno mai ispirato fiducia neanche se Biologici.
Nel caso che la quantitá di catechine ti sembri non essere soddisfacente potete sempre optare per EGCG in polvere, in qualitá farmaceutica, si puó tranquillamente prendere in un´ostia inumidita chiusa poi come un piccolo pacchettino
Ultima modifica: 13/03/2013 17:31 da Cecilia. Motivo: aggiunta
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Grazie a voi 17/03/2013 10:30 #18549

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Care Elena e Cecilia,
gli interventi di persone competenti sono sempre i benvenuti.

Per quanto riguarda il tè verde, è ben possibile che l'aggiunta di succo fresco di limone aumenti l'effetto benefico delle catechine. Anch'io l'ho letto da più parti. Una cosa da non fare assolutamente, invece, è aggiungere latte: pare che la caseina contenuta nel latte vanifichi in gran parte la presenza delle catechine.
Il metodo di preparazione illustrato da Cecilia è certamente il più adatto (attendere che la temperatura dell'acqua scenda intorno agli 80°C) e ripetiamo che un tempo di infusione di 2-3-5 minuti, come si legge spesso, è del tutto insufficiente a liberare le sostanze benefiche del tè nell'acqua.
Per chi sopporta male la caffeina (teina nel tè), va segnalato che il tè deteinato mantiene la caratteristiche salutari di quello normale.
Idealmente, il tè andrebbe consumato più volte nell'arco della giornata. Mio padre e ora anch'io lo consumiamo tutto in una volta al mattino solo per motivi di praticità (ricordatevi che, a distanza di un'ora dall'infusione, il contenuto di polifenoli e quindi di catechine è inferiore del 75% rispetto alla quantità iniziale).

Secondo il professor Richard Béliveau dell'Università del Quebec a Montréal (Canada), uno dei pionieri della nutraceutica - cioè lo studio degli effetti sulla salute umana delle molecole presenti nella nostra normale alimentazione - e da anni specializzato proprio nella ricerca di alimenti capaci di contrastare le varie forme di cancro, la varietà di tè giapponese Sencha-Uchiyama è in assoluto la più ricca in EGCG, seguita dalla varietà Gyokuro 1 (primo raccolto) e dalle varietà Sencha 1 e 2 (primo e secondo raccolto). Per una panoramica dei risultati dei preziosissimi studi del prof. Béliveau, consiglio caldamente la lettura del suo L'alimentazine anti-cancro (ed. Sperling & Kupfer).

Va da sé che è decisamente sconsigliabile aggiungere zucchero a questa bevanda dalle proprietà meravigliose. Esamineremo nel prossimo post le conseguenze pesantissime, in termini di rischio tumorale, dell'assunzione incontrollata di zucchero e altri alimenti ad alto indice glicemico.


continua.........
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Ringraziano per il messaggio: salus, Marco R.

La relazione tra zucchero e cancro 30/03/2013 16:15 #18990

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Le cellule cancerose sono costantemente affamate di glucosio. Questo è talmente vero che la PET (Positron Emission Tomography, tomografia a emissione di positroni), un esame diagnostico di medicina nucleare, viene impiegata proprio allo scopo di individuare le aree del corpo umano in cui è maggiore il consumo di glucosio. In questa maniera risulta facile stabilire posizione e dimensioni di masse neoplastiche che magari sfuggono ad altri strumenti diagnostici.
Tenete conto che il consumo di zucchero è passato a livello mondiale dai 5 kg pro capite/anno di due secoli fa ai 70 kg (!!!) pro capite/anno ai nostri giorni. Tanto che oggi lo zucchero compare tra gli ingredienti di quasi tutti gli alimenti acquistabili al supermercato, senza nemmeno citare l'ovvio: l'immensa quantità di bevande zuccherate (soft drink) che vengono consumate, giorno dopo giorno, in innumerevoli famiglie italiane e del mondo intero. Provate un po' a negare a vostro figlio adolescente la sua quotidiana razione di Coca-Cola e vediamo cosa succede.

Ciò nonostante, ridurre al minimo l'assunzione di zucchero non è di per sé sufficiente a contrastare la crescita tumorale, per quanto sia altamente consigliabile. Sono stati condotti esperimenti volti ad "affamare" il cancro, togliendogli ogni fonte di zucchero. Per fare questo, però, è necessario affamare allo stesso tempo l'intero organismo. Anche le cellule sane, infatti, come ben sappiamo si nutrono di glucosio. Il problema è che le cellule cancerose, in una condizione di scarsità, vincono inesorabilmente la competizione con le cellule sane nell'approvvigionarsi del poco zucchero disponibile.
Chiunque abbia avuto la sventura di assistere un malato terminale di cancro sa di cosa sto parlando: nella fase finale della cachessia (definizione: condizione morbosa caratterizzata da un grave decadimento di tutte le funzioni dell'organismo), è come se il cancro si divorasse la povera vittima dall'interno, smontando muscolatura e tessuto adiposo pezzo per pezzo, pur di trovare energia con cui nutrirsi.

In virtù di quanto sopra, i ricercatori si sono chiesti perché, allora, un ridotto apporto di zuccheri e farine raffinate avesse un effetto tanto positivo sulla crescita tumorale, contrastandola efficacemente. E sono giunti alla seguente conclusione: l'aspetto veramente decisivo nella lotta al cancro non è la quantità di glucosio disponibile nell'organismo (visto che le cellule tumorali sanno come procurarselo), bensì l'indice glicemico degli alimenti che introduciamo nel nostro corpo. L'importanza dell'indice glicemico è ormai un fatto assodato e chiunque si alimenti senza tenerne conto lo fa a suo rischio e pericolo.
Cito da Servan-Schreiber (Anticancro):
"Ingerendo zucchero o farine bianche, che fanno salire rapidamente il tasso di glucosio nel sangue e per questo vengono definiti ad alto indice glicemico, l'organismo libera subito una dose di insulina per permettere al glucosio di penetrare nelle cellule. Alla secrezione di insulina si accompagna il rilascio di un'altra molecola, detta IGF (Insulin-like Growth Factor, fattore di crescita insulino-simile), che ha la proprietà di stimolare la crescita cellulare. In parole povere, lo zucchero nutre e fa crescere in fretta i tessuti. Parallelamente, insulina e IGF hanno in comune l'effetto di dare una sferzata ai fattori d'infiammazione, i quali, a loro volta, fungono da fertilizzante ai tumori".

Ne consegue che i cibi ad alto indice glicemico sono nemici giurati della nostra salute, a partire proprio dal nemico pubblico numero uno: il cancro. Infatti:
"Oggi sappiamo anche che i picchi di insulina e la secrezione di IGF stimolano direttamente non solo la crescita delle cellule tumorali, ma anche la loro capacità di invadere i tessuti vicini".

Alcuni link a studi su quanto illustrato:

www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23136358

annals.org/article.aspx?articleid=708314

cancerres.aacrjournals.org/content/58/15/3243.full.pdf


Il professor Béliveau (vedi post precedenti) è arrivato ad affermare, in un'intervista, che per lui mangiare pane bianco è grave quanto fumare. Capirete bene che, nell'ambito della nostra famiglia, il consumo di zucchero aggiunto, di dolciumi vari e di pane bianco è stato ridotto a zero. Le eccezioni sono davvero rarissime, a maggior ragione per mio padre.
Come dolcificante alternativo, posso consigliare lo sciroppo d'agave, che è dolcissimo ma possiede un indice glicemico nettamente inferiore a quello di miele e zucchero.


continua.........
Ultima modifica: 30/03/2013 16:32 da Imhotep.
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Ringraziano per il messaggio: Francesca, Torvalda, Lina, fenice

Re: La relazione tra zucchero e cancro 01/04/2013 18:14 #19037

  • Cecilia
Ciao,
di sicuro conoscerai la stevia, pianta del sud America dalla quale si estrae lo stevioside, che ha altissimo potere dolcificante ma zero glucosio.

www.alleanzadellasalute.info/forum/Alime...10-stevia.html#11024
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Re: La relazione tra zucchero e cancro 01/06/2013 15:38 #20432

  • MaxMount
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Grazie per l'interessante post,
avevo letto pure io il libro di David Servan-Schreiber e l'ho trovato molto interessante.

Hai considerato anche il mantenimento del PH il meno acido possibile ?
Da quel che ho letto le cellule tumorali prediligono un ambiente acido..

tienici aggiornato
Max
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Re: La relazione tra zucchero e cancro 02/06/2013 13:10 #20466

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Se hai apprezzato Servan-Schreiber, non posso che consigliarti anche Béliveau (L'alimentazione anti-cancro), che in realtà si occupa in prima persona di questi studi e da cui anche Servan-Schreiber ha imparato molto.

Per quanto riguarda i discorsi sull'equilibrio acido-base, ovviamente ne sono al corrente. Confesso di non aver approfondito la materia, anche perché mi pare alquanto complessa, ma ho rilevato i seguenti due fatti:

1) L'organismo umano necessita di un pH estremamente costante, che consente soltanto variazioni minime (si parla di valori compresi tra 7,35 e 7,45 nel sangue), al di fuori delle quali si incorre immediatamente in problemi di salute seri e anche acuti, cioè non a lungo decorso. Pertanto, il nostro corpo è dotato di meccanismi che bilanciano immediatamente il pH sanguigno, non appena viene riscontrato un valore anomalo. Da qui è nato il mio dubbio, confermato da alcune letture, che non sia in realtà possibile creare un ambiente alcalino in cui "ammazzare" il tumore.

2) Ciò detto, resta nondimeno interessante constatare come l'alimentazione di mio padre, costruita secondo altri principi, sia di fatto alcalinizzante: frutta fresca, verdura cruda (insalate, pomodori, cavolfiore), frutta secca (soprattutto mandorle), legumi, patate, aglio sono componenti essenziali del suo attuale regime alimentare. Gli alimenti considerati acidificanti sono quasi assenti dalla sua dieta: zero fritti, zero burro, pochissimi grassi animali, niente zucchero o confetture, pochissimi alcolici (un quartino di vino rosso ogni tanto). Persino il the verde, che consumiamo in quantità, viene considerato alcalinizzante, contrariamente a quello nero, considerato acidificante.
Non sono in grado di dire se vi sia una correlazione tra i due metodi, ma sta di fatto che il risultato finale (la scelta degli alimenti da mettere in tavola) è praticamente sovrapponibile. Forse è un buon segno.

Il tuo post, comunque, cade a fagiuolo, visto che abbiamo appena ritirato i risultati delle periodiche analisi di controllo prescritte dall'oncologo. A brevissimo avrete tutti i dettagli, non senza qualche considerazione aggiuntiva da parte mia. Per chi mi ha seguito finora, è facile indovinarne il tono. ;)
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Valori ematici ultimo controllo 07/06/2013 21:58 #20709

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Trovo finalmente il tempo per postare gli ultimi sviluppi.

Parliamo degli esami del sangue di controllo, previsti con cadenza semestrale. Questi ultimi sono stati eseguiti a fine maggio 2013, a 19 mesi esatti dall'intervento chirurgico.

Marker tumorali

CEA: 1,04 ng/ml (valore massimo consentito: 3,0 - fino a 5,0 nei fumatori)
CA 19-9: 5,1 U/ml (valore massimo consentito: 35)

Tutti i valori relativi ai leucociti (granulociti-linfociti-monociti) sono perfettamente nella norma, segno che il sistema immunitario di mio padre continua a lavorare egregiamente.
Ricordiamo ancora una volta che il sistema immunitario è di fondamentale importanza nel combattere l'insorgenza e la crescita delle masse neoplastiche. Oltre che per tutto il resto, ovviamente.

Anche le transaminasi (importanti per monitorare le condizioni del fegato) sono in regola.

Valori infiammatori

Albumina: 4,0 g/dl (valori di riferimento: 3,5 - 5,0)
Proteina C-reattiva: 1,30 mg/dl (valore massimo consentito: 0,75)

Come potete notare, la proteina C-reattiva è leggermente superiore al consentito. A questo proposito, mi preme di fare tre precisazioni:
1. Sebbene il laboratorio di analisi di cui ci serviamo indichi un valore massimo di 0,75 mg/dl, altre fonti concordano su un limite di 1 mg/dl. Per cui stiamo parlando di uno scostamento davvero minimo.
2. La proteina C-reattiva è un indicatore utile ma aspecifico. Pertanto, è del tutto inutile preso in isolamento: viene impiegato soltanto come spia di allarme, dopo di che vanno ricercate le cause dello stato infiammatorio evidenziato. Nel nostro caso, con i marker tumorali praticamente a zero, questo scostamento davvero minimo non ci preoccupa affatto. Può avere mille cause, tra cui una possibile infiammazione gengivale (purtroppo le condizioni della dentatura di mio padre non sono ottimali), un accenno di rinite allergica, o chissà cos'altro.
3. Mi risulta che, normalmente, non sono previsti esami di approfondimento al di sotto di un valore di 3 mg/dl, per cui siamo ancora ben lontani. Tenete conto che - in fase infiammatoria acuta - detto valore può schizzare anche a 100, tanto per rendere l'idea.

Per concludere: mio padre, a Dio piacendo, continua a stare benissimo e, senza chemioterapia, risulta essere "cancer-free" da 19 mesi. Vista l'età (80 anni ad agosto), siamo consapevoli che - quantomeno statisticamente - è ormai un soggetto a rischio. La sua ora verrà, come viene per tutti, ma ci siamo messi in testa (tutti noi) che non sarà il cancro a portarselo via.

A fronte di questi risultati, che migliori non potrebbero essere (sempre incrociando le dita), avrei proprio voglia di affrontare a muso duro l'oncologo che aveva "caldamente" consigliato a mio padre di sottoporsi alla chemioterapia adiuvante. Ma adiuvante de che? E hanno pure il coraggio di scrivere nel referto "ad alto rischio di recidiva". E ci credo che il paziente avrà una recidiva, dopo che la chemioterapia gli avrà distrutto il sistema immunitario e avrà selezionato le cellule cancerose più aggressive e pericolose!!! Ma cosa vi aspettate?

Sono convinto che tantissimi malati affrontino la chemioterapia senza alcuna fiducia. Vista la devastante diffusione di questo male, chi non avrà mai sentito - quando non vissuto di persona - storie dell'orrore riguardo a qualche amico o parente passato attraverso i tormenti della chemio del tutto inutilmente? Praticamente nessuno, credo. La verità è che tanti scettici, che avrebbero voglia di rifiutare la chemioterapia e/o la radioterapia, non trovano il coraggio di farlo perché non hanno le conoscenze necessarie in materia. Credono che, se non si sottoporranno docilmente a tutte le torture previste, perderanno il sostegno dei medici (il più delle volte illusorio, se non inesistente), e non sanno assolutamente quali iniziative siano possibili per tenere sotto controllo il "mostro". Non sanno cosa fare e, pur di fare qualcosa, obbediscono ai camici bianchi che sembrano saperla tanto lunga.
E allora lo ribadiamo ancora una volta: rifiutare la chemio non significa non fare nulla. E' precisamente il contrario: dopo aver rifiutato la chemio, ci si può finalmente occupare per davvero della propria salute e sperare in tanti anni di benessere. Ma, per fare questo, due condizioni preliminari sono indispensabili: trovare il coraggio di rispondere NO all'autorità biancovestita (e alle innumerevoli pressioni dei familiari ignoranti) e informarsi, studiare, imparare. Senza conoscenza, siamo condannati a dipendere dalle decisioni altrui.
Ultima modifica: 07/06/2013 22:04 da Imhotep.
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Valori ematici ultimo controllo 07/06/2013 22:13 #20710

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Ancora complimenti Imhotep,
ed un abbraccio al papà!
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Valori ematici ultimo controllo 07/06/2013 22:49 #20711

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yagoo40 ha scritto:
Ancora complimenti Imhotep,
ed un abbraccio al papà!

Grazie mille, apprezzerà. :)
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Valori ematici ultimo controllo 12/11/2013 14:28 #23333

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Ciao Imhotep, avendo scoperto da appena 12 giorni di avere un carcinoma al seno, per prima cosa sto cambiando l'alimentazione. Mi piace il regime alimentare che hai fatto adottare al tuo papà e sto cercando di seguirlo anch'io.

Non ho ben capito come si assume l'aglio schiacciato e messo a macerare in olio.

Lo si fa al momento? O posso schiacciare più perline d'aglio e lasciarle macerare in olio tutto il giorno?

E dell'olio, dove l'aglio scarica tutti i suoi principi, che ne faccio?

Spero che tuo padre stia sempre meglio. Vi ho seguiti dal primo momento del tuo topic, anche se mi sono iscritta solo adesso.

Un saluto a te e in particolar modo al tuo papà.
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Valori ematici ultimo controllo 12/11/2013 16:46 #23341

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Ciao Rosalinda, grazie per il tuo incoraggiamento.

A dire la verità, mio padre sta molto meglio adesso di due anni fa: è dimagrito, si alimenta in maniera molto più sana (tieni conto che non disdegnava né zucchero né una grappa o un whisketto ogni tanto e beveva pochissima acqua, solo per citare tre pessime abitudini) e non si ammala più dei classici malanni stagionali, come raffreddore e influenza.
La cosa non deve sorprendere più di tanto, se consideriamo lo stress ininterrotto cui un cancro in corpo costringe l'intero organismo, che impegna gran parte delle energie disponibili nel combattere la crescita di una massa che proprio non dovrebbe esserci. Per un carcinoma di quelle dimensioni, l'intervento di asportazione è fondamentale. Attenzione, però: lo stesso non vale per carcinomi molto piccoli. E' ormai ampiamente dimostrato che un gran numero di carcinomi al seno che vengono asportati con notevole danno (in particolare se si aggiungono pure la chemioterapia o la radioterapia) non si evolverebbero mai fino al punto di diventare pericolosi per la salute. Una decisione da prendere con grande prudenza, quindi.
Ovviamente, incrociamo le dita per i controlli previsti tra dicembre e gennaio. Come tutti purtroppo sappiamo - infatti - non vi è mai la garanzia che il tumore non trovi le risorse per riprendere a crescere, nel sito originario o altrove.

Venendo alla tua domanda, per l'assunzione di aglio noi usiamo il metodo più semplice: mio padre assume quotidianamente delle perle di aglio e biancospino in olio di colza della marca Equilibra, che si trova facilmente nei supermercati. Probabilmente non è la migliore tra tutte le soluzioni possibili, però mi garantisce che mio padre assuma una quantità certa di aglio ogni giorno, che è il mio obiettivo.
La cosa essenziale per chiunque voglia assumere un integratore a base di aglio è che "puzzi"! Sono infatti i composti organici di zolfo, tra cui l'importantissima aliina e il suo derivato allicina, a rendere l'aglio curativo. Inoltre, queste molecole vengono assorbite in misura maggiore dall'organismo quando si trovano in una soluzione oleosa. Per questi motivi, qualunque integratore che non emani il caratteristico odore di aglio è perfettamente inutile, soprattutto se in polvere. Io ho testato il prodotto che usa mio padre aprendo una perla e posso assicurarti che l'odore mi ha appestato la cucina per un bel po', quindi ne deduco che la concentrazione di aglio sia soddisfacente.

In realtà, se ti piace l'aglio in generale, ti basta usarne a volontà nella normale alimentazione. La classica cucina mediterranea in questo senso è maestra, visto che il condimento a base di olio extravergine di oliva e aglio è onnipresente. Se vuoi prudenzialmente assumerne di più (probabilmente una buona idea), puoi certamente schiacciarlo in olio per una preparazione casereccia, ma l'olio ovviamente devi consumarlo, altrimenti perdi i principi attivi dell'aglio. Per la conservazione non c'è alcun problema, a patto di tenere il preparato lontano dalla luce.
Ricordati che le cipolle, che fanno parte del genere Allium come l'aglio, hanno caratteristiche salutari del tutto paragonabili a quest'ultimo e sono pertanto altamente consigliate, sia cotte che crude (per esempio aggiunte all'insalata). L'aggiunta di curcuma in abbondanza, più un pizzico di pepe nero, crea infine il condimento perfetto, più efficace di qualsiasi "cura" oncologica attualmente disponibile.
E, come dessert, 25-30 grammi (anche qualcosa in più se sei magra) di cioccolato fondente (minimo 70%): un piacere per il palato che è anche un pieno di molecole anticancerogene!

Ti faccio un grande in bocca al lupo per il tuo problema di salute. Sono sicuro che evitare di entrare in uno stato di panico sia il migliore viatico per una soluzione positiva della vicenda.
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Ringraziano per il messaggio: yagoo40, Clara, Lina, Rosalinda

Valori ematici ultimo controllo 12/11/2013 21:40 #23350

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Sono d'accordo su quanto dici circa la decisione di operarsi da valutare attentamente, ma non saprei quale strada intraprendere.

Se hai letto qualcosa di me, avrai anche capito che sono abbastanza sprovveduta e, quindi, incapace di decidere quale percorso intraprendere.

Apprezzerei molto un tuo consiglio, come sto apprezzando moltissimo quelli di Clara.

Un caro saluto.
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Valori ematici ultimo controllo 13/11/2013 14:45 #23369

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Imhotep, ti ho mandato un messaggio privato.
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Aggiornamenti 21/04/2014 12:13 #26659

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Con notevole ritardo, di cui mi scuso, rieccomi ad aggiornare la situazione.

Lo faccio in primo luogo per tutti coloro che dovessero eventualmente trovarsi in una situazione simile a quella di mio padre e si trovassero a dover effettuare delle scelte radicali concernenti il proprio futuro, in grado di influenzare addirittura la propria aspettativa di vita. Perché di questo stiamo parlando. E le scelte, lo ribadisco, sono possibili, posto che si abbia la forza di resistere alle innumerevoli pressioni a cui medici e familiari solitamente sottopongo il paziente in questi casi.

Riassumo i risultati dell'ultimo ciclo di controlli semestrali:

05.12.13: Analisi del sangue

CEA: 0,99 ng/ml (valore limite: 3,0 per non fumatori)
CA 19-9: 4,1 U/ml (valore limite: 35)

Ambedue i marker tumorali specifici, oltre a far registrare valori insignificanti, sono addirittura in calo rispetto all'ultimo controllo di maggio 2013.

Proteina C-reattiva: 0,45 mg/dl (valore limite: 0,75), quindi rientrata nei ranghi.

Tutti gli altri valori sono a posto, ad eccezione della solita glicemia (130 mg/dl), leggermente salita rispetto all'ultimo controllo. Ha ricominciato ad assumere una compressa di Tiobec 400/die (a base di acido alfa-lipoico, eccezionale nel ristabilire l'equilibrio nel ciclo di Krebs). In passato, quando assumeva Tiobec la sua glicemia non aveva mai superato il livello di 110 mg/dl ed è lì che vorremmo riportarlo.


06.12.13: RX torace

Non si rilevano addensamenti parenchimali. I seni costofrenici sono pervi. Cioè: tutto in regola.


22.01.14: Ecoaddome completo

Non sto a riportare tutto il referto, che contiene riferimenti a varie formazioni cistiche e altri dettagli. Quello che conta è che non è stato riscontrato assolutamente nulla di anomalo dal punto di vista delle neoformazioni (possibili tumori o metastasi).


Riassumendo, ancora una volta, a 26 mesi dall'intervento di emicolectomia, mio padre è perfettamente cancer-free. Siccome i primi 24-36 mesi sono considerati i più pericolosi dal punto di vista delle recidive, la prossima colonscopia, fissata per settembre, sarà di fondamentale importanza per confermare che tutto stia andando per il meglio.

A questo punto, non mi rimane che ricordare - ancora una volta - che, di fronte a una diagnosi di cancro, non dobbiamo sentirci impotenti, soggetti necessariamente passivi e rassegnati di qualsivoglia decisione degli oncologi (che amano terrorizzarci con le loro espressioni lugubri). Anzi.

Le decisioni che mio padre (che godeva dell'appoggio e del consiglio dei suoi figli, certamente di grande importanza in queste situazioni) ha preso sono state le seguenti:

1. Ha rifiutato di farsi avvelenare dai rappresentanti della MU, che spacciano per "cura" (l'unica "cura" possibile, nientemeno) una terapia dimostratamente fallimentare. E questo da almeno 50 anni.

2. Non ha mai vissuto nel terrore della morte. Risparmiando così al suo organismo una gran quantità di ormoni dello stress, che non fanno altro che avvicinare proprio il momento della morte.

3. Si è affidato (oltre che alla Madonna, ma questo è un fatto privato) alla nutraceutica, una disciplina ancora in fasce, per la quale i pochi ricercatori sinceramente interessati a migliorare la salute della gente faticano non poco a trovare finanziamenti (chissà perché), che promette un aiuto sostanziale a chi voglia limitare l'uso dei medicinali di laboratorio ai casi effettivamente indispensabili. Penso, in particolare, alle patologie di tipo acuto. E ribadisco in questa sede: il cancro è una malattia cronica, non una malattia acuta, e come tale andrebbe trattato.

Per quanto riguarda la nutraceutica applicata alle patologie tumorali, il testo di riferimento è senza dubbio L'alimentazione anti-cancro, del professor Richard Béliveau. Che non è uno sciamano, ma un professore di biochimica con tutti gli attributi:
www.richardbeliveau.org/en/richard-beliveau/biography.html

Saluti e buoni broccoli a tutti!
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Aggiornamenti 21/04/2014 14:30 #26662

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Aggiungo solo qualcosa:

lo scorso anno abbiamo fermato la cresita tumorale nell'intestino, che durava da 10 anni, a un uomo di circa 80 anni.
E' stato poi sottoposto a cirurgia per togliere la massa ingombrante che dava fastidio perchè troppo lenta a regredire.

Qualche mese fa è stata fatta regredire una massa tumorale di recente formazione al colon a un uomo di 68 anni.

Ambedue stanno benissimo, non c'è alcun segno di riacutizzazioni nè di regressioni.
Le condizioni di saluite sono ottime.

E tutto questo a merito del costante uso di bicarbonato e delle misurazioni del pH.
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Aggiornamenti 21/04/2014 17:09 #26670

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francois ha scritto:
Aggiungo solo qualcosa:

lo scorso anno abbiamo fermato la cresita tumorale nell'intestino, che durava da 10 anni, a un uomo di circa 80 anni.
E' stato poi sottoposto a cirurgia per togliere la massa ingombrante che dava fastidio perchè troppo lenta a regredire.

Qualche mese fa è stata fatta regredire una massa tumorale di recente formazione al colon a un uomo di 68 anni.

Ambedue stanno benissimo, non c'è alcun segno di riacutizzazioni nè di regressioni.
Le condizioni di saluite sono ottime.

E tutto questo a merito del costante uso di bicarbonato e delle misurazioni del pH.


In questi due casi, potresti specificare in quale modo è avvenuta la somministrazione del bicarbonato? Disciolto in acqua per via orale o con altra modalità? Grazie.
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somministrazione per via orale, semplicemente con 2 - 4 cucchiaini / giorno sciolti in acqua,

controllo giornaliero del pH innalzandolo a 8,3 - 8,5 per 5 giorni

e poi riportandolo a 7,2 - 7,3

ripetendo il tutto a distanza di 10 giorni anche con più cicli secondo il caso e la risposta dell'organismo.
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